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Le otto montagne 

“Chi ha vinto il premio Stega quest’anno?””Paolo Cognetti”

“Non lo conosco. Titolo del libro?”

“Le 8 montagne”

“Ok, non lo compro. Io le odio le montagne”

E poi, invece, l’ho comprato e finito in 24h.

Che vi posso dire?! Da anni non trovavo un premio Strega così incredibilmente strameritato!

Un libro bello, bellissimo.

Poetico, delicato, romantico, modernamente classico, dolce, duro.

Bello.

Le montagne sono lo sfondo, sono la cornice e la radice. Poi ci sono la famiglia e l’amicizia. Una profonda, grande e commovente amicizia tra Pietro e Bruno.

Un cittadino il primo, un montanaro il secondo; un solitario per scelta il primo, un solitario per necessita il secondo.

C’è anche un irrisolto rapporto padre-figlio; ci sono tante di quelle cose che non ti stacchi fino a che non l’hai finito.

È proprio bello.

Mi sono commossa ad un certo punto e non è la fine.

Ci sono richieste di aiuto più o meno velate; ci sono risposte più o meno dirette; c’è l’amore non manifesto, la complicità naturale, la necessità di condividere.

La montagna pure è presente, molto presente ma discreta come lo è naturalmente.

Meno irruente del mare, più silenziosa, più delicata eppure crudele come da copione.

Davvero bello, bravi voi dello Strega, ottima scelta quest’anno.

Corruzione

E poi un giorno mi arriva un whatsapp da un mio amico senza parole ma solo con l’immagine della copertina di un libro: Corruzione di Don Winslow.

Il sottotitolo (sottinteso) all’immagine era: è uscito il nuovo di Don, io ce l’ho e tu no, che aspetti a comprarlo.

Detto fatto e sono andata oltre, l’ho pure letto… anche se forse sarebbe meglio: l’ho divorato.

Che vi devo dire?! Io amo Winslow. Ha un modo di scrivere che mette i brividi.

E’ perfetto.

Giustamente ammericano (alla Sordi, con due m); scarsamente “politically correct”; incredibilmente “sporco”.

Qualunque cosa vi venga in mente sullo stereotipo del poliziotto corrotto lo troverete nel romanzo, che è bello assai.

Denny Malone (potete immaginare un nome più newyorkese?!  Io no!) è un poliziotto della NYPD che presidia Harlem (lui bianco tra i neri) e la protegge dalla droga… per un po’, poi si lascia prendere la mano e fa molto altro. E’ il capo di una task force con altri 2/3 membri: Russo e Monty e poi altri due di cui non vi sto a dire perché poi vi rivelerei troppe cose.

Io non so come poter esprimere il piacere della lettura: la forza, l’arroganza, lo splatter, lo schifo, l’amore, la passione, il perbenismo, la corruzione che escono dalle pagine di Don. Lo potete solo leggere per provare le stesse sensazioni.

A voi donne piacerà questo eroe pieno di macchie ma dolce e romantico quando serve; a voi uomini piacerà questo duro senza paura a cui piace la bella vita senza dimenticare i valori della famiglia. 

Mi spiace averlo finito anche se a volte lo stereotipo la fa da padrone: New York, gli spacciatori, la mafia, il cartello della droga… sembra troppo già visto ma leggerlo con le parole di questo scrittore ha un altro fascino.

Lo ricomprerei e leggerei 100 volte, voi fortunati cominciate dalla prima.

See you.  

La giostra dei criceti

Vi racconto prima di tutto il seguente episodio.L’altro giorno stavo leggendo il mio libro e mi accorgo che ero a più del 50% della lettura (sapete il Kobo come fa, no?!).

Vabbè, panico in vista del lungo week end di sole e mare.

Provo a scaricare un nuovo libro ma la Wi-Fi non ne voleva sapere, mi dava messaggi senza senso.

Allora pensa che ti ripensa: già mi immaginavo in viaggio sotto i 40gradi alla Feltrinelli ma andava bene anche perché nel frattempo la percentuale di lettura diventava 60%… 

Poi ieri mattina mi metto al tel con la Vodafone e trovo una ragazza tanto carina che mi aiuta a far ripartire la Wi-Fi, aspetto qualche ora e scarico il mio nuovo futuro libro potendo finire questo in santa pace. 

Tutto è bene quel che finisce bene. 

Il libro, intanto, che è passato da 60 a 100% di lettura, è La giostra dei criceti di Manzini.

Io adoro Manzini, già sapete, e questo è un suo vecchio libro ripubblicato.

