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Premiata ditta

“Questo week end c’è una festa. Vieni?!” e io “No, questo week end vado a Marsiglia.”

“A Marsiglia?! E perché Marsiglia?!” e allora io: “prima di tutto: perché no?! E poi il biglietto costava 35€ andata e ritorno, che facevo?! Non ci andavo?!” e il mio interlocutore “bè, certo!”.

Questo fate conto 10 volte la settimana scorsa. Alla parola “Marsiglia” tutti la stessa reazione ed, effettivamente, dopo averla vista vi potrei dire “ma anche si può evitare!”… certo, dopo averla vista. Perchè proprio questo è il punto: le città, i posti, i paesaggi si devono vedere per poter dire “non mi piace”.

Io questo faccio.

E allora capita che dopo aver visto le città più famose, più note, più celebrate, decidi di investire questi 35€ (andata e ritorno: insisto!) per valutare un’altra località che tra l’altro è da tanto che volevo vedere, eh!

E come faccio spendere solo € 35 per un biglietto aereo?!

Intanto parto al di fuori dei periodi convenzionali. Mai mi vedrete in giro per il mondo nei ponti comandati… questo mi ha portato a visitare Varsavia con meno 17 gradi l’anno scorso, ma se “turista intelligente vuoi apparire un po’ devi soffrire”.

Poi comincio a fare simulazioni e, come ben dice la mia socia, “la meta la fa il prezzo”!

E questa ricerca può essere fatta anche (e forse soprattutto) a partire da un mese e mezzo/due dalla partenza, roba che se non te lo segni te lo scordi pure che devi partire.

Poi, fermato il volo, pensi all’albergo. E qui: mentre per il volo conviene andare a cercare sul sito delle compagnie aeree, per l’albergo no: i motori di ricerca sono migliori. Il mio preferito è booking e sicuramente ci sono delle offerte che gli alberghi da soli non fanno. Quindi prenoto e cerco di trovare quelli che consentono la cancellazione senza addebito fino a 24 ore prima, così se ci ripensi, se ne vuoi un altro sei libero di cancellare la prenotazione.

Dopo di che metti da parte tutto ed una settimana prima della partenza cominci dire “No, questo week end non posso, devo andare a Marsiglia!” e quello “A Marsiglia?! E perché Marsiglia?!” … e si ricomincia… buon viaggio!

PS: il post è scritto in prima persona ma tutto questo è possibile anche perchè ho una degna socia con la quale condivido questa follia. Onore al suo merito, sempre.

