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Ci sono notti che non accadono mai

“E ora sto dietro al Commissario Ricciardi di De Giovanni, tra un po’ finisco e non so proprio a chi dedicarmi” e lui “Ma hai mai letto Missiroli?” E io “No” e lui “E allora inizia”. E così ho fatto.

E dato che non sapevo da dove cominciare, ho cominciato da Atti osceni in luogo privato perché mi piaceva la copertina, perché mi piaceva il titolo.

Non so come siano gli altri ma ho fatto molto bene.

Mi é piaciuta molto la storia di Libero, il romanzo della vita di un uomo che va dall’adolescenza alla maturità.

Dal trasferimento a 13 anni da Milano a Parigi, con sciopero della fame di due giorni per impedirlo, al ritorno ed alla stabilizzazione su Milano dai 20 anni in poi.

É un bel libro per chi, come me, é affascinato dalla letteratura e dal cinema e dai turbamenti amorosi.

A 13 anni non sei nessuno, cominci piano piano a scoprire te stesso e poi gli altri: dal sesso all’amore, dall’insofferenza ad ogni cosa agli interessi per l’universo mondo; dai libri al cinema.

Libero é un bimbo intelligente prima, un uomo stabile e realizzato poi, ma per diventarlo deve passare, come tutti, in mezzo a mille e uno episodi.

La scoperta dell’onanismo prima e del sesso lo porteranno all’amore.

La voglia di giustizia prima e di altruismo poi segneranno la sua professionalità. 

Una famiglia come tante squartata dal migliore amico del papà. 

Un papà colto e un po’ depresso che lo introduce a Camus e Sartre e Buzzati E per finire con Rodari.

Un primo amore bellissimo e doloroso.

Una madre teatrale e affettuosa.

Un amico da tradire.

Un mondo letterario da scoprire e attuare nella vita di tutti i giorni.

Un’amica da preservare.

Una donna da sposare contro la propria coscienza.

Una Milano da conquistare.

Un Togliatti da seppellire.

Un’Alda Merini da incontrare e non riconoscere.

Una Parigi da lasciare.

Insomma, questo libro é tante cose: una scrittura veloce; una prosa semplice; un faticoso e affascinante nozionismo; un curioso sforzo di memoria.

Tante cose e piacevoli da immagazzinare anche se poi mentre divori il libro e stai lí e ti chiedi ma come l’hai già finito?!”, l’unica risposta che ti viene in mente é “eh sì, perché “Eravamo insieme, tutto il resto l’ho dimenticato””.

Libro nr. 8 

Ci ho messo tanto a finire questo libro perché sapevo che, per ora, é l’ultimo della saga del commissario Ricciardi che mi ha accompagnato negli ultimi 4 mesi.

Che tenerezza, che poesia, che gioia leggere le traversie di questo Commissario.

Adorabile, delicato, unico.

Mi piace sempre e sempre di più. 

Il numero 8 é Anime di vetro e protagonista indiscusso é l’amore.
Tutto lui fa.

É l’amore che spinge una donna a chiedere nuove indagini al commissario per la liberazione del marito che ha confessato un omicidio che, secondo lei, non ha commesso.

É l’amore per il proprio lavoro e per le sue donne – quello sofferente per la donna che ha perso (tata Rosa) e per la donna che vorrebbe ma teme di aver perso (Enrica)- che lo spinge a distrarsi seguendo le indagini.

É l’amore che causa la confessione falsa e scontata di questo omicidio che scontato non é.

É l’amore di quella “simpaticona” di Livia che rischia di mettere nei guai Ricciardi.

É l’amore di Falco per Livia che ci fa temere per il nostro eroe e potrebbe farci scoprire qualcosa di losco sul tedesco Manfred. 

É l’amore di Maione per la moglie che ci fa ancora credere che una relazione “normale” esiste.

É l’amore di Enrica che ci fa infuriare con il commissario.

É l’amore per Napoli “l’unico posto al mondo dove si può essere completamente felici” che spinge Enrica a ribellarsi a Manfred. 

É l’amore per la vita che aiuta Bianca a salvare il nostro commissario. 

É l’amore che permette a Ricciardi di indagare e soffrire e incontrare Enrica e finalmente parlarle della sua anima di vetro. 

É l’amore che ti fa finire il libro con il cuore in gola e pensare all’ultima riga “e adesso?!”.

Liquore sì, premio no! 

Ma con quale criterio vengono assegnati i premi letterari?! In particolare quelli Strega?No, perché io mi faccio sempre fregare.

Nella mia ingenuità penso che un libro che riceve un premio abbia qualcosa da dirmi, una scrittura particolare, che ne so?!

