Tutti gli articoli di kiuky

Avatar di Sconosciuto

Informazioni su kiuky

La Dea Merini diceva "chi tace spaventa" e, infatti, io non taccio mai! Sono di tutto un po' e un po' di tutto come il blog: curiosa, tendenzialmente felice, lunatica e con una gran voglia di fare cose, che la vita è una sola e non va sprecata. Il bicchiere è sempre mezzo pieno, anche perchè la parte vuota me la sono bevuta. Vegetariana e canara convinta: voi pellicce, non mi avrete mai! Nella vita avrei voluto fare la scrittrice, la personal shopper, l'organizzatrice di eventi, non faccio niente di tutto questo ma non sputo mai nel piatto dove mangio anzi, me lo lecco con gusto. Scrivo principalmente per far sapere quello che penso non per ottenere risposte, anche se pure quelle non mancano mai.

Manco le basi!!!

Quando pensi di aver in parte adempiuto al tuo dovere;
quando pensi che di aver aiutato una tua amica in difficoltà;
quando ritieni di averle trasmesso sufficienti nozioni per poterla far muovere da sola… eccolo lì che lei con tutta la noncuranza del caso ti dice “senti, poi io mi dovrei comprare una camicia bianca!” e le tue due certezza sul lavoro fatto crollano!
Un colpo al cuore, una mazzata! Ancora stai che NON hai una camicia bianca?!?!??? Mi vedete in foto?! Ecco, così!
“Manco le basi!” come direbbe il buon Verdone… non c’è speranza… Aiutatemi!!!
Dopo il defibrillatore, eccomi qui, però, nella mia immensa bontà a ricordarvi le basi: quelle 5 (perché abbiamo detto che è un numero perfetto per il blog!) cose che non possono mancare nel vostro guardaroba.
Avanti, ancora e, per l’ultima, volta:
1) camicia bianca, non può non esserci. È 4 stagioni: va su tutto. Dai jeans al pantalone nero elegante; dalla mini alla gonna a tubo. Superchic con gonna da sera!
2) Tubino nero: da mettere di mattina in ufficio o la sera per serata elegante. Basta, ovviamente, cambiare gli accessori. A tal proposito vi avverto: il giro di perle su tubino fa tanto mia nonna, tenetevi!
3) Jeans: inutile stare a specificare. Per me non ne basta uno ma ne servono n, però, se deve essere uno, almeno che sia un modello che vada bene con i tacchi e con le sneakers. Esistono, non vi demoralizzate: se cercate, trovate!
4) Gonna e/o pantalone nero: la gonna possibilmente longuette che va con ballerine, decoltè e stivali. Il pantalone: dritto, elegante. Con t-shirt o camicia elegante, a seconda delle occasioni;
5) decoltè nero. Inutile giustificarlo: va su (o meglio sotto) tutto! Non mi dilungherei sul perché visto che mi pare ovvio. Cercatele belle, non per forza comode. NON mi fate vedere tacchi larghi e di media misura da nonna. Stringere i denti e salite sui tacchi, ammesso il plateau.

Vi prego, non mi date ulteriori dispiaceri e, per ogni evenienza, scrivere al solito a vadobenecosi@gmail.com

D, e, f…

Più o meno sistemate le scarpe devo darvi qualche delucidizione sulle borse che per me, tolto, il brillocco di Tiffany, valgono tanto quanto un gioiello. Le amo in quasi tutte le loro manifestazioni, Mi rendono sempre felice.

Mi piacciono tanto, tantissimo, troppo.

Vorrei parlarvi solo delle basi, non molto altro perché ci sarebbe da scrivere un libro.

  • La Tracollina. Come molti di voi sanno leggendo questo blog è la mia mancanza per eccellenza, non ce l’ho, non so se mai l’avrò. Com’è possibile direte voi? Ed è possibile perché quando io parlo di tracollina parlo solo di quella per eccellenza: La tracollina di Chanel! Bella, perfetta, unica. La amo, la voglio. Magari prima o poi l’avrò. L’anno scorso in un locale ne ho vista una perfetta, che rendeva il look della ragazza che la indossava assolutamente impeccabile. Lei: jeans e lupetto nero con la Chanel multicolor, media. Va bè, la bava. Dopo averla fissata per tutta serata, che avrà pensato che ero lesbica, mi sono avvicinata per farle i complimenti. Ve la allego e giudicate voi.
  • Lady D. Questa è la borsetta a mano che Dior creò per Lady D, da qui il nome. Pure questa bellissima in tutte le sue declinazioni, ma piccola e poco pratica. Ovviamente se me la regalano non è che la mando indietro!
  • Falabella. Si sa, ne abbiamo parlato, ce l’ho. La più bella che ho indubbiamente. Vi segnalo che Stella ha fatto pure la tracollina bella, bellissima pure quella ma non ai livelli della nr. 1).
  • Speedy. E’ il bauletto di Luis Vuitton, Perfetto sempre e per sempre. Come direbbe una mia amica parlando del burka: va su tutto e non impegna. Indistruttibile, comodo, tutto sommato accessibile, Nel dubbio, prendetelo.
  • Jackie. Questa è il capolavoro Gucci, Bella, bellissima & cara, carissima. In tutte le declinazioni di colore, quest’anno il must have della collezione per chi se la può permettere. Io no,

