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Il lido

È ufficiale ormai: quando non so cosa leggere perché i miei autori preferiti non hanno pubblicato oppure ne ho letti tutti i libri, quando non ho nessun titolo che mi incuriosisce, accetto consigli di amici.

Questo è quanto è successo con gli ultimi quattro libri letti e quindi anche con questo, che mi ha consigliato una mia carissima amica con la quale condivido varie cose, tra cui la passione per la lettura.

Il libro è Il lido di Libby Page.

Ora io penso che quando un libro ti accompagna nella giornata anche quando è chiuso sta facendo il suo lavoro. Se, in un momento x mentre stai facendo tutt’altro ti ritrovi a pensare ai protagonisti (in questo caso Rosemary e Kate) e a quello che sta loro succedendo, allora il libro ti ha preso e ti sta portando dove vuole lui.

In questo caso in un lido, una piscina, comunale di Brixton, Londra, che le logiche imprenditoriali fallate degli ultimi anni vogliono chiudere. Parte, quindi, una gara di solidarietà per tenerlo aperto capeggiato da una battagliera ottantaseienne, Rosemary appunto.

La storia del lido è quella di una comunità che non si arrende, che lotta per le proprie ragioni perché una piscina non è solo una piscina e nuotare non è solo un esercizio fisico ma è: una liberazione, uno sfogo, una cura.

Rosemary ha vissuto circa ottanta anni intorno alla struttura. È lì che ha festeggiato la fine della guerra, è lì che ha studiato ma è soprattutto lì che ha conosciuto il grande amore della sua vita, George, che l’ha da poco lasciata.

Intorno alla storia di Rosemary e George si sviluppa quella del lido con dei flashback che li vedono felici ed insieme con lo sfondo della piscina.

La aiuta nella lotta una giovane giornalista, Kate, con mille problemi che oltre ad aiutare si fa aiutare nella battaglia della sua vita.

È un libro godibile, semplice, veloce, emozionante. A volte ridondante: si racconta di George che si tuffa forse qualche volta di troppo, alcuni pezzi sembrano un po’ inutili ma nell’insieme ci stanno e servono ad aumentare la suspance per la sorte della struttura.

Sono carine le figure dei vari sostenitori della piscina: la coppia gay con cagnolino; il custode; la sorella della giornalista, Erin; il fotografo, Jay; l’amica di Rosemary, Hope.

Sapete cosa?! Non c’è cattiveria in questo libro, non ci sono figure negative, il bene predomina, l’amore è una costante e certe volte leggere cose così ti rimette in paca con il mondo, soprattutto se questo sta diventando un posto dove comincia ad essere difficile vivere.

È sano estraniarsi in questi contesti, la lettura serve anche a questo.

Quindi, se avete voglia di rifugiarvi in un’isola felice e sana affrontate questa lettura, non ve ne pentirete.

Maschio bianco etero

Poi il libro te lo consiglia l’amico con cui condividi diverse passioni letterarie (tra cui Don Winslow), con il quale vi trovate praticamente su tutto quello che leggete (forse solo su De Giovanni siamo in disaccordo perché lui si è stancato e io ne leggerei ancora uno a settimana), con cui fate a gara a chi legge prima il capolavoro di turno per condividerlo e allora non puoi non leggere un libro che ti piace.

In una giornata, in otto ore.

Maschio bianco etero di Jhon Niven è tutto quanto sopra.

Che bel libretto: leggero (ma non troppo) scorrevole, divertente, riflessivo.

Che bel libretto!

La storia forse é anche un po’ già letta ma è scritta in maniera così vivace che scorre via che non te ne accorgi proprio.

Ambientato tra gli USA e l’Inghilterra, è la storia di uno scrittore, ubriacone, puttaniere, con una ex moglie ed una figlia, con mille mostri alle spalle e che, ad un certo punto, deve mettere ordine nella sua vita a causa (o grazie) al fisco americano.

Le donne non possono non innamorarsi di Kennet; gli uomini non possono non aver voglia di essere come lui.

Mi è piaciuto tantissimo.

Lo so, non è nuova la storia di quello che fa mille casini e poi si redime. Lo so, ma è sempre divertente. Soprattutto se il lui in questione è uno scrittore di successo che vive a Los Angeles e che si ritrova a dover insegnare nel bel mezzo di niente, in Inghilterra, dove ritrova ex moglie e figlia e svariati ricordi che lo mettono spalle al muro.

