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MET GALA

Avete sentito mai parlare del Met Gala? Sicuramente sì.

Per quei due o tre che non lo sanno, trattasi di una festa che si tiene ogni anno a New York, e più precisamente al Metropolitan Museum of Art’s Costume Institute, per la raccolta fondi proprio di questo istituto. E’ un’occasione, però, che serve a celebrare la moda e gli stilisti di tutto il mondo. Al di là dei vari red carpet che si susseguono nel corso dell’anno, il Met Gala serve a liberare l’estro degli stilisti, a volte anche troppo e tra l’altro gli stilisti sono presenti di persona, con le loro creazioni quindi è interessante anche per questo.

Ora perché ve ne parlo quest’anno? Perché quest’anno ho visto una tale quantità di brutture che avevo piacere a condividerle con voi. Dal momento che il tema  era il rapporto tra moda e religione cattolica (se mai poi ce ne sia uno), gli stilisti si sono sbizzarriti nell’effetto: “santi addobbati a processione”. 

Dunque, partendo dal presupposto che “Less is More”: Rhianna si è presentata vestita da San Gennaro, come ha avuto modo di far notare qualcuno:

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Maison Margiela Artisanal by John Galliano

La Perry è diventata un angelo del purgatorio e Sara Jessica Parker una madonna delle fratte addobbata a festa (e male!) con addirittura una gabbia per uccelli in testa:

Ora io mi chiedo: perché?! Cioè, puoi essere bellissima e ti fai trasformare in una cozza dorata, che al porto di Olbia se ne vedono di meglio. Mi sfugge proprio il motivo.

Per esempio si poteva essere bellissime, rivisitando la figura dell’angelo, come hanno fatto loro in: bianco, oro nero. 

 

Perché non trattare poi il tema cardinalizzio o sarebbe  meglio dire perché trattarlo se il risultato è questo…

Poi c’è chi se n’è proprio fregata del tema o voleva essere una di quelle corone di fiori che si usano per i funerali e si è fatta vestire così (ma io lei non la sopporto e non faccio testo):

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Potrei stare qui ore ma vi faccio giusto: dare un’occhiata a Gesù, in due comode alternative (prima e dopo la resurrezione) accompagnati dalla Maddalena con il cuore sacro

met-gala-michele-lana-del-rey-jared-leto-643x748ed  alla coppia più bella del mondo, per farci rimettere in pace con l’universo:

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Per il resto mi sento di sintetizzare tutto l’ambaradan come ha fatto Cattelan in Gucci:

 

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Al prossimo MET, speriamo con un tema più adeguato!

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La casa di Bambola 

Che vi dicevo l’altra settimana? Che se uno va a vedere uno spettacolo con un dato attore, poi si aspetta di vedere o un suo monologo o uno spettacolo in cui il suddetto attore la faccia da protagonista.

E questo è quanto è successo nello spettacolo al teatro Argentina La casa di bambole con Filippo Timi.

Lui, protagonista assoluto, con una fantastica comprimaria che appunto è la Bambola.

Una premessa è d’obbligo: non ne so niente di storia del teatro. Quindi, non avevo idea di cosa volesse dire vedere questo spettacolo di Ibsen, da lui scritto ad Amalfi nel 1879 (ho studiato!).

So però di aver visto un bellissimo spettacolo.

Intanto il mio lato fashion è stato straappagato, ma tipo dal primo minuto: appena entra in scena lei con un vestito rosa cipria (colore peraltro attualissimo) che è la fine del mondo, ma lei ci regala anche due splenditi soprabiti, un completo giacca e gonna ed un colorato vestito da popolana; e i vestiti perfetti di lui, due uno più bello dell’altro (come lui del resto!); e della cameriera; e della bambina; e dell’amica Christine; e poi il vellutato l’arredamento che è fantastico. Insomma, a costumi e scenografia nulla nulla nulla da dire.

E che vogliamo dire qualcosa agli attori?

