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Per niente benvenuti 

Se c’è una cosa che mi manda in bestia sono le cose inutili.Quando leggo un libro o vedo un film inutile mi sale il sangue al cervello.

Ieri sera è successo questo vedendo Benvenuti ma non troppo.

Che fastidio.

Questi francesi hanno le idee ma rimangono solo quelle, non le sanno sviluppare o, pure se lo sanno fare, si perdono.

Crisi degli alloggi in Francia, a Parigi, e il Governo “di sinistra” si inventa di aprire le case dei ricchi per ospitare i poveri.

Incappano in questo decreto, 2 famiglie straricche nel centro di Parigi.

La prima conservatrice; la seconda radical chic. Nessuno vuole in casa nessuno e così cominciano sotterfugi che si rileveranno inutili perché il palazzo diventa una specie di comune.

Al solito, come in tutti i film francesi, tantissime chiacchiere; belle locations; personaggi meschini; attori fastidiosi; outfit osceni.

Che altro vi posso dire: ad un certo punto mi faceva male la testa per quanto urlavano, ma che bisogno c’è di mettere tante parole?!

E poi la lunghezza. La noia. E l’inconcludenza del finale: così, di punto in bianco, quello che c’era in c’è più senza spiegazioni!

Vabbè, se vi dico inutile credetemi.

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Urlo di Munch!

No ma dico, de Giovanni, mica sarai pazzo?!

Ma che si finisce così un libro?! Ma che mi lasci con il cuore in gola con questa storia del bambino che non voglio immaginare neanche come va a finire?!

E ti credo che, prima di Ricciardi, facciano una fiction con Lojacono perché sembra di vedere un film quando leggi.

E che cavolo.

Buio per i bastardi dì Pizzofalcone é un film.

Le descrizioni sono così accurate che stai nel libro.

I personaggi così delineati che li potresti disegnare.

E però non si fa così, non si lascia il lettore con questa angoscia terribile.

Dodo, 10 anni, viene rapito durante la gita in un museo.

Una famiglia ricca e disastrata lo cerca, spera di trovarlo, si dispera.

Mamma, padre, nonno cattivo, compagno della madre inutile, segretaria del nonno strega, tutti (alla fine) legati da un unico interesse: Edoardo, detto Dodo.

Non si trova, lui accucciato in una stanza buia con il suo Batman in attesa che quel grandissimo eroe di suo papà lo venga a recuperare.

Povero Dodo, poveri Bastardi alle prese con un caso che sembra più grande di loro ma che non lo é perché loro fanno gruppo.
Ognuno dei bastardi si mette al servizio dell’altro per trovare una soluzione, per cercare un colpevole e anche il nostro Lojacono, che sembra interessato ad un altro caso, avrà il suo peso.

Non vi posso dire quanto sono sconvolta dalla fine di questa storia, non vi posso dire quanto mi ha lasciato con l’amaro in bocca e benedico il Kobo che mi ha permesso di comprare il libro successivo senza manco dover uscire di casa.

Non ci posso pensare a che impiccio sta intorno al povero Dodo.

Non si fa così, però caro il mio Maurizio De Giovanni, non si lasciano i lettori appesi ad un filo prendendosi anche la libertà di divagare sul mese di maggio e sul buio e sulla notte.
Non si fa.
Non é corretto.

E niente, non mi riprendo… scusatemi, devo buttarmi nel successivo  con la speranza di capirne qualcosa di più.
Vi aggiorno.

Libro nr. 5

Eccoci qua… finito pure il quinto, già sulla scrivania il sesto e provo un “friccico” al cuore nel pensare che stanno per finire perché l’amore per il commissario Ricciardi inesorabilmente cresce!

E’ vivo e lotta con noi, il commissario Ricciardi nel libro che ne descrive il Natale.

E’ vivo e, come se non avesse vinto lui stesso contro la morte nel finale del quarto libro, fa tutto quello che faceva prima… e anche di più.

E’ vivo e continua a combattere con i fantasmi che gli parlano e quelli che non gli parlano.

E’ vivo e, come al solito nello svolgere il suo lavoro, cerca di mediare tra quello che sente, quello che vede, quello che vorrebbe e non vorrebbe.

E’ vivo e ci accompagna a scoprire il brutale assassinio di due genitori, che lasciano una bimbetta di 6 anni, e che vengono uccisi nella loro casa con una ferocia che sembrerebbe attribuibile addirittura a due responsabili.

Siamo nel periodo natalizio quando si dovrebbe essere tutti più buoni e, invece, si scopre un efferato omicidio nella casa di una, sembrerebbe, rispettabile famiglia senza niente da nascondere… ma, come al solito, non è tutto oro quello che luccica. Così i buoni non sono poi tanto buoni; i cattivi lo sono sempre troppo; il Presepe ci parla; i sospettati si confessano; i poveri puzzano di pesce; i ricchi lo sono sulle spalle dei poveri che puzzano di pesce; gli insospettabili diventano sospettabili etc etc.

Come al solito è intricato il giallo e con un colpo di scena finale che ti lascia a bocca aperta.

E poi, nel mezzo del giallo, ci sono le ben note figure di:

Maione, alle prese con un altro giallo ma con se stesso. Ed è sempre una bella figura, innamoratissima della famiglia e dei figli e poi BUONA di una bontà che forse, per pregiudizio, non ti aspetti da un poliziotto.

Bambinella, che fa una tenerezza infinita che gioca quando vorrebbe essere seria, che piange per un piccione che muore di freddo quando vorrebbe farlo per altro;

Livia, che non molla;

La Tata Rosa, che sta cedendo all’età con tutto quello che ne consegue ed infine lei…

Enrica, che combatte contro se stessa e contro il suo amore che però, per fortuna, vince su tutto.

Ah, che bravo Ricciardi a scoprire i colpevoli e ah che bravo De Giovanni a scrivere di Ricciardi che scopre i colpevoli… io continuo, voi cominciate se ancora non l’avete fatto!