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Lady Las Vegas

Essendo lui l’autore del mio libro preferito, tutte le volte che esce con un libro nuovo io ho l’obbligo morale di acquistarlo.

Lui è Don Winslow e l’ultimo libro è Lady Las Vegas.

Visto, preso, acquistato, letto.

Non mi è piaciuto, neanche un po’.

Lo dico subito per fugare ogni dubbio.

Mi è sembrato uno di quei libri da scrivere perché si ha un contratto con l’editore: quei libri proprio tirati per i capelli e che una volta che li hai finiti pensi: “e quindi?!”.

Una storia trita e ritrita: una donna di reputazione dubitabile (Polly) che fa l’amante del Raimondo Vianello americano (Jack) con una Sandra Mondaini (Candy) che ha in testa le corna; ad un certo punto Jack violenta Polly e lei lo denuncia ma nessuno (ovviamente) le crede. Non vi sembra discutibile anche la scelta dei nomi dei protagonisti?!

Poi ci metti la malavita organizzata e viene fuori un’accozzaglia di personaggi, una storia banale, un finale scontato.

Che rabbia quando pensi che uno scrittore che è riuscito a scrivere un capolavoro (Il potere del cane) si deve perdere in questi libri da lettura estiva ma di quelle per chi legge un mezzo libro l’anno, che poi lo lascerebbe pure perché il groviglio è semplice ma la costruzione complicata con una marea di personaggi inutili collegati a casaccio.

Insomma, un netto “no grazie!”.

Giuro che non ti mollo Don ma magari mettici più impegno la prossima volta.

Grazie.

Io passo avanti e pure voi quando lo vedete in Liberia, soprassedete.

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Uno di cinque

Ieri sera un mio amico, che adora Winsolw, mi ha fatto tutto un trattato su quanto sia bravo e, soprattutto, versatile Don. E su questo siamo assolutamente d’accordo perché mai, leggendo London Underground, arriveresti a pensare che chi lo ha scritto sia lo stesso autore de Il potere del cane (mio libro preferito di tutti i libri preferiti!).

E voi mi chiederete: vabbè, ma in che senso?! Positivo o negativo.

Diciamo, non in senso negativo ma manco positivo. Proprio diverso.

Provo a spiegarmi.

Qui si narra la storia di Neal, che è un ragazzo, figlio di una tossica, che fa l’investigatore privato (o qualcosa del genere) e che, su mandato degli “amici di famiglia”, deve cercare la figlia di un pezzo grosso che è scappata a Londra.

Il libro è scorrevole, veloce, a tratti divertente, crudo ma neanche troppo. Insomma un fantastico “libretto” da leggere sotto l’ombrellone. 

Va via che è un piacere. 

Ed è qui che pensi: ma siamo sicuri che l’ha scritto Don?! Quando ti approcci al Potete del cane, per le prime 100 pagine devi stare con il taccuino per cercare di capire anche solo i nomi dei protagonisti. 

Qui tutto facile: nomi, storia, intrecci. 

Per carità, il colpo di scena finale c’è così come c’è pure la risata e anche la trama regge ma tutta un’altra storia.

Divertente è l’educazione del ragazzo da parte del papà putativo, e così scopri che se devi pedinare uno il modo per farlo è guardargli sempre le scarpe, sia perché è più facile seguirlo, sia perché, se lui se ne dovesse accorge, tu starai guardando per terra.

Ve lo consiglio?! Certo. 

Don va sempre letto, poi é il primo di cinque. Ora inizio il secondo e speriamo traducano presto gli altri però non dite che non vi ho detto che potrebbe anche averlo non scritto Don, tanto è diverso da Il potere del cane o Il cartello. 

E allora se la bravura di uno scrittore si misura in questo ha ragione il mio amico: Don è il numero uno.

Buona lettura. 

Libriamoci

Ho proprio un problema con i libri io.

Se sto per finirne uno e sul comodino ne non ho almeno un altro da leggere, devo correre in libreria.

Se ne ho prestato uno, lo devo riavere: presto più facilmente e senza pensiero i vestiti, che possono anche non tornare, ma i libri no, i libri devo riaverli!

È per questo che quando a fine anno leggo le statistiche che dicono che in Italia si legge una media di un libro all’anno mi vengono i brividi.

Non so come sia possibile e invece lo è!

Allora ho contato quanti ne ho letti io nel 2014 e sono 31. A me sembrano pochi, troppo pochi eppure rapportati alla media sono abbastanza direi.

Sento di dovermi comunque giustificare.

Per esempio, quello scempio di Shantaram mi ha rubato almeno due mesi ed il viaggio estivo di quest’anno è stato impegnativo, ho letto meno di quanto avrei dovuto!

Come vi ho già detto, però, ho scoperto e adorato la Ferrante, Abate e Vitali. Ho approcciato Carofiglio.

Ho maledetto quello di Shantaram; la ragazzina de La ladra di libri; l’inutilità di Maledetta primavera e dell’ultimo della Mazzantini (Splendore); sono rimasta delusa dal mito di King (Nell’erba alta); ho ritentato con Don Winslow ma, dopo la meraviglia de Il potere del cane, deve passare un altro po’ di tempo.

Mi sono divertita con Viola Veloce e i suoi Omicidi in pausa pranzo; mi sono commossa fino alla lacrime con Fontana e la morte del suo uomo felice ma anche con il bimbo di Molto forte, incredibilmente vicino; ho avuto il piacere di leggere due novità scoperte su Twitter (Giovanni Venturi e Giulia Madonna); ho tribolato nello scoprire il responsabile dell’omicidio di Quebert.

Insomma in questo, come negli anni precedenti e come nei prossimi, mi sono emozionata e ho vissuto mille vite insieme ad i miei libri, forse è per questo che ci sono tanto legata perché per me sono una garanzia di sicura emozione, nel bene e nel male, sono portatori sani di risate, lacrime, entusiasmo, stupore, fastidio, rabbia.

È per questo che non li voglio abbandonare, che li devo tenere con me e loro, senza nulla chiedere in cambio, non mi deluderanno!

Ok, ho proprio un problema con i libri io.

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