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Bilico

Il mio grosso limite è che non sopporto le ingiustizie.

Ora detta così voi potreste tranquillamente rispondermi con l’art. 7 della Costituzione Romana di Rocco Schiavone, ma capirete meglio la frase dopo aver letto il libro che ho appena finito io e cioè Bilico di Paola Barbato.

Un giallo, scritto molto bene.

Giuditta è la protagonista della storia, una psichiatra, un’anatomopatologa che deve indagare su una serie di efferati omicidi commessi da quello che sembra essere indubbiamente un serial killer.

Lei è una donna abbastanza cessa (per come si descrive) ma mezza genia, vergine e affezionata al sesso online. Con lei ad indagare c’è una squadra di poliziotti e su tutti c’è il biondino Miglio.

Io non vi posso dire di più perché è un giallo e lo spoiler proprio non è ammissibile.

Quello che vi posso dire è che esattamente a metà libro arriva, tra capo e collo, un colpo di scena che vale tutta la lettura.

Mi è piaciuto, direi.

Superata la cruenta fase iniziale, vi ritroverete a leggere dei tratti un po’ noiosi, un po’ messi lì per allungare il brodo ma conviene stare attenti perché nulla è raccontato a caso: tutto torna in un vortice di impicci che lasciate stare. Quando sei lì che un po’ ti stai annoiando, zac arriva la mazzata.

Sì, si fa leggere. Io ve lo consiglio, leggetene tutti.

Io ovviamente mi dedico a qualcosa di più melenso… o almeno spero!

Stay tuned.

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Mio caro serial killer

Dunque, quando ci metto quello che a me sembra un tempo infinito a leggere un libro ci rimango sempre un po’ male, poi vado a vedere e sono passati 20 giorni ora, considerato che leggo solo la sera, e che (soprattutto) ho un sonno esagerato che fatico ad aprirlo proprio il libro, alla fine non mi posso lamentare.

Comunque, Mio caro serial killer mi ha richiesto più di quello che secondo me sarebbe stato il tempo dovuto.

Parte in quarta il libro, la scrittura è scorrevole solo che a volte ho arrancato e fatto un po’ fatica, ve lo dico subito ma soprattutto perché non c’è bisogno che mi racconti che tutte le mattine andate a fare colazione e, soprattutto, quello che mangiate perché può darsi che non ce ne freghi niente. Ecco, questo ho riscontrato nel libro: delle inutili lungaggini.

Mettiamo in fila le cose. il libro si intitola Mio caro serial killer ed è stato scritto da Alicia Giménez-Bartlett, siamo in Spagna. La protagonista sembra carina, è una poliziotta; un primo omicidio,  una donna massacrata e lei viene messa a lavorare con i nostri Nos tipo (come si chiamano i Carabinieri fotonici che abbiamo noi, ecco, comunque si chiamino); all’inizio ci rimane un po’ male poi le cose ingranano; gli omicidi aumentano, si cerca un serial killer.

Ora, la storia e il giallo più o meno ci sono solo che dei meccanismi risultano fin troppo scontati da individuare, non ci vuole molto. Quello che, però, più di altro mi ha infastidito è che ci sono delle cose raccontate che davvero sono inutili, non aggiungono nulla alla storia se non appesantirla e renderla noiosa. Arriviamo al dunque, cioè per carità, tiriamo anche il brodo ma non ci possono volere 470 pagine a trovare un assassino quando ne basterebbero 250 forse. Inutile.

Sinceramente non capisco il successo planetario, secondo me non merita tanto: è scorrevole ma se ci metti più di una settimana a scoprire un serial killer vuol dire che più di tanto il libro non ti ha preso. Non trovate?

Comunque i tre investigatori sono simpatici, soprattutto uno. Lei un po’ fredda, ma un bel personaggio. Insomma, non mi sono annoiata ma neanche troppo divertita.

Ora, per distrarmi, passo ad altro. Ho scoperto una blogger troppo fica che consiglia libri e ne proverò uno. Vi farò sapere com’è andata.

Buona lettura a voi, sempre.

Torto marcio 

Succede che devi partire per lavoro, arrivi all’aeroporto e ti accorgi di non aver preso il Kobo; un attimo di panico poi entri nella prima libreria e compri un libro.Facile.