Secondo me 5 punti sono sempre sufficienti a destare l’attenzione e non annoiare, sbaglio? Ditemelo voi!

IMG_5226-0.JPG

Amo (et odi)

Amo i cani perché sono gli esseri più dolci ed emozionanti della terra; perché ogni volta che ti guardano è come fosse la prima e l’ultima volta e provano un amore unico ed irripetibile, assoluto e puro, ma soprattutto disinteressato; (et odi molti dei loro padroni che li umanizzano al punto di considerarli “figli” oppure li trattano come bestie quando le prime bestie sono loro a non raccoglierne la cacca per terra e spero che la pestino, come sono costretti a fare quelli che cani non ne hanno).

Amo i bimbi per i loro occhi limpidi di curiosità, per le espressioni di stupore,  per la loro incrollabile fiducia in mammaa e papà; (et Odi gran parte dei loro genitori che li viziano e li fanno crescere da deficienti. A loro dico: ricordatevi che i bimbi di oggi saranno gli uomini di domani, non li tenete in una bolla che poi scoppia).

Amo il mare per la sua immensità, la sua forza, la sua tranquillità, per i paesaggi che regala, per il suo romanticismo, per la sensazione che provo tutte le volte che lo vedo. (et Odi l’acqua per la sua forza incontrollata ed incontrollabile; per gli sfaceli che combina anche se poi siamo sicuri che è colpa sua e non dell’uomo che costruisce senza rispetto?!).

Amo l’Italia, tanto. La trovo bella, bellissima piena di tutto. Con i suoi paesaggi incantati e i suoi angoli di paradiso, il mare cristallino e le ripide vette (e che è una poesia?!) … va bè, avete capito; (et Odi alcuni italiani sempre pronti a sputare nel piatto dove mangiano; esterofili fino alla nausea perché l’erba del vicino è sempre più verde, anche se a quel vicino l’erba spesso la coloriamo noi!).

Seguirà Odi (et amo).

A, b, c…

Sento la necessità di aiutarvi a comprendere alcuni termini di moda che si leggono sui giornali e che sicuramente vi sarete chieste: “ma che vor di’?!”.

Ecco, io prima di voi, e, quindi, ho deciso di mettere nero su bianco un microscopico dizionario sulle scarpe per la moda inverno 2014/2015.

  • Cuissard. Sono tornati di gran moda. E cosa sono? Banalmente gli stivali alla gatto con gli stivali. Avete presente? Quelli con il gambale altissimo, sopra il ginocchio e che personalmente non potrò mai indossare. Prima di tutto chiariamoci, se avete una nanogamba lasciate perdere perché non è cosa, diversamente sbizzarritevi perché quest’anno veramente li hanno messi in produzione tutti da Stuart Weitzman, che ne ha fatti di bellissimi; a Dior a Versace a Pretty Ballerinas (financo!) ovunque donne super sexy con stivali super alti. Di vernice, di camoscio, con tacco 12 o senza tacco. Spettacolo.
  • Slip-on. Siamo sempre nel settore scarpe ma, permettetemi, queste proprio le aborro. Si tratta delle snakers con elastico vicino alla linguetta, senza stringhe, facili da indossare come dice la parola stessa. Ecco, io le schifo ma vanno tantissimo il che non mi indurrà a comprarle… oddio dicevo la stessa cosa delle espradillas e poi, di fronte ad un paio particolarmente carine, ho ceduto. Comunque, tornando a noi, le più famose cono le Vans che credo le abbia inventate e che ne ha fatte veramente di tutti i tipi, persino dorate; ma ne troverete ovunque da Prada a H&M da Givenchy a Zara… per quanto mi riguarda solo in negozio perché non mi avranno mai!
  • Pumps. Sono quelle scarpe con tacco vertiginoso in cui il plateux è incorporato nella scarpa, non si vede. Non mi piacciono molto, le trovo un po’ volgari ma se ne possono trovare modelli interessanti. Come?! Cos’è il plateux?! Ok, lasciate questa sezione del blog e dirigetevi verso tutte le altre, io non ho tempo da perdere!!!
  • Platform. Si tratta di scarpe con zeppa unica, lungo tutta la lunghezza del piede e senza dislivello, diciamo. Queste potrebbero essere indicate a chi, come me, necessiterebbe di qualche centimetro in più ma, sebbene quest’anno vadano tantissimo e la mia adorata Stella ne abbia fatte con le stelle appunto, MAI (e sottolineo MAI) mi avranno. Le trovo talmente brutte da diventare misogine.
  • Stringate. Bè, qui forse vi offendo, perchè tutte saprete cosa sono le stringate, comunque, scarpe da uomo con i lacci. Belle, le adoro: con gonna longuette, con gonna lunga, con pantaloni larghi, stretti, con minigonna… insomma, sempre. Compratele.

