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Napul è 

Tutto d’un fiato si legge questo libro sebbene diverse siano le espressioni in napoletano e a volte si fa fatica a capirle ma il napoletano è divertente e così la scrittura. Oddio, divertente non è la parola adatta per questo libro che è drammatico, parecchio, ma non si può dire che non sia anche pieno di speranza.

Parte dalla fine e lo si capisce al secondo capitolo che torna indietro di una settimana.

La storia è quella di Gennaro, detto Genny (che chi vede Gomorra come me ha un tuffo al cuore), un ragazzino con una mamma malata; ma è anche la storia della poliziotta Irene e della di lei figlia Tania.

Genny è un bravo ragazzo, coinvolto in una brutta storia; Tania è una brava ragazza, ma sfortunata; Irene è una madre disperata.

La vita dei tre si incrocia, si incastra.

È ben scritto, piacevole, triste, commovente, divertente.

È da leggere e quando inizi lo devi finire. Subito. 

Devi sapere se prevale la disperazione o la lucidità; la vita o la morte. 

E così lo cominci e non lo molli finché non finisce.

Il libro poi è Napoli con tutta la sua bellezza e tragicità: con i vicoli, il Vomero, il mare, la Camorra e la brava gente; con il Pipita che segna gol e, dopo aver letto il libro, ti spieghi un po’ meglio la disperazione dei tifosi per il suo passaggio alla Juve; con il caffè e la sua schiuma, che non se ne può fare a meno. 

Insomma, leggetelo, ne vale la pena.

Je suis

Non vi dirò che sono Charlie Hebdo perché io fino a ieri in tarda mattinata non sapevo neanche cosa fosse Charlie Hebdo.
Sì, lo ammetto, dal bassissimo della mia ignoranza non sapevo chi fosse Charlie Hebdo.
E non fingerò di saperlo perché a me le vignette non sono mai piaciute, così come non mi sono mai piaciuti i fumetti e non sono francese, quindi neanche a dire che per sbaglio mi è capitata una delle riviste in mano.
Detto questo, sono comunque sconvolta e non tanto, e non solo, per l’aspetto diciamo “planetario” della questione quanto per quello umano.
Perché stamattina mi sono svegliata pensando che ieri mattina, come me, si sono svegliate; sono scese dal letto; hanno pensato “stamattina non mi va”; hanno bevuto il loro caffè; si sono fatte la doccia, lavate i denti, vestite; sono uscite di casa; hanno preso la macchina (la bici, il bus); sono entrate al lavoro 12 persone e non sono mai tornate a casa.
E, di contro, c’erano ieri mattina altre 3 persone che hanno fatto esattamente gli stessi movimenti fino ad una certa azione, salvo poi magari pregare il proprio Dio, ed in suo nome, imbracciare un fucile e sparare ed uccidere.
Ecco, questo mi sconvolge.
Mi sconvolge pensare che ancora in nome di Dio (qualunque esso sia!) si possano commettere degli omicidi.
Mi sconvolge pensare che questi 3 assassini abbiano trovato in Dio la forza di togliere la vita a qualcun altro.
Mi sconvolge pensare che quelli a cui la vita è stata tolta hanno avuto, come unica colpa, quella di disegnare.
Mi sconvolge pensare che nel 2015 non si possa manifestare con un disegno la propria idea senza paura di essere uccisi, così a sangue freddo.
Mi sconvolge pensare che conseguenze drammatiche si porterà dietro tutta questa storia.
Mi sconvolge pensare al poliziotto ferito che chiede pietà e viene giustiziato.
Mi sconvolge pensare che questo reciproco odio non finirà mai.
Mi sconvolge pensare che tutto questo, nulla ha a che vedere con la satira e con la religione.
Mi sconvolge pensare che quelle 12 persone non si sveglieranno più la mattina e non scenderanno più dal letto, non diranno più “non mi va stamattina”; non berranno più il loro caffè, non entreranno più in doccia, non si vestiranno più, non prenderanno più la macchina (la bici, il bus), non entreranno più a lavoro perché quelle 12 persone non ci sono più e con loro non c’è più anche una parte di me. Quella che ancora crede che certe cose, in nome di Dio (ma diciamo pure in nome di nessuno!) non dovrebbero mai avvenire.
RIP.

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