Ovviamente mi sono interrogata su come sia potuto succedere, semplice:

1) quello che leggevo non mi stava entusiasmando;

2) sapevo di dover fare il viaggio con un collega e di non avere molto tempo per leggere.

L’inconscio ha fatto il resto.

Ho comprato Torto Marcio di Robecchi perché io Carlo Monterossi lo adoro e lo sapete.

Qui, però, per i miei gusti è stato poco presente.

Trattasi di triplice omicidio con un unico segno distintivo: i sassi lasciati sui cadaveri.

La polizia indaga; Carlo, suo malgrado, pure.

Solo che polizia e Carlo prendono due strade diverse pur arrivando, più o meno, allo stesso risultato.

Carlo odia sempre la sua creatura lavorativa ma sta per finire; Oscar ormai è, a tutti gli effetti, un detective; Katrina non si rassegna alla singletudine del sig. Carlo e ne parla con la calamita della Madonna, ma neanche stavolta riuscirà a piazzarlo; il sov. Ghezzi è il vero protagonista stavolta, creando una succursale della stazione di polizia a casa sua con l’aiuto e la connivenza della sig.ra Rosa.

Insomma, i solito personaggi ci sono tutti e si delineano meglio, con incursioni esterne decisamente piacevoli.

Al solito, la scrittura è veloce e pulita; la trama, a tratti scontata, ma non banale, decisamente da leggere.

Io ci ho messo una cifra a finirlo per il mio solito problema dell’affezione ai personaggi, perché tutte le volte che finisce un di questi libri mi sento un po’ orfanella.

Ora ho due possibilità:

1) riprendo in mano il libro iniziato;

2) ne compro un altro.

Penso: la seconda che ho detto.

Leggete bene!

Tu sei il male 

Prima di tutto vi racconto l’epilogo.Io ormai amo il mio Kobo.

Leggo ancora su carta perché non vi so rinunciare ma: la quantità di libri ormai presente in casa; la possibilità di comprare eBook ogni ora del giorno e della notte; la maggiore facilità nel leggerlo al letto fanno sì che ormai lo usi abitualmente.

Sapete come funziona no?! In alto a destra ti rendi conto della batteria e di quanto manchi alla catastrofe.

Ora succede che compri finalmente il libro giallo che prima il collega amico poi il capo ti invitano ad acquistare e stai lì che ti mancano gli ultimi due capitoli e zac… lui che fa?! Si spegne! E così, proprio mentre stai per scoprire il super assassino di tutti gli assassini, prendi il carica Kobo, spegni accendi, spegni accendi e ci metti solo quell’ora a chiudere il cerchio.

Vabbè, andiamo avanti.

Il mio primo libro del 2017 è stato Tu sei il male di Roberto Costantini.

Un vero giallo.

Io dico: “leggo noir soprattutto di autori italiani”; ma questa è un’altra storia: questo è un giallo vero con tutto ciò che ne consegue, (vedi: fiato sospeso, “ohhh” di stupore, “non ci credo” a raffica, insomma varie ed eventuali).

Siamo a Roma tra il 1982 ed il 2006. Italia campione del mondo di calcio in entrambi i casi e niente è casuale o lo è tutto.

Il nostro eroe buono è Michele Balestreri, giovane poliziotto (il grado già non me lo ricordo perché non sono pratica e scordo facilmente) benestante e con poca voglia di fare; bello e sciupa femmine. Succede un fatto grave, lui non risolve l’arcano (ma poi siamo sicuri?! Vi dico così per non rovinarvi il giallo ed insinuarvi il dubbio) e la sua vita cambia. Lo ritroviamo dopo 24 anni sempre in polizia (grado molto più alto, ha fatto carriera) alle prese con una serie di delitti collegati, c’è forse un seriale killer tra di noi?!

E io non ve lo dico, leggetelo.

Quello che vi posso dire è che questo libro vi catturerà: proprio non riuscirete a pensare ad altro. Ben scritta e strutturata la trama.

Delineati il giusto i personaggi, quel tanto da farti affezionare ma non troppo perché qui bisogna risolvere un caso, non pensare alla vita privata dei protagonisti che potrebbe fuorviare.

So che questo è il primo di una trilogia di libri, ora però forse devo leggere Pollyanna o simili per rifare pace con il genere umano e affrontare di nuovo il male.

Buona lettura a voi, storia d’amore per me ora.

Saluti.