Quando leggo Manzini certe volte penso: è matto, ma come gli vengono?! 

Qui c’è la pseudo banda della Magliana che fa un colpo in banca e poi nessuno può fidarsi più di nessuno. Complici, amici, parenti tutti in pericolo a guardarsi le spalle.

Che delirio… che criceti in giostra!

Fa ridere; è sufficientemente sporco e splatter; cinico e irreale.

La parallela fanta storia dell’INPS è talmente ridicola da sfiorare il reale. 

Manzini sa scrivere di Rocco e di tante altre mille cose che con Rocco non c’entrano niente ed ha una fantasia che solo uno scrittore illuminato può avere.

La scrittura è sempre veloce, pulita, appassionata senza troppo impegno. 

Adoro.

Consiglio vivamente i criceti in gabbia e io mi butto nel mio nuovo acquisto.

A presto. 

PS: sig.ra Vodafone sentitamente ti ringrazio. 

La sconosciuta 

Dopo un libro che mi ha deluso, sicuramente provo a cercare un libro che difficilmente lo farà. 

Non è semplice, però, se i tuoi scrittori preferiti non stanno producendo e allora: spulcio i vari gruppi di FB o twitter, e proprio qui mi sono fidata del consiglio di Repetti di Stile Libero di Einaudi che diceva “fidatevi, prima di Io vi controllo leggete questo. È strepitoso” e seguiva la foto di La sconosciuta di Camilla Grebe.Che vi devo dire io?! 

Aveva ragione, è un libro giallo STREPITOSO!

Mi è piaciuto tantissimo e io:

1) non amo molto le scrittrici;

2) non amo molto l’ambientazione scandinava.

Eppure, nonostante i punti 1) e 2), ho trovato il libro davvero bello.

Non vi posso dire niente della trama perché è un super giallo e vi rovinerei tutto ma vi posso parlare della sua struttura e del fatto che ti prende per il culo per 3/4 della storia.

Mi piace, come sa già chi legge le mie recensioni, la storia raccontata dai punti di vista dei protagonisti e qui abbiamo: Peter, Emma ed Hanne ma non vi dico chi sono.

Ho iniziato il libro e pensato: vedi però l’ordine delle donne?! Abituata, infatti, a leggere libri scritti da uomini, mi sono stupita che, dopo 10 minuti di lettura, già avevo più di due coordinate su uno dei protagonisti: sposato, separato, con un figlio etc etc. 

In genere queste info le scopri a “metà del secondo tempo” in altri romanzi; qui in 10 pagine inquadrato tutto, ordinato. 

Bene. Poi il resto lo apprendi leggendo.

In realtà l’ordine è solo apparente perché poi… Mannaggia che non vi posso dire.

Sulla scrittura poco da segnalare (o moltissimo, dipende dai punti di vista!): pulita, scorrevole, veloce come piace a me.

Sulla struttura del giallo nulla da dire: bello, ben fatto.

Sapete quando cominciate un libro e poi pensate a lui anche quando non lo leggete?! Non vi capita mai? A me spesso e questo è stato uno di quei casi.

Allora, grazie a Repetti, a questo punto leggere Io vi controllo.

Buona lettura a voi intanto. 

Ma’

Quando io vi consiglio una cosa, cortesemente, statemi a sentire.Vi avevo detto, dopo aver visto Natale in casa Cupiello, di seguire Antonio Latella?! 

Ecco, lo avete fatto?! 

No?! Avete sbagliato!

Io li seguo i miei consigli ed appena ho visto che all’India davano un suo spettacolo: subitissimo mi fiondai! 

E cosa ho visto? 

Ho visto lo spettacolo Ma’, laddove Ma’ è un abbreviativo per Mamma e la mamma in questione è quella di Pierpaolo Pasolini.

Che vi posso dire?

Bello, emozionante, travolgente, a tratti stravolgente. 

Lei da sola sul palco per 60 minuti con delle scarpe enormi ai piedi.

Piange, si dispera, ride. 

È una e 100 Madonne. 

Brava, bravissima, Candida Nieri.

Ha fatto uno sforzo per 60 minuti che non credo lo spettacolo potesse durare di più: fisicamente non ce l’avrebbe fatta.

Vi dico che le lacrime, lo sforzo, sono talmente poco recitati (o lo sono talmente tanto alla perfezione) che le lacrime scendono davvero ed il muco l’ha attanagliata per buoni 45 minuti.

