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Maria cucina punto it

L’altro giorno apro Facebook e tra le notizie leggo un post della mia amica Maria, la quale pubblica una delle tante ricette che conosce.

Mi metto lì, leggo la ricetta e (al di là del fatto che io non mangio il pesce) le seppie con humus (e non ricordo quale altro ingrediente) sembrano, magicamente, la cosa più facile da fare nella vita.

Ecco Maria, come tutte le cuoche, ha questa capacità del “che ci vuole”…cioè ti propone la torta a mille strati, la caponata di ogni tipo di vegetale, il riso in crosta di parmigiano, in 10 minuti.

Maria, per fortuna vostra, ha un blog di cucina che vi invito a consultare e si chiama mariacucina.it .

Ora, il mio spottone è legato al fatto che io la sua cucina l’ho provata.

Circa dieci giorni fa mi ha invitata a cena e che facevo?! Non ci andavo?!

A differenza di quello che si può immaginare lei non pesa 200kg e ti accoglie con la parannanza no, lei è secca un chiodo, apre la porta in minigonna e ti imbandisce una tavola che manco ad un pranzo di nozze!

Vegetariana io, vegetariana lei mi ha fatto assaggiare giusto due cose che tanto “che ci vuole”: crostini con burrata; guacamole preparato da lei; pasta pomodorini secchi e zucchine; felafel e caponata; e, per finire, creme caramel!

Ma che vi devo raccontare di più?! Dei felafel forse che, su tutto, mi hanno conquistata… perché la genia li ha fatti come vanno fatti, ossia con le fave, e non con i ceci.

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Ora, facciamo così: voi vi fate un giro sul blog, sperimentate le ricette, le mettete a punto e mi invitate; io confido nella magnanimità e nelle porzioni take away di Maria.

Daje, che squadra che siamo!

 

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E sE(X)PO’!

E succede spesso così: io una cosa non la voglio fare e poi la faccio e dico “ma meno male che l’ho fatta!”.

Che cosa?! Ecco, l’Expo. Io non ci volevo andare e, sicuramente, non ci sarei partita apposta da Roma per vederlo ma è capitata un’occasione e che fai?! L’hanno inaugurato, stai lì, puoi prenderti mezza giornata e ci vai. Non puoi non andare.

E fai bene ad andare, vi dirò che tornando indietro forse bisognerebbe partirci da Roma e non solo per mezza giornata. Ce ne vogliono almeno due di giornate intere per vedere tutto.

Premesso che io non voglio mettermi a fare polemica, quindi vi racconto la mia esperienza senza incisi, senza qualunquismi, senza demagogia, senza dietrologie così, quello che ho visto.

E che ho visto?! Ho visto una cosa spettacolare che VA VISTA perché non è che tutti i giorni fanno un Expo.

Facile arrivarci: prendi la metro in centro ed i 20 minuti sei lì. Infrasettimanale, ora di pranzo, zero casino.

Poi ti spari ‘sti 800 metri che ti separano dai padiglioni e poi puoi tranquillamente rimanere a bocca aperta.

Non so che immaginate voi ma io non mi ero molto informata e mi immaginavo tipo una sagra della Coldiretti ma mondiale: ognuno con il suo spazietto che mi fa assaggiare i prodotti tipici e invece no…

Ogni Stato interpreta a modo suo: c’è il padiglione di fango del Sudan, vuoto; c’è il giro in Vietnam con le bancarelle; c’è la Colombia (bellissima!) che ti parla dei suoi cinque microclimi e lo fa in modo spettacolare, per carità, bellissimo ma una parola su quello che mi posso venire a mangiare da voi me la vuoi dire?! Sicuramente mi hanno dato un’idea per un eventuale, spettacolare e variegato viaggio di nozze, per dire, ma poi magari morirò di fame perchè non si parla di cibo quindi soprassiedo.

Gli Stati Uniti potevano fare di più, molto di più; vi evito il commento su “non si vive di solo pane” dello Stato Vaticano perché mi sono rifiutata di entrare, così come non sono andata in Israele; bellissimo l’Iran con un lungo corridoio di immagini e spezie: bellissima anche la struttura; dorato l’Oman; folcloristico il Kazakhstan dove faranno l’Expo 2017.

Il mio preferito tra quelli che ho visto?! Il padiglione spagnolo perché hanno interpretato al meglio lo spirito dell’Expo o almeno quello che immaginavo fosse. Colorato, pieno di immagini di cibo e prodotti tipici, rifinito, allegro, originale… insomma, bello ma pure qua neanche una tapas.

L’Italia immensa con un lungo corridoio e l’albero della vita, meno scenografico di giorno che di notte, ma da vedere.