Bene, per ora può bastare.

Se avete dubbi, incertezze, scrivete al solito a vadobenecosi@gmail.com e scrivete però.

RIP

Vorrei tacere ma non riesco.
Vorrei tacere ma non riesco a non dirvi che ieri tutta Italia ha fatto una scoperta clamorosa, che potrebbe cambiare le sorti dell’umanità.
Vorrei tenere questa notizia per me ma sono generosa e la dico anche a voi: ieri, grazie ai Giudici della Corte di Appello di Roma, abbiamo scoperto che Gesù è morto di freddo sulla croce.
E sì perché se Stefano Cucchi non è morto ammazzato dalle botte che gli hanno dato dei sedicenti servitori dello Stato, con la connivenza dei medici che dovevano curarlo, allora ci sta pure che Gesù Cristo è morto di freddo ma sulla croce!
Io non ho letto la sentenza, mi riservo di farlo, anche perché se mancano le prove difficile fare diversamente, ma potrei chiedermi come mai erano bastate in primo grado e, per ora, non me lo chiedo.
Quello che, peró, non posso non chiedermi è perché Gianni Tonelli, rappresentante Sap, non impieghi il suo tempo in maniera diversa, per esempio tacendo, perché dire che “se uno conduce una vita dissoluta ne paga le conseguenze” vuol dire affermare che l’intera popolazione italiana è a rischio linciaggio prima, carenza di cure poi ed, eventualmente, a rischio di morte.
A prescindere io non ce l’ho con i poliziotti, a prescindere io non ce l’ho con i Giudici (questo quasi mai!), a prescindere io ce l’ho: con chi apre bocca senza criterio; con chi non rispetta la morte di una persona che doveva vivere; con chi non rispetta il dolore straziante di una famiglia, che sono anni che lotta per la verità; con chi crea odio sociale; con chi alza il dito medio davanti a persone che soffrono.
Ecco, a prescindere ce l’ho con loro.
Non sarò mai in grado di giustificare un “servitore dello Stato” per aver manganellato un operaio; per aver ucciso un ragazzo inerme; per non essere in grado di controllare e gestire il “potere” che gli viene riconosciuto solo per avere un’arma addosso.

Provo fastidio stamattina, provo ribrezzo, provo vergogna per chi offende senza essere offeso; prevarica senza essere prevaricato.

E chiedo scusa, io per loro, a Stefano ed alla sua famiglia per averlo ucciso ieri ancora una volta, come se una non fosse stata abbastanza.

RIP.

Fidatevi di me

Mi sono sempre chiesta come si faccia a scrivere un libro a quattro mani. Oddio, mi sono sempre chiesta anche come si faccia a scrivere un libro ma questa è un’altra storia.

Comunque, sono curiosa di sapere come si fa e, se mai avrò il piacere di conoscere Francesco Abate, mi sono ripromessa di chiederglielo. Perché mi immagino scene tipo: seduti a tavolino, tu dici una cosa, io ne dico un’altra e poi uno dei due scrive; oppure tu fai un pezzo, io ne faccio un altro e poi li uniamo; o ancora io mi occupo di questo personaggio, tu dell’altro e poi mettiamo insieme; insomma, non so e vorrei sapere.

Il tutto perché ho letto un altro libro di Abate (e lo sapete che c’ho il debole!) con Massimo Carlotto questa volta, di cui niente mai avevo letto.

