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Meglio lavorare, sentite a me!

Dovrei fare una recensione sull’ultimo film che ho visto, che è The Pills – sempre meglio che lavorare.Dovrei, ma l’unica parola che mi viene in mente è: BRUTTO.

È orribile, davvero non si può guardare.

Loro, i ragazzi, hanno avuto un lampo di genio nella creazione dei loro mini video su YouTube. Bravi, carini, divertenti.

Ora, però, ragazzi il cinema è un’altra cosa. 

Io dico: se vi chiamate The Pills da soli avevate capito che queste gag dovevano durare il tempo di una pillola. 

Poco.

Poi c’è questa mania di grandezza che colpisce chi ha mediamente successo e zac, si fanno le scemenze.

Che poi può anche andare bene fare il salto di qualità ma fatevi aiutare, costruite una trama. Non si possono allineare una 20 di “pillole” senza senso, pure i temi delle elementari devono avere un filo che li lega!

Ma poi la lunghezza?! Un sequestro di persona.

Per tutto il tempo ho pensato: vabbè, ci hanno creduto, sperato ed era il loro sogno, ok; ma questi hanno presentato un progetto, c’è qualcuno che gli ha creduto e li ha finanziati. Un mondo di matti! 

L’unica idea carina sono i ragazzini che ti fregano perché il film comincia con loro e ti placano l’istinto di uscire dal cinema appena si spengono le luci. 

Risparmiate questi soldi. 

Li ho spesi io, per carità, salvatevi! 

Non lo Stato eh

Ci penso da qualche ora che vorrei scrivere questa recensione ma non mi viene facile.

Allora ho pensato che era meglio non scrivere niente.

Poi, però, ogni tanto mi tornano dei flash del film e allora scrivo.

E vi scrivo di Alaska.

Per me è molto semplice: c’è un film con Elio Germano al cinema e allora io vado a vederlo perché mi piace sempre lui, qualunque cosa faccia. Penso di aver saltato solo quello su Leopardi, per ovvie ragioni.

Comunque, sono stata a vedere Alaska e mentre lo vedevo pensavo che se lo dovessi sintetizzare in 5 parole direi:

1) sfiga, ma di quella nera. Questo film è il concentrato di tutto quello che non dovrebbe accadere nella vita di due persone. Le persone in questione sono appunto Elio Germano e la di lui compagna. Due ragazzi soli al mondo, senza arte né parte, che insieme rappresentano un concentrato di sfortuna che ne basterebbe la metà. E poi dici “va bé, la sfiga non esiste” e infatti non esiste ma é il frutto di una serie di scelte e di colpi di testa sbagliati che prima lui, poi insieme, poi lei fanno e che ne segna il corso della vita di loro due da soli e di loro due insieme. 

2) amore: grande, immenso, invincibile quello di questa coppia che, appunto perché costretta dal punto 1 a superarne di ogni, diventa sempre più forte e indissolubile con una specie di lieto fine finale che magari non ti aspetti, proprio perché dietro ogni cosa che capita ti aspetti il fulmine a ciel sereno che te li incenerisce;

3) bravura: gigantesca di lui… Ma anche di lei, che ho trovato bellissima, forse poco espressiva, ma bellissima;

4) sintesi: dono che non appartiene alla storia. Tantissime cose, troppe cose. Ad un certo punto pensi “ma da quant’é che sto chiusa dentro a ‘sto cinema?!”. Quando finisce il film sembra passato un mese;

5) rabbia: é il sentimento che, insieme all’amore, viene raccontato più degli altri in questa storia. La rabbia che rovina inizialmente la vita del protagonista; del suo compagno di cella; della sua compagna. La rabbia che, se non controllata, ti uccide e, soprattutto, ti fa uccidere qualcun altro. Ma chi?!

Vedere per sapere, perché per me il film va visto… Certo andate al bagno prima di entrare e non bevete altrimenti la vescica si farà sentire senza pietà durante la lunga visione. 

Blogger we want you

Scena: a cena da una mia amica con altre amiche.