Ma proprio no, se non un: BRAVI, a parte la bambina (vestita e acconciata perfettamente ma che speriamo nella vita decida di appassionarsi ad altro!).

Sulla trama io non vi dico niente perché immagino sia nota a tutti e se non lo è documentatevi, che non è che vi posso stare a raccontare la storia del teatro che, tra l’altro, come detto: ignoro. (Vi ho aggiunto il link per aiutarvi, perché sono buona comunque!).

Per il resto: Timi, uno e trino, bravo che levati e bello che non si può guardare, con questi vestiti che gli cadono perfetti. Bello e bravo da marito, amante e amico. Esce da una porta che è tizio e rientra da Caio. È davvero esagerato e anche, in parte simpatico, cosa che, ascoltando le reazioni degli altri spettatori all’uscita del teatro, forse non doveva avvenire. Comunque lui bello e bravo, l’ho già detto?! Ve lo ridico: bello e bravo.

Così come lei, Marina Rocco che interpreta Nora, fantastica nella parte. Scema al punto giusto ma poi scema per niente. È la giusta protagonista.

Brava anche l’amica Christine e la tata con i suoi detti popolari.

Lo so, ho usato troppe volte gli aggettivi “bello” e “bravo” ma non mi viene in mente altro nelle varie declinazioni tra maschile e femminile.

Insomma, esci e dici: ecco cos’è il teatro quando è fatto bene, perché esci e sei pieno di colori, emozioni, parole.

2 annotazioni:

1) ma possibile, spettatori tutti, che non riuscite a stare più di un’ora senza guardare il cellulare? A parte gli squilli, che vabbè, ma assurdo vedere ad un certo punto ‘ste luci che illuminano la platea;

2) a teatro, si sa, si va in inverno e i malanni sono in agguato, allora ho una proposta: perché non distribuire caramelle per evitare quei fastidiosi colpi di tosse? Pensiamoci.

Detto ciò, vi ribadisco: il teatro è vivo, viva il teatro!

La settimana della moda 

Niente, non ce la faccio a tacere. Vi devo TROPPO dire.

Dunque, io seguo su Instagram tutte ‘ste starlette. Lo so, delusione, ma vi assicuro che servono per vedere come si muovono le masse e per scoprire in anteprima mode che poi sbocceranno.

Ok, al di là della solita Ferragni, sulla quale io non voglio pronunciarmi perché già più o meno sapete, vi posso solo dire che, parafrasando la scena del cult Pretty Woman, per me lei rappresenta quella “gran culo di Cenerentola” laddove il principe sono tutte le borse che possiede, ma dicevo, al di là della Ferragni ci sono le varie Marcuzzi, Canalis, Corvaglia, Santarelli etc. etc.

Ora, circa un mesetto fa, poco meno, tutte hanno cominciato ad indossare un maglioncino di vari colori che, come caratteristica principale, ha scritto sul davanti il giorno della settimana in inglese.

Tutte, rigorosamente, l’hanno indossato nel giorno scritto e tutte hanno, rigorosamente, taggato Alberta Ferretti.

Ora voi mi dovete spiegare cosa ci sia di più banale di un maglione con su scritto il giorno della settimana; vi aggiungo anche che il maglione non è neanche particolarmente bello, nel senso che non è stretto, non è largo, non è avvitato, non è lungo, non è corto: è un cazzo di banalissimo maglione di lana che se io metto mia zia a fare a maglia me lo fa in una settimana. I mix di colore poi sono  imbarazzanti: la tristezza del grigio della Domenica è da premio Oscar.

Però, vabbé, pensi: magari la Ferretti ha sparato una capsule collection per i comuni mortali, vedrai che costa niente; e allora, vai sul sito e leggi il prezzo con la bocca aperta perché l’inutile e informe maglioncino costa la modica cifra di 440€!

Avete letto bene: 440€.