Di Niven non avevo letto nulla ma mi hanno sempre affascinato le sei copertine, ora (oltre alle copertine) mi lascerò affascinare dalle trame perché la scrittura già ci ha pensato da sè.

Kenneth è un personaggio che già mi manca, le figure femminili sono di passaggio, va detto, ma c’è di bello che la redenzione è meno banale di quanto ci si possa immaginare. Quando sembra che tutto va male le cose si riprendono e qui è lì lascia poi delle perle di saggezza da sottoscrivere,

Caldamente vi invito ad entrare per qualche ora nella vita di questo “maschio bianco etero” e di affezionarvi a lui come ho fatto io.

E adesso?! Chi mi consiglia cosa?!?!

Ninfee nere

Ecco, lo vedi?! Non sono io ad essere difficile: se un libro è affascinante, interessante è un attimo che mi piace.

È proprio facile.

Ninfee nere di Michel Bussi mi è piaciuto, molto.

Un libro non proprio nuovo, pare sia del 2010 ma non per questo non attuale e godibile.

Un giallo istruttivo nel senso che, ambientato nei luoghi in cui visse Monet, racconta molto della di lui vita.

Poetico, romantico, arzigogolato al punto giusto. Da leggere.

Ci sono tre donne che si avvicendano e vivono storie da raccontare, tutte legate da un unico filo conduttore: le ninfee.

O almeno questo sembra per buoni tre quarti di libro poi, pouf, il colpo di scena… anzi, i colpi di scena perché uno non basta ce ne sono vari ed eventuali.

Per chi ama come me l’arte e gli impressionisti è un libro istruttivo, affascinante, colorato, artistico.

Ben scritto, ben strutturato, l’ho già detto che mi è piaciuto?!

Il punto è che, essendo un giallo, non posso mica starvi a raccontare tutto… devo vagheggiare!

Mi è venuta una voglia di tornare in Francia che non ce la posso raccontare, leggete e fatemi sapere.

Il gioco

La prima cosa da dire è: “amico mio, perché mi hai consigliato questo libro?!”.

La seconda é: pur essendo un finalista del premio strega (che vi dicevo preferisco ai vincitori del premio stesso) condivido la mancata vittoria perché questo libro mi ha proprio dato fastidio.

Credo che ultimamente mi avete già sentito dire questa cosa ma che ci posso fare?!?!

Allora: avete presente la pratica del “cuckoldismo” (non so se si dice in italiano) ma è quella perversione per cui un uomo (chuckold appunto) gode nel vedere la propria compagna (sweet) fare sesso con altri uomini (bull). Ecco.

Ora un non meglio identificato intervistatore intervista (nell’ordine): bull; sweet e cuckold che si sono intrattenuti, per anni, in una perversa relazione.

E quindi?

Quindi niente, punto.

Il libro è la storia di questi tre, sui cui gusti sessuali non esprimo giudizi perché in quell’ambito “liberi tutti”, che raccontano

la loro “perversione”.

In realtà di perverso c’è ben poco sembra più la storia di tre sfigati, la cui vita è stata tutta una salita che si sono ritrovati ed hanno deciso di percorrerla insieme.

Il Bull passa dall’essere un prestante maschio alfa (sebbene poi manchi anche il racconto erotico) a debole infartuato; la Sweet è una ninfomane rara che comincia la sua attività da prostituta più o meno con lo svezzamento; il Cuckhold è il ricco professore, oncologo che si fa mettere i piedi in testa dall’universo mondo (e prima il padre, e poi la sweet, e poi la madre e poi il Bull e infine il filippino) e da questo dovrebbe trarne godimento.

Ora io so che esistono queste realtà e mi va benissimo ma c’è bisogno di raccontarle così?! Mi spiego: o ne fai un trattato scientifico o un romanzo erotico, penso sia inutile scrivere un romanzo che non sa né di me né di te.

Inutile.

E stai lì per nmila pagine a leggere di questi tre pensando che prima o poi la cosa si farà interessante ma nulla.

Ma vi pare possibile che marito, moglie e amante decidano di (nell’ordine) aprire un locale e poi andare a vivere insieme, tutti e tre allegramente sotto lo stesso tetto?! Oppure vi pare che possiamo leggere circa 100 pagine su di lei che, a 11 anni, fa pensieri erotici, su un ottantenne?!