Il libro è Mi fido di te ed è troppo divertente.

Si tratta della storia di un malavitoso che non puoi non amare perché come tutti i personaggi di Abate (e stavolta Carlotto) criminali, disgraziati, irrimediabilmente disonesti, fondamentalmente stronzi sono così affascinanti, bellocci e figli di una buona mamma, che si fanno adorare.

Lui è Gigi Vianello, e per tutta la lettura ho pensato a come cavolo gli è venuto in mente questo nome (ma d’altronde me lo chiedo per tutti i nomi dei personaggi dei libri di Frisko), che fa ridere di suo ma che poco c’entra con la figura di questo “bastardo” che prima droga il Veneto e poi intossica la Sardegna.

Bè la prestoria in Veneto è da lacrime agli occhi. Lui, incastrato in una famiglia di pazzi e straricchi criminali con la figlia oca ed i suoi piani telefonici, riesce ad incastrarli e scappare e si rifugia in Sardegna, che avvelena con cibo scadente, salvo aprire un ristorante di elìte. Qui, però, una donna segnerà la sua fine ed il passato ritornerà spedendolo in una “campagna di Russia” da dove chissà come uscirà… perché non è dato sapere.

Divertente, colorito, spassoso, con il gradito ritorno del “cattivo cronista” Rudy Saporito ed un sottofondo musicale di tutto rispetto “se fosse stato un film, ma questo non è un film” e meno male altrimenti avrei dovuto sentire “Mi fido di te” come canzone finale e io, consentitemi, ma Jovanotti e la sua zeppola proprio non li sopporto!

Vi ricordate?

E’ da un po’ che non vi faccio il riassunto delle puntate precedenti su vadobenecosi@gmail.com perché ho avuto troppo da intrattenervi con altre scemenze e, invece, come sapete la moda è una cosa seria. Chiedo venia.

Dunque, prendo spunto da lì per invitarvi a fare acquisti coscienziosi su internet, non a cavolo (come potrei fare io ma… ma non lo faccio J). Mi spiego meglio: se vedete qualcosa su Privalia che costa la metà di quello che costerebbe in negozio, fidatevi solo di marche che conoscete e per le quali vale davvero la pena di spendere la metà di quello che costano. Mi spiego meglio: non comprate a prescindere perché se vi mettono una maglietta di Bershka a 3€ ma al negozio ne cosa 5, che senso ha acquistare su internet? La qualità è quella che è quindi, stateci attente! Comprate solo marche di un certo livello.

Bene, detto questo, quando cercate qualcosa da acquistare, andate a farvi un giro su www.yoox.com perché aiuta. Se avete, per esempio, in mente degli stivaletti bikers che non riuscite a trovare o delle scarpe proprio di un certo colore da abbinare ad una giacca con una maglietta, provate a guardare lì perché scoprirete che esistono delle marche nuove, buone e a prezzi bassi. Lì sì che ogni marca ha un suo perché e vale la pena spendere. In più se avete un numero (maledette!) tipo 41 o 36 l’affare è garantito. Diciamo che quel sito raccoglie il vostro immaginario; mi torna in mente la frase del fotografo Muray che disse “Voi lo sognate, noi lo fotografiamo – e tutto in un a giornata di lavoro” … loro però ve lo mandano pure mentre voi state comodamente a casa, e non è poco! Ovviamente io sono una maestra nella ricerca; quindi se serve scrivete e vi sarà risposto.

Ecco, proprio questo è il punto: SCRIVETE!!!!

Non ho altro da aggiungere.

Domandandocivi

A volte mi chiedo, quando ho un po’ di tempo e magari sto in taxi o in treno o in aereo, come ora, ecco a volte mi chiedo:

Stai bene?

Stai male?

Sei raffreddato?

Quanto sei innamorata del tuo ometto?

Mangi? Bevi? Dormi?

La fai la cacca?

Sei sempre vegetariana?

Ti manco?

Mi pensi?

Sono già bis zia?

Ti ricordi di noi 2?

Hai voglia di cinese?

Ma come si fa a fidarsi di nuovo?

Sei stanco?

La odi sempre la Pausini?

Come sarebbe stata la nostra vita se fossimo rimasti insieme?

Ti bastano ancora i vestiti che ti ho fatto comprare?

Lo leggi questo blog?

E i completini li fai ancora?

Che ne pensi di Renzi?

Ma lo sai che non ho ancora la tracollina di Chanel?

Ecco, così, a volte di chiedo questo… e altro …. ma soprattutto mi chiedo: sei felice? Perché se sei felice, io sto a posto così!

