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Romanzo rosa

Avete presente i libri divertenti?!

Ecco, questo è uno di loro.

Mi sono davvero divertita a leggere Romanzo rosa di Stefania Bertola.

Leggero, veloce, spensierato.

Proprio di quelli che ti metti lì e lo finisci veloce.

Mi ha fatto ridere.

La protagonista è una donna di 58 anni, sola, bibliotecaria che si mette a fare un corso per poter scrivere romanzi rosa. Insieme a lei un gruppo variegato di persone (più donne che uomini) che, seguendo i consigli di una scrittrice del genere, ne scriveranno a loro volta uno.

Che vi devo dire: le storie nelle storie mi sono sempre piaciute. Trovo interessante la struttura dei libri che ti raccontano una cosa e poi ti lasciano appesa per raccontartene un’altra.

Immaginate qui una storia di persone che vivono una vita normale si giorni nostri, intervallata dall’aulico linguaggio di un romanzetto di appendice con una storia d’amore mielosa al limite della carie e che deve superare piccoli ed insormontabili ostacoli per l’happy end.

Vi dico che se vi va di leggere e stare “senza pensier” è la lettura che fa per voi.

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Appunti di viaggio

Qualche settimana fa un mio amico napoletano mi ha scritto: ” Sono appena uscito da teatro, ho visto uno spettacolo bellissimo, se arriva a Roma devi assolutamente andare”.

L’altra settimana, girando in vespa, ho visto un autobus con su la pubblicità proprio di questo spettacolo (dovete sapere che una delle mie fonti per conoscere tutto quello che fanno a Roma è proprio guardare le pubblicità affisse sui bus… a volte l’Atac può tornare utile, non sempre va denigrata!). 

Lo spettacolo in questione era (ed è) Appunti di viaggio di e con Lina Sastri.

Avverto la mia nuova compagna di teatro e si va.

Ora, prima di tutto, devo dire a Neri Marcorè, che qualora gli saltasse nuovamente in mente di mettere in scena uno spettacolo con parola e canto, gli consiglio (al di là di rinunciare che non è cosa sua)  di studiare a memoria lo spettacolo della Sastri: perché è esattamente così che si mette in scena un mix di musica e parole.

Lina Sastri ripercorre la sua vita e la sua carriera, da sola sul palco, a piedi nudi, in un vestito rosso che la rende meravigliosa. Dalla nascita (bimba non troppo voluta di una famiglia povera) ai primi passi sul palcoscenico, all’incontro con i grandi De Filippo e Totò; di vari personaggi, come Filomena Marturano e fantastici artisti, come Pino Daniele. Il tutto intervallato da splendide canzoni napoletane con l’accompagnamento di percussioni, chitarra, violino, contrabbasso, fiati. 

Emozionante.

Lei è bravissima, affascinante, bella: lei è Napoli.

Le canzoni strappano applausi dall’attacco e anche lacrime, per chi come me è molto sensibile.

Il teatro stracolmo di superfan: tra tutti segnalo il Signore dietro di noi che si è spellato le mani per applaudire, consumato la voce a dire “Brava” e che, a fine spettacolo, ha fatto un gesto bellissimo: si è alzato e le ha portato un’unica rosa rossa, bellissima, con un gambo alto quanto lei.

Ecco, questa è stata la giusta chiusura di uno spettacolo che va assolutamente visto.

PS. alla signora che ha pensato bene di portare una bambina non ancora in grado di parlare allo spettacolo ho bisogno di dire, come ha fatto un’altra signora del pubblico: “E così no, però eh, nun se po’!”. Amen.

 

FrùFrù

Io ho questo strano vizio di dare un nome alle cose, oddio non a tutte le cose: non ci sarebbero nomi abbastanza per battezzare tutte le mie scarpe o i miei vestiti ma diciamo che quelle un po’ più importanti vengono nominate.

E così ho Junior, che è la mia macchina Micra ma che sembra una 500 per le botte che ha preso, forse perché ho sempre voluto una 500; ho la vespa che si chiama Audrey, perchè è color Tiffany ma chiamarla così mi sembrava troppo banale; ho avuto per un periodo un migliore amico, che avevo chiamato Paul, che attualmente è riposto nella sua splendida scatolina e chissà se avrà mai più la sua degna collocazione; ma, vi dico tutto questo perché ho appena battezzato un nuovo oggetto in mio possesso.