Ma che senso ha?!

Tutto approssimativo, tutto toccato ma non messo a fuoco, tutto lisciato… e per fare questo ci vogliono tutte quelle pagine dico io?!

Per carità!

La cosa migliore é senz’altro la copertina per cui non fatevi ingannare.

Amico mio, ti darò altre 1000 possibilità di consigliarmi libri ma tu fanne buon uso!

Vado avanti.

Io resto qui

Quando leggo che tra i finalisti del Premio Strega c’è Balzano, penso che devo leggerlo; quando scopro che non ha vinto, penso che sia meglio così perché a me i libri vincitori del premio Strega non piacciono mai.

Infatti Resto qui di Balzano mi è piaciuto moltissimo.

Mi è piaciuto come tutti i libri di Balzano perché ti portano in un’epoca antica che non è la tua.

Qui vivi per qualche ora in Trentino, al confine con la Svizzera, a Curon un paese che subito dopo la guerra viene seppellito sotto una diga.

Balzano ci racconta la storia di una famiglia di lì che decide di non abbandonare mai la propria casa nè per i

Nazi fascisti nè per la diga.

Una famiglia in cui Eric e Trina si amano e affrontano tutto con una dignità rara: il rapimento di una figlia; il figlio nazista; la guerra; i soprusi; la fame; il freddo; gli italiani; i tedeschi.

La storia è raccontata da Trina in prima persona che, per essere figlia di contadini, ha studiato, è colta, conosce sia tedesco che francese e fa la maestra, quando c’è la pace; perché in guerra fa tutto, anche prendere scelte decisamente estreme.

Il libro ti travolge, ti cattura, lo finisci in poche ore.

Ti appassiona perché ti porta nella crudeltà della guerra; nello schifo della fame; nell’inspiegabilità del progresso; nella rabbia dell’abbandono.

È un libro che pur raccontando della seconda guerra mondiale è tragicamente attuale e andrebbe letto nelle scuole, per capire tante tante cose.

Bravo Balzano, io mi allontano, voi restate qui (cit.).

La collina

Dunque, qualche anno fa, girando su Twitter, sono incappata in una foto di questa ragazza bellissima che aveva un paio di scarpe spaziali e che stava, credo, alle Invasioni barbariche (o qualcosa di simile) a presentare il suo libro.

Le scrivo per sapere di chi erano le scarpe e lei mi risponde, dandomi subito il nome del brand (erano di Patrizia Pepe).

Il libro non lo compro ma comincio a seguire lei.

Lei è Andrea Delogu e io la trovo troppo fica (o figa se siete milanesi): bella, simpatica, spigliata e divertente; si sposa con Francesco Montanari ed il video di lei che canta “T’appartengo” di Ambra allo sposo mi fa sempre ridere e commuovere.

Lei fa la presentatrice, la dj, varie ed eventuali.

Poi, qualche settimana fa, ritira fuori il libro e dice che lo hanno ripubblicato. Questa volta non posso non averlo e lo compro.

Tra l’altro lo ha presentato all’Isola tiberina con l’Orchestraccia (che io amo) e non sono riuscita ad andare ed ho rosicato tantissimo anche perché lei ha un altro grande pregio: è amica di quello gnocco senza pari di Giorgio Caputo… ma questo è un altro discorso, andiamo avanti.

Il libro è La collina ed è bellissimo, avvincente, emozionante.

É un tuffo negli anni ottanta e in una delle “situazioni” più controverse di quel periodo: la comunità di San Patrignano che qui, appunto è la Collina.

La protagonista, Valentina, é nata ed ha vissuto lì fino ai 12 anni ed i suoi genitori hanno superato l’inferno della droga e di quella comunità, che ne ha salvati molti e ne ha rovinati altrettanti.

La vicenda è raccontata da Valentina che è una piccola sana in un mondo di grandi con problemi importanti.

Ora io so che dovrò andare a leggermi tutto quello che trovo sul tema perché nel libro la cronaca si infila nelle storie e voglio approfondire. Ero piccola in quel periodo e non ricordo bene le vicende: mi ricordo bene di quell’omone, che nel libro si chiama Riccardo.

