Archivi tag: Ramazzotti

La tenerezza 

Poi dice che una non va al cinema.Sapete no, che quest’anno l’ho frequentato poco perché mi sono data al teatro e ok ma, sapete che vi dico?! Ho fatto bene.

È il secondo film che vedo in 10 giorni ed, a parte la bravura degli attori, non riesco proprio a trovare niente da segnalare.

Allora: il primo è stato Lasciati andare con Servillo. Film carino ma niente di imperdibile a parte Servillo, è ovvio, di cui sono innamorata.

Poi ieri vado a vedere La tenerezza e ci vado pure di corsa, perché è uscito ieri. Avevo letto, infatti, che è tratto da un libro che ho amato moltissimo La tentazione di essere felice di Lorenzo Marone. 

Ok “liberamente tratto” ma quel liberamente non può voler dire che l’unica cosa presa dal libro è la location, ossia Napoli.

Per il resto: dal nome del protagonista, all’incipit all’epilogo, tutto è diverso… che nervi… allora, non dite “tratto” seppur liberamente perché il film è un’altra storia proprio.

Poi, Gianni Amelio… Gianni, ti voglio bene ma la leeeeenteeeeeeeezzaaaaaa… la lentezza… una cosa anche non si può sopportare. Ad un certo punto pensi: ma da quante ore stiamo chiuse qua dentro?!

Nel libro il protagonista è scontroso ma ironico e divertente, qui è un bravissimo attore che ci regala una splendida interpretazione ma di un altro protagonista, di un’altra storia.

La Mezzogiorno, per la quale provo una personale antipatia, è brava ma da prendere a pizze per come si veste. Elio Germano è sempre il numero uno con un perfetto accento triestino e matto il giusto; la Ramazzotti, se uscisse un po’ dalla parte della svampita, riuscirebbe anche a farci capire se è brava.

La storia è pesantissima e il libro non lo era. E poi: La tenerezza?! Nel film si racconta una brutta tragedia, altro che tenerezza. 

Vabbè, lo so, sono monotona ma il film di più. 

Grazie, penso di tornare a teatro. 

Annunci

Bravi senza fine 

E poi un piccolo grande capolavoro.Capisco i 10 minuti di applausi a Cannes, mi sarei alzata in piedi ad applaudire anche io La pazza gioia di Paolo Virzì.

Ma quanto è bravissimo lui?! E quanto sono bravissime loro: Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi.

(Piccola parentesi che non c’entra niente ma ve la voglio dire: le prime volte che vedevo Valeria Bruni Tedeschi pensavo che vitaccia la sua con la bellissima Carla Bruni come sorella… beh, dopo aver visto i due film di Virzì, che la vedono protagonista, penso che Carla non sia degna neanche di allacciarle le scarpe, anche in fatto di bellezza, soprattutto per come è invecchiata, ma andiamo avanti!).

Dicevamo: bravissime le protagoniste!

Belle e brave.

Sono due “pazze” accolte in una struttura per persone con dei problemi, diciamo così perché “matti” non mi piace.

Una con un passato da signora benestante che dilapida il suo patrimonio per amore; l’altra disgraziata dalla nascita che incontra un maledetto che finisce di rovinarle la vita.

Si incontrano, si piacciono, nasce un’amicizia che sarà la loro salvezza!

Un po’ Thelma e Louise ma più profondo.

Dietro queste due “pazze” bellissime storie di solitudine, di abbandoni, di disperazione, di disagio.

È tutto ben fatto: l’ambientazione, le musiche, i colori, la fotografia, i costumi, i dialoghi, il dramma, la malattia, la voglia di ricominciare a vivere.

È tutto ben reso.

E si piange, ve lo dico, portate i fazzoletti perché le emozioni sono intense e sfido chiunque a resistere!

La Ramazzotti è un fascio di nervi, disperazione; intensa, brava.

La Bruni Tedeschi sembra nata per fare la pazza: isterica, divertente, bella, simpatica, matta vera.

Anche gli altri attori, che sono un mero contorno, tutti adatti. Ci sono anche i camei della mamma vera della Tedeschi e di Francesca Archibugi che, insieme a Virzì, ha curato il soggetto.

Insomma: bello, da vedere, andate… e ricordatevi i fazzoletti, non dite che non ve lo avevo detto poi che vi dovete pulire con la manica della giacca e non vi si può vedere!

Nomen Omen

Scusate ma che nome è Gabrio Tullio?!

Scusate ma perché i genitori danno ai figli dei nomi a cazzo?!

Scusate ma perché non si pensa che un neonato dovrà portare quel nome tutta la vita.

Tipo: perché non c’hanno pensato i miei quando sono andati all’anagrafe e mi hanno condannato a portare “Nunzia” addosso per tutta la vita, e dai! E io mo’ mi devo inventare i vari Kiuky, Margie, Nancy e quant’altro per sopravvivere.

Ora io dico, io sono stata un caso… cioè proprio un caso no… ma era quasi 40 anni fa, papà voleva che avessi il nome della mamma e, disgraziatamente per me, mia nonna si chiamava così e non mi venite a dire “e però è il nome di nonna!” e lo so ma, amici, nonna aveva un nome BRUTTO… è bene che si sappia e a me NON piace.

Ohhhhhhhh, poi che:

  • ci ho fatto l’abitudine;
  • che chiunque mi conosce di fatto non mi chiama così;
  • che ho fatto di tutto nella vita per farlo dimenticare ed associarlo a me cercando di far ricordare una persona almeno simpatica

…ok,  ma che fatica, ragazzi, che fatica!

Comunque, passano gli anni, siamo in un’epoca ultramoderna e mi tocca sentire cose che noi umani sarebbe meglio non sentissimo!