Una di loro mi dice: “Sai sto al libro nr. 6 di De Giovanni, come da te consigliato sul blog”;

un’altra mi fa: “Dopo aver letto di FrùFru abbiamo fatto un ordine collettivo di Clarisonic online”;

un’altra ancora: “Senti ma quest’anno le borchie vanno o non vanno più e che ne pensi delle ballerine?!”.

A questo punto mi si dice: “ma perché non partecipi al concorso “Blogger we want you” di Grazia.it per avere il bollino?!”.

Ehhhhh?! Che cosaaa?! E come si fa?!

Ed è così che prima ancora di prendere il caffè, quindi con poca cognizione del mio nome e cognome, stamattina sono approdata sul sito dove leggo il regolamento per poter partecipare.

Ok.

Subito l’intoppo: decidere a quale categoria appartenere perché qui, lo dice lo stesso sotto pancia del blog, si parla “di tutto un po’ e un po’ di tutto”.

Quindi, non è facile ma ci provo.

Adoro i libri, e si percepisce dalla quantità di recensioni postate e soprattutto adoro consigliarli. Se solo lo 0.99% di chi mi legge ne ha comprato uno perché da me consigliato, mi sento una persona felice (e lo so mi ci vuole poco); idem con patate (ma al forno, che fritte fanno male) per il cinema, anche se ultimamente sono poco diligente. E lo so, recupererò è che, ragazzi, in 6 mesi mi sono successe tante di quelle cose che lo potrei girare io un film… ma questa è un’altra storia… andiamo avanti.

La mia passione smodata per la moda la conoscono pure i sampietrini. La rubrica, sempre attiva qui sopra e che ricordo ai più distratti vadobenecosì, di cui all’omonimo post, non è cosa da lasciar passare in cavalleria. Non dimentichiamoci mai che ogni occasione richiede un suo preciso outfit e che io sono pronta ad alzare la paletta per dire sì o no ma senza la pretesa di giudicare, semmai di aiutare su un legittimo dubbio.

Ancora, qui si parla di sentimenti (i miei per lo più e ultimamente meglio che mi lego le mani con una catena, la chiudo con un lucchetto di cui butto le chiavi per non scrivere quello che mi passa per il cuore); e poi di grammatica, di galateo, di social network; di amicizia; di politica; di uomini e di donne; sicuramente non leggerete di cucina ma per il resto, ragazzi, impossibile catalogarmi… direi che la categoria lifestyle ( così come presente nella sezione di grazia:  http://www.grazia.it/stile-di-vita ) é quella che mi si addice di più.

Bene, e ora?! E ora pensateci voi!!!

http://blogger.grazia.it/blogger?id=1913

Seguitemi.

Ci sono notti che non accadono mai

“E ora sto dietro al Commissario Ricciardi di De Giovanni, tra un po’ finisco e non so proprio a chi dedicarmi” e lui “Ma hai mai letto Missiroli?” E io “No” e lui “E allora inizia”. E così ho fatto.

E dato che non sapevo da dove cominciare, ho cominciato da Atti osceni in luogo privato perché mi piaceva la copertina, perché mi piaceva il titolo.

Non so come siano gli altri ma ho fatto molto bene.

Mi é piaciuta molto la storia di Libero, il romanzo della vita di un uomo che va dall’adolescenza alla maturità.

Dal trasferimento a 13 anni da Milano a Parigi, con sciopero della fame di due giorni per impedirlo, al ritorno ed alla stabilizzazione su Milano dai 20 anni in poi.

É un bel libro per chi, come me, é affascinato dalla letteratura e dal cinema e dai turbamenti amorosi.

A 13 anni non sei nessuno, cominci piano piano a scoprire te stesso e poi gli altri: dal sesso all’amore, dall’insofferenza ad ogni cosa agli interessi per l’universo mondo; dai libri al cinema.

Libero é un bimbo intelligente prima, un uomo stabile e realizzato poi, ma per diventarlo deve passare, come tutti, in mezzo a mille e uno episodi.

La scoperta dell’onanismo prima e del sesso lo porteranno all’amore.

La voglia di giustizia prima e di altruismo poi segneranno la sua professionalità. 

Una famiglia come tante squartata dal migliore amico del papà. 

Un papà colto e un po’ depresso che lo introduce a Camus e Sartre e Buzzati E per finire con Rodari.

Un primo amore bellissimo e doloroso.

