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I tempi nuovi

Ormai é così, ogni anno a fine febbraio esce Robecchi con il suo Carlo e non si può non leggerlo.

Di Carlo, sapete, sono innamorata; di Robecchi un po’ meno ma se riesce a rendermi così piacevole Carlo merita comunque la mia benevolenza.

I tempi nuovi é il nuovo libro di Robecchi che parla di Carlo Monterossi, lo strafico autore televisivo, milanese, che, suo malgrado, si trova invischiato in storie di malavita.

Il suo amico Oscar ha aperto un’agenzia investigativa e lì arriva la prima cliente. Non vi voglio dire nulla della trama perché é abbastanza ingarbugliata e vi toglierei il gusto di sciogliere la matassa ma fatevi accompagnare da Carlo che, come voi, a bocca aperta scoprirà magagne e sventerà rapine etc. etc.

Meno collegamento con la polizia, che segue la stessa indagine ma parallelamente, e sempre piacevoli i protagonisti. Tutti.

Sapete cosa adoro in Robecchi?! La tranquillità, la lettura dei suoi libri è rilassante. Sebbene di fondo ci siano dei reati, la lettura non é mai ansiosa: non c’è mai fretta nello scoprire i colpevoli perché è piacevole il contesto.

Adoro la vita di Carlo, il suo stare al mondo senza sgomitare.

Tranquillo, compiaciuto di quello che ha. Piacevole.

Fa la vita che vorremmo fare un po’ tutti, io più che la sua quella della sua donna perché lui per me è proprio un gran fico, ma lasciam perdere!

Sarebbe piacevole come minimo.

Insomma: lo aspetti, lo prendi, piacevolmente lo divori.

Ecco quello che succede con Robecchi.

Io lo consiglio sopra ogni cosa, leggetene tutti.

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La giostra dei criceti

Vi racconto prima di tutto il seguente episodio.L’altro giorno stavo leggendo il mio libro e mi accorgo che ero a più del 50% della lettura (sapete il Kobo come fa, no?!).

Vabbè, panico in vista del lungo week end di sole e mare.

Provo a scaricare un nuovo libro ma la Wi-Fi non ne voleva sapere, mi dava messaggi senza senso.

Allora pensa che ti ripensa: già mi immaginavo in viaggio sotto i 40gradi alla Feltrinelli ma andava bene anche perché nel frattempo la percentuale di lettura diventava 60%… 

Poi ieri mattina mi metto al tel con la Vodafone e trovo una ragazza tanto carina che mi aiuta a far ripartire la Wi-Fi, aspetto qualche ora e scarico il mio nuovo futuro libro potendo finire questo in santa pace. 

Tutto è bene quel che finisce bene. 

Il libro, intanto, che è passato da 60 a 100% di lettura, è La giostra dei criceti di Manzini.

Io adoro Manzini, già sapete, e questo è un suo vecchio libro ripubblicato.

Quando leggo Manzini certe volte penso: è matto, ma come gli vengono?! 

Qui c’è la pseudo banda della Magliana che fa un colpo in banca e poi nessuno può fidarsi più di nessuno. Complici, amici, parenti tutti in pericolo a guardarsi le spalle.

Che delirio… che criceti in giostra!

Fa ridere; è sufficientemente sporco e splatter; cinico e irreale.

La parallela fanta storia dell’INPS è talmente ridicola da sfiorare il reale. 

Manzini sa scrivere di Rocco e di tante altre mille cose che con Rocco non c’entrano niente ed ha una fantasia che solo uno scrittore illuminato può avere.

La scrittura è sempre veloce, pulita, appassionata senza troppo impegno. 

Adoro.

Consiglio vivamente i criceti in gabbia e io mi butto nel mio nuovo acquisto.

A presto. 

PS: sig.ra Vodafone sentitamente ti ringrazio. 

Povero Benito

Finendo l’ultimo libro di Abate mi sono accorta che non ne ho neanche uno in cartaceo ma li ho tutti su kindle. E quindi?! Direte voi. E niente, una considerazione, rispondo io! Ma che mi fa pensare che quando, e se, avrò la fortuna di incontrarlo dovrò passare in libreria a prenderne uno perché da brava fan avrò bisogno di suo autografo con possibile dedica.
Mi piace troppo come scrive: pulito, scorrevole, lineare come al solito. È un piacere ed una sorpresa ogni volta.
Qui siamo nel Getsemani, in realtà no ma è come se lo fossimo. Il Getsemnani è un gruppo di case, immanginate una Milano 2, ma in Sardegna. E in questo Getsemani seguiamo le strampalate vicende di un gruppo di disgraziati: Antonio, l’edicolante buono e sfigato nonchè cornuto; Armando, il ragioniere e marito improbabile; Efrem (ma che nome è?!) comunque l’enigmatico belloccio; Elena, la maga dei segni; Mara, la vedova bianca; l’Avv. Moro, diciamocelo senza peli sulla lingua: la stronza; Renzo, l’intrallazzino paraculo.
Chi per una ragione, chi per l’altra si trovano in mezzo ai guai e si industriano per risolverli insieme ma il diavolo ci mette lo zampino e la spunterà uno solo!
La storia è divertente ma al solito la scrittura batte tutto.
Mi piace sempre di più Abate, è una garanzia con sono i suoi inevitabili colpi di scena che rendono una storia apparentemente banale sempre coinvolgente.
Sempre bravo lui sempre più affascinata io.
Unico immenso neo questa volta è la fine di Benito Peardo perché se hai l’accortezza di dare un nome e un cognome ad un cane non puoi, non devi permettere che finisca così. Non è affatto giusto. Stacci attento la prossima volta, capito France’?!