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La famiglia Benetton

Ho fatto gli straordinari questa settimana e, sempre per la rubrica “visto per voi”, sono stata a vedere Non sposate le mie figlie.

Tutt’altra storia rispetto a Birdman, diciamo che questa sì che è una passeggiata di salute.

Divertente, veloce, intelligente, immediato: ecco cosa mi viene in mente pensando al film.

Una famiglia francese, borghese e cattolica con quattro figlie da “maritate”. Le ragazze, tutte bellissime, fanno da sole e così le prime tre sposano: un musulmano, un cinese ed un ebreo.

Ne rimane una quarta per salvare il buon nome cattolico della famiglia e lei, effettivamente, un cattolico lo sceglie ma nero.

Apriti cielo.

La giá provata famiglia si trova a fare i conti con il massimo del minimo e, di fronte a tanto affronto, non si mettono di traverso solo mamma e papà ma anche le sorelle con i di loro mariti.

Bè, troppo divertente.

Prendere in giro i pregiudizi è l’unico modo per superarli e così: l’arabo si allea con l’ebreo contro il cinese; e poi tutti contro il nero.

Va bè: intelligente, sarcastico ironico. Davvero ben fatto, forse si potevano togliere una ventina di minuti centrali ma il film regge benissimo.

Bravi gli attori, tutti credibili. Soprattutto il papà dell’ultimo sposo: il militare africano.

È grazie a lui che si sbroglia la matassa; è grazie a lui che noi bianchi occidentali ci rendiamo conto di quanto non siamo il centro dell’universo; è grazie alla loro allegria che alla fine finisce tutto a tarallucci e vino.

Carino, godibile, assolutamente da vedere.

Attendo, senza paura, le vostre smentite perché non ce ne saranno!

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Burdel!

“E dove vai stavolta?”

“A Marsiglia”

“Ma dai, allora ti devo troppo regalare la trilogia di Jean Claude Izzo che è ambientata lì, vedrai che ti piacerà!”

E così il mio amico mi ha regalato il primo libro della trilogia di Izzo, Casino totale, e… mi è piaciuto assai.

L’ho cominciato a Marsiglia e finito a Roma e devo dire che è andata bene così, nel senso che leggendo ho capito di più ed odiato di meno quella città, la quale non mi ha particolarmente affascinato ma, come dice Izzo, tipo a pagina 3 del libro: “Marsiglia non è una città per turisti. Non è una città da fotografare”.

E’ una città da vivere o la si odia o la si ama, ci si deve schierare. Ed io penso abbia ragione.

Leggendo il libro ho imparato ad apprezzarla di più, l’avessi letto prima forse l’avrei vissuta meglio.

Ma non parliamo di Marsiglia, parliamo del libro anche se non si può parlare dell’uno senza comprendere l’altra perché Marsiglia è in tutte le pagine, in tutti i discorsi. Raramente mi è capitato di leggere un libro in cui l’ambientazione è essa stessa racconto, non si può prescindere da essa.

Comunque, storia di delinquenza, brutta delinquenza.

Il protagonista, Fabio Montale, è un francese di origini italiane che, dopo aver avuto un’adolescenza turbolenta, diventa poliziotto e cerca di combattere quello che inizialmente assecondava.

Nel fare questo si scontra con il suo vecchio mondo, con lo schifo della delinquenza, con la sporcizia della città, con l’orrore della violenza.

In primo piano c’è un giallo da scoprire, un colpevole da trovare ma il racconto è tale per cui ci si infila in talmente tante storie e tanti personaggi che all’inizio si fa un po’ fatica a stargli dietro.

Fabio, però, riesce a sbrogliare le matasse: raccontando, descrivendo, portandoci in ogni angolo di Marsiglia, accompagnandoci tra prostitute e brave ragazzi, tra delinquenti e persone per bene.

Ad un certo punto pensi che non si arriverà mai a trovare il colpevole perché tutto troppo ingarbugliato: chi può fidarsi di chi?! Non si capisce niente e poi, nelle ultime 20 pagine, colpi di scena a gogò. E rimani a bocca aperta e pensi, cazzarola, devo andare a comprare il resto della trilogia anche se è un libro completo che non fa presumere un seguito.

Tra l’altro il burbero poliziotto, con finto cuore d’acciaio, nonostante i morti ammazzati, le violenze sessuali, le botte, i tradimenti, ci regala anche una speranza alla fine del libro perché “il mondo si stava rimettendo in ordine. Le nostre vite. Tutto quello che avevamo perso, sbagliato, dimenticato, trovava finalmente un senso. Con un solo bacio. Quel bacio”…ora ditemi voi, a me che sono l’ultima delle romantiche, come poteva non piacermi questo libro?!?!??!?!?!?

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