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Less is more 

Lo so, lo so, sono una povera superficiale. D’altronde già me lo hanno detto e me lo tengo.

Sì, sono una superficiale ed é per questo che su tutta la questione dei Casamonica ho bisogno di dire la mia da un punto di vista “poco profondo” diciamo!

Vado, eh! 

Ho visto le foto, non tanto del funerale vero e proprio quanto della messa di suffragio di 7 giorni dopo. 

Beh, ragazzi, quanta roba! 

Ma dico, avete dato un’occhiata all’outfit delle addolorate?

Penso che loro non conoscano il detto “less is more”… ma quanta roba avevano addosso?

Le gonne: larghe, lunghe, con colori improbabili. Roba che era dagli anni ’90 che non vedevo tanto orrore in un pezzo solo.

I tacchi: alti, altissimi, con zeppe da trampolieri.

Le magliette: strette, strettissime con effetto lonza garantito. 

I capelli: lunghi, neri, tendenzialmente sporchi con immancabile mollettone.

Anche la sobria vecchietta con abito nero e capelli legati bianchi mi sbaglia tutto con l’accessorio d’oro garantito che manco la Madonna di Pompei. 

E gli uomini? 

Vi dirò, forse un po’ meglio: tutti in maglia nera, decisamente aderente e jeans o pantalone nero con scarpe che manco negli anni ’90, questo sì! 

Ho adocchiato solo un paio con il pinocchietto per il quale non voglio spendere manco mezza riga che il mio dito si rifiuta di scrivere. 

I cappelli diciamo che sono la cosa che ho apprezzato di più, indossati soprattutto dai vecchietti. 

Ok che sono zingari (o forse lo erano perché se hai colonizzato un intero quartiere da decenni, zingaro non lo sei più!) ma mi sentirei di consigliare una maggiore cura nell’abbigliamento, una maggiore cura del dettaglio, una maggiore cura nello spendere (o rubare) i soldi.

Mi sentirei anche di consigliare una maggiore cura nell’alimentazione perché, ragazze, oltre a vestirvi in modo improbabile, direi che avete anche esagerato con la pancetta. 

Va bene la tradizione ma qua si tratta proprio di cattivo gusto. 

Mai visto tanto orrore vestiario in così poco spazio. 

Ora io non voglio proprio entrare nel merito della questione, proprio no.

Giusto o sbagliato; chi c’era e chi non c’era; perché c’erano e perché no. Non lo voglio fare, non mi interessa. Ovviamente la mia idea ce l’ho e me la tengo pure.

Accontentatevi della mia superficialità e del mio consiglio alle sig.re.

Ragazze, non credo sia possibile che mi facciate considerare il più elegante il Super Carabiniere che vi é venuto a sorvegliare, in divisa con tanto di gradi ed orologio in bella vista.

Non me lo fate fare, che é brutto. 

Prendete esempio dai vostri uomini, donne, e ricordate sempre “less is more”.

Ok? Siamo intese? Ci vediamo alla prossima. Non mi deludete.

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E sE(X)PO’!

E succede spesso così: io una cosa non la voglio fare e poi la faccio e dico “ma meno male che l’ho fatta!”.

Che cosa?! Ecco, l’Expo. Io non ci volevo andare e, sicuramente, non ci sarei partita apposta da Roma per vederlo ma è capitata un’occasione e che fai?! L’hanno inaugurato, stai lì, puoi prenderti mezza giornata e ci vai. Non puoi non andare.

E fai bene ad andare, vi dirò che tornando indietro forse bisognerebbe partirci da Roma e non solo per mezza giornata. Ce ne vogliono almeno due di giornate intere per vedere tutto.

Premesso che io non voglio mettermi a fare polemica, quindi vi racconto la mia esperienza senza incisi, senza qualunquismi, senza demagogia, senza dietrologie così, quello che ho visto.

E che ho visto?! Ho visto una cosa spettacolare che VA VISTA perché non è che tutti i giorni fanno un Expo.

Facile arrivarci: prendi la metro in centro ed i 20 minuti sei lì. Infrasettimanale, ora di pranzo, zero casino.

Poi ti spari ‘sti 800 metri che ti separano dai padiglioni e poi puoi tranquillamente rimanere a bocca aperta.

Non so che immaginate voi ma io non mi ero molto informata e mi immaginavo tipo una sagra della Coldiretti ma mondiale: ognuno con il suo spazietto che mi fa assaggiare i prodotti tipici e invece no…

Ogni Stato interpreta a modo suo: c’è il padiglione di fango del Sudan, vuoto; c’è il giro in Vietnam con le bancarelle; c’è la Colombia (bellissima!) che ti parla dei suoi cinque microclimi e lo fa in modo spettacolare, per carità, bellissimo ma una parola su quello che mi posso venire a mangiare da voi me la vuoi dire?! Sicuramente mi hanno dato un’idea per un eventuale, spettacolare e variegato viaggio di nozze, per dire, ma poi magari morirò di fame perchè non si parla di cibo quindi soprassiedo.

Gli Stati Uniti potevano fare di più, molto di più; vi evito il commento su “non si vive di solo pane” dello Stato Vaticano perché mi sono rifiutata di entrare, così come non sono andata in Israele; bellissimo l’Iran con un lungo corridoio di immagini e spezie: bellissima anche la struttura; dorato l’Oman; folcloristico il Kazakhstan dove faranno l’Expo 2017.

Il mio preferito tra quelli che ho visto?! Il padiglione spagnolo perché hanno interpretato al meglio lo spirito dell’Expo o almeno quello che immaginavo fosse. Colorato, pieno di immagini di cibo e prodotti tipici, rifinito, allegro, originale… insomma, bello ma pure qua neanche una tapas.

L’Italia immensa con un lungo corridoio e l’albero della vita, meno scenografico di giorno che di notte, ma da vedere.

Insomma, vi direi: andate, perché ne vale la pena. Prendetevi del tempo, almeno due giorni e gironzolate, divertitevi. Si può e si deve fare.

Fatto lo spottone mi chiedo: ma vi pare normale che solo la Polonia ti offre due dolcetti?! Capisco che magari non ce ne sarebbe per tutti però dico, ragazzi, che ce siete venuti a fa’?! Non si doveva parlare di cibo?! E il cibo forse non si mangia?! Non so, direi: “pensateci: avete 5 mesi e mezzo, organizzatevi e fateci assaggiare un pezzo di formaggio, una patatina, un pezzo di pane che ne so. Stupitemi!” … io poi magari ci ritorno.

Siamo d’accordo allora?! Io penso alla Colombia per un eventuale, spettacolare e variegato viaggio di nozze ma voi pensate alla mia pancia.