Canta, urla, sussurra, si dispera ‘sta donna che alla fine non puoi non commuoverti con lei e io l’ho fatto, figuriamoci! 

Un susseguirsi di citazioni pasoliniane e non; musica; pezzi di film; luci… un crescendo.

Davvero un gran bel pezzo di teatro e non è che in questo periodo non ci sia andata, l’ho fatto per ben due volte ma ho preferito omettere le stroncature perché manco a perderci il tempo di scriverle. 

Mi spiace che finisce domani: cercatelo, trovatelo, seguite Latella che è BRAVO! 

Il teatro è vivo, viva il teatro! 

Magari domani resto 

Se io so che è uscito un libro di uno scrittore che mi piace non sto tranquilla fino a che non lo acquisto. Quindi, facilmente, l’altra sera quando ho finito l’ultimo, è scattato subito l’acquisto di Magari domani resto di Lorenzo Marone.Io credo di avere un debole per gli scrittori napoletani; un po’ per il tipo di scrittura, un po’, forse, per le ambientazioni, per Napoli stessa che io adoro.

Lorenzo Marone mi conquista sempre con i suoi personaggi e devo dire che è una delle poche piacevoli pause che riesco a prendere dai miei amati noir.

Ho adorato questo libro.

L’ho divorato, letto in 24 ore e sempre con il pensiero a lui quando stavo facendo altro.

Raro che capiti, ma capita e quando capita è bellissimo.

Ho passato le ultime 48 ore con Luce Di Notte (perché Stella Di Notte era troppo banale, a detta del padre!) che vive nei vicoli dei quartieri spagnoli, ha 35 anni e poca fiducia nella vita, che l’ha delusa.

La voglia di fare l’avvocato penalista la coinvolge in una storia che la farà ricredere sulla vita e sugli affetti che fino ad allora l’hanno circondata.

Luce parte cinica, antipatica, scontrosa, una che vuole a tutti i costi mostrarsi per quello che non é; poi prima un cane, poi il vicino anziano, poi un bambino di 8 anni le faranno aprire gli occhi e cambiare idea.

Io vorrei raccontarvi la trama ma, vi assicuro, vi toglierei una gioia e io questo non lo voglio fare, anzi vi voglio regalare la gioia di leggere questo gioiellino.

Più volte, nel leggere il libro, ho sorriso o proprio riso; mi sono arrabbiata; mi sono commossa e non solo alla fine, che è sicuramente liberatoria e che sembra una di quelle scene corali dei film di Ozpetec.

Diverse pagine regalano chicche da sottolineare: la ricerca non proprio dell’amore ma delle “attenzioni”; il fastidio per la parola “soldini” che fa il paio con “puzzette” (chi mi legge conosce la mia avversione per i diminutivi alla Flanders!); il dramma della comunicazione della morte del papà con parole intense, abbracci stretti, lacrime e urla che sembra di sentirle.

Che altro dirvi?!

È un libro bello e delicato, come lo sono tutti i libri di Marone; dolce e divertente; con personaggi precisi e delineati, con stereotipi che svaniscono nello sviluppo della trama; con il mare, Napoli, le graffe e i taralli ‘nzogna; la camorra, la musica, l’Alleria e la Primavera; un libro, insomma, che non potete perdere.

Io vado avanti, voi magari restate a leggerlo.

Buona lettura.

La casa di Bambola 

Che vi dicevo l’altra settimana? Che se uno va a vedere uno spettacolo con un dato attore, poi si aspetta di vedere o un suo monologo o uno spettacolo in cui il suddetto attore la faccia da protagonista.

E questo è quanto è successo nello spettacolo al teatro Argentina La casa di bambole con Filippo Timi.

Lui, protagonista assoluto, con una fantastica comprimaria che appunto è la Bambola.

Una premessa è d’obbligo: non ne so niente di storia del teatro. Quindi, non avevo idea di cosa volesse dire vedere questo spettacolo di Ibsen, da lui scritto ad Amalfi nel 1879 (ho studiato!).

So però di aver visto un bellissimo spettacolo.

Intanto il mio lato fashion è stato straappagato, ma tipo dal primo minuto: appena entra in scena lei con un vestito rosa cipria (colore peraltro attualissimo) che è la fine del mondo, ma lei ci regala anche due splenditi soprabiti, un completo giacca e gonna ed un colorato vestito da popolana; e i vestiti perfetti di lui, due uno più bello dell’altro (come lui del resto!); e della cameriera; e della bambina; e dell’amica Christine; e poi il vellutato l’arredamento che è fantastico. Insomma, a costumi e scenografia nulla nulla nulla da dire.

