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Semplice come il Pane

Avete presente quando fate un lungo viaggio ed è tutto bello: le persone, i paesaggi, le cose.

Poi, però, tornate a casa e vi sentite felici, protetti, accolti.

Ecco, per me leggere De Giovanni è così: vuol dire tornare a casa.

Semplice, come il Pane che è appunto il suo ultimo libro, uscito il 29 novembre.

E direte: e quanto c’hai messo a leggerlo?!

E quanto ci ho messo: il tempo che ci vuole per non farlo finire subito. Anzi, avrei voluto metterci anche di più ma poi Maurizio mi cattura e non mi lascia andare.

Com’è il libro?! È l’ultimo della serie del commissariato di quelli sgangherati (Bastardi per la precisione) di Pizzofalcone con il Cinese, Calamity, il Presidente, la Mammina, Hulk ed il mitico Serpico.

Muore un panettiere che viveva per la creazione di quello che, apparentemente,  è il cibo più semplice del mondo, sicuramente il più buono: il pane.

E insieme alla ricerca dell’assassino si cerca anche uno stalker. E qui, ve lo dico, morirete dalla risate alle battute di Serpico scioccato dalla bruttezza della coppia stalkerata (se poi si usa, ma io la uso uguale perché ci sta!).

Il giallo, come al solito, c’é, così come il colpo di scena finale anche se poi il vero colpo di scena non è rappresentato dall’assassino ma da una storia personale di uno/a dei bastardi che vi provocherà un sentito: “noooo, ma che davero (con una V sola come si dice a Roma)?!”… Ancora non ci posso pensare, ma notate la mia bontà: insinuo ma non dico, so’ forte!

Sullo sfondo della ricerca dell’assassino e dello stalker ci sono le storie personali di tutti: Calamity va a vivere da sola, per ora, forse; la Mammina si gode un turno di notte; il Presidente scopre ma viene di nuovo ingannato; il Cinese è triste; la Piras fa un po’ la stronza; Hulk, in questo libro, è il mio preferito: dolce, tenero, felice e che osserva la moglie e pensa “Lei piangeva. E sorrideva. Era uno spettacolo”, e lo so, sono una romantica ma questo lo sapete pure voi ormai.

Guardate, starei qui a parlarne per ora ma non dovete leggere me, dovete leggere il libro che si risolve in una domenica che ha diverse sfumature e le scoprirete tutte nell’ultimo capitolo.

Allora, nell’attesa di vedere trasposti sul piccolo schermo a gennaio i Bastardi, leggete il loro ultimo capitolo e, ovviamente, non ve ne pentirete perché De Giovanni è come l’amore “lo riconosci quando lo incontri”, tanto per citarlo, e non ne puoi fare a meno.

Buona lettura a Voi, a me tocca leggere altro. Sigh!

Ma che guaio è, questo amore

Quanto hai aspettato questo libro? Un anno.
E quanto ci hai messo a finirlo?

Due giorni. E perché sono andata lenta.

Ecco, e ora?!

Lo so, dovevo andare più piano ma come si fa?!

Come si fa quando ti sembra di rincontrare degli amici che non vedi da un po’ ed hai voglia di sentire come stanno, che hanno fatto nel frattempo. Mica puoi dire loro: “facciamo che un pezzo me lo dici stasera e il pezzo dopo davanti ad un aperitivo la prossima settimana” e non si può e, infatti, non lo fai.

Il libro è Serenata senza nome.

Te lo divori, metti pure che: c’è un giallo da risolvere; che Ricciardi è speciale nel suo essere particolare; che Maione ti fa ridere; che Bambinella sta impicciata parecchio stavolta; che c’è un valzer di donne intorno a Luigi Alfredo tra Enrica, Livia ed ora anche Bianca che manco Rodolfo Valentino; che Napoli d’autunno con la pioggia è affascinante e poi ti chiedi: “ma possibile che nella città del sole piove così tanto?!”… insomma metti uno più uno più uno ed eccolo lì che hai finito il libro e neanche te ne sei accorta.

Al solito una grande storia d’amore alla base dell’omicidio ma non solo di quello.

Una coppia di giovani innamorati: lui parte per l’America per cercare fortuna; lei resta; lui trova fortuna facendo il pugile con lei nella testa e nel cuore; lei si sposa; lui torna e la trova sposata; il marito di lei muore.

Non vi dico altro.

