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China Doll

Secondo me quando cominci a scrivere una serie di libri più vai avanti e più ti perfezioni.Non credo che uno scrittore parta pensando: ora scrivo una serie, no?! Penso, piuttosto, che ne scrivi uno e poi ti avanzano idee per altri libri e così ti metti lì e il tuo personaggio riprende vita e, anzi, vive di vita propria.

Il lettore si accorge di questo soprattutto quando riesce a leggere due libri di seguito della suddetta serie.

Ed è ciò che ho fatto io con Winslow ed il suo Neal Carrey che stavolta si trova in Cina con China Girl.

Neal è sempre quel detective che aiuta gli “amici di famiglia” a trovare persone scomparse. 

Stavolta proprio non vorrebbe dopo essersi stabilizzato in Inghilterra, ma il suo “paparino”, Graham, se lo va a riprendere. 

Insomma comincia la ricerca di questa strafica cinese di cui si è innamorato un biologo (o qualcosa di simile) statunitense che va riportato a casa.

Sembra cosa facile ma con Winslow niente lo è!

Tutti inseguono tutti, tutti scappano da tutti, tutti hanno una loro versione e nessuno può credere a nessuno.

Un macello che la metà basta.

Non ci si rilassa mai.

E il libro scorre per questo, scorre che è un piacere.

La bellezza qui è data dal paesaggio: viene descritto un mondo (quello cinese) e delle tradizioni che noi occidentali non possiamo arrivare a capire.

Affascinante, coinvolgente.

Neal diventa più simpatico ma c’ha una sfiga rara: tra questo e l’altro libro rischia di morire qualcosa come 30 volte.

A volte un po’ forzato ma nell’insieme sono da seguire le avventure dello studente della Colombia. 

Ora pazientemente aspetto il seguito.

Daje Don! 

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E sE(X)PO’!

E succede spesso così: io una cosa non la voglio fare e poi la faccio e dico “ma meno male che l’ho fatta!”.

Che cosa?! Ecco, l’Expo. Io non ci volevo andare e, sicuramente, non ci sarei partita apposta da Roma per vederlo ma è capitata un’occasione e che fai?! L’hanno inaugurato, stai lì, puoi prenderti mezza giornata e ci vai. Non puoi non andare.

E fai bene ad andare, vi dirò che tornando indietro forse bisognerebbe partirci da Roma e non solo per mezza giornata. Ce ne vogliono almeno due di giornate intere per vedere tutto.

Premesso che io non voglio mettermi a fare polemica, quindi vi racconto la mia esperienza senza incisi, senza qualunquismi, senza demagogia, senza dietrologie così, quello che ho visto.

E che ho visto?! Ho visto una cosa spettacolare che VA VISTA perché non è che tutti i giorni fanno un Expo.

Facile arrivarci: prendi la metro in centro ed i 20 minuti sei lì. Infrasettimanale, ora di pranzo, zero casino.

Poi ti spari ‘sti 800 metri che ti separano dai padiglioni e poi puoi tranquillamente rimanere a bocca aperta.

Non so che immaginate voi ma io non mi ero molto informata e mi immaginavo tipo una sagra della Coldiretti ma mondiale: ognuno con il suo spazietto che mi fa assaggiare i prodotti tipici e invece no…

Ogni Stato interpreta a modo suo: c’è il padiglione di fango del Sudan, vuoto; c’è il giro in Vietnam con le bancarelle; c’è la Colombia (bellissima!) che ti parla dei suoi cinque microclimi e lo fa in modo spettacolare, per carità, bellissimo ma una parola su quello che mi posso venire a mangiare da voi me la vuoi dire?! Sicuramente mi hanno dato un’idea per un eventuale, spettacolare e variegato viaggio di nozze, per dire, ma poi magari morirò di fame perchè non si parla di cibo quindi soprassiedo.