E che vogliamo dire qualcosa agli attori?

Ma proprio no, se non un: BRAVI, a parte la bambina (vestita e acconciata perfettamente ma che speriamo nella vita decida di appassionarsi ad altro!).

Sulla trama io non vi dico niente perché immagino sia nota a tutti e se non lo è documentatevi, che non è che vi posso stare a raccontare la storia del teatro che, tra l’altro, come detto: ignoro. (Vi ho aggiunto il link per aiutarvi, perché sono buona comunque!).

Per il resto: Timi, uno e trino, bravo che levati e bello che non si può guardare, con questi vestiti che gli cadono perfetti. Bello e bravo da marito, amante e amico. Esce da una porta che è tizio e rientra da Caio. È davvero esagerato e anche, in parte simpatico, cosa che, ascoltando le reazioni degli altri spettatori all’uscita del teatro, forse non doveva avvenire. Comunque lui bello e bravo, l’ho già detto?! Ve lo ridico: bello e bravo.

Così come lei, Marina Rocco che interpreta Nora, fantastica nella parte. Scema al punto giusto ma poi scema per niente. È la giusta protagonista.

Brava anche l’amica Christine e la tata con i suoi detti popolari.

Lo so, ho usato troppe volte gli aggettivi “bello” e “bravo” ma non mi viene in mente altro nelle varie declinazioni tra maschile e femminile.

Insomma, esci e dici: ecco cos’è il teatro quando è fatto bene, perché esci e sei pieno di colori, emozioni, parole.

2 annotazioni:

1) ma possibile, spettatori tutti, che non riuscite a stare più di un’ora senza guardare il cellulare? A parte gli squilli, che vabbè, ma assurdo vedere ad un certo punto ‘ste luci che illuminano la platea;

2) a teatro, si sa, si va in inverno e i malanni sono in agguato, allora ho una proposta: perché non distribuire caramelle per evitare quei fastidiosi colpi di tosse? Pensiamoci.

Detto ciò, vi ribadisco: il teatro è vivo, viva il teatro!

Buoni propositi 

Ma perché non ci piangiamo un po’ addosso?! Mi è sembrato lo sport preferito nel 2016 e mi sembra lo stesso in questo appena iniziato 2017.

Ho da darvi un consiglio, decisamente banale, ma che può aiutarvi molto più di quando pensiate: “Aiutati, che Dio ti aiuta!”.

La noia del piangersi addosso, secondo me, è senza limiti: e chi è stato mollato dal fidanzato o dalla fidanzata; e chi prima molla e poi si pente; e chi sta incastrato in una storia che non è la sua; e chi vorrebbe ma non può; e chi prima si fa trattare male e poi si lamenta se lo trattano male; e chi è stressato; e chi è stanco; e chi “non ce la faccio più”; e chi “ma perché non scrive”; e, cari tutti, avete rotto le palle dell’albero di Natale.

Aiutatevi, che Dio (per chi ci crede!) vi aiuterà. E se non vi aiuterà lui vi aiuteranno i fatti.

Per questo nuovo anno siate coraggiosi, andate contro tendenza, provateci che la fortuna aiuta gli audaci!

Se vi ha mollato, non era quello giusto e se era quella giusta e vi ha mollato lo stesso, peggio per lei.

Se vi siete pentiti di aver mollato, riprovateci; e se non vi dà retta vuol dire che doveva finire.

Stare da soli non è sempre una tragedia, anzi non lo è per niente, sicuramente è meglio di stare in qualcosa che non ci appartiene. Provateci un altro po’ e poi mollate, tutto è meglio di lamentarsi.

Se vi trattano male state tranquilli che siete conniventi perché se non lo volete nessuno si permetterà di farlo, quindi svegliatevi!

Se non scrive, scrivete voi; se siete stanchi, riposatevi; se siete stressati, prendetevi spazi vostri; se non ce la fate più, non lo fate più.

Ma su tutto prima di piangere addosso a voi stessi ed agli altri, fatevi una domanda: questo pianto mi aiuta?!

La risposta è NO, quindi tenetevi!

Vi ho fatto riflettere? Bene, applicate il consiglio. Almeno provateci e vediamo che succede, io sono fiduciosa!

Happy 2017 a Voi.

L’onda nr. 7

Domenica pubblico la foto su un gruppo Facebook del libro che avevo appena finito di leggere, Ti ho mai parlato del vento del nord, con tanto di recensione e ho scatenato un mare di commenti tutti del tenore “e ora devi leggere l’altro”.

