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Ben…

Pensavo che è più facile scrivere male di un film che bene perché quando ti è piaciuto poche sono le parole.
Se il film è: carino, ben recitato, ben sceneggiato ed ambientato; con attori all’altezza; con una storia divertente e ben costruita; con una musica divina ma che cosa gli vuoi dire di più?!
E niente, forse questo!
Il nome del figlio è proprio questo.
Davvero un film carino, ben fatto, da vedere.
Cena tra amici, cognati, parenti.
Cena in una casa di radical chic comunisti: piena zeppa di libri in un quartiere di Roma in rivalutazione (sono certa che si tratti del Pigneto).
5 persone: fratello e sorella con i rispettivi coniugi e l’amico di sempre.
La cena parte da un gioco che si trasforma in una serie di litigate e confronti: cose non dette che, finalmente, si dicono; segreti svelati; problemi da risolvere; frustrazioni confessate.
Il tutto tra una zuppa di cavolo ed una crostata. Il tutto tra una presa di posizione e l’altra; tra un attacco ed una difesa; tra un tweet e una telefonata; tra un esercizio di ginnastica e un video rubato.
Loro tutti bravi, tutti affiatati, tutti complici, tutti intonati come nella perfetta canzone di Lucio Dalla abbinata al film.
Quanta nostalgia, quanta perfezione in un solo testo con il parallelo di loro ragazzi che cantavano anni prima la stessa canzone.
Ed è bello pensare che, come nella canzone, se telefoni tra 20 anni sempre lì li trovi, tutti e 5 con le loro debolezze, le cose non dette, i segreti ma sempre inevitabilmente insieme.
Bello.

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Occhio alla buca!

Nonostante il post di ieri ho deciso di uscire comunque ieri sera perché avevo voglia di cinema e così, tra i tanti film che ho voglia di vedere, ne ho scelto uno.
Che ho scelto? La buca di Ciprì e per tutte le due ore che dura mi sono chiesta: perché?!
Aiutatemi a dire “brutto”, ma assai!
Lo capisci dai titoli di testa: ma avete mai visto al cinema un film che parte con una sigla tipo Mery Poppins coi fumetti; almeno un film che non sia un cartone animato?! Io no e la prossima volta che dovesse capitare una cosa del genere usciró prima dell’inizio del film. Giuro.
3 personaggi ed un protagonista: il cane, l’unico davvero degno di nota. L’unico.
Se tu guardi gli interpreti ti devi fidare: Papaleo, Castellitto e Bruni Tedeschi, e che vuoi di più?! Ecco, di più vuoi un film non una pseudo favoletta con la morale.
In sintesi: Castellitto avvocato azzeccagarbugli, in cerca di soldi si imbatte in Papaleo, appena uscito di galera per un reato non commesso; il primo ravvede nel secondo una fonte di soldi e comincia la farsa. L’unica donna, ovviamente, aiuta i due a capirsi e ad apprezzarsi. Comunque:processo, riconoscimento innocenza, niente soldi. Che c’entra la buca direte voi?! Niente, rispondo io anche se nel finale ha un ruolo.
Non mi è piaciuto niente: ambientato in una strada che sembra Londra nei primi del ‘900 (perché?!); scenografie scure e pesanti (perché?!); personaggi, nonostante la bravura degli attori, forzati e fuori ruolo… tutti a parte il cane (perché?!); il Giudice di Cassazione che pensa alla partita di calcio, macchietta inutile (perché?!); l’happy end d’obbligo pure quello forzato e, più che altro, con una brutta morale: gli onesti diventano disonesti (perché?!).
Forse su tutto questa è la cosa che mi ha dato più fastidio. Ma che mi rappresenta?! Ma che mi vuoi dire, Ciprì?! Va bene il surrealismo; va bene la favoletta; va bene l’ambientazione improbabile, va bene tutto, può piacere o non piacere, ma, per piacere, la morale distorta no! Abbi pietà, se devi fare la favoletta falla fino in fondo.
Che fastidio, che nervi soprattutto perché pensavo: ci sono almeno dieci film che voglio vedere e mi sono decisa per questa inutilità!
Che fastidio, che nervi, che buca clamorosa che ho preso!