Non è stato facile perché: é rosa ed aveva bisogno di un nome femminile; è una cosa utile ma graziosa; ha le setole che fanno rumore ed è per questo che, dopo attenta riflessione, ho deciso di chiamarlo FrùFrù.

E cos’è FrùFrù, è quello che comunemente (e riterrei banalmente) viene chiamato Clarisonic, per i meno informati di voi si tratta di un rivoluzionario sistema di lavaggio del viso. Una cosa che desideravo da tanto avere e che puff si è materializzata a casa mia.

Quanto mi piace, diciamo che nella vuota vita che sto facendo di questi tempi i momenti più elettrizzanti della giornata capitano a ridosso del tramonto: corsa, lavaggio viso, libro.

UaU!!!

Preso FrùFrù mi sono documentata sul suo utilizzo e dove se non su Youtube che ha un tutorial per tutto?! Ne ho visti 7/8 e tutti più o meno si attestano sullo stesso utilizzo.

Bene, perché per me è fondamentale tovare subito un’abitudine nell’utilizzo altrimenti cadrei nell’errore e, da mulo quale sono, sarebbe difficile recuperare.

E così: strucca occhi; sciacqua viso; cospargiti di sapone detergente; prendi Frù Frù, salutalo; bagnalo e zac, accendilo.

E poi FrùFrù su fronte; FrùFrù su mento; FrùFrù su guancia uno; FrùFrù su guancia due. Quanto mi piace, quanto mi diverto, quanto mi sento pulita dopo. Solo che dura un minuto, forse poco più.

Peccato. Poi lo sciacquo e lo saluto… “a domani, FrùFrù”… anche se…
ho letto che potrei usarlo anche due volte al giorno, ma poi mi dico: dovesse diventare una droga più di quello che già non è; dovessi rischiare di affezionarmi troppo; forse troppe emozioni in un periodo così non fanno bene.

E allora va bene: “FrùFrù, a domani per un’altra entusiasmante avventura!”

Ragazze, a proposito di bellezza, provate un po’ a fare questo test… quanto ne sapete?!

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Coloriamo?

Vogliamo parlare di colori?! Io direi di sì, è necessario!

Avete presente l’arcobaleno?! Ecco, quello sta bene in cielo dopo la pioggia perché addosso meglio qualcosa di più sobrio, per esempio:

1) l’abbinamento rosso e viola a me piace moltissimo ma non tutte sono pronte ad affrontarlo. Quando non siete sufficientemente alternative, tenetevi sul classico che rischiate pacchianate! Il rosso deve essere rosso deciso ed altrettanto il viola, ci vogliono stomaci forti…

2) blu e nero, prima lo aborrivo, e tutt’ora non è il mio accostamento preferito, ma dopo che l’ha sdoganato pure Armani, a piccole dosi, si può fare. Certo non tutti i blu e non tutti i neri vanno bene insieme, si fa presto a dire “blu” e “nero” ma anche questi non colori hanno le loro cinquanta sfumature, quindi: be careful!

3) nero e marrone, io non lo reggo: sono colori basici quindi non capisco se una si veste tutta di nero ma perché ci devi mettere gli stivali marroni?! Mettici quelli neri, tanto ce li hai, ce li devi avere e se non ce li hai esci subito a comprarli… che ci vuole?!

4) fantasie: ecco amiche belle, sembrerà banale ma fantasia sotto NON va con fantasia sopra. Ok, si sa ma mi sembra doveroso ricordarlo. Non siete originali, siete orribili se vi mettete un pantalone a quadretti con maglietta a righe oppure gonnellina a pieghe scozzese con maglietta con ghirigori. Sempre meglio una cosa in meno che una in più o ancora nel meno sta il più del buongusto… come meglio ve lo posso dire?!

5) il cipria è un colore difficile, il fatto che vada di moda non vi deve costringere ad indossarlo; stesso discorso per il verde, l’arancione e il rosa. Fate sempre un passaggio davanti allo specchio perché va bene essere alla moda ma se il colore vi sbatte in faccia è meglio che rimanga sbattuto in un negozio: “risparmiate e comparite”, come dice mia mamma.

Solo e sempre 5, per ulteriori info vadobenecosi@gmail.com