Prendo spunto da questo poverino di Gabrio Tullio Ramazzotti ma potrei fare mille altri esempi; pure alla di lui sorellastra con Celeste non è che sia andata tanto meglio, che mi fa venire in mente Cyranda de Pedra.

Ma un classico: Marco, Francesco, Matteo, Luca o una classica Sara, Valentina, Valeria… che cavolo ne so, non è più semplice?!

Ma ci rendiamo conto che un nome non è solo un nome se uno se lo deve portare dietro tutta la vita?!

E’ facile fare gli alternativi con il nome degli altri!

Se una Nunzia, per esempio, per diventare un minimo più interessante deve cercare di essere simpatica, si deve inventare un blog, deve capirne di moda, scrivere su tutti i social network, come minimo un Gabrio Tullio deve diventare imperatore… e dai, siamo seri!

La semplicità premia sempre, sentite a me. E i nonni avranno abbastanza buon cuore da non volere che pure i nipoti siano condannati ad un nome di merda.

Fidatevi, è così, siate davvero moderni: semplificatevi!

Ben…

Pensavo che è più facile scrivere male di un film che bene perché quando ti è piaciuto poche sono le parole.
Se il film è: carino, ben recitato, ben sceneggiato ed ambientato; con attori all’altezza; con una storia divertente e ben costruita; con una musica divina ma che cosa gli vuoi dire di più?!
E niente, forse questo!
Il nome del figlio è proprio questo.
Davvero un film carino, ben fatto, da vedere.
Cena tra amici, cognati, parenti.
Cena in una casa di radical chic comunisti: piena zeppa di libri in un quartiere di Roma in rivalutazione (sono certa che si tratti del Pigneto).
5 persone: fratello e sorella con i rispettivi coniugi e l’amico di sempre.
La cena parte da un gioco che si trasforma in una serie di litigate e confronti: cose non dette che, finalmente, si dicono; segreti svelati; problemi da risolvere; frustrazioni confessate.
Il tutto tra una zuppa di cavolo ed una crostata. Il tutto tra una presa di posizione e l’altra; tra un attacco ed una difesa; tra un tweet e una telefonata; tra un esercizio di ginnastica e un video rubato.
Loro tutti bravi, tutti affiatati, tutti complici, tutti intonati come nella perfetta canzone di Lucio Dalla abbinata al film.
Quanta nostalgia, quanta perfezione in un solo testo con il parallelo di loro ragazzi che cantavano anni prima la stessa canzone.
Ed è bello pensare che, come nella canzone, se telefoni tra 20 anni sempre lì li trovi, tutti e 5 con le loro debolezze, le cose non dette, i segreti ma sempre inevitabilmente insieme.
Bello.

2015/01/img_7804.jpg

Get married

Un anno pieno di matrimoni famosi questo eh?!

Un anno pieno di matrimoni famosi che si sono svolti in Italia.

Un anno pieno di matrimoni famosi che si sono svolti in Italia e di cui ai più non importa una mazza.

E, d’altronde, come dar loro torto?!

Ricapitoliamo: di ieri il matrimonio di Clooney a Venezia; un paio dì settimane fa si  sposata la Canalis ad Alghero;primala Kardashian (che c’ho messo un mese a capire chi era e ancora non lo so) a Firenze; e il lord inglese in Puglia, come la ricca indiana che ha portato Bollywood a Fasano; e Ramazzotti a Palazzo Reale e ancora e ancora.

Bene, a parte me che sono sempre incuriosita (in maniera quasi morbosa) dai vestiti di tutti, di cui dirò a breve, quello che mi viene da dire è W l’Italia e la sua meravigliosa bellezza!

Sono una di quelle che al di là del “chi se ne frega che si è sposato tizio e caio”, pensa a quanto i suddetti matrimoni ci ricordino in quale paese meraviglioso viviamo. Se uno che può spendere quello che vuole, e farlo in qualsiasi posto del mondo, decide di farlo proprio in Italia, beh secondo me dobbiamo esserne solo orgogliosi! Perché, diciamocelo francamente, ma dove lo troviamo un altro paese dove c’è mare caraibico e non, montagna, lago, scogliere, laguna e chi più ne ha più ne metta il tutto condito da una cucina ottima e da un clima assolutamente perfetto?! Quello che manca a noi è il nazionalismo, l’autocompiacimento, la consapevolezza, la determinazione nel promuovere il nostro patrimonio.

Quello che vedo io in questi matrimoni è quello che vede il barcaiolo di Venezia e cioè che “il matrimonio di Clooney ha portato più lavoro in tre giorni dell’intera mostra del cinema”; è così ha fatto il matrimonio dell’indiana a Fasano, che ha dato da mangiare a mezza Penisola.

Smettiamola di fare i “piagnoni” e godiamoci e “sfruttiamo” le meraviglie che Dio, per chi ci crede, ci ha regalato.

Siamone orgogliosi, cerchiamo di guardare al di là del “chi se ne frega che si è sposato tizio o caio” e W l’Italia!

E’ anche in questo modo che si muove l’economia; è anche in questo modo che ci facciamo conoscere nel mondo; è anche in questo modo che possiamo liberarci dall’etichetta di “mafia, pizza e mandolino” che ci hanno affibbiato; è anche in questo modo che affermiamo la moda nel mondo. E sì, perchè George vestiva Armani… lei pare di no… pare McQueen ma, come ho già detto alla Canalis, Amal ma me voj fa vede’ il vestito?! Che ti sei sposata a fare, in Italia giunta, sennò?! E la prossima volta  che ti sposi, che fai un addio al nubilato, che decidi di scegliere Alexander Mcqueen stai attenta che il tuo vestito  già l’aveva indossato Michele Obama… tutto io vi devo dire?!
IMG_4135.JPG