Una madre teatrale e affettuosa.

Un amico da tradire.

Un mondo letterario da scoprire e attuare nella vita di tutti i giorni.

Un’amica da preservare.

Una donna da sposare contro la propria coscienza.

Una Milano da conquistare.

Un Togliatti da seppellire.

Un’Alda Merini da incontrare e non riconoscere.

Una Parigi da lasciare.

Insomma, questo libro é tante cose: una scrittura veloce; una prosa semplice; un faticoso e affascinante nozionismo; un curioso sforzo di memoria.

Tante cose e piacevoli da immagazzinare anche se poi mentre divori il libro e stai lí e ti chiedi ma come l’hai già finito?!”, l’unica risposta che ti viene in mente é “eh sì, perché “Eravamo insieme, tutto il resto l’ho dimenticato””.

HoC (deficiente io!)

Lo sapete qual è la cosa peggiore che può fare una persona che sta in fissa con una serie televisiva?! Bè, facile, guardare l’ultima puntata quando gliene mancano almeno 4 da vedere!

Ecco, IO L’HO FATTO e quando ho realizzato mi volevo sparare.

Ti metti lì, tutta caruccia, premi play e cominci a guardare.

Non fa niente che quello che stai vedendo non si abbina bene con quello che hai visto fino a 20 minuti prima.

Non fa niente che lei era mora e poi ridiventa bionda senza un perché.

Non fa niente che loro due si amavano e improvvisamente sembra che si stiano sulle palle.

Non fa niente che un personaggio che era scomparso, ricompare senza motivo.

Non fa niente…e quindi continui a guardare e rimani a bocca aperta nel finale.

Poi cominci quella che secondo te è la puntata successiva a quella appena vista e…

… lei ritorna mora

…loro due si riamano e non si stanno sulle palle

…il personaggio non lavora più per loro

E all’inizio pensi “va bè, sarà un flashback”… ma può durare una puntata e, soprattutto, senza manco un accenno?!?!?!?! Ma dai, no!

Ed è lì che ti si accende una lampadina e ti viene il dubbio e pensi… ma fammi un po’ riguardare la puntata che secondo me era prima di questa… ed eccolo lì: il buio, l’abisso, la disperazione.

Ma io dico: porca la paletta porca. Volevo spaccare tutto, la tv, il divano e poi ho realizzato che sarebbe stato inutile, in fondo mica era colpa loro e allora mi sono alzata, sono arrivata al primo specchio utile e mi sono sputata in faccia: DEFICIENTE!

Sulla serie niente da aggiungere: perfetta, come al solito. Meno intrigante da un punto di vista personale, più politicizzata ma sempre inesorabilmente PERFETTA, come Claire del resto, che, come tutti gli elettori, preferisco bionda… ve lo volevo dire come nota di stile!

Ma porca la paletta porca, che deficiente io!

La famiglia Benetton

Ho fatto gli straordinari questa settimana e, sempre per la rubrica “visto per voi”, sono stata a vedere Non sposate le mie figlie.

Tutt’altra storia rispetto a Birdman, diciamo che questa sì che è una passeggiata di salute.

Divertente, veloce, intelligente, immediato: ecco cosa mi viene in mente pensando al film.

Una famiglia francese, borghese e cattolica con quattro figlie da “maritate”. Le ragazze, tutte bellissime, fanno da sole e così le prime tre sposano: un musulmano, un cinese ed un ebreo.

Ne rimane una quarta per salvare il buon nome cattolico della famiglia e lei, effettivamente, un cattolico lo sceglie ma nero.

Apriti cielo.

La giá provata famiglia si trova a fare i conti con il massimo del minimo e, di fronte a tanto affronto, non si mettono di traverso solo mamma e papà ma anche le sorelle con i di loro mariti.

Bè, troppo divertente.

Prendere in giro i pregiudizi è l’unico modo per superarli e così: l’arabo si allea con l’ebreo contro il cinese; e poi tutti contro il nero.

Va bè: intelligente, sarcastico ironico. Davvero ben fatto, forse si potevano togliere una ventina di minuti centrali ma il film regge benissimo.

Bravi gli attori, tutti credibili. Soprattutto il papà dell’ultimo sposo: il militare africano.

