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E sE(X)PO’!

E succede spesso così: io una cosa non la voglio fare e poi la faccio e dico “ma meno male che l’ho fatta!”.

Che cosa?! Ecco, l’Expo. Io non ci volevo andare e, sicuramente, non ci sarei partita apposta da Roma per vederlo ma è capitata un’occasione e che fai?! L’hanno inaugurato, stai lì, puoi prenderti mezza giornata e ci vai. Non puoi non andare.

E fai bene ad andare, vi dirò che tornando indietro forse bisognerebbe partirci da Roma e non solo per mezza giornata. Ce ne vogliono almeno due di giornate intere per vedere tutto.

Premesso che io non voglio mettermi a fare polemica, quindi vi racconto la mia esperienza senza incisi, senza qualunquismi, senza demagogia, senza dietrologie così, quello che ho visto.

E che ho visto?! Ho visto una cosa spettacolare che VA VISTA perché non è che tutti i giorni fanno un Expo.

Facile arrivarci: prendi la metro in centro ed i 20 minuti sei lì. Infrasettimanale, ora di pranzo, zero casino.

Poi ti spari ‘sti 800 metri che ti separano dai padiglioni e poi puoi tranquillamente rimanere a bocca aperta.

Non so che immaginate voi ma io non mi ero molto informata e mi immaginavo tipo una sagra della Coldiretti ma mondiale: ognuno con il suo spazietto che mi fa assaggiare i prodotti tipici e invece no…

Ogni Stato interpreta a modo suo: c’è il padiglione di fango del Sudan, vuoto; c’è il giro in Vietnam con le bancarelle; c’è la Colombia (bellissima!) che ti parla dei suoi cinque microclimi e lo fa in modo spettacolare, per carità, bellissimo ma una parola su quello che mi posso venire a mangiare da voi me la vuoi dire?! Sicuramente mi hanno dato un’idea per un eventuale, spettacolare e variegato viaggio di nozze, per dire, ma poi magari morirò di fame perchè non si parla di cibo quindi soprassiedo.

Gli Stati Uniti potevano fare di più, molto di più; vi evito il commento su “non si vive di solo pane” dello Stato Vaticano perché mi sono rifiutata di entrare, così come non sono andata in Israele; bellissimo l’Iran con un lungo corridoio di immagini e spezie: bellissima anche la struttura; dorato l’Oman; folcloristico il Kazakhstan dove faranno l’Expo 2017.

Il mio preferito tra quelli che ho visto?! Il padiglione spagnolo perché hanno interpretato al meglio lo spirito dell’Expo o almeno quello che immaginavo fosse. Colorato, pieno di immagini di cibo e prodotti tipici, rifinito, allegro, originale… insomma, bello ma pure qua neanche una tapas.

L’Italia immensa con un lungo corridoio e l’albero della vita, meno scenografico di giorno che di notte, ma da vedere.

Insomma, vi direi: andate, perché ne vale la pena. Prendetevi del tempo, almeno due giorni e gironzolate, divertitevi. Si può e si deve fare.

Fatto lo spottone mi chiedo: ma vi pare normale che solo la Polonia ti offre due dolcetti?! Capisco che magari non ce ne sarebbe per tutti però dico, ragazzi, che ce siete venuti a fa’?! Non si doveva parlare di cibo?! E il cibo forse non si mangia?! Non so, direi: “pensateci: avete 5 mesi e mezzo, organizzatevi e fateci assaggiare un pezzo di formaggio, una patatina, un pezzo di pane che ne so. Stupitemi!” … io poi magari ci ritorno.

Siamo d’accordo allora?! Io penso alla Colombia per un eventuale, spettacolare e variegato viaggio di nozze ma voi pensate alla mia pancia.

 

 

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Quanta originalità!

E questo è uno di quei casi (rari, rarissimi!) in cui il film batte il libro.

Questo è il caso di Noi & la Giulia che batte 1300 Giulia & altri miracoli.

Secondo me la storia rende meglio sullo schermo del cinema che tra le pagine del libro. Sarà che a me il libro non era proprio piaciuto.

Poi, però, io sono di coccio: non mi piace il libro e vado a vedere il film: sono un fenomeno! E ma io dovevo capire, dovevo vedere, dovevo sbatterci la testa.

E l’ho fatto e vi dirò meno peggio di quanto credessi.

Il protagonista è Diego che, dopo la morte del padre, decide di abbandonare la sua monotona vita per trasferirsi in campagna e mettere su un agriturismo.

Quanta originalità!

Nel farlo si imbatte in altri due sfigati come lui: stessa età, stessa sfiga nella vita, stesso desiderio di cambiarla.

Quanta originalità!

Comprano una catapecchia, la rimettono su con l’aiuto di una disgraziata incinta e di un quarto deluso dalla vita pure lui.

Quanta originalità!

Sistemano tutto, stanno per partire con l’impresa e interviene la malavita a chiedere il pizzo e qui davvero parte l’originalità della storia perché il Che Guevara de noartri, interpretato da un Amendola in versione Mario Brega, si ribella e comincia il divertimento che non vi sto a dire perché vi rovinerei la storia.

I protagonisti: Argentero, Leo, Amendola, Foglietta, Fresi e Buccirosso sono carini, bravi, stanno nella parte. Un colpo vedere Amendola nei panni di Mario Brega, per chi come me è cresciuta con i film di Verdone, ma ci sta; così come un fastidio vedere la Foglietta con quel taglio di capelli: mezzi rasati e mezzi lunghi, che volevano essere da alternativa ma che a me facevano venire in mente solo un paio di forbici per pareggiare lo scempio.

Che dire, quindi?! Nì, senza infamia e senza lode ma d’altronde pure il libro era così secondo me… anzi, alcune scene rendono meglio viste che lette, come dicevo: tipo il ciccio che sviene al pensiero della violenza o i due ragazzini agli arresti o il criminale con la Giulia e la musica sotto terra.

Insomma, si fa vedere il film, si può vedere.