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Abbasso Giacomina! 

Chi è Giacomina?

Bè, Giacomina sono io, sei tu, è la mia amica, è il mio amico, è il mio parente prossimo,

Giacomina è chiunque perché c’è una Giacomina/Giacomino in ognuno di noi.

E chi è costei o costui?! Bè, Giacomina è Giacomo Leopardi: quella parte pessimista di noi che compare quando meno te lo aspetti.

Sta lì buono buono, non dà fastidio a nessuno fino a quando: zac, esce fuori.

Ma mannaggia a lei (scusate, qui ne parlo al femminile perché sono abituata ad individuare le Giacomine nelle mie amiche!).

Quando meno te lo aspetti, eccola che fa capoccetta.

In genere, si manifesta quando ti piace una persona (perché ve lo dico a 15 come a 40 anni le dinamiche non cambiano!); insomma, ti piace questo o ne sei innamorata, ci esci, va pure bene e poi subito dopo zitta zitta, insalutata ospite (come direbbe mia mamma), ti si siede sul letto Giacomina. Si mette lì e comincia a parlarti all’orecchio e ti dice “guarda, che non lo so che se è stato bene, sa?!”; “guarda che hai fatto tutto tu, non te li fare i film!”; “ma che sei matta?! Gli vuoi scrivere?! E perché gli devi rompere le palle a questo mo’?!”.

Una goccia cinese, un martello pneumatico che si mette a trapanare la vostra sicurezza e fa un solco profondo e la sicurezza diventa insicurezza e le certezze se ne vanno a farsi benedire.

Abbattetela. Uccidete Giacomina, è cattiva e invidiosa e soprattutto PESSIMISTA. Fatela fuori.

Io non lo so com’è andata l’uscita, io non lo so lui com’è stato ma senz’altro non lo sa manco Giacomina; il 99% del suo pessimismo è fuffa. Non serve, è inutile!

Io ne sono matematicamente certa.

Io la odio Giacomina.

Lo sapete voi com’è andata e se penserete come Giacomina non vi godrete mai le sensazioni che le belle serate, le storie, i momenti vi possono lasciare.

Se avete voglia di scrivere: SCRIVETE; se avete voglia di telefonare: TELEFONATE; se avete voglia di mandare un segnale di fumo: MANDATELO!

A volte la paura blocca, il pessimismo frena ma perché?! E se ci fosse un Giacomino pure dall’altra parte?! Il mondo si fermerebbe.

Allora, io dico: le cose ditele e ditele per voi; fatele e fatele per voi. E non fatele per ottenere risposte ma per liberarvi; per manifestare un sentimento, una sensazione.

Sono sicura che vi sentirete meglio, tanto poi si capisce come vanno le cose. Almeno ci avete provato e tentar non nuoce. 

Chiaro?! Ecco, fidatevi!

Bene.

Ripetete con me: ABBASSO GIACOMINA… la vostra perché la mia, vi dirò, sa essere pure spiritosa in alcune circostanze,

Ode alle Ferie 

Libertà. Che bella sensazione la libertà.

Personalmente mi sento libera tutte le volte che prendo un giorno di ferie, qualsiasi cosa debba fare.

L’idea di poter disporre del mio tempo, senza renderne conto a nessuno, mi sembra una grande conquista della civiltà moderna.

Lo so, sono fortunata a poter prendere ferie perché implica avere un lavoro.

Lo so.

E infatti chi dice niente. Sono fortunatissima.

Ma mi ci sento ancora di più quando sono in ferie. 

Apprezzare il tempo che ho anche per non fare niente è una cosa meravigliosa.

Poter oziare a letto, fare shopping, leggere un libro, vedere gli amici, senza dover guardare l’orologio e pensare “devo andare che domani si lavora” è una cosa meravigliosa.

Un piccolo passo per l’uomo ed un grande passo per la propria anima.

Godetene: riposatevi, state con i vostri cari o da soli, a seconda di quello che vi aggrada di più; non usate la sveglia, mai! Ritrovatevi, che poi si ricomincia. E il traffico, il lavoro, la palestra, gli incastri, i bambini (per chi ce li ha!). 

Godetevi questo meraviglioso senso di libertà che vi regalano le ferie. 

Godetevi questa sensazione di potenza nel fare o non fare che le ferie vi permettono.

Godetevi il tempo, che ne abbiamo sempre troppo poco! 

Dire, fare, baciare

Devo dire che per me i viaggi in Vespa sono una grande fonte di ispirazione e oggi, mentre tornavo dalla stazione, e dopo, dalla palestra, ho cominciato a pensare ad un post. E se io fossi una persona normale magari avrei potuto parlarvi di cibo, politica, amore ma non credo di essere tanto normale se mi è tornato in mente il gioco: dire, fare, baciare, lettera o testamento. Ma perché direte voi, boh rispondo io.

Ma che gioco scemo era non mi ricordo manco come funzionava.

Le parole però (a parte testamento) sono carine e allora giochiamo insieme:

Dire: io dico pure troppo, stessi zitta ogni tanto ne trarremmo tutti giovamento. Con la maturità non riesco a tenermi un cecio in bocca e allora dico e dico che la dobbiamo finire con questi leggins se avete le gambe che sembrano due pagnotte. Basta.

Fare: l’altro giorno guardando le immagini di Lampedusa pensavo che è inutile fare commemorazioni che non servono a nessuno, facciamo qualcosa prima, rendiamo l’approdo e la vita di questi disgraziati dignitosa, inutili le lacrime dove c’é solo disperazione. Inutili.

Baciare: io adoro i baci. Li adoro, starei sempre a baciare, certo con chi dico io e nel modo che dico io. Bello, romantico, passionale, un po’ in disuso ma necessario per capire se una persona ti piace oppure no. Tempo fa dicevo ad una mia amica che uno non mi piaceva perché aveva un bacio troppo “linguoso”, lei mi ha ascoltato e, dopo che ho finito di dire ‘sta cazzata, mi ha risposto “guarda che non esiste un bacio troppo linguoso, come dici tu, se hai tempo di pensare alla lingua evidentemente non ti piace lui!” E aveva ragione.

Lettera: ma quanto erano belle le lettere?! Quanto?! Ne ho scritte milioni ad amiche lontane: era una gioia scriverle ed un piacere riceverle. Ora io scrivo uguale ma le mail che non sono esattamente la stessa cosa ma simili. Prima c’era la scelta della carta e poi della penna, ora a stento so firmare con una penna in mano. Ma il principio rimane, e quando non riuscite a dire scrivete che l’effetto é lo stesso, a volte migliore. Per me quasi sempre migliore perché ho il tempo di contare fino a 100 prima di scrivere.

Testamento, spero ci sia tempo. Niente da dichiarare.

Meno male che i miei tragitti in vespa sono brevi sennò vi toccava 1,2,3 stella al prossimo post … a proposito…