Tutto va come deve andare! 

Quest’anno ho saputo il 17 marzo che le mie vacanze estive non avrebbero contemplato un viaggio all’estero. 

Ho avuto conferma di questo a fine maggio quando, visto come andavano bene le cose, avevo contemplato la possibilità di allontanarmi.

Ho realizzato a metà giugno che sarei rimasta a Roma, a ferragosto per un eccesso di bontà nei confronti della cana e di mio fratello. 

Ma mai, mai in nessuna delle mie ipotesi c’era il 15 d’agosto a Roma, a casa, da sola con Margie e con il temporale. 

Veramente la vita è imprevedibile, quando pensi di sapere qualcosa quel qualcosa ti sfugge.

Quando pensi che tutto va come deve andare quel tutto se ne va da solo.

É la vita.

É tutto a posto.

É così. 

E facciamole andare dove e come voglio andare le cose mentre io mi organizzo e vado al mare ancora per un po’. 

E il viaggio all’estero può aspettare e la cana mi vorrà sempre più bene e il temporale é passato e tutto andrà come deve andare tanto inutile opporsi… Ci sono cose più importanti che prendersela per un ferragosto, a casa, da sola con Margie ed il temporale. 

Ora non me ne vengono ma ci sono, ci devono pur essere, ci saranno e… va bene così, d’altronde…

É la vita

É tutto a posto

É così. 

Da grande…

Vi dicevo delle ferie, no?! In questi giorni sto anche pensando che ok, sono in ferie dal mio lavoro, che mi piace moltissimo, ma mi interrogavo su quello che nella vita mi piacerebbe fare se non avessi questo che, di certo, non lascerò mai… a meno che non riuscissi a realizzare il sogno di diventare:

1) scrittrice. Il mio sogno da sempre ma escludo possa mai accadere. Ma come fanno a trovare una storia, a mettersi lì seduti a tavolino e dire “ok, scrivo un romanzo!”. Li stimo, li ammiro ma credo che mai potrei riuscirci. Anche solo riuscire a scrivere un post mi viene difficile in certi momenti, figuriamoci raccontare una lunga storia. Poi il mio senso del dovere mi impedirebbe di stare così a non sforzarmi… Insomma, anche se come mestiere é in cima alla mia lista dei desideri escludo sia realizzabile e allora mi sposto su uno forse più semplice…

2) aiutare la gente a vestirsi. Fare shopping con e per gli altri. Mi piace, non mi stanco mai. Esco con le mie amiche, entro in modalità “professionista” e cerco di trovare cose per loro e, generalmente, ci riesco. Faccio girare l’economia che é una bellezza. Forse Renzi dovrebbe pensare a me per qualcosa sullo sviluppo economico, potrei propormi. Forse i negozianti potrebbero venirmi incontro perché secondo me questa mia capacità andrebbe sfruttata, non so, vedete voi come. Magari regalandomi vestiti o scarpe in base agli acquisti… io ci starei! Io sono aperta a proposte oppure mi piacerebbe lanciarmi…

3) nell’organizzazione di eventi. Mi piace pensare di fare una cosa e portare gente. Mi piace vedere un posto e, se é di mio gradimento, sponsorizzarlo portandoci i miei amici che, tendenzialmente, ci vengono. È divertente ma implica vivere la notte in un mondo che vive di giorno, non so quanto e se posso reggere. La paura sarebbe quella di diventare una specie di zombie che si aggira tra i vivi… Mi pare brutto, non si fa e poi forse mi dovevo svegliare prima… un lavoro un po’ da giòvani! 

E niente, mi sa che o per un motivo o per l’altro mi conviene restare dove sto che poi, tutto sommato, mi va anche bene… Quindi come non detto, facciamo che io userò questo post come memento tutte le volte che mi verranno in mente strane idee e voi come spunto per una riflessione su quello che volete fare da grande. 

Ci sono notti che non accadono mai

“E ora sto dietro al Commissario Ricciardi di De Giovanni, tra un po’ finisco e non so proprio a chi dedicarmi” e lui “Ma hai mai letto Missiroli?” E io “No” e lui “E allora inizia”. E così ho fatto.

E dato che non sapevo da dove cominciare, ho cominciato da Atti osceni in luogo privato perché mi piaceva la copertina, perché mi piaceva il titolo.

Non so come siano gli altri ma ho fatto molto bene.

Mi é piaciuta molto la storia di Libero, il romanzo della vita di un uomo che va dall’adolescenza alla maturità.

Dal trasferimento a 13 anni da Milano a Parigi, con sciopero della fame di due giorni per impedirlo, al ritorno ed alla stabilizzazione su Milano dai 20 anni in poi.

É un bel libro per chi, come me, é affascinato dalla letteratura e dal cinema e dai turbamenti amorosi.

A 13 anni non sei nessuno, cominci piano piano a scoprire te stesso e poi gli altri: dal sesso all’amore, dall’insofferenza ad ogni cosa agli interessi per l’universo mondo; dai libri al cinema.

Libero é un bimbo intelligente prima, un uomo stabile e realizzato poi, ma per diventarlo deve passare, come tutti, in mezzo a mille e uno episodi.

La scoperta dell’onanismo prima e del sesso lo porteranno all’amore.

La voglia di giustizia prima e di altruismo poi segneranno la sua professionalità. 

Una famiglia come tante squartata dal migliore amico del papà. 

Un papà colto e un po’ depresso che lo introduce a Camus e Sartre e Buzzati E per finire con Rodari.

Un primo amore bellissimo e doloroso.

Una madre teatrale e affettuosa.

Un amico da tradire.

Un mondo letterario da scoprire e attuare nella vita di tutti i giorni.

Un’amica da preservare.

Una donna da sposare contro la propria coscienza.

Una Milano da conquistare.

Un Togliatti da seppellire.

Un’Alda Merini da incontrare e non riconoscere.

Una Parigi da lasciare.

Insomma, questo libro é tante cose: una scrittura veloce; una prosa semplice; un faticoso e affascinante nozionismo; un curioso sforzo di memoria.

Tante cose e piacevoli da immagazzinare anche se poi mentre divori il libro e stai lí e ti chiedi ma come l’hai già finito?!”, l’unica risposta che ti viene in mente é “eh sì, perché “Eravamo insieme, tutto il resto l’ho dimenticato””.

Libro nr. 8 

Ci ho messo tanto a finire questo libro perché sapevo che, per ora, é l’ultimo della saga del commissario Ricciardi che mi ha accompagnato negli ultimi 4 mesi.

Che tenerezza, che poesia, che gioia leggere le traversie di questo Commissario.

Adorabile, delicato, unico.

Mi piace sempre e sempre di più. 

Il numero 8 é Anime di vetro e protagonista indiscusso é l’amore.
Tutto lui fa.

É l’amore che spinge una donna a chiedere nuove indagini al commissario per la liberazione del marito che ha confessato un omicidio che, secondo lei, non ha commesso.

É l’amore per il proprio lavoro e per le sue donne – quello sofferente per la donna che ha perso (tata Rosa) e per la donna che vorrebbe ma teme di aver perso (Enrica)- che lo spinge a distrarsi seguendo le indagini.

É l’amore che causa la confessione falsa e scontata di questo omicidio che scontato non é.

É l’amore di quella “simpaticona” di Livia che rischia di mettere nei guai Ricciardi.

É l’amore di Falco per Livia che ci fa temere per il nostro eroe e potrebbe farci scoprire qualcosa di losco sul tedesco Manfred. 

É l’amore di Maione per la moglie che ci fa ancora credere che una relazione “normale” esiste.

É l’amore di Enrica che ci fa infuriare con il commissario.

É l’amore per Napoli “l’unico posto al mondo dove si può essere completamente felici” che spinge Enrica a ribellarsi a Manfred. 

É l’amore per la vita che aiuta Bianca a salvare il nostro commissario. 

É l’amore che permette a Ricciardi di indagare e soffrire e incontrare Enrica e finalmente parlarle della sua anima di vetro. 

É l’amore che ti fa finire il libro con il cuore in gola e pensare all’ultima riga “e adesso?!”.

Ma che caldo fa?! 

Eh si, ragazzi, lo so: é estate e fa caldo! E meno male!!!!

Lo so, potrebbe fare un po’ meno caldo ma fa caldissimo.

E d’altronde è estate! 

Vi sembra banale quello che sto dicendo? Certo, perché lo é.

E questa é l’estate della banalità.

Tutti, almeno una volta al giorno, ci lamentiamo del caldo: di quanto non se ne può più; di quanto non si respiri; di come senza l’aria condizionata non si possa stare; di come nessuno ricordi da decenni un’estate così calda.

Lo so, lo so, è dura ma vi dico un segreto: d’estate deve fare caldo. 

Così, caldo. 

Un caldo torrido ed africano. 

Lo so, sarebbe meglio un po’ meno. 

Ma non si può, quest’estate è andata così. E ce la dobbiamo tenere. Perché poi non sia mai che ci aspetti l’inverno più freddo degli ultimi 300 anni e chi vi vuole sentire con il “Madonna, che freddo!”. 

Io no.

Quindi, facciamo così: immagazzinate caldo che non si sa mai la fredda stagione cosa ci riserverà. 

Tanto lo so, tra qualche mese ci toccherà sentire “fa freddo, quanto fa freddo, si va bene il freddo ma non così tanto freddo” e si ricomincia perché poi dice che non esistono più le stagioni… ma siamo sicuri?! 

Ode alle Ferie 

Libertà. Che bella sensazione la libertà.

Personalmente mi sento libera tutte le volte che prendo un giorno di ferie, qualsiasi cosa debba fare.

L’idea di poter disporre del mio tempo, senza renderne conto a nessuno, mi sembra una grande conquista della civiltà moderna.

Lo so, sono fortunata a poter prendere ferie perché implica avere un lavoro.

Lo so.

E infatti chi dice niente. Sono fortunatissima.

Ma mi ci sento ancora di più quando sono in ferie. 

Apprezzare il tempo che ho anche per non fare niente è una cosa meravigliosa.

Poter oziare a letto, fare shopping, leggere un libro, vedere gli amici, senza dover guardare l’orologio e pensare “devo andare che domani si lavora” è una cosa meravigliosa.

Un piccolo passo per l’uomo ed un grande passo per la propria anima.

Godetene: riposatevi, state con i vostri cari o da soli, a seconda di quello che vi aggrada di più; non usate la sveglia, mai! Ritrovatevi, che poi si ricomincia. E il traffico, il lavoro, la palestra, gli incastri, i bambini (per chi ce li ha!). 

Godetevi questo meraviglioso senso di libertà che vi regalano le ferie. 

Godetevi questa sensazione di potenza nel fare o non fare che le ferie vi permettono.

Godetevi il tempo, che ne abbiamo sempre troppo poco! 

Liquore sì, premio no! 

Ma con quale criterio vengono assegnati i premi letterari?! In particolare quelli Strega?No, perché io mi faccio sempre fregare.

Nella mia ingenuità penso che un libro che riceve un premio abbia qualcosa da dirmi, una scrittura particolare, che ne so?!

E invece, puntualmente rimango fregata!

È successo così con Caos calmo (l’ho maledetto!); Canale Mussolini (che sta sul comodino da quando è uscito!) e ora con La ferocia.

Ora io scrivo questa cosa così me la ricorderò l’anno prossimo e il mio scopo è: non comprare più libri che vincono il premio Strega. 

Ecco.

Una storia banale, scritta male, senza capo nè coda. L’ho odiato e finito!

Una ragazza che cammina contromano su una strada statale, tutta sporca di sangue, che viene investita da uno che nell’incidente perde una gamba. Si scopre che la ragazza è figlia di una famiglia ricca e scompigliata di Bari. 

Si aprono certi altarini che era meglio tenerli chiusi: una madre depressa; una figlia piccola scema; un fratello genio ma puttaniere; un altro fratello che pare scemo ma che è più genio di tutti e che poi tanto fratello manco è; un padre traditore, intrallazzino, palazzinaro.

Di tutto un po’ ma una storia così banale, così già sentita, così poco interessante, così scritta in modo didattico e artefatto che davvero, ragazzi, non vale la pena.

Ma sulla base di che questo ha vinto un premio?! Perché gliel’hanno dato??? 

I misteri dell’editoria! 

Non li voglio scoprire, io mi voglio solo ricordare che l’anno prossimo NON devo comprare il vincitore del premio Strega. 

Lo ripeterò tipo mantra fino all’anno prossimo! 

Dove i romani giocavano a palla 

EnricoVII o VIII (non me lo ricordo mai), la Boheme, l’Aida, la Turandot e ieri Madame Butterfly.
Mi piace l’opera, tanto. 

Mi sento sempre un po’ Julia Roberts quando vado a sentirne una però, io dico, ma “può essere che le donne devono fare sempre una brutta fine?! Ma perché?!”

Mi piacerebbe parlare con Puccini, solo perché è l’ultimo in ordine di tempo che ho visto (anche se poi 3 su 5 opere che ho visto in vita mia sono le sue… Saró affezionata senza saperlo!) chiedergli: ma come ti è venuto?! 

‘Sta poraccia, giovanissima (15 anni!), si sposa con uno stronzo americano (per giunta ciccione perché i tenori sono tutti obesi!) che fa una finta perché, in realtà, lui vuole tornare a casa sua e sposarsi davvero con una compaesana. 

Cosa che farà ma, invece di dire a Butterfly “ciao, abbiamo scherzato, io me ne vado”, la lascia lì e quella per tre anni piange e si dispera facendo la vedetta ad aspettare lui, il ciccione americano. Il quale ad un certo punto torna pure ma con l’altra e lei, dopo essersi abbondantemente disperata, prende il ragazzino nato dal ciccione (che non si sa come hanno fatto!) glielo molla e si suicida.

Ma vi pare?! E cavolo, Puccini, ma fai morire in mare quel brutto bonzo, no una ragazzina 15enne che c’ha creduto ed ha rinnegato la sua famiglia per lui! 

Ma poi è sempre così: Mimì muore di tisi, per esempio, mo’ giusto perché la Turandot non l’ha finita sennò un modo per farla fuori lo trovava pure per lei! 

Comunque bello, vale davvero la pena passare una serata tra le rovine romane, a Caracalla (dove i romani giocavano a palla, appunto!), a vedere queste meraviglia e sentire tanta armonia. 

Una gioia per gli occhi e per il cuore.

Fatelo, non ve ne pentirete… vi verranno solo i nervi per le sedie scomode, per le vecchiette Superfan che non accettano il minimo rumore, per il panzone che dici “ma già sei un super cesso ti permetti pure di fare lo stronzo?!”.

Da ultimo, Giacomi’, ma a te le donne che male t’hanno fatto che fanno sempre una brutta fine?! Così, per sapere! 

Cosa mi metto 

Cosa mi metto?

É la domanda che assilla tutte le donne, tutte le mattine aprendo l’armadio.

Cosa mi metto? 

Lo dici pure se hai fatto shopping da un minuto e se hai l’armadio pieno.

Cosa mi metto. 

È il nome di un negozio, ormai di fiducia, dal quale sto andando troppo spesso! 

Mannaggia la miseria, mannaggia a FB, mannaggia alle foto, mannaggia a me! 

L’amore per loro é nato dopo aver visto una foto di un vestito che non potevo non avere: lungo, marrone, con le stelline, bello! 

Lo vedo su FB, vado, la taglia c’è, lo provo, bello, sto per pagare e mi accorgo che è rovinato! 

Nooooooo, attentato alla Costituzione!!! 

Mi dispero un minuto, poi mi giro e compenso con l’acquisto di altre 7/8 cose! 

E questo è stato l’inizio della fine.

Allora ditemi voi, come faccio io, sostenitrice a livello sindacale dei “completini”, a trattenermi se qualcuno li fa per me?! 

Ditemi voi, come faccio io a lasciare a loro capi della mia taglia, anche al 50% di sconto.

Ditemi voi, come posso lasciare io décolleté nere con tacco oro, puntate da mesi, se resta solo il 38.

Ditemi voi, come potevo io non comprare quel vestito lungo, marrone, con le stelline, bello fatto tornare in negozio proprio per me. 

E ditemi voi… perché io non lo so fare perché qua ogni scusa è buona per vedere cos’é rimasto in negozio: una volta devo fare un regalo, una volta devo accompagnare un’amica, una volta “passavo di qui”! 

C’é sempre una scusa per alimentare la mia malattia. 

Ma per fortuna chiudono per ferie, per fortuna i saldi stanno finendo, per fortuna ho nell’armadio la metà del negozio che volevo avere. 😛. 

Io sto con Maddy 

Quanta fatica le storie d’amore! Un intoppo dietro l’altro: un sorriso e una lacrima; un impegno costante. E come si fa?! 

Non so bene ma io vorrei fare come Maddalena (bellissimo nome, soprattutto se hai un cognome che inizia con la m), che mentre viveva la sua bellissima storia d’amore ha dovuto sbattere il muso contro la realtà di un malessere. Non suo, ma della sua meravigliosa metà, che ha portato lui ad allontanarsi da lei, con il di lei permesso.

E quando le ho chiesto: “Ma come fai? Come ti senti? Come riesci a stare senza di lui?!”.

Lei mi ha risposto così:

“Quanto vorrei scrivere.

Quanto vorrei esprimere quello che mi passa per la testa.

Quanto vorrei dire come mi sento.

Non riesco.

Non riesco a dire come in alcuni momenti mi manchi l’aria.

Non riesco ad esprimere a parole come tutto sommato sono serena.

Non riesco a spiegare che quello che sto facendo mi sembra il più grande atto d’amore e di altruismo che potessi fare.

Non riesco a non considerare che diversamente sarei andata a sbattere contro l’odio.

E io odio l’odio.

Odio quella sensazione di frustrazione, di rabbia, di ansia che mi pervade quando odio delle persone, delle situazioni. 

Odio sentirmi velenosa.

Odio odiare.

E allora amo, amo me stessa e amo soprattutto lui che é la parte di me più bella, più importante, più vera.

E se amo me non posso non permettergli di fare quello che sta facendo. 

Qualunque cosa accada.

Qualunque decisione lui prenda.

Qualunque strada deciderá di percorrere. 

Nel frattempo devo solo riempire il mio vuoto di pieno.

Nel frattempo devo solo non lasciare spazio al vuoto, come sta facendo lui.

Nel frattempo devo solo continuare a fare quello che mi riesce meglio: amarlo!”

Non é brava Maddalena? Io sto con lei. Sempre.