E la cosa ancora più drammatica è che alcuni giorni della settimana sono “out of stock” vale a dire FINITI!

A parte che mi piacerebbe sapere con quale criterio uno sceglie il giorno della settimana da indossare, ma mi viene da dirvi una cosa: ragazze tutte, io capisco che si tratta della Ferretti, ma se la Ferretti fa una cosa brutta, e peraltro costosa, io non mi sentirei di assecondarla.

E poi tu, Alberta, sicuro non hai problemi di soldi né di farti conoscere: mi sai dunque spiegare qual è stata la motivazione che ti ha spinto a produrre tale obbrobrio?!

Non ne voglio fare una questione di soldi perché chi mi conosce sa che per me, laddove si hanno, spenderli in vestiti è un investimento ma spendeteli meglio perché se una cosa è orribile ed inutile lo è anche se firmata Alberta Ferretti.

Ecco, ve l’ho detto, poi fate voi.

Il richiamo del giallo

Allora, l’amico di cui al precedente post mi dice: “Kiuky, ora dobbiamo comprare i libri che la Rowling ha scritto sotto pseudonimo. Pare siano Fichissimi!” E io: “Lo so, amico, me li ha già consigliati un altro mio amico ma ho due remore 1) leggo poco autrici donne; 2) la Rowling come concetto mi sta antipatica” e lui: “Hai ragione ma forse tocca provare”.La stessa sera torno a casa, apro twitter e Andrea Vianello, il giornalista, scrive “Ho un nuovo amico: Cormoran Strike” cerco chi è e guarda caso è proprio il protagonista dei libri della Rowling. Scrivo al mio amico subito e abbiamo effettuato l’acquisto perché di fronte al consiglio anche di Vianello io alzo le mani!

E così ho letto il primo libro della serie di Cormoran Strike scritto da Robert Galbraith, che altri non è che la Rowling, “Il richiamo del Cuculo”.

Che dirvi? In realtà non posso dirvi molto perché qui il giallo è giallo vero, nel senso che la trama è tutto lì. Mi spiego meglio: nel precedente libro letto vi ho spiegato che il giallo in sè ha una rilevanza relativa perchè quello che ti attira è l’ambientazione. Così come pure in tutti i noir italiani: c’è il giallo ma c’è tanto altro ossia i protagonisti, le storie sottese etc. Etc. 

Qui il giallo è il libro stesso ed insieme a Cormoran Strike cerchi di risolverlo ed insieme a lui scopri tutti gli elementi per farlo.

Cormoran è un simpatico personaggio, non so perché ma mi ha dato un po’ l’idea di Dick Tracy, forse per la stazza. Poi l’idea della segretaria, Robin, mi ha fatto pensare per un po’ che l’ambientazione potesse essere tranquillamente anche gli anni ’50.

Invece no, siamo assolutamente nella nostra epoca con tutti gli strumenti del caso: forse meno iPhone; si fuma ovunque a Londra e questo mi ha lasciato perplessa; si usano il Pc ed il telefono come strumenti necessari. 

L’omicidio è interessante, soprattutto per una fashion victim come me, perché avviene nel mondo della moda. Muore una modella ma è omicidio o suicidio? E noi lo dobbiamo scoprire!

Non ho mai letto Harry Potter quindi non avevo alcuna idea di come scrivesse la Rowling quello che vi posso dire è che la scrittura è molto dettagliata ma semplice; che le descrizioni sono vivide; che sembra di leggere una sceneggiatura; che a volte può risultare fastidiosa la perfezione del testo, senza sbavature. Sembra quasi un esercizio letterario.

Penso che Cormoran sia un bel personaggio, ma non ancora un amico come per Vianello. 

Forse mi servirà un secondo libro che vado prontamente ad acquistare.

Enjoy the reading!

Semplicemente fantastiche 

E mi si chiede: “Ma tu dove ti vesti, che hai un sacco di cose carine?!” E io: “Ho trovato questa “bottega” che ha cose troppo sfiziose, marche sempre nuove e originali. Insomma, dovete provare e venire anche solo per come si chiama”; “Come?”; “Cosa mi metto!”.