Loro

Qualche anno fa mi imbattei in un cargo battente bandiera liberiana… ah no, quello era mi imbarcai!
Scherzo e ricomincio.
Qualche anno fa mi imbattei nel libro di David NichollsUn giorno” e ne rimasi folgorata.
L’ho adorato e lo adoro.
Una storia d’amore bellissima raccontata in maniera impeccabile.
L’ho consigliato a tutti e lo consiglio ancora.
Poi, come sempre mi succede, sull’onda dell’entusiasmo, ho comprato un altro libro dello stesso scrittore “Le domande di Brian” che ho trovato faticoso e ci ho messo una vita a finirlo.
Ora, nell’ultimo giro in libreria, rivedo lo scrittore sugli scaffali con il nuovo libro e non ho resistito, l’ho preso, per dargli un’altra possibilità e…
HO FATTO BENE!
Noi è un libro davvero ben scritto.
Una storia di amore di coppia e tra genitori e figli assolutamente da leggere perché scorrevole, divertente, a tratti esilarante.
Mentre in Un giorno il racconto era condiviso tra i protagonisti qui racconta Douglas, il marito di Connie ed il padre di Albie.
Inglese, scienziato, un mix tra Fantozzi di Villaggio e Furio di Verdone, ma da immaginare con un aspetto decisamente migliore.
Douglas ci racconta la storia del suo amore per Connie e dell’ultimo viaggio di famiglia con il figlio.
E lo fa su due binari: presente e passato.
Il presente è il viaggio che, prima in tre, poi in due, poi in uno, poi di nuovo in due e poi di nuovo in tre, fanno attraverso l’Europa: Parigi, Amsterdam, Monaco, Venezia, Firenze, Siena, Madrid e Barcellona le città toccate, dove succede più o meno di tutto.
Doglas ti fa morire dal ridere perché è davvero “il personaggio” quello che: posa la bicicletta su un muro ad Amsterdam e provoca l’effetto domino con rischio di rissa e viene salvato da una prostituta; che si addormenta a Siena e si sveglia ustionato; che si fa il bagno a Barcellona e viene attaccato dalle meduse.
Douglas è, però, un uomo molto innamorato della moglie artistoide: lui, con la precisione dello scienziato, che lotta con l’anti convenzionalità dell’arte della moglie e del figlio; che cerca, a modo suo, di tenere unita la famiglia; che per fare troppo, fa disastri.
Il viaggio si accavalla con l’inizio della storia di amore tra Connie e Douglas: il primo incontro, la prima uscita, il matrimonio, la prima figlia, il primo figlio, la casa, il lavoro, loro 3!
È da leggere questo libro perché (ripeto) é davvero divertente e poi perché fa riflettere:
l’accanimento di Douglas nel tenere uniti i tre; la voglia di riscattarsi agli occhi di moglie e figlio; la decisione con cui si ostina a recuperare il rapporto con il figlio.
Non puoi non volere bene a Douglas; non puoi non pendere dalla sua parte; non puó non farti arrabbiare il suo isolamento dalla famiglia e non puoi non lasciarti infastidire da Connie che non si capisce, per buona parte del libro, se ne è ancora innamorata e lo tiene in una specie di limbo (io le odio ‘ste cose: diglielo e basta, no?!).
Non vi dirò dove li porta il viaggio; non vi diró come ne tornano, non vi dirò come finisce, non vi dirò niente di tutto questo perché a me è piaciuto e vorrei che piacesse anche a voi!
Buona lettura.

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Libriamoci

Ho proprio un problema con i libri io.

Se sto per finirne uno e sul comodino ne non ho almeno un altro da leggere, devo correre in libreria.

Se ne ho prestato uno, lo devo riavere: presto più facilmente e senza pensiero i vestiti, che possono anche non tornare, ma i libri no, i libri devo riaverli!

È per questo che quando a fine anno leggo le statistiche che dicono che in Italia si legge una media di un libro all’anno mi vengono i brividi.

Non so come sia possibile e invece lo è!

Allora ho contato quanti ne ho letti io nel 2014 e sono 31. A me sembrano pochi, troppo pochi eppure rapportati alla media sono abbastanza direi.

Sento di dovermi comunque giustificare.

Per esempio, quello scempio di Shantaram mi ha rubato almeno due mesi ed il viaggio estivo di quest’anno è stato impegnativo, ho letto meno di quanto avrei dovuto!

Come vi ho già detto, però, ho scoperto e adorato la Ferrante, Abate e Vitali. Ho approcciato Carofiglio.

Ho maledetto quello di Shantaram; la ragazzina de La ladra di libri; l’inutilità di Maledetta primavera e dell’ultimo della Mazzantini (Splendore); sono rimasta delusa dal mito di King (Nell’erba alta); ho ritentato con Don Winslow ma, dopo la meraviglia de Il potere del cane, deve passare un altro po’ di tempo.

Mi sono divertita con Viola Veloce e i suoi Omicidi in pausa pranzo; mi sono commossa fino alla lacrime con Fontana e la morte del suo uomo felice ma anche con il bimbo di Molto forte, incredibilmente vicino; ho avuto il piacere di leggere due novità scoperte su Twitter (Giovanni Venturi e Giulia Madonna); ho tribolato nello scoprire il responsabile dell’omicidio di Quebert.

Insomma in questo, come negli anni precedenti e come nei prossimi, mi sono emozionata e ho vissuto mille vite insieme ad i miei libri, forse è per questo che ci sono tanto legata perché per me sono una garanzia di sicura emozione, nel bene e nel male, sono portatori sani di risate, lacrime, entusiasmo, stupore, fastidio, rabbia.

È per questo che non li voglio abbandonare, che li devo tenere con me e loro, senza nulla chiedere in cambio, non mi deluderanno!

Ok, ho proprio un problema con i libri io.

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Doniamoci (famiglia)

Mi sento in dovere di dare qualche dritta, o meglio, non dritta anche per i regali di famiglia, diciamo collettivi che spesso sento fare. Bè, non sono d’accordo mai: il regalo è soggettivo e non può, né deve, mai essere collettivo. Quindi:

  • Arredamento, includendo in esso anche le televisioni, per dire. Io capisco la crisi ma, ragazzi, quelli non sono regali: sono acquisti più o meno necessari. Se vi serve un divano dove poggiare il sedere mentre guardate la televisione, che non avete, bè non si tratta di un regalo ma di una necessità. Ok, comprateli ma non me li chiamate regali. Reciprocamente regalatevi anche un paio di mutande ma abbiate qualcosa da scartare sotto l’albero, perché se al Natale togliamo pure questo mi dite che cosa cavolo lo teniamo a fare?
  • Animali domestici. Cani & gatti & affini non sono cose. Cani & gatti & affini possono essere meravigliosi cuccioli che poi cresceranno ed hanno, e avranno, bisogno di attenzioni, di molte attenzioni. Non cedete alle richieste dei vostri figli se non siete pronti o non ve la sentite. Quando poi ad agosto dovrete andare in vacanza non vi voglio sentire. Dal momento in cui entreranno in casa vostra ricordatevi che avrete un essere vivente in più a cui badare e non potrete far finta di niente. Vi è sufficientemente chiaro?! Non prendete decisioni affrettate sull’onda dell’entusiasmo. Fermatevi e riflettete e poi ricominciate a riflettere e solo quando sarete assolutamente certi di quello che state facendo, fatelo perchè non potrete tornare indietro. Ecco.
  • Viaggi. Sono gli unici regali collettivi che approverò sempre su tutta la linea. Viaggiare è sempre un dono per mamma, papà, figli, animali domestici, zia, zio e nonna, per tutti. Viaggiate e vi arricchirete sempre e comunque.
  • Arte. Io penso sia una buona soluzione. Scegliere un abbonamento famiglia o per due magari in un luogo di esposizione. Crea una buona aggregazione familiare e passerete ore liete. L’arte è come i viaggi arricchisce senza impegnare e crea discussioni, curiosità. La approvo sempre.
  • Love Love Love. In realtà in famiglia basta questo. E’ il regalo più bello che possiate farvi: resistere ad amarvi :D!

 

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Domandandocivi

A volte mi chiedo, quando ho un po’ di tempo e magari sto in taxi o in treno o in aereo, come ora, ecco a volte mi chiedo:

Stai bene?

Stai male?

Sei raffreddato?

Quanto sei innamorata del tuo ometto?

Mangi? Bevi? Dormi?

La fai la cacca?

Sei sempre vegetariana?

Ti manco?

Mi pensi?

Sono già bis zia?

Ti ricordi di noi 2?

Hai voglia di cinese?

Ma come si fa a fidarsi di nuovo?

Sei stanco?

La odi sempre la Pausini?

Come sarebbe stata la nostra vita se fossimo rimasti insieme?

Ti bastano ancora i vestiti che ti ho fatto comprare?

Lo leggi questo blog?

E i completini li fai ancora?

Che ne pensi di Renzi?

Ma lo sai che non ho ancora la tracollina di Chanel?

Ecco, così, a volte di chiedo questo… e altro …. ma soprattutto mi chiedo: sei felice? Perché se sei felice, io sto a posto così!

 

 

 

Predestinati

Proprio l’altro giorno pensavo alla casualità degli incontri e a come, quando meno te lo aspetti, ti può capitare di incontrare qualcuno.

E pensavo che senti quella che l’ha conosciuto sull’aereo, l’altro che l’ha conosciuta in treno e facevo la seguente considerazione: ma solo io, nonostante faccia Gigi la trottola, non conosco uno straccio di personaggio nel mio peregrinare?!

Allora ieri vado a Padova e avevo 3.17 ore di viaggio all’andata e altrettante al ritorno! Daje, impegnati.

All’andata (a parte che per me svegliarmi alle 6.30 è la morte, al punto da farmi girare le scatole fino a domani quindi diciamo che non apro bocca almeno fino alle 11), poi: guarda Fb, rispondi al trenino di Twitter; scrivi e pubblica il post; rispondi ai commenti; leggi 7/8 libri… e l’andata è andata!Il ritorno pure peggio perché a tutto quanto detto ci infilo pure un riposino.

Ed è così che mi sono fatta sfuggire il personaggio dell’allegata foto il quale ha preferito rimorchiare la mia vicina di posto. Con il piglio del Latin Lover della Romagna, partendo da quando è nato Gesù tanto ha fatto, tanto ha detto che la poverina ha mollato il numero di telefono.

Lui, oltre ad essere vestito come vedete, ha cacciato da Firenze a Roma una tale quantità di empietà che il treno poteva muoversi solo con quelle; l’ha messa all’angolo, con finale invito a pranzo per l’indomani.

Vedi, alle volte, gli incontri… così quando meno te lo aspetti riesci ad evitare il destino.

Credo che al prossimo viaggio oltre a: guarda Fb, rispondi al trenino di Twitter; scrivi e pubblica il post; rispondi ai commenti; leggi 7/8 libri; il riposino… ci infilo pure la manicure, così tanto per essere cerca di non inciampare in un “destino” qualsiasi!

 

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I need an hug

Conoscete LaPresse? Come no? L’agenzia di stampa, eh quella.

Fantastico, contenta per voi se la conoscete ma non c’entra niente con quello di cui voglio parlare.

Perché “la press” può essere anche diminutivo di “la pressione”!

La pressione che si misura (e attenti a non averla alta!) e la pressione che puoi subire da qualcosa o qualcuno ma, soprattutto, da qualcuno.

Bene, in quest’ultimo periodo di “la press” ne ho subita parecchia, sarà che forse io sono diventata intollerante ma “la press” è una cosa che non sopporto.

Ma perché mi devi fare pressione?! Ma lasciami in pace?!

Vi potrei raccontare mille episodi ma ne basta uno.

Allora Aqaba, io e la mia compagna di viaggio conosciamo due gentilissimi ragazzi che ci portano in giro per la città nonché a mangiare in uno splendido locale dove il nostro vicino di tavolo si nutriva di cipolle e thè… molto divertente.

Era chiara la situazione per cui i due ragazzi si erano divise le pollastre.

Gentili, gentilissimi fino al fastidio.

Ci offrono la cena, la birra e ci portano sulla terrazza di un albergo a vedere la città dall’alto e il tipo, a cui ero capitata in sorte io, mi invita a fare un giro e ci sediamo proprio di fronte alla Moschea.

Tutto molto, molto bello.

Ora succede che a me questo proprio non piaceva e a lui, invece, proprio piacevo io e dai che comincia un attacco serratissimo a cui io prontamente ho cercato di rispondere, battuta dopo battuta. Tipo: Io, dopo aver parlato dello scibile tutto: e sei figlio unico. Lui: no, ho 8 fratelli. Io: ah, e i tuoi? E lui: sono morti. E io: oh mamma, mi dispiace. E lui: e lo so, ho bisogno di un abbraccio… il tutto in inglese (I need an hug!), magari i suoi sono morti da 10 anni!

Ovviamente l’abbraccio non è arrivato, così come non è arrivato niente del resto ma io dico se una non ci sta, non si capisce tipo dopo una conversazione?! C’è bisogno che divento antipatica? E l’attacco è continuato e ho tirato in mezzo la Moschea…. pareva brutto di fronte ad Allah! E la sera dopo ho tirato fuori la sabbia sulla spiaggia e l’acqua che è bagnata.

Ma io dico come si fa a non capire quando “an hug” non è gradito, quando non c’è trippa per gatti, quando se una è gentile forse è solo gentile e non vuol dire che hai possibilità che diventi tua moglie.

Banalmente, è inutile fare “la press” perché tanto, amici, se a una piacete lo capirete prima di lei.

Fidatevi e dedicatevi al giardinaggio invece che alle agenzie di stampa, torna più utile.

Take your time

É una settimana ormai che è iniziato settembre ed è da una settimana che sento e leggo i buoni propositi da iniziare con questo mese, partito, peraltro, di lunedì quindi meglio di così si muore!

Non so perché settembre, o meglio, lo so: è un po’ come gennaio che è un “inizio” ma settembre di più; è sempre stato un “nuovo inizio”. Non so bene perché, sicuramente c’entra il retaggio scolastico, sicuramente c’entra il fatto che uno torna dalle vacanze; fatto sta che tutti sono pronti a ricominciare di slancio in questo nono mese dell’anno.

E io?! E io… boh! Io…

  • cerco di sopravvivere;
  • mi attacco al Dio delle piccole cose per ricominciare nella mia routine, tipo cercare di ricordarmi che sulla vespa ci vuole il casco e cercare di ricordarmelo prima di salirci, il che, vi assicuro, non è facile;
  • faccio liste e le disfo;
  • cerco di farmi piacere lo svegliarmi la mattina inventandomi nuovi look per andare in ufficio. In particolare, cercando di trovare nell’armadio tutte le sfumature di colore da abbinare alla nuova borsa di Cruciani, arrivata a fine luglio e poco usata;
  • mi sforzo di farmi venire la voglia di tornare in palestra, ipotizzando attività fisiche mai provate che mi aiutino a riattivare i muscoli in beato relax;
  • mi ingegno a trovare soluzioni, che purtroppo non ci sono, per aiutare le mie amiche del cuore a superare momenti difficili e impazzisco perché non ci riesco, perché non sempre c’è una soluzione, perché bisogna solo aspettare che “passi la nottata”;
  • ipotizzo il prossimo viaggio, le prossime ferie, il prossimo week end e simulo andate e ritorno da Marte;
  • faccio i miei buoni propositi, tra cui quello di stare lontano da persone che ti chiamano e non ti chiedono manco “come stai?” perché sono troppo prese da sé;
  • esigo di mantenere la mia tranquillità e la mia voglia di essere libera di decidere di dire un sì oppure un no;
  • tengo fede al motto giordano del “take your time” che poi è l’unica cosa che conta. Provateci anche voi e vedrete che, alla fine,  non serve molto altro per ricominciare… o almeno è quello che mi ripeto da 8 giorni :-)!

Forever Friends

Io penso che viaggiare sia la cose che prima al mondo mi riempie il cuore.

Prima di partire ho sempre la sensazione del “chi me lo fa fare?! Sto tanto bene a casa mia” poi vado e mai vorrei tornare. E questo è quello che succede sempre, ma quest’anno di più.

Prima per me i viaggi erano un’evasione: nessuno (a parte i miei, ovvio!) mi aspettava al rientro e stare fuori mi faceva sentire più viva; poi ho cominciato a viaggiare con i fidanzati e quello che volevo me lo portavo dietro, quindi era bello anche tornare; ora i fidanzati sono andati e di nuovo evado ma non mi serve stare fuori per sentirmi viva, ora davvero ho imparato ad apprezzare i viaggi per quello che sono: una scoperta!
Ogni volta che torno so di essermi arricchita negli occhi e nel cuore e la Giordania, credetemi, in questo è superiore.

Non è che proprio io sono stata a casa in vita mia ma questo viaggio vince il premio come il miglior viaggio mai fatto.

Ho analizzato e capito che questo dipende: un po’ dal fatto che siamo state trattate da principesse con tanto di guida ed autista ed alberghi perfetti e tour studiato in un crescendo di emozioni; un po’ perché siamo riuscite a fare cose per turisti pur non stando mai con i turisti; un po’ perché si tratta di una terra ricca di ogni cosa dal mare alla montagna alla seconda delle sette meraviglie; un po’ perché la gente è gentile e ospitale e disponibile da metterti imbarazzo; ma, forse e soprattutto, perché la mia compagna di viaggio era felice quanto me e questo è fondamentale.
Per alcuni versi mi ha ricordato la Namibia ma lì ero felice solo io di stare in quella terra meravigliosa: chi era con me non era con me e questo ti fa vivere le cose in maniera diversa.
L’ho capito in Giordania, dopo tre anni, che non basta trovarsi dall’altra parte del mondo e vedere cose meravigliose per esserne felice; bisogna stare con qualcuno che apprezzi quello che vede tanto quanto lo apprezzi tu, perché è inconfutabile che la felicità è vera solo se condivisa.

È inconfutabile, Stefania, che vedere la Giordania con te è stato il valore aggiunto di questa vacanza.
È inconfutabile doverti dire: mille grazie, amica mia.