Insomma, vi direi: andate, perché ne vale la pena. Prendetevi del tempo, almeno due giorni e gironzolate, divertitevi. Si può e si deve fare.

Fatto lo spottone mi chiedo: ma vi pare normale che solo la Polonia ti offre due dolcetti?! Capisco che magari non ce ne sarebbe per tutti però dico, ragazzi, che ce siete venuti a fa’?! Non si doveva parlare di cibo?! E il cibo forse non si mangia?! Non so, direi: “pensateci: avete 5 mesi e mezzo, organizzatevi e fateci assaggiare un pezzo di formaggio, una patatina, un pezzo di pane che ne so. Stupitemi!” … io poi magari ci ritorno.

Siamo d’accordo allora?! Io penso alla Colombia per un eventuale, spettacolare e variegato viaggio di nozze ma voi pensate alla mia pancia.

 

 

Fidatevi di me

Mi sono sempre chiesta come si faccia a scrivere un libro a quattro mani. Oddio, mi sono sempre chiesta anche come si faccia a scrivere un libro ma questa è un’altra storia.

Comunque, sono curiosa di sapere come si fa e, se mai avrò il piacere di conoscere Francesco Abate, mi sono ripromessa di chiederglielo. Perché mi immagino scene tipo: seduti a tavolino, tu dici una cosa, io ne dico un’altra e poi uno dei due scrive; oppure tu fai un pezzo, io ne faccio un altro e poi li uniamo; o ancora io mi occupo di questo personaggio, tu dell’altro e poi mettiamo insieme; insomma, non so e vorrei sapere.

Il tutto perché ho letto un altro libro di Abate (e lo sapete che c’ho il debole!) con Massimo Carlotto questa volta, di cui niente mai avevo letto.

Il libro è Mi fido di te ed è troppo divertente.

Si tratta della storia di un malavitoso che non puoi non amare perché come tutti i personaggi di Abate (e stavolta Carlotto) criminali, disgraziati, irrimediabilmente disonesti, fondamentalmente stronzi sono così affascinanti, bellocci e figli di una buona mamma, che si fanno adorare.

Lui è Gigi Vianello, e per tutta la lettura ho pensato a come cavolo gli è venuto in mente questo nome (ma d’altronde me lo chiedo per tutti i nomi dei personaggi dei libri di Frisko), che fa ridere di suo ma che poco c’entra con la figura di questo “bastardo” che prima droga il Veneto e poi intossica la Sardegna.

Bè la prestoria in Veneto è da lacrime agli occhi. Lui, incastrato in una famiglia di pazzi e straricchi criminali con la figlia oca ed i suoi piani telefonici, riesce ad incastrarli e scappare e si rifugia in Sardegna, che avvelena con cibo scadente, salvo aprire un ristorante di elìte. Qui, però, una donna segnerà la sua fine ed il passato ritornerà spedendolo in una “campagna di Russia” da dove chissà come uscirà… perché non è dato sapere.

Divertente, colorito, spassoso, con il gradito ritorno del “cattivo cronista” Rudy Saporito ed un sottofondo musicale di tutto rispetto “se fosse stato un film, ma questo non è un film” e meno male altrimenti avrei dovuto sentire “Mi fido di te” come canzone finale e io, consentitemi, ma Jovanotti e la sua zeppola proprio non li sopporto!

Veg e sto.

Io sono vegetariana.

Non vegana o crudista: VE GE TA RIA NA!

E me ne vanto e voi che non lo siete e mi guardate come fossi un’aliena: mi state sulle palle! Ma non perché non lo siete ma perché mi guardate come fossi una strana. Gli strani siete voi!

Lotto con questa cosa da 20anni, ho incontrato di tutto “quindi non mangi carne… e il pesce?”; “No, sono arancini al burro, con il prosciutto… mica è carne!” “Scusi sig.na ma che c’è venuta a fare a ristorante se non mangia niente?!”… e chi sarebbe la strana??? Io??? Non credo proprio.

Ma poi io non scoccio, vado ovunque, mi metto lì, studio il menù e cerco di trovare qualcosa che mi piace e, soprattutto, che prima di mangiarlo non camminava o nuotava felice una pozza di acqua!

Provate voi a rispondere sempre le stesse cose al perché non mangio carne e pesce; provate voi a mantenere la calma quando vi guardano come una scesa da Marte; provate voi a non sbroccare quando tentano di darvi motivazioni scientifiche, che non conoscono; provate voi a non dire col cuore, urlando “mi aveteeee rottooooo le palleeeee (che non ho) voi e le vostre proteine animali del cavolo (che poi è vegetale!)”!