Valentina vive con i genitori, Barbara e Ivan, e questi diventa un pezzo grosso della comunità, suo malgrado. Valentina è amata sopra ogni cosa e i suoi occhi sono quelli dell’innocenza dei bimbi che vedono cose che non dovrebbero vedere, che pagano delle colpe non proprie.

Valentina, però, è stata una bambina felice, lo si percepisce dal racconto ed è bello leggerla mentre racconta.

Succede di tutto: gioie, dolori, botte, processi, fughe, violenze, amori, tradimenti. Di tutto. Ad un certo punto sembra un thriller, poi un romanzo d’amore, poi una biografia o un romanzo storico.

Non ti molla mai, hai sempre una rotella del cervello che pensa: “chissà che sta succedendo in collina”.

È brava Andrea Delogu nel raccontare la sua esperienza da Valentina ed è stato bravo nell’aiutarla a farci entrare in quel mondo sconosciuto Andrea Cedrola.

Passo ad altro io, voi andate in Collina che fa caldo e lì si sta pure freschi di questi tempi.

Buona lettura.

Il purgatorio dell’Angelo

Quando De Giovanni chiama io rispondo.

In genere nell’ora successiva all’uscita del libri ma, in questo caso, sono stata più lenta. Avevo pensato, in realtà di prendere il libro per le ferie. Poi, venerdì sera torno a casa, penso che non mi va di portare il libro di carta al mare e che è il caso di ripristinare il kobo.

E niente, è stato un attimo, ho preso: Il purgatorio dell’Angelo ed è bastata una giornata di mare per finirlo.

Quando inizi un libro del Commissario Ricciardi è come ritrovare un amico che non vedi da un po’, da un anno per la precisione. Quegli amici che pure se non li senti, quando li ritrovi è come se non fosse passato un secondo perché li ami.

Quanta malinconia mi mette Ricciardi, soprattutto perché ho letto che é uno dei suoi ultimi “episodi” ed é anche giusto così.

Storia di preti: omicidio e confessione.

Storia di ladri: con Maione che viene ingannato e Bambinella che lo aiuta.

Storie di amori: uno su tutti, il più bello, il loro.

Sono criptica?! E per forza, come parlo spoilero. Mi devo stare zitta!!!

Comunque: io lo adoro Ricciardi ed Enrica; e Maione e Lucia; e Modo ed il cagnolino,che però si vede pochissimo.

È il 1933 ma la storia parte da molto più lontano: ci sono i Gesuiti, c’è un segreto, un omicidio, un uomo in punto di morte. C’è il solito amore difficile ma corrisposto.

C’è tanta roba che scorre troppo veloce e che quando hai finito pensi: eh no, già?!?!

De Giovanni è sempre una garanzia, con la sua scrittura pulita e veloce; con le sue metafore e quegli intermezzi poetici che sembrano non c’entrare ma c’entrano sempre.

Non posso pensare di averlo già finito.

Buona lettura a voi fortunati che ancora non lo avete iniziato, io per forza di cose passo ad altro!

Lady Las Vegas

Essendo lui l’autore del mio libro preferito, tutte le volte che esce con un libro nuovo io ho l’obbligo morale di acquistarlo.

Lui è Don Winslow e l’ultimo libro è Lady Las Vegas.

Visto, preso, acquistato, letto.

Non mi è piaciuto, neanche un po’.

Lo dico subito per fugare ogni dubbio.

Mi è sembrato uno di quei libri da scrivere perché si ha un contratto con l’editore: quei libri proprio tirati per i capelli e che una volta che li hai finiti pensi: “e quindi?!”.

Una storia trita e ritrita: una donna di reputazione dubitabile (Polly) che fa l’amante del Raimondo Vianello americano (Jack) con una Sandra Mondaini (Candy) che ha in testa le corna; ad un certo punto Jack violenta Polly e lei lo denuncia ma nessuno (ovviamente) le crede. Non vi sembra discutibile anche la scelta dei nomi dei protagonisti?!

Poi ci metti la malavita organizzata e viene fuori un’accozzaglia di personaggi, una storia banale, un finale scontato.

Che rabbia quando pensi che uno scrittore che è riuscito a scrivere un capolavoro (Il potere del cane) si deve perdere in questi libri da lettura estiva ma di quelle per chi legge un mezzo libro l’anno, che poi lo lascerebbe pure perché il groviglio è semplice ma la costruzione complicata con una marea di personaggi inutili collegati a casaccio.