Gli Stati Uniti potevano fare di più, molto di più; vi evito il commento su “non si vive di solo pane” dello Stato Vaticano perché mi sono rifiutata di entrare, così come non sono andata in Israele; bellissimo l’Iran con un lungo corridoio di immagini e spezie: bellissima anche la struttura; dorato l’Oman; folcloristico il Kazakhstan dove faranno l’Expo 2017.

Il mio preferito tra quelli che ho visto?! Il padiglione spagnolo perché hanno interpretato al meglio lo spirito dell’Expo o almeno quello che immaginavo fosse. Colorato, pieno di immagini di cibo e prodotti tipici, rifinito, allegro, originale… insomma, bello ma pure qua neanche una tapas.

L’Italia immensa con un lungo corridoio e l’albero della vita, meno scenografico di giorno che di notte, ma da vedere.

Insomma, vi direi: andate, perché ne vale la pena. Prendetevi del tempo, almeno due giorni e gironzolate, divertitevi. Si può e si deve fare.

Fatto lo spottone mi chiedo: ma vi pare normale che solo la Polonia ti offre due dolcetti?! Capisco che magari non ce ne sarebbe per tutti però dico, ragazzi, che ce siete venuti a fa’?! Non si doveva parlare di cibo?! E il cibo forse non si mangia?! Non so, direi: “pensateci: avete 5 mesi e mezzo, organizzatevi e fateci assaggiare un pezzo di formaggio, una patatina, un pezzo di pane che ne so. Stupitemi!” … io poi magari ci ritorno.

Siamo d’accordo allora?! Io penso alla Colombia per un eventuale, spettacolare e variegato viaggio di nozze ma voi pensate alla mia pancia.

 

 

Christmas gifts

Non so se vi ho mai parlato degli @indivanados che seguo su Twitter.
Trattasi dei “Rivoluzionari del Divano” e con loro facciamo l’almanacco del giorno dopo.
Vi ricordate l’almanacco?!
Mi sa che io sono nata e già non si faceva più. Fatto sta che il capo Indivanados mi ha assegnato la rubrica della moda e sempre grata gliene sarò.
Ogni sera quindi dalle 19.45 alle 20.15 ognuno della “redazione” prepara tweet per il proprio tema.
Ovviamente i miei, ultimamente danno consigli modaioli e natalizi.
Ho pensato che, visto che non tutti mi seguono pure su Twitter, è carino mettere a conoscenza anche voi delle mie indicazioni.
Contravvenendo alla regola del 5 ve ne do 3.
1) Questo è l’anno del bauletto. Must have have have! A parte la speedy di Vuitton, di cui si è abbondantemente parlato, il mio preferito oggi come oggi è quello di Twin set, grigio, con borchie a forma di cuore. Direi perfetto per un regalo fashion.
2) Quei gran geni della mason Dior si sono inventati un super bijou. Io lo vorrei immensamente, per dire. Si tratta di un orecchino, Mise en Dior, con doppia perla (la più piccola va sulla parte anteriore del lobo e la più grande va nella parte posteriore); fatto in varie colorazioni, eviterei il bianco che mi sembra banale, per il resto tutti i colori sono ammessi. Prezzo manco esagerato per essere Dior. Super chic è regalarne solo uno!
3) Se, invece, siete alla moda ma volete anche fare beneficienza c’è Marni con le sue magliette Charity project, disegnate da bambini di alcune scuole in Colombia, Nairobi, Giappone e Italia che hanno partecipato al progetto “NATURE IN MY COUNTRY”. Divertenti, colorate e benefiche.

Chiaramente ho i prezzi di tutto ma non è carino scriverli, caso mai qualcuno ricevesse i doni in questione. Quindi, in caso, scrivete a vadobenecosi@gmail.com e vi sarà detto. Buon Natale.

PS: se ci fosse qualche anima pia all’ascolto ho tagliato i capelli e il punto 2 sarebbe perfetto al mio lobo. Così, per dire!

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