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Furore

Vi dovete fare questo regalo: dovete andare a vedere Furore con Popolizio al Teatro India. Avete tempo fino al 1’ dicembre se siete di Roma, invito gli altri a vederlo appena sarà a casa loro.

È una performance straordinaria.

Lui è bravissimo. Lui attualmente è il teatro.

Rilegge brani di Furore di Steinbeck e lo fa in un modo travolgente, sconvolgente, accompagnato da batteria e percussioni varie.

È uno spettacolo straordinario.

Raramente ho visto a teatro qualcosa di più emozionante.

C’è tutto: l’angoscia della emigrazione, della fame, della disperazione; c’è la rabbia di un popolo che deve lasciare casa sua; il furore della rabbia, della paura.

Popolizio è di una bravura disarmante: cambia il tono della voce, i movimenti del corpo in funzione del racconto.

E la musica che accompagna è, come vi posso dire, perfetta?!

“Come faremo a vivere senza le nostre vite?”: é la sintesi del dramma che ha vissuto questo popolo, che vivono tutti i popoli costretti a lasciare la propria vita per cercare di viverne un’altra, per loro e per i propri figli.

Pensiamoci quando trattiamo male qualcuno che a casa sua non sta, quando chiudiamo la porta, quando chiudiamo i porti.

PENSIAMOCI, che loro già stanno facendo la fatica di vivere una vita che non è la loro.

Fatevi un regalo: andate a vedere questo spettacolo.

E sE(X)PO’!

E succede spesso così: io una cosa non la voglio fare e poi la faccio e dico “ma meno male che l’ho fatta!”.

Che cosa?! Ecco, l’Expo. Io non ci volevo andare e, sicuramente, non ci sarei partita apposta da Roma per vederlo ma è capitata un’occasione e che fai?! L’hanno inaugurato, stai lì, puoi prenderti mezza giornata e ci vai. Non puoi non andare.

E fai bene ad andare, vi dirò che tornando indietro forse bisognerebbe partirci da Roma e non solo per mezza giornata. Ce ne vogliono almeno due di giornate intere per vedere tutto.

Premesso che io non voglio mettermi a fare polemica, quindi vi racconto la mia esperienza senza incisi, senza qualunquismi, senza demagogia, senza dietrologie così, quello che ho visto.

E che ho visto?! Ho visto una cosa spettacolare che VA VISTA perché non è che tutti i giorni fanno un Expo.

Facile arrivarci: prendi la metro in centro ed i 20 minuti sei lì. Infrasettimanale, ora di pranzo, zero casino.

Poi ti spari ‘sti 800 metri che ti separano dai padiglioni e poi puoi tranquillamente rimanere a bocca aperta.

Non so che immaginate voi ma io non mi ero molto informata e mi immaginavo tipo una sagra della Coldiretti ma mondiale: ognuno con il suo spazietto che mi fa assaggiare i prodotti tipici e invece no…

Ogni Stato interpreta a modo suo: c’è il padiglione di fango del Sudan, vuoto; c’è il giro in Vietnam con le bancarelle; c’è la Colombia (bellissima!) che ti parla dei suoi cinque microclimi e lo fa in modo spettacolare, per carità, bellissimo ma una parola su quello che mi posso venire a mangiare da voi me la vuoi dire?! Sicuramente mi hanno dato un’idea per un eventuale, spettacolare e variegato viaggio di nozze, per dire, ma poi magari morirò di fame perchè non si parla di cibo quindi soprassiedo.

Gli Stati Uniti potevano fare di più, molto di più; vi evito il commento su “non si vive di solo pane” dello Stato Vaticano perché mi sono rifiutata di entrare, così come non sono andata in Israele; bellissimo l’Iran con un lungo corridoio di immagini e spezie: bellissima anche la struttura; dorato l’Oman; folcloristico il Kazakhstan dove faranno l’Expo 2017.

Il mio preferito tra quelli che ho visto?! Il padiglione spagnolo perché hanno interpretato al meglio lo spirito dell’Expo o almeno quello che immaginavo fosse. Colorato, pieno di immagini di cibo e prodotti tipici, rifinito, allegro, originale… insomma, bello ma pure qua neanche una tapas.

L’Italia immensa con un lungo corridoio e l’albero della vita, meno scenografico di giorno che di notte, ma da vedere.

Insomma, vi direi: andate, perché ne vale la pena. Prendetevi del tempo, almeno due giorni e gironzolate, divertitevi. Si può e si deve fare.

Fatto lo spottone mi chiedo: ma vi pare normale che solo la Polonia ti offre due dolcetti?! Capisco che magari non ce ne sarebbe per tutti però dico, ragazzi, che ce siete venuti a fa’?! Non si doveva parlare di cibo?! E il cibo forse non si mangia?! Non so, direi: “pensateci: avete 5 mesi e mezzo, organizzatevi e fateci assaggiare un pezzo di formaggio, una patatina, un pezzo di pane che ne so. Stupitemi!” … io poi magari ci ritorno.

Siamo d’accordo allora?! Io penso alla Colombia per un eventuale, spettacolare e variegato viaggio di nozze ma voi pensate alla mia pancia.

 

 

I’m so sorry

Mi chiedevo se anche a voi capita di dire “mi dispiace”; a me capita spesso ma magari non agli altri, a me stessa, nella mia testa.

Lo dico di continuo, perché penso a delle cose ed eccolo lì il “mi dispiace”.

Volete sapere quando, perché e di cosa mi dispiaccio? Ve lo dico.

  • Mi dispiace quando vedo un maledetto parcheggiato davanti allo scivolo dei disabili e non posso rigargli la macchina;
  • mi dispiace che non mi ami;
  • mi dispiace che sono tornati di moda gli anni ’80 (spero finisca presto!);
  • mi dispiace non poter passare più tempo con la mia meravigliosa cana;
  • mi dispiace che Gigi D’Alessio abbia successo;
  • mi dispiace che non sia sempre estate;
  • mi dispiace non poterti dimostrare quanto ti amo io;
  • mi dispiace che esistono le Hogan;
  • mi dispiace che questo blog non valga 8 milioni di € come quello della bocconiana;
  • mi dispiace non avere la possibilità di rispondere come vorrei sempre a chi voglio;
  • mi dispiace non poter spendere tutti miei soldi in abbigliamento e accessori;
  • mi dispiace vederti cambiare in poche ore e non capirne il motivo;
  • mi dispiace non essere stata in grado di lanciare l’hashtag #giannininudo e vederlo così in trasmissione;
  • mi dispiace non poter uccidere tutti quelli che maltrattano i cani e i bambini;
  • mi dispiace che c’è la crisi;
  • mi dispiace che ci sono le guerre;
  • mi dispiace che c’è la fame nel mondo;
  • mi dispiace non potermi sfondare di nutella;
  • mi dispiace non poter picchiare delle persone che reputo insopportabili;
  • mi dispiace che alcune persone non si lavano e puzzano;
  • mi dispiace non potermi “pelare” di nuovo…

ma soprattutto…

mi dispiace dover dire MI DISPIACE!