E così da mesi, oltre a comprare quanto posso, faccio tour organizzati con le mie amiche, anche perché sta dietro casa mia.

Quindi il pomeriggio tipico è: arrivano, andiamo, provano, comprano, torniamo a casa ed offro thè e pasticcini, a seconda poi del periodo dell’anno.

Ora di “botteghe” è pieno il mondo.

Di negozietti trendy idem, ma la vera differenza la fanno la proprietaria e la/e sua/e collaboratrice/i.

Dopo 10 minuti ti sembra di stare a casa.

Ma c’è di più, perché le belle persone si capiscono subito e hai voglia a dirmi “vabbè ma devono vendere, grazie!” e non è così perché si vede la differenza tra chi deve vendere per forza e chi ama il suo lavoro.

Ora io sono di parte, e vabbè (e giuro che non me ne entra niente) ma quando poi vedi iniziative come quella che vi sto per illustrare, vi sfido a venirmi a contraddire.

Terremoto. Tutti ci sentiamo disperati al pensiero. Tutti vorremmo fare qualcosa.

Pochi la fanno concretamente.

Cosa mi metto è tra quelli che, nel loro piccolo, qualcosa provano a fare.

La “bottega” di Francesca per tutto il mese di settembre donerà 2€ (1 da parte della bottega ed 1 da parte della cliente), su ogni acquisto effettuato in negozio, alle popolazioni colpite dal terremoto del 24 agosto u.s..

Ora, ragazze, io lo so che tanto non resisterete alle nuove collezioni, all’arrivo del primo freschetto, lo so, quindi perché non farlo con l’occhio a chi in questo momento sta passando un brutto periodo.

Il primo settembre è dopodomani, loro vi aspettano ed io con loro.

Cercatele su FB, su IG, Everywhere.

Loro ci sono, io pure.

Forza ragazze, buono shopping!

#semplicementenoi

Cosa mi metto 

Cosa mi metto?

É la domanda che assilla tutte le donne, tutte le mattine aprendo l’armadio.

Cosa mi metto? 

Lo dici pure se hai fatto shopping da un minuto e se hai l’armadio pieno.

Cosa mi metto. 

È il nome di un negozio, ormai di fiducia, dal quale sto andando troppo spesso! 

Mannaggia la miseria, mannaggia a FB, mannaggia alle foto, mannaggia a me! 

L’amore per loro é nato dopo aver visto una foto di un vestito che non potevo non avere: lungo, marrone, con le stelline, bello! 

Lo vedo su FB, vado, la taglia c’è, lo provo, bello, sto per pagare e mi accorgo che è rovinato! 

Nooooooo, attentato alla Costituzione!!! 

Mi dispero un minuto, poi mi giro e compenso con l’acquisto di altre 7/8 cose! 

E questo è stato l’inizio della fine.

Allora ditemi voi, come faccio io, sostenitrice a livello sindacale dei “completini”, a trattenermi se qualcuno li fa per me?! 

Ditemi voi, come faccio io a lasciare a loro capi della mia taglia, anche al 50% di sconto.

Ditemi voi, come posso lasciare io décolleté nere con tacco oro, puntate da mesi, se resta solo il 38.

Ditemi voi, come potevo io non comprare quel vestito lungo, marrone, con le stelline, bello fatto tornare in negozio proprio per me. 

E ditemi voi… perché io non lo so fare perché qua ogni scusa è buona per vedere cos’é rimasto in negozio: una volta devo fare un regalo, una volta devo accompagnare un’amica, una volta “passavo di qui”! 

C’é sempre una scusa per alimentare la mia malattia. 

Ma per fortuna chiudono per ferie, per fortuna i saldi stanno finendo, per fortuna ho nell’armadio la metà del negozio che volevo avere. 😛.