E invece, puntualmente rimango fregata!

È successo così con Caos calmo (l’ho maledetto!); Canale Mussolini (che sta sul comodino da quando è uscito!) e ora con La ferocia.

Ora io scrivo questa cosa così me la ricorderò l’anno prossimo e il mio scopo è: non comprare più libri che vincono il premio Strega. 

Ecco.

Una storia banale, scritta male, senza capo nè coda. L’ho odiato e finito!

Una ragazza che cammina contromano su una strada statale, tutta sporca di sangue, che viene investita da uno che nell’incidente perde una gamba. Si scopre che la ragazza è figlia di una famiglia ricca e scompigliata di Bari. 

Si aprono certi altarini che era meglio tenerli chiusi: una madre depressa; una figlia piccola scema; un fratello genio ma puttaniere; un altro fratello che pare scemo ma che è più genio di tutti e che poi tanto fratello manco è; un padre traditore, intrallazzino, palazzinaro.

Di tutto un po’ ma una storia così banale, così già sentita, così poco interessante, così scritta in modo didattico e artefatto che davvero, ragazzi, non vale la pena.

Ma sulla base di che questo ha vinto un premio?! Perché gliel’hanno dato??? 

I misteri dell’editoria! 

Non li voglio scoprire, io mi voglio solo ricordare che l’anno prossimo NON devo comprare il vincitore del premio Strega. 

Lo ripeterò tipo mantra fino all’anno prossimo! 

Dove i romani giocavano a palla 

EnricoVII o VIII (non me lo ricordo mai), la Boheme, l’Aida, la Turandot e ieri Madame Butterfly.
Mi piace l’opera, tanto. 

Mi sento sempre un po’ Julia Roberts quando vado a sentirne una però, io dico, ma “può essere che le donne devono fare sempre una brutta fine?! Ma perché?!”

Mi piacerebbe parlare con Puccini, solo perché è l’ultimo in ordine di tempo che ho visto (anche se poi 3 su 5 opere che ho visto in vita mia sono le sue… Saró affezionata senza saperlo!) chiedergli: ma come ti è venuto?! 

‘Sta poraccia, giovanissima (15 anni!), si sposa con uno stronzo americano (per giunta ciccione perché i tenori sono tutti obesi!) che fa una finta perché, in realtà, lui vuole tornare a casa sua e sposarsi davvero con una compaesana. 

Cosa che farà ma, invece di dire a Butterfly “ciao, abbiamo scherzato, io me ne vado”, la lascia lì e quella per tre anni piange e si dispera facendo la vedetta ad aspettare lui, il ciccione americano. Il quale ad un certo punto torna pure ma con l’altra e lei, dopo essersi abbondantemente disperata, prende il ragazzino nato dal ciccione (che non si sa come hanno fatto!) glielo molla e si suicida.

Ma vi pare?! E cavolo, Puccini, ma fai morire in mare quel brutto bonzo, no una ragazzina 15enne che c’ha creduto ed ha rinnegato la sua famiglia per lui! 

Ma poi è sempre così: Mimì muore di tisi, per esempio, mo’ giusto perché la Turandot non l’ha finita sennò un modo per farla fuori lo trovava pure per lei! 

Comunque bello, vale davvero la pena passare una serata tra le rovine romane, a Caracalla (dove i romani giocavano a palla, appunto!), a vedere queste meraviglia e sentire tanta armonia. 

Una gioia per gli occhi e per il cuore.

Fatelo, non ve ne pentirete… vi verranno solo i nervi per le sedie scomode, per le vecchiette Superfan che non accettano il minimo rumore, per il panzone che dici “ma già sei un super cesso ti permetti pure di fare lo stronzo?!”.

Da ultimo, Giacomi’, ma a te le donne che male t’hanno fatto che fanno sempre una brutta fine?! Così, per sapere! 

Io sto con Maddy 

Quanta fatica le storie d’amore! Un intoppo dietro l’altro: un sorriso e una lacrima; un impegno costante. E come si fa?! 

Non so bene ma io vorrei fare come Maddalena (bellissimo nome, soprattutto se hai un cognome che inizia con la m), che mentre viveva la sua bellissima storia d’amore ha dovuto sbattere il muso contro la realtà di un malessere. Non suo, ma della sua meravigliosa metà, che ha portato lui ad allontanarsi da lei, con il di lei permesso.

E quando le ho chiesto: “Ma come fai? Come ti senti? Come riesci a stare senza di lui?!”.

Lei mi ha risposto così:

“Quanto vorrei scrivere.