Come già sapete, la mia amica illuminata mi aveva regalato anche l’altro libro così, prontamente, ho iniziato La settima onda, seguito del precedente.

Allora, se avete intenzione di comprare il primo, comprateli subito entrambi altrimenti impazzite e poi ve la prendete con me, quindi non voglio sentire che io non vi avevo detto niente, eh!

La lettura mi ha richiesto un po’ più delle poche ore previste perché, come potete immaginare, la settimana prima di Natale è tutta un’uscita perché se non ci si vede per gli auguri poi scadono.

Comunque, iniziato e finito anche La settima onda e ora Emmi e Leo mi mancheranno. Già mi mancano. Ieri sera non ho voluto leggere niente altro, per rimanere un altro po’ con loro.

Sapete già, avendo letto la mia precedente recensione, che trattasi di due sconosciuti che si incrociano per una mail sbagliata e da lì nasce qualcosa e poi qualcos’altro ma non vi ho detto, né vi voglio dire, di più perché sennò vi rovino la sorpresa.

Su questo specifico libro, vi posso però raccontare che mi è piaciuto meno del primo, che lo avrei tagliato almeno di 50 pagine; che a tratti lo volevo buttare dalla finestra perché: ma dai, svegliatevi, non potete essere così rincoglioniti!

Però scorre, scorre veloce ed è piacevole.

State lì e pensate “Ah, l’amore!”… ammazza quanto è complicato certe volte.

Aggiungo anche che Emmi che mi stava francamente antipatica nell’altro libro mi ha stupito in questo ed ha dimostrato che, se ci si mettono, le donne hanno sempre quella marcia in più che aiuta il mondo.

Bene, per il Natale avete di che leggere.

Io cerco altro.

Buona lettura.

 

È freddo il vento del nord

Non è che tutti i regali di Natale si scartano il giorno di Natale, no?! Non è possibile.

Si scartano quelli della famiglia a Natale, prima ci sono gli amici.

E così ho già cominciato a scartarne qualcuno e tra questi c’era il libro Le ho mai raccontato del vento del Nord di Daniel Glattauer.

L’avevo sempre visto tra gli scaffali della libreria e non l’avevo mai preso. Chissà perché.

Capita poi che devi passare un week end fuori e che fai non te lo porti?!

Ti accorgi che è breve e ti viene l’ansia da “ho solo questo libro”; ma, per fortuna, ci si mette il week end alcolico e così lo finisci durante il viaggio di ritorno, che è un po’ il viaggio della speranza, fatto di: bus, aereo, treno, taxi ed il gioco é fatto.

Che dire?! Ma da quanto tempo è che io, amante dei noir, non leggevo una storia così romantica?! Da quanto tempo!

Mamma mia, ragazzi. Tutto d’un fiato.

Ci sono Emmi e Leo che hanno una chat ante litteram via mail per puro errore: una mail ad un indirizzo sbagliato ed Emmi conosce virtualmente Leo.

Vabbè, vi dico subito che lui mi piace più di lei. Dovrebbero leggere questo libro tante donne che conosco che allo stato, nella versione via whatsapp, si fermano al “deve scrivere prima lui” per capire quanto lui dall’altra parte, nell’attesa di un messaggio, stia esattamente come loro. Io lo sostengo da una vita ma non mi si ascolta!

Divertente, veloce, interessante, avvincente, misterioso diciamo che sono questi gli aggettivi che mi vengono in mente pensando al libro.

Tanta, tantissima, infinita rabbia anche mi viene ma di questa non posso parlarvi sennò vi rovino la sorpresa.

È senz’altro interessante, comunque, leggere come “gli uomini vengono da Marte” e “le donne da Venere” perché quanti problemi inutili ci si fanno: e prima lei, e poi lui, e poi di nuovo lei lei lei. In alcuni momenti pensi: “Emmi, molla, sei pesante come un macigno!”… ma come fanno gli uomini ad innamorarsi delle donne?!?!

Un susseguirsi di eventi che ti tengono con il fiato sospeso anche solo attraverso le mail di due sconosciuti.

E può nascere una confidenza a colpi di mail? E un amore? E ti si può stravolgere la vita? E loro due si incontreranno?

Beh io lo so, ora spetta a voi scoprirlo.

Nel frattempo io a casa sono arrivata e posso cominciare a leggerne il seguito, perché la mia saggia amica mi ha fatto un doppio regalo e ha fatto bene perché sto un po’ con il fiato corto ancora…non mi fate parlare: leggete!