È grazie a lui che si sbroglia la matassa; è grazie a lui che noi bianchi occidentali ci rendiamo conto di quanto non siamo il centro dell’universo; è grazie alla loro allegria che alla fine finisce tutto a tarallucci e vino.

Carino, godibile, assolutamente da vedere.

Attendo, senza paura, le vostre smentite perché non ce ne saranno!

Finish

E ci siamo, sono finite!
Non ci posso pensare, sono finite!
Sono passate quasi due settimane e voilà, puff: FI NI TE!
Volevo fare un’ode a loro… alle FERIE, che sono finite!
Mo’ è arrivata quella stronza della Befana e se le porta via. L’ho sempre odiata quella vecchia sulla scopa!
Dice “e che hai fatto in due settimane?! Sei partita?”
Ma pensate forse che sia matta a partire tra Natale e capodanno?! Per poter vedere 4 capitali europee in un anno nei week end, io parto quando non parte nessuno, è ovvio! Per spendere metà della metà di quanto avrei speso in questo momento… va bè poi rischi di trovare meno 17 gradi a Varsavia ma questa è un’altra storia.

E comunque che ho fatto?! Quello che va fatto durante le ferie:

1) ho visto tanti amici, mi sono fatta un sacco di risate, ho apprezzato ed avuto tempo per la loro compagnia e li ho adorati;

2) ho portato tutti i giorni fuori la mia cana, nel suo parco preferito, per vederla felice e mi sono fatta coccolare da lei, che lo fa pure se la vedi 5 minuti al giorno ma stavolta me le sono meritate le sue coccole;

3) sono stata al cinema spesso ed era tanto che non mi facevo catturare da “emozioni visive”, diciamo, anche se, come sapete, non sempre è andata bene;

4) ho fatto un po’ di shopping, sempre troppo poco!

5) sono stata in palestra la mattina il che dovrebbero metterlo come istituzione, dovrebbe far parte della giornata lavorativa! Bellissimo!!!

Sapete che devo fermarmi a 5 ma ci sarebbero un’infinità di altre cose che mi spingono ad odiare quella bacucca della Befana che arriva sempre troppo in fretta… ‘sta stronza!

E a quelli che hanno fatto il conto alla rovescia per tornare alla quotidianità della vita lavorativa dico solo “FATEVI UNA VITA!”.

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I vazanicchi

Fatto: 3 film in una settimana ma se voglio riconciliarmi con il cinema dovrò vederne un quarto credo.
CHE BRUTTO FILM!
Dici: “va bè, sei andata a vedere Un Natale stupefacente che ti aspettavi?!”
E niente, però mamma mia ci deve essere un limite al niente!
Lillo & Greg sono simpatici, anche bravi ma non possono reggere un film, comico per giunta.
Poi quello alto dei due, che non mi ricordo mai se è Lillo o Greg, che deve fare il fico è imbarazzante.
Ambra pure in genere non è -accia ma qui, a parte l’indubbia bellezza e forma fisica, per carità!
L’unico degno di nota è il bambino: bello, dolce, il più bravo di tutti.
La storia manco ve la racconto perché non c’è. Vi dico solo che “stupefacente” si riferisce alla sostanza stupefacente, nella fattispecie marijuana.
Per il resto nulla da segnalare.
Poche battute degne di nota e tutte nel primo tempo perché il secondo è veramente da dimenticare.
I vazanicchi, il nome del gruppo dove suonavano i due nel film è la cosa più divertente; insieme alle facce del più basso dei due, che non mi ricordo mai se è Lillo o Greg, ma perché lui è comico proprio di suo.
L’altro ieri mi avevano invitato a vedere il film documentario di Wim Wenders… ora io non dico tanto, ma tra Wim e quelli di ieri sera c’è il cinema in mezzo!
Evitate se potete, me ne sarete grati!

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Al posto tuo!

“Allora ci vediamo alle 17.30 fuori dal cinema; il film di Allen comincia alle 17.55”

“Scusa Nu’, sto qui fuori e quello di Allen comincia alle 18.55”
“Ma come?! Aspe’ che arrivo!
Tardi le 18.55, dopo ho un altro impegno. Che altro fanno?!”
“Bè, alle 17.40 fanno Viviane
“Che è?!”
“Non so”
“Va bè, dai vediamo questo!”
E fu così che videro la corazzata Potemky ebraica.
2 ore fitte fitte di film, senza intervallo, girato in una stanza di un tribunale con una moglie (Viviane) che chiede disperatamente al marito, che non glielo vuole concedere, il divorzio.
Il tribunale, però, non è normale ma composto da 3 rabbini!
E così scopri (anche se non so se è proprio così, perché non me ne tiene di andarmelo a cercare su internet!) che per poter divorziare gli ebrei devono fare questa richiesta ai rabbini, con tanto di Avv.ti. Immagino sia un po’ come la Sacra Rota per i cattolici.
Il film è claustrofobico ma non del tutto noioso, sebbene incentrato su moglie e marito con pochi altri personaggi. A tratti addirittura divertente con i testimoni, che devono convincere i rabbini a parteggiare per la moglie, che vuole essere libera, o per il marito, che non vuole cedere.
Lei abbastanza brava, regala un monologo degno di nota dettato dall’esasperazione dei 5 anni di attesa per vedersi firmare questo pezzo di carta dal marito.
In sala eravamo una ventina, età media villa Arzilla e tra questi una coppia di signore che commentavano ad alta voce manco stessero sul divano di casa loro, le vincitrici del pomeriggio.
La morale della storia?!
Intanto pure gli ebrei non stanno messi tanto bene in tema di rapporto uomo/donna, emblematico il rabbino che si rivolge alla moglie dicendo “stai al posto tuo, donna!” E vabbè!
Poi, quando si va al cinema, si devono leggere bene gli orari e, soprattutto, almeno uno straccio di trama per evitare di incorrere in madornali errori.
Questo è!

Doniamoci (uomo)

So, so, so che sembra difficile fare un regalo ad un uomo e forse lo è. Anzi, senz’altro lo è ma mi sforzerò di darvi 5 suggerimenti sul sì e sul no.

  • Tecnologia. Lo so, è un luogo comune, ma mi sento di dirvi che quasi mai sbaglierete. I regali tecnologici sono quasi sempre graditi. Ipad, Iphone, Ipod touch, I watch, macchinette fotografiche digitali, cuffie, insomma quello che vi pare. Per rendere la cosa più carina e personalizzata la Apple, per esempio, consente di fare incisioni sugli articoli. Già fatto, viene bene. Provate.
  • Portafogli. Ecco a me non piacciono molto, più che portafogli vi consiglio porta carte di credito che, però, nella quasi totalità dei casi consentono anche di portare soldi. Tra le marche migliori ci sono la solita MontBlanc superata dalla DuPont: stessi modelli, ma la seconda pare sia di migliore qualità e sicuramente meno cara.
  • Accessori, Se l’uomo in questione è fico, ampio spazio agli anelli magari realizzati da un artigiano, se vi muovete per tempo spenderete poco e sicuramente vincerete il premio “regalo più originale dell’anno”. Se l’uomo non è fico ma normale, buttatevi su un orologio che non sono mai abbastanza.
  • Borse. Ovviamente non mi riferisco alle mie adorate borse ma a borsoni da viaggio. Li adoro per uomo, saranno meno comodi ma sicuramente di effetto. In alternativa gradito sempre penso sia il trolley, magari quelli da pilota, che sono divertenti, comodi e carini. Aborro in tutte le sue declinazioni il borsello, ma già sapete. In alternativa vi consiglio borse Orciani’s Style.
  • Hobbies. Io sfrutterei tutto quello che riguarda i loro hobbies. Gioca a calcetto, comprategli un completino; si diletta nella pittura, bellissimi i pennelli con i colori e il cavalletto con la tela; gli piace il fai da te, andate di trapano; legge, superbuono da Feltrinelli; gli piacciono le corse, giro a Vallelunga; ama il golf, vai con la mazza; gli piace il teatro, abbonamento; gli piace il cinema, carnet di biglietti… e chi più ne ha più ne metta.

A ripendarci, è più facile per l’uomo che per la donna.

Per dubbi e consigli sfruttatemi: vadobenecosi@gmail.com

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