Quanto vorrei esprimere quello che mi passa per la testa.

Quanto vorrei dire come mi sento.

Non riesco.

Non riesco a dire come in alcuni momenti mi manchi l’aria.

Non riesco ad esprimere a parole come tutto sommato sono serena.

Non riesco a spiegare che quello che sto facendo mi sembra il più grande atto d’amore e di altruismo che potessi fare.

Non riesco a non considerare che diversamente sarei andata a sbattere contro l’odio.

E io odio l’odio.

Odio quella sensazione di frustrazione, di rabbia, di ansia che mi pervade quando odio delle persone, delle situazioni. 

Odio sentirmi velenosa.

Odio odiare.

E allora amo, amo me stessa e amo soprattutto lui che é la parte di me più bella, più importante, più vera.

E se amo me non posso non permettergli di fare quello che sta facendo. 

Qualunque cosa accada.

Qualunque decisione lui prenda.

Qualunque strada deciderá di percorrere. 

Nel frattempo devo solo riempire il mio vuoto di pieno.

Nel frattempo devo solo non lasciare spazio al vuoto, come sta facendo lui.

Nel frattempo devo solo continuare a fare quello che mi riesce meglio: amarlo!”

Non é brava Maddalena? Io sto con lei. Sempre. 

Vorrei, vorrei…

Ho pensato che, alla soglia di un compleanno importante, fosse necessario scrivere.

Ho pensato che, in vista dei 40 anni, fosse necessario dire la mia.

Ho pensato che, per il 19 luglio 2015, fosse necessario esprimere dei desideri.

Inciso: è incredibile come l’età si e ti relativizzi. Mi spiego: a 20 anni avevo le idee chiarissime su quello che volevo fare e su dove sarei stata a 40 anni; a 30 ho cominciato ad avere dei dubbi; a 40, invece, ho capito che non è importante tanto dove devo arrivare ma con chi lo faccio.

E proprio per questo vorrei, per questo compleanno e per la vita futura, intanto ringraziare i Miei (mamma, papà, fratello e cana!), sempre e comunque, per tutto quello che hanno fatto per me e che continuano a fare; per esserci in ogni momento della mia vita con le loro parole ed i loro silenzi; per avermi reso una persona equilibrata, stabile, felice perché se sono così è solo merito loro.

E poi vorrei…

… vorrei che la persona che mi sta accanto si svegliasse tutte le mattine con la gioia di svegliarsi accanto a me, con l’entusiasmo del primo giorno, lo stesso che provo io svegliandomi accanto a lui; vorrei che mai mi facesse sentire trasparente, inadatta, inutile ma sempre speciale come un giorno in Camargue;

… vorrei che i miei amici (TUTTI) stessero, prima di tutto bene, fossero sani: mai un dolore, mai una sofferenza e, laddove ci fosse, vorrei poterla superare con loro; e li vorrei sempre felici, come davanti a un piatto di tagliolini all’astice in Sardegna; emozionati, come davanti al Tesoro di Petra; allegri, come ad una cena in terrazza da loro; rilassati, come davanti un tramonto a Sabaudia;

… vorrei che i bimbi delle mie amiche crescessero felici, perché i bimbi solo questa preoccupazione devono avere per essere degli adulti sani;

… vorrei mai dovermi pentire delle scelte fatte;

… vorrei mai più sentirmi dire (anche se mi è successo una volta sola, ma una sola è già troppo!) che sono una che “non si occupa degli altri”, “bipolare” e ” superficiale”  oppure, pur sentendolo, vorrei immensamente FOTTERMENE e non starci male come faccio;

… vorrei un Amore per le mie amiche single ma di quelli puri, sinceri, semplici come solo gli amori felici sanno essere;

… vorrei continuare la mia strada con le vecchie e solide amicizie ma anche con quelle nuove che sembrano vecchie;

… vorrei chiedere scusa a chi non amo abbastanza, a chi non curo abbastanza, a quelli per cui ho poco tempo, a quelli che in questo momento sto odiando con tutta me stessa, a chi ho fatto del male volontariamente o involontariamente;

… vorrei avere più pazienza;

… vorrei, banalmente, essere sempre felice e che voi tutti lo foste con me.

Cheers!

 

Libro nr. 7

Mai tranquilli, neanche in una torrida estate fascista, con il sole che squaglia i marciapiedi si può stare tranquilli con il commissario Ricciardi.

Segui lo spettacolare volo di un Professore da un piano alto dell’ospedale.

Dici: è suicidio!

Ma secondo voi?! Con il Commissario che deve indagare, può essere mai suicidio?! E dai, su!

E infatti, suicidio non è.

E scopri che: il prof. è un “figlio ‘e ‘ntrocchia” per dirlo alla napoletana, con moglie figlio e amante; arrivista ed arrivato sulla pelle altrui; luminare ma non senza macchia, per qualche errore di troppo. E indaghi e scopri insieme al Commissario l’assassino, che mai e poi mai ti aspetteresti, ve lo dico!

Al solito, però, sullo sfondo succede di tutto.

Vi avevo anticipato che nel sesto libro succedeva qualcosa che non mi piaceva e, infatti, qui se ne vedono le conseguenze: Enrica parte; Livia resta e insiste; Alfredo Maria non capisce una mazza, lasciatemelo dire.

E continua a capire ancora meno quando la tata si ammala. E questo è il primo momento, dopo 6 libri e mezzo, in cui Ricciardi mostra un sentimento vero, vero e manifesto. Diventa un bambino al cospetto della tata nel letto di ospedale.

Tata che ha lasciato il testimone a Nelide, sua nipote.

Tata che parla con la mamma morta del “signorino”.

Tata che lotta tra la vita e la morte.

Ricciardi, con l’aiuto del sempre presente Maione, scopre l’assassino mentre: Livia organizza una festa; la tata è in ospedale; Enrica si lascia corteggiare da un altro e lo stesso Maione è alle prese con il peggiore dei sospetti: il tradimento della moglie.

Ed è la gelosia che scuote Ricciardi ma non ancora abbastanza, mannaggia a lui.

Avvincente, godibile, scorrevole, delicato, fresco, esilarante,

Tutto questo e molto altro ci assicura De Giovanni, del quale (ahimè!) inizio l’ultimo della serie… già mi manca.

PS: mio malgrado, non avendo fatto in tempo ad andare in libreria, ho letto il libro su kindle ma sto andando in libreria a comprare anche il cartaceo. State senza pensiero.

Libro nr. 6 

E stavolta non vi dirò che è il mio libro preferito della serie perché L’inverno rimane L’inverno!Ma non posso non continuare a consigliarvi di leggere; non posso non consigliarvi di andare avanti nella lettura delle storia di questo super Commissario; non posso non dirvi che continuerete ad innamorarvi di lui; ecco non posso, quindi lo faccio. 

Leggete anche questo: Vipera, nessuna resurrezione per il Commissario Ricciardi.

Stavolta il contesto storico esce fuori, il fascismo fa capoccetta ed esce fuori, i compari del duce si mostrano per tutto il loro orrore. 

Ma andiamo con ordine…

L’omicidio è quello di una puttana, inutile usare mezzi termini, proprio di una puttana: bellissima, ambita, amata. Erano ancora attivi i bordelli e l’omicidio avviene lì, in Paradiso! 

Vari i potenziali assassini; varie storie che si intrecciano; vari, e sempre deliziosi, i retroscena. 

Ad un certo punto, peró, non si cerca più l’assassino della Vipera, non ci si districa più tra le varie ipotesi. Nè il lettore, nè il commissario si applicano più perché tutti gli sforzi si concentrano nel liberare dai fascisti il buon dottor Modo. 

Signori miei, che ansia; che tenerezza infinita quel cagnolino abbandonato; che strazio per il commissario, impotente di fronte a tali poteri! 

E la situazione la risolve chi?! Vi dico, per chi crede nelle storie d’amore romantiche (come me!), non è soddisfatto di questo questa soluzione! E perché?! Ma facile, perché è il preludio di qualcosa che probabilmente accadrà, che comincia ad essere nell’aria e che non mi piace, non mi può piacere. 

Cos’accadrà?! Lo scopriró solo leggendo il settimo libro, per cui scusatemi: ora ho da fare! 

Habemus Pope! 

Che avevo detto?! Che non mi dovevo infilare nelle serie televisive.Che ho fatto?! Mi sono infilata in una nuova serie televisiva.

La coerenza prima di tutto, cari miei.

Volete sapere la serie? Scandal!

Gesù, Giuseppe e Maria… ma io dico: ma gli Statunitensi come li hanno cresciuti? A pane e cicuta?!?!?!! E che cosa è?! E quanta cattiveria e quanto tradimento e quanto odio! E Padre nostro, dico io! 

Non sono democratici ma repubblicani. Quindi il Presidente dovrebbe essere: un conservatore, con una bella famiglia cuore e rigido come la morte, ma figuriamoci! 

Succede di tutto in quella cavolo di Casa Bianca, ma quando dico tutto intendo proprio tutto.

Amanti, spie, tu mi tradisci ma io t’ho già tradito 10 minuti fa perché lo sapevo che mi tradivi, I buoni sono cattivi, i cattivi sono buoni. Si tortura, si uccide, si sistemano le cose. Si fa sesso ma anche l’amore. Si violenta, si distruggono famiglie.

C’è la stampa manovrata, la repubblica difesa da segreti più segreti della CIA e poi in mezzo a tutti c’è lei: Olivia Pope.

Donna, nera, fichissima, amata & odiata, cercata & respinta, vittima & carnefice.

18 puntate per 3 serie. Quando finisci non ti fidi più del tuo cane perché veramente se ne vedono di tutti i colori.

Forse pure un po’ troppe ma non puoi non vedere perché ogni puntata finisce con il colpo di scena. Ogni 40 minuti devi rimanere a bocca aperta. Ce ne vuole, eh! Mica è da tutti.

Io pensavo che fosse maledetto Frank di HOC ma in confronto alla banda repubblicana di Scandal trattasi di pivello. Il fatto è che lì sapevi di non poterti fidare di lui e pochi altri, la questione era più cervellotica. Qua oltre al cervello si fanno proprio male: chiunque arriva è un pericolo, chiunque se ne va fa una brutta fine, ogni cosa non è come appare. Un’ansia.

E io?! E me le sono viste tutte e 18×3… che mo’ il conto non mi viene, fatelo voi. In ogni ritaglio di tempo, con il pc: in bagno, sul divano, in cucina. In tutti i luoghi in tutti i laghi, tanto per fare una citazione colta.

Io dico fatevi catturare, poi organizzatevi in tutti luoghi, in tutti i laghi… non è che posso fare sempre tutto io in questa famiglia! 

PS: Nota di Stile, Olivia Pope ha giacchino strepitosi e borse Prada. Solo Prada. 

PS2: Nota di Gossip, nella terza serie l’attrice che interpreta Olivia è palesemente incinta. Non la inquadrano mai per intero e sta infagottata. 

PS3: un po’ vi devo dire sempre tutto io però, eh! 

Libro nr. 5

Eccoci qua… finito pure il quinto, già sulla scrivania il sesto e provo un “friccico” al cuore nel pensare che stanno per finire perché l’amore per il commissario Ricciardi inesorabilmente cresce!

E’ vivo e lotta con noi, il commissario Ricciardi nel libro che ne descrive il Natale.

E’ vivo e, come se non avesse vinto lui stesso contro la morte nel finale del quarto libro, fa tutto quello che faceva prima… e anche di più.

E’ vivo e continua a combattere con i fantasmi che gli parlano e quelli che non gli parlano.

E’ vivo e, come al solito nello svolgere il suo lavoro, cerca di mediare tra quello che sente, quello che vede, quello che vorrebbe e non vorrebbe.

E’ vivo e ci accompagna a scoprire il brutale assassinio di due genitori, che lasciano una bimbetta di 6 anni, e che vengono uccisi nella loro casa con una ferocia che sembrerebbe attribuibile addirittura a due responsabili.

Siamo nel periodo natalizio quando si dovrebbe essere tutti più buoni e, invece, si scopre un efferato omicidio nella casa di una, sembrerebbe, rispettabile famiglia senza niente da nascondere… ma, come al solito, non è tutto oro quello che luccica. Così i buoni non sono poi tanto buoni; i cattivi lo sono sempre troppo; il Presepe ci parla; i sospettati si confessano; i poveri puzzano di pesce; i ricchi lo sono sulle spalle dei poveri che puzzano di pesce; gli insospettabili diventano sospettabili etc etc.

Come al solito è intricato il giallo e con un colpo di scena finale che ti lascia a bocca aperta.

E poi, nel mezzo del giallo, ci sono le ben note figure di:

Maione, alle prese con un altro giallo ma con se stesso. Ed è sempre una bella figura, innamoratissima della famiglia e dei figli e poi BUONA di una bontà che forse, per pregiudizio, non ti aspetti da un poliziotto.

Bambinella, che fa una tenerezza infinita che gioca quando vorrebbe essere seria, che piange per un piccione che muore di freddo quando vorrebbe farlo per altro;

Livia, che non molla;

La Tata Rosa, che sta cedendo all’età con tutto quello che ne consegue ed infine lei…

Enrica, che combatte contro se stessa e contro il suo amore che però, per fortuna, vince su tutto.

Ah, che bravo Ricciardi a scoprire i colpevoli e ah che bravo De Giovanni a scrivere di Ricciardi che scopre i colpevoli… io continuo, voi cominciate se ancora non l’avete fatto!