Devo confessare che qui ho ritrovato la meraviglia di Ricciardi, ma quanto è elegante, dolce, delicato. E poi l’emozione di vedere lui ed Enrica sotto braccio.

E Manfred?! Un guaio vero.

Il papà di Enrica: l’unico che capisce.

Luigi Alfredo Ricciardi che, invece, non capisce niente o forse troppo.

Che vi devo dire: io starò attraversando un periodo particolare ma mi sono commossa almeno 5/6 volte e Mannaggia!

Ora la mia unica richiesta sarebbe di non dover aspettare un altro anno ma mi rendo conto che non è facile rendere facile una storia così tragicamente complicata.

Maurizio, confido in te! Grazie.

Lingua indigena

Prima di raccontarvi del libro, vi racconto una storia di campanilismo campano.

Martedì 1° dicembre (perché la data è importante!) ero a Napoli; prima di partire entro da Feltrinelli, tappezzata dai Cuccioli di De Giovanni, e chiedo l’ultimo libro di Manzini. Il signore alle informazioni mi guarda e mi fa: ”Antonio chi?” e io: “Antonio Manzini, dovrebbe essere uscito l’ultimo libro Sull’orlo del Precipizio” e lui: “no, non è uscito!” e io “come non è uscito?” e lui “in realtà doveva uscire il 26 novembre ma non è uscito!”; non ho fatto una piega e sono uscita perché mi veniva troppo da ridere.

Il libro è uscito sicuramente il 26 novembre ma a Napoli arriverà con qualche giorno di ritardo perché Manzini è romano e di fronte a De Giovanni o De Silva non ce n’è.

Comunque, io il libro l’ho poi comprato, o meglio me lo hanno regalato, a Roma e l’ho letto e finito in un paio di ore perché è troppo divertente ma del resto come tutto quello che scrive Manzini.

Uno scrittore di successo finisce, finalmente, il suo capolavoro. Piace a tutti. La casa editrice deve pubblicarlo. Si gode una settimana di vacanza, torna e nulla è più come prima.

La casa editrice è diventata un colosso dell’editoria; chi c’era prima non c’è più e il nuovo che avanza è quanto meno fuori di testa.

A casa del nostro Giorgio Volpe arrivano due loschi figuri che gli stravolgono il romanzo, “moccizzandolo” diciamo. Giorgio cerca di trovare una soluzione ma non è facile. Ci riuscirà o dovrà piegarsi ai nuovi eventi?

E se ve lo dico vi tolgo il gusto della lettura, quindi taccio; vi dico, però, che il libro è inquietante ma divertente. Tanto divertente.

Vi consiglio di prenderlo perché, laddove non riempie di angoscia, è davvero esilarante.

La narrativa che diventa “comunicazione in lingua indigena”; i canoni di scrittura; il numero di fellatio per rendere un libro interessante; la “ristrutturazione”, diciamo così, di Guerra e Pace di Toltoj, che diventa solo pace;  e de I promessi sposi di Manzoni , che al posto dei bravi hanno due coatti.

Ho promesso di non dire la fine perché già ho detto troppo ma quando leggo queste cose capisco perché io rimarrò legata solo a questo blog senza potermi mai permettere una storia più articolata. Non che mi dispiaccia ma quando leggo queste storie non posso non pensare: ma come cavolo gli vengono ‘ste idee a questi?! Io non ce l’ho questa fantasia!

Bello, bravo, divertente, giusto il romano Manzini: e qua scatta il campanilismo romano! E Daje!.

Cucciolandia

Io seguo una persona su twitter a cui mando le mie recensioni e lui è tanto caro da retwittarmi anche quando è in disaccordo con me!

Per esempio siamo in disaccordo ogni volta che io professo il mio amore per De Giovanni con i suoi libri sul Commissario Ricciardi e su I bastardi di Pizzofalcone perché lui ritiene trattasi di libri “seriali”, stile soap opera che fidelizzano il lettore, pur magari non avendo più molto da dire.

Io non sono assolutamente d’accordo e forse ho bisogno di essere fidelizzata.

Nonostante questo, però, reciprocamente ci stimiamo. Penso.

Vi racconto questo perché ho letto l’ultimo libro della serie I bastardi di pizzo Falcone, appunto, I cuccioli.

E io che vi devo dire? Lo adoro! L’ho appena finito e già vorrei immergermi di nuovo nella vita di questi bastardi.

Già mi mancano.

Mi piace troppo. La scrittura è travolgente, veloce, giusta.

Anche questa volta la storia un po’ tosta e soprattutto riguarda bambini e cuccioli in generale e i bastardi danno prova di essere,  oltre che bravi, anche dolci ed attenti.

Anche il nostro Serpico, Aragona, riesce a mostrare il suo lato umano.

Una bimba abbandonata, una mamma morta.

Chi è stato? Chi può essere così crudele da uccidere una mamma che ha appena partorito ed abbandonare una piccola  (che poi diventerà Giorgia perché i nomi sono importanti) appena nata?!

E ancora: chi può rapire e far sparire cuccioli randagi di cane e di gatto?! Chi?! E, soprattutto, perché?!

Ora quest’ultimo fatto lo scopre il bravo Serpico/Aragona; mentre la squadra, al solito compatta, arriva a scoprire l’assassino/a/i della mamma della piccola Giorgia.

Il tutto è poi condito: dal lento avvicinamento tra il Commissario e la Mammina del gruppo; dal diniego di Alex a fare outing con i genitori, nonostamte l’amore per la bella e bionda Dott.ssa della scientifica; da Lojacono, sempre più preso dalla Piras, ma in contrasto con la figlia e la bella locandiera; e dal povero Romano a cui tocca l’ingrato compito di trovare e poi seguire la piccola neonata malata suscitando anche le ire della moglie, finalmente!

C’è tanto altro, però, ecco perché io adoro De Giovani perché scrive una storia, facendoti sempre di più affezionare ai personaggi, ma poi ci mette tanto altro tipo le pagine sulla notte che è femmina e nella quale ognuno, soprattutto personaggi non menzionati prima nel libro, raccontano la loro.

Appassionatevi… tra l’altro, visto che siamo vicini al Natale, per chi non li ha letti ma sapete che bel dono riceverli tutti insieme sotto l’albero di Natale?! Solo solo 5. Pensateci, per qualcuno, non per me che già li ho letti tutti. Per me pensate ad altro, grazie!!!

Brrr

A Napoli é arrivato un inverno gelido e con lui un duplice omicidio. 

Gelo per i bastardi di Pizzofalcone comincia così e capisci che di quel ragazzino di Buio non ne sapremo più niente… ma mannaggia la miseria dico io. 

Comunque, ho finito pure questo filone di Lojacono. 

Ora ditemi voi a cosa mi attacco. 

A Pizzofalcone sono sempre lí lí per essere chiusi ma la speranza é sempre l’ultima a morire ed é quella che guida il commissariato e i suoi Bastardi.

Duplice omicidio: due fratelli, fuori sede, calabresi, morti in casa. 

Nessuno ha visto, nessuno sa. Un padre galeotto ed una litigata. 

Sembra tutto facile ma, al solito, facile non é e Lojacono lo sa bene e, pure questa volta, grazie a lui, il Commissariato non chiude. 

Non solo ma i Bastardi, a parte un passo falso sul finale, fanno sempre più gruppo, sono sempre più uniti verso un unico scopo: non essere separati.

Rispetto agli altri libri qui il giallo interessa meno. 

I protagonisti sono più coinvolgenti, interessanti, delineati e invischiati nelle loro storie personali.

I loro amori sono i coprotagonista: quelli non corrisposti o almeno non ancora dichiarati (Aragona & Irina; Palma & Ottavia); quelli corrisposti e non ancora consumati (Lojacono & la Piras); quelli intensi ma in pericolo (Romano & la moglie); quelli consumati ma segreti ( Alex & la Marotta). 

Insomma, c’è n’è per tutti.

Anche con il freddo, anche con il gelo che taglia le gambe e le mani e che blocca il respiro e spinge a stare in casa, loro si amano. 

L’omicidio sul finale viene risolto, ovviamente. il Commissariato per ora si salva.

Non ti lascia col cuore in gola come Buio ma, come al solito, lo divori perché vuoi: seguire il Presidente con la strana fissazione del “suicidatore”; accompagnare Marinella nel suo primo appuntamento; cogliere tra le righe quell’errore che fregherà l’assassino; consolare Letizia nel suo tentativo di conquista.

Insomma, non lo molli… finito questo, però, i Bastardi mollano te e chissà per quanto.

Che disdetta! 

Sbrighiamoci, di grazia, De Giovanni, sbrighiamoci! 

Urlo di Munch!

No ma dico, de Giovanni, mica sarai pazzo?!

Ma che si finisce così un libro?! Ma che mi lasci con il cuore in gola con questa storia del bambino che non voglio immaginare neanche come va a finire?!

E ti credo che, prima di Ricciardi, facciano una fiction con Lojacono perché sembra di vedere un film quando leggi.

E che cavolo.

Buio per i bastardi dì Pizzofalcone é un film.

Le descrizioni sono così accurate che stai nel libro.

I personaggi così delineati che li potresti disegnare.

E però non si fa così, non si lascia il lettore con questa angoscia terribile.

Dodo, 10 anni, viene rapito durante la gita in un museo.

Una famiglia ricca e disastrata lo cerca, spera di trovarlo, si dispera.

Mamma, padre, nonno cattivo, compagno della madre inutile, segretaria del nonno strega, tutti (alla fine) legati da un unico interesse: Edoardo, detto Dodo.

Non si trova, lui accucciato in una stanza buia con il suo Batman in attesa che quel grandissimo eroe di suo papà lo venga a recuperare.

Povero Dodo, poveri Bastardi alle prese con un caso che sembra più grande di loro ma che non lo é perché loro fanno gruppo.
Ognuno dei bastardi si mette al servizio dell’altro per trovare una soluzione, per cercare un colpevole e anche il nostro Lojacono, che sembra interessato ad un altro caso, avrà il suo peso.

Non vi posso dire quanto sono sconvolta dalla fine di questa storia, non vi posso dire quanto mi ha lasciato con l’amaro in bocca e benedico il Kobo che mi ha permesso di comprare il libro successivo senza manco dover uscire di casa.

Non ci posso pensare a che impiccio sta intorno al povero Dodo.

Non si fa così, però caro il mio Maurizio De Giovanni, non si lasciano i lettori appesi ad un filo prendendosi anche la libertà di divagare sul mese di maggio e sul buio e sulla notte.
Non si fa.
Non é corretto.

E niente, non mi riprendo… scusatemi, devo buttarmi nel successivo  con la speranza di capirne qualcosa di più.
Vi aggiorno.

Boule de cristal

La cosa più bella di queste “vacanze romane” é stata senz’altro poter leggere come e quando mi va e non solo la sera, stanca, prima di mettermi a letto.

E cosi: la sera a letto, la mattina sul divano o sul lettino al mare. Sempre e comunque: leggere é stata la parola d’ordine ed é stato bellissimo.

Così come é stato bellissimo seguire queste saghe poliziesche e infilarmici dentro, libro dopo libro senza interrompere il filo logico che le lega.
Prima mi sono fatta catturare dal vicequestore Rocco Schiavone di Manzini; ora sono in compagnia dell’Ispettore Lojacono di De Giovanni.

E così, ho finito pure il secondo: I bastardi di Pizzofalcone.

L’Ispettore é stato trasferito, a malincuore abbiamo perso la simpatica figura di Giuffré e troviamo altri 6 colleghi che, come lui, sono stati trasferiti nel commissariato di Pizzofalcone, sporcato da poliziotti corrotti che l’hanno trasformato in un luogo da denigrare.

Così, per salvare la faccia ed il commissariato, la questura invia a Pizzofalcone i “peggiori” poliziotti del circondario, più che peggiori quelli di cui volersi liberare, dati piccoli incidenti di percorso.

Lojacono é uno di questi e si ritrova con il Persico de noartri ad investigare sull’omicidio della moglie di un noto e facoltoso notaio della città.

Insieme a loro: il commissario alla Obama; la casalinga frustrata; il vecchietto ossessionato; il Bud Spencer, buono e iroso; la lesbica pistolera. Dei “bastardi” appunto che, però, riescono a far gruppo tanto da risolvere l’omicidio e spingere la questura a non chiudere il Commissariato.

A parte Giuffré, restano ma un po’ defilate la locandiera Letizia e la Sarda Piras.

Il giallo scorre, scritto sempre in maniera impeccabile ma stavolta intervallato dalla presentazione delle vite dei “bastardi” che, devono dire, rendono la lettura sempre più curiosa e veloce.

Delineati i personaggi non si può che chiudere con la soluzione del caso che lascia, come al solito, interdetti perché è facile fermarsi all’apparenza di oggetti rubati o di un marito traditore o di un amