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Domandandocivi

A volte mi chiedo, quando ho un po’ di tempo e magari sto in taxi o in treno o in aereo, come ora, ecco a volte mi chiedo:

Stai bene?

Stai male?

Sei raffreddato?

Quanto sei innamorata del tuo ometto?

Mangi? Bevi? Dormi?

La fai la cacca?

Sei sempre vegetariana?

Ti manco?

Mi pensi?

Sono già bis zia?

Ti ricordi di noi 2?

Hai voglia di cinese?

Ma come si fa a fidarsi di nuovo?

Sei stanco?

La odi sempre la Pausini?

Come sarebbe stata la nostra vita se fossimo rimasti insieme?

Ti bastano ancora i vestiti che ti ho fatto comprare?

Lo leggi questo blog?

E i completini li fai ancora?

Che ne pensi di Renzi?

Ma lo sai che non ho ancora la tracollina di Chanel?

Ecco, così, a volte di chiedo questo… e altro …. ma soprattutto mi chiedo: sei felice? Perché se sei felice, io sto a posto così!

 

 

 

Eccezioni sempre, errori mai

Va be ma quanti libri leggi?! Mi si chiede.

Bè, vi rispondo. A parte che ne leggo sempre troppo pochi per i miei gusti, ma se in una sola settimana, per dire, ti trovi a dover fare: Roma/Santander/Bilbao e ritorno per un totale di 6 ore di viaggio tra aereo e pullman; Bilbao/San Sebastian per altre 2 ore; e ancora Roma/Padova/Roma per 7 ore di treno può succedere che in una settimana leggi 3 libri in viaggio e uno lo finisci a casa. Diciamo che se fossero tutti come me non esisterebbe la crisi dell’editoria.

Bene, chiarito questo, vi parlo di Per legge superiore, il libro di Fontana cui vi avevo accennato raccontandovi di Morte di un uomo felice.

Bene. Non è stato facile trovarlo perché se me lo sponsorizzi nel libro che ha vinto il Campiello e non prevedi ristampe (non immaginando che la gente voglia leggerlo), capita di entrare in n librerie e alla fine lo devi comprare in versione e-book alla quale, devo dire, ancora non sono abituata a pensare!

Bene. Veniamo al libro: che dire?! Questo Fontana é bravo senza mezzi termini. È bravo e punto.

Il collegamento con l’altro libro é costante: Giacomo compare spesso, accompagna ed aiuta il nuovo (che poi é vecchio, perché credo che questo libro sia stato scritto prima) magistrato a vivere la sua giustizia nella Procura di Milano.

Roberto è di destra, o almeno liberale e contro i sessantottini, e ateo; Giacomo era cattolico e comunista; Roberto ha vissuto la sua vita e fatto carriera; a Giacomo l’hanno Impedito.

Roberto é arrivato alla fine della sua carriera e potrebbe godersi gli ultimi anni di lavoro e vita, con la bella moglie in una città di provincia, ma (c’è sempre un ma in questi casi) il destino ci mette lo zampino nella persona di una giornalista che lo costringe a rivedere un processo.

Ed è lotta tra l’Io di Roberto che vorrebbe chiudere un occhio e quello, ereditato da Giacomo, che vuole tenerli aperti tutti e due.

Non vi dico quale dei due vincerà;  vi dico, invece, quanto è bello leggere l’idea di giustizia, la passione per la Legge, la voglia di fare la cosa giusta che pervade il protagonista con la fantastica scrittura di Fontana.

Il tutto è ambientato a Milano dove ti puoi sentire straniero anche se vi sei nato, come dice il protagonista; ma lo scrittore trova anche il modo di divagare su Roma che Roberto odia perché “Dio, o chi per lui, ha punito quella città con la bellezza”: è una pagina che vi pubblico e che, da romana, ritengo nasconda grandi verità!

Bene, bravo Fontana e, come dicono i tuoi protagonisti, ora stai attendo perché: “eccezioni sempre, errori mai”.

 

Belli di zia

Domenica, quando tornavamo da Bilbao, c’era un ragazzo sull’aereo: alto, grosso, uno dei classici bonaccioni romani, tutto muscoli e battute. Faceva parte di un gruppo quanto meno eterogeneo che poi abbiamo scoperto tornare da una vacanza in surf. Comunque, al decollo e all’atterraggio, era tutto un “come sta Simone?!” e Simone, grande e grosso, sudava di terrore perché semplicemente aveva paura dell’aereo. Capita.

Mi sono chiesta, per tutto il viaggio, come sarebbe stata la mia vita se i miei genitori all’età di 6 anni non mi avessero fatto salire su un aereo per portarmi dall’altra parte del mondo. Mia mamma, infatti, che dell’aereo ha paura, ha pensato bene di farmi vincere la sua paura portandomi in Argentina per non so quante ore di volo ad un’età in cui è tutto inevitabilmente un gioco.

Bello, brava mamma.

E’ sicuramente per questo che prendo più facilmente l’aereo che il treno; è sicuramente per questo che sono sempre con la valigia pronta; è sicuramente per questo che arrivo più facilmente a Bilbao che a Frosinone.

Per lo stesso principio, terrore dell’acqua, mi ha portato in piscina all’età di 6 anni e mi ha permesso di amare il mare quanto lo amo e di viverlo come va vissuto, da dentro!

Di nuovo devo dire: bello, brava mamma.

A questo punto mi sento di dover dire:

“Genitori tutti , non castrate i vostri figli, non fate vivere loro le vostre paure, non li costringete ad una vita di rinunce ma rendeteli curiosi, fateli volare (non solo in senso letterale) solo così impareranno ad apprezzare quello che vivono”.

Ammazza, so’ forte e parlo bene io dal basso della mia “ziaggine” che è decisamente meno impegnativo 🙂

Il cerchio non si chiude

E niente, cerchiamo la Ferrante e picchiamola! Ma come si fa a finire una trilogia così??? Ma sei pazza subito! Una comincia il primo libro, pensa “adesso vado avanti, vedrai che il cerchio si chiude” e poi passi nel secondo e resti appesa e poi finisci il terzo e capisci che non s’è chiuso niente!!!! Allora, o scrivi un altro libro, e peró diventa una “quadrilogia” e ‘sta cosa non esiste;o mi chiudi il cerchio, cara la mia sig.ra Ferrante!!!!!
Ma che modo è???
Per carità, pure il terzo libro vola; per carità, tante cose da leggere, da scoprire, da amare, da odiare;
per carità… ma NON si può, e sottolineo NON, finire così…
Io ora devo sapere.
Bello, peró eh, bello. Finisce bene, mi piace, diciamo che è un happy end ma può essere che sia così banale la fine??? Può essere che una scrittrice così arguta, così interessante, così pulita nella scrittura decida di finire una trilogia con il trionfo dell’amore come i più infimi Harmony?! Ma io non ci credo, io non ci voglio credere.
Uscendo dal loop della fine devo dire che anche questo terzo libro è davvero ben scritto, qui siamo alla fine degli anni ’60, inizio e metà ’70 quindi: terrorismo, brigate rosse, lotte sociali. Il tutto vissuto di traverso dalle protagoniste. La solita fastidiosa Lila (personaggio odioso, posso finalmente dire dopo 3 libri) che, però, in questo terzo sfuma, quasi scompare e lascia finalmente la scena alla vera “amica geniale”: Lenù. È lei che si riscatta dal rione, che prende una laurea, che cambia città, che fa un “buon” matrimonio, che un po’ delude nelle scelte di vita ma che alla fine trionfa… con l’amore! Gli uomini anche qui figure marginali, di contorno, visti con gli occhi delle protagoniste, mai in prima persona, mai autonomi. Le ambientazioni variano: da Napoli si passa a Pisa e poi Milano e poi Firenze. I personaggi si moltiplicano con un unico punto fermo: il rione. Bello. Tutto bello. E bravi. Tutti bravi: brava Lenù a riscattarsi, brava Lila a sfumarsi, brava la Ferrante a scrivere, bravi tutti… ma ora la domanda è una ed una soltanto: io come faccio a rimanere su quell’aereo?!