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Meglio zitti!

“Allora ci vediamo davanti al cinema alle 5 e mezza”.
Dovevamo essere in 3 e vedo la quarta e:
“Ah che bello, sei venuta pure tu ma non ti vedo convinta!”

“È che non mi piacciono i film italiani”

“E mo’ che è ‘sto pregiudizio?!”

Entriamo, inizia il film.

Dopo cinque minuti penso: “aveva ragione lei!”

Ma io ve lo dico subito subito: se voglio vedere uno spettacolo teatrale vado a teatro non al cinema.

Ecco perché a me questo film proprio non è piaciuto.

Di quale film parlo? Dobbiamo parlare, il nuovo film di Sergio Rubini.

Dopo 5 minuti già capisci che questi non escono di casa e già non mi va bene!

Non ce la faccio io: esiste il teatro per queste cose tanto, tantissimo, troppo parlate!

Due coppie che si vomitano addosso qualsiasi cosa: sopravviveranno in tre e starà a voi, se proprio volete andare, vedere chi se ne va.

Non mi è sembrato credibile NIENTE.

Le coppie decisamente male assortire: Fabrizio Bentivoglio, che io adoro, in versione Mario Brega, che proprio non si può sentire; la di lui moglie, che dice di aver 45 anni ma ne dimostra almeno 10 di più; Rubini, che vuole fare il quarantenne ma ne ha almeno venti di più; la di lui compagna, che dovrebbe fare la ragazzina, e si veste come mia nonna.

Lungo, noioso, a tratti imbarazzante.

Io mi sarei alzata a metà film, quando forse doveva finire perché hanno allungato il brodo in maniera interminabile!

La coppia sotto esame è quella di un chirurgo con la moglie che se ne dicono e fanno di tutti i colori.

Poi scoppia la litigata tra gli amici; poi la litigata dell’altra coppia… insomma parole parole, parole e urla urla urla.

Esci che ti fanno male le orecchie; ma è proprio meglio non entrare!

Due cose meritano: il gatto, bellissimo, e a me non piacciono i gatti (ho detto tutto!); e Roma, splendida vista dall’altro.

Ecco tutto.

Evitate.

Bla Bla

Sapete bene che la regola è questa: kobo quando viaggio e cartaceo a casa.

Si contravviene a questa regola solo se il libro sul kobo mi è piaciuto al punto che non posso aspettare il prossimo viaggio per finirlo.

Fino ad ora mi era capitato solo con il mio diolo: Abate.

Ora mi è capitato di nuovo con: Giovanni Venturi ed il suo Le parole confondono.

Chi è Giovanni Venturi? Ma un giovane e promettente scrittore che ho conosciuto su twitter e sì. l’ho rifatto: ho comprato un libro di uno scrittore conosciuto su twitter con l’ansia che non mi piacesse e invece mi è piaciuto!

Le parole confondono è la storia di Andrea che sogna di fare lo scrittore e si svolge su due piani paralleli: la sua vita e quella del protagonista del suo libro. La prima si svolge dal 2010 ai giorni nostri; la seconda nel 2003.

Andrea “reale” vive a Milano, dopo essersi trasferito da Napoli, con l’amico Francesco, personaggio ambiguo ma carismatico; allegro ma misterioso; alpha e omega. Andrea cerca lavoro da scrittore e lo trova in una radio dove comincerà a leggere il suo libro e qui parallelamente si sviluppa la storia di Andrea “reale ma virtuale” e così ne scopriamo la storia adolescenziale. Ragazzo timido e bisognoso di affetto con una famiglia che lo ostacola nel suo sogno di diventare scrittore e con l’unico appoggio del nonno, la cui figura è tenera e toccante. Gli succede più o meno di tutto: si innamora della sua migliore amica, cerca di dichiararsi ma per una serie di circostanze non ci riesce; vive a Napoli e subisce cose che un ragazzo non dovrebbe subire, si diploma, scappa dalla sua città e perde di vista più o meno tutti… fino a che…leggere per sapere.

Bene, bravo anche se del libro, che scorre velocemente, due cose proprio non mi sono piaciute:

  • quando si parla di persone di pelle nera, lo scrittore dice “di colore” e sapete bene, avendo letto allergicamente, che è una cosa a cui sono allergica;
  • sceglie, come canzone per conquistare una ragazza, “Di notte” di Pierdavide Carone. Sconosciuto ai più lo era anche a me se non fosse che un mio amore lo apprezzava… ecco, l’appunto è del tutto personale, ma: Giova’, con tutte le belle canzoni che ci sono proprio questa mi dovevi citare?!

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E non finisce mica il cielo

Per due giorni avere in testa una canzone che è spuntata così, senza motivo.

Per due giorni canticchiarla senza sapere perché.

Per due giorni dire “ora la sento” e poi non farlo mai.

Per due giorni e poi, finalmente, convincersi ed ascoltarla ed eccola lì che ti esplode nelle orecchie e poi nel cuore.

Mi succede ogni tanto e questa volta è toccata a E non finisce mica il cielo con la voce strabiliante di Mia Martini.

Vi invito a riascoltarla.

Dio santissimo: che voce, che melodia, che parole, che tutto.

Fuochi d’artificio che ti esplodono nelle orecchie e poi sul collo e poi i brividi in testa e nel cuore.

E a chi non è capitato di pensare che finisce il cielo se manca lui (o lei); a chi non è capitato di sentirsi perso nel mondo e, invece, poi capire che “non finisce mica il cielo anche se manchi tu” piano piano.

E poi ancora capire meglio che, non solo non finisce il cielo, ma che, aspettando, ci si riscopre “ancora sulla strada” e si ritorna in sé.

Ammazza, ragazzi, che storia. Ammazza che grande Fossati e che meraviglia quella Mia Martini.

E a chi oggi sta pensando che se manca lui (lei) finisce il cielo, ho la prova provata che non è così. Ho la prova provata che si sopravvive e poi si rinasce e poi si vive e poi si torna “ancora sulla strada” e mica lo dico solo io lo dicono pure Fossati con la Martini.

Se non vi fidate di me, fidatevi di loro.