 

 

 

Allergicamente

E niente, penso di avere un’allergia. E lo so è un guaio. Devo trovare una soluzione. Le allergie sono cosa brutta. Non so come spiegarvela, è una specie di orticaria. Mi parte un prurito strano alle mani che mi spingerebbe ad usarle tutte le volte che sento uno/una che dice:

1) “una persona di colore”, di quale colore?! Mi viene sempre da dire. NON si dice: si dice “nero”, ma ci vuole tanto?! “Di colore” è un’espressione finto buonista, finto tollerante, di fatto razzista!

2) “Piuttosto che” usato in senso disgiuntivo. Vi odio: non siete più fichi se lo usate così, non è semplicemente previsto nella lingua italiana; non vuol dire “o”, ma chi cazzo ve lo ha insegnato?! Io divento matta ma lo sento a tutti i livelli, in tv è un dilagare: NON È CORRETTO! Ci hanno scritto pure un libro al riguardo, ecco leggetelo e rassegnatevi, sennò quel prurito diventerà un moto fisico e quindi uno schiaffo al primo che mi capita!

3) “Midia” in luogo di media. Trattasi di parola latina (non mi fate fare la maestrina che non mi piace! Ma porca zozza!) quindi si legge mEdia: ohhhhhh! Midia se lo sono inventato gli inglesi che non sanno pronunciare la “e” come noi, ma noi non siamo inglesi, siamo italiani e l’italiano arriva dal latino. Mi viene un embolo!

4) “Un attimino”… devo spiegare?! Un attimino e ti meno… ecco come ve lo spiego! Ma meno di un attimo che ci può essere?! Un nanosecondo?! Ecco, dite un nanosecondo non mi dite “un attimino”!

5) Sulla scia del punto 4) mi provocano allergia tutta quelle frasi con diminutivi/vezzeggiativo usati senza senso e derivanti, probabilmente, da continui rapporti con bimbi, che (ahimè) vengono trattati da deficienti! I Flanders stavano in un coartoon, lasciamoli lì: “Tesorino, andiamo a farci un pranzetto al ristorantino e magari ci mangiamo un dolcino?” Arghhhhh, so io dove te lo devo mettere il “dolcino”!

6) “Qual è” scritto con l’apostrofo. Vedi, sebbene sia virgolettato e dovrei scriverlo con l’apostrofo per farvi capire l’errore, non riesco, il mio dito si rifiuta! Ma dove le avete fatte le scuole elementari dico io?!?!?

Mi devo fermare che il prurito, al solo pensiero, è aumentato e non riesco più a scrivere… ma tu guarda alle volte il corpo come deve reagire!

Intrappolati nella tela

Sono sempre preoccupata quando un autore mi chiede di leggere il suo libro.

Già vi ho spiegato com’è andata con il mio amico al quale, per paura di deluderne le aspettative, ho tenuto ferme le 50 pagine del romanzo per mesi.

Con lo stesso timore ho prima acquistato e poi letto Amata tela di Giulia Madonna e, vi devo dire che, per come sono fatta io e per la scrittura che piace a me, dopo circa 10 pagine il mio istinto era quello di abbandonarlo.

Poi, però, il libro mi ha catturata, mi ha avvinghiato nella sua tela… che non è quella del ragno come pensavo io!

Era la scrittura che mi respingeva: sembra talmente costruita da dare fastidio all’inizio; ero lì che pensavo “e sbaglialo un congiuntivo!” e no, nessun congiuntivo né passato remoto messo fuori posto, forse qualche ripetizione qua e là, ma nell’insieme si percepisce la cura di chi scrive.

Forse era un po’ che non leggevo un romanzo d’amore e, forse, in questo periodo ne sono troppo distante, ecco perché all’inizio ho faticato a capire il travolgente amore di Eugenio e Francesca che nasce negli anni ’80 per chiudersi (?!) ai giorni nostri.

Artista più o meno maledetto lui; architetto più o meno inquadrato lei. Si conoscono, si amano alla follia di un amore, però, passionale e possessivo, troppo possessivo tanto da allontanarli per tanto, troppo tempo. Salvo poi riunirsi?! Non so, leggetelo e vi saprete rispondere.

Con loro ci sono Eros, Carlo e Anita e il papà di lei. Stop, finito, così pochi personaggi per una storia d’amore che vi porterà alle lacrime di gioia o di dolore?! E dai, NON SO: leggetelo e vi saprete rispondere.