Insomma, un netto “no grazie!”.

Giuro che non ti mollo Don ma magari mettici più impegno la prossima volta.

Grazie.

Io passo avanti e pure voi quando lo vedete in Liberia, soprassedete.

Che problemi hanno?

Che problemi hanno quelli che:

⁃ spariscono senza motivo da un giorno all’altro, siano essi: mariti, compagni (e magari ne hanno pure un qualche straccio di motivo, sebbene dopo tanto amore forse qualche chiacchiera serve); amici (e pure qui sparire va bene per un po’ poi una qualche spiegazione è gradita); nessuno (nel senso nessuno nella vita dell’essere umano da cui spariscono, che sparite a fare se non ci siete mai stati?);

⁃ cancellano o bloccano sui social network, ma che avete due anni?! Secondo me è un comportamento che manco alle elementari ve lo giustificano più;

⁃ dicono “ci vediamo domani a pranzo” e non solo per il pranzo dell’indomani non si fanno vivi, ma non si fanno vivi proprio più… ma chi v’ha mai chiesto niente?!

⁃ Si fidanzano con il grande amore della propria vita e non si sentono più, salvo poi tornare quando si accorgono che l’amore non era poi così grande;

⁃ non rispondono ai messaggi quando uno fa loro una domanda, li invita fuori o simili, ma quanto tempo può rubate scrivere “ciao” o “scusa non posso” o “grazie”, non ci si mette più tempo a fare finta di non aver visto?

⁃ Inventano scuse per riagganciare un rapporto quando la cosa migliore è sempre la verità: “mi mancavi”, “avevo voglia di risentirti”… sono frasi che si possono dire eh, non vi arresta nessuno!

Io purtroppo, o per fortuna, sono dell’idea che le menate da adolescenti non reggano più. Ci vuole maturità o, banalmente, un minimo di coraggio, se così si può definire, nell’affrontare le cose.

Per esempio:

1. se ci sentiamo tutti i giorni per mesi e poi, senza motivo, decidi di sparire, io te lo faccio notare perché non c’è un motivo valido per dileguarsi; penso non ci sia mai ma, se c’è, ritengo giusto che l’altra parte lo sappia. O no?!

2. Se mi dici “a domani” per me se non è domani è dopo domani ma ti fai sentire perché me l’hai detto tu, nessuno te l’ha chiesto.

E potrei continuare ma mi fermo.

Ci tengo anche a precisare che ogni riferimento a persone o cose o è puramente casuale o avete la coda di paglia, vedete voi.

Follia maggiore

Ma che brutto quando finisce un libro con Carlo Monterossi.

Quanto mi piace.

Ci ho messo un po’, avrebbe meritato meno tempo, ho appena finito Follia maggiore di Robecchi.

Ve lo devo dire, a me lo scrittore sta cordialmente antipatico ma come scrive di Carlo Monterossi mi piace troppo ed ogni volta che ne finisco uno penso: e ora?!

Ecco, e ora?! Ne ho preso un altro ma intanto vi dico di Carlo.

Tanto romanticismo in questo omicidio. Tantissimo.

Muore una donna, mamma di una promessa della lirica. E Carlo che c’entra?! Eh, Carlo c’entra sempre.

Poi in questo libro va via come il pane: piace a tutte… e ti credo, aggiungo io!

Al solito, l’omicidio è solo il pretesto per raccontare tante altre storie: quella di Sonia, la figlia della deceduta; quella di Federica, la dama di compagnia; quella di Arturo Serrani, ricco faccendiere. E poi cercare di capire meglio quelle di Oscar e di Ghezzi; di Carlo e Bianca… insomma sempre più amici diventiamo.

Dopo un po’ che lo leggi ti distrai proprio e pensi: ma chi é che hanno ammazzato?! Carlo, in questo libro, ci porta in un mondo romantico, fatto di soldi e bei vestiti ma anche di arte, di lirica e amore, tanto tanto amore.

Infatti lui ci si trova un po’ spaesato, va detto! È piacevole accompagnarlo: spettatori, come lui, inconsapevoli di quello che accade.

Alla fine fa anche tenerezza perché quando ci arrivi, come lui pensi: “ma che veramente?!”.

Insomma è la solita piacevolissima lettura ed, in attesa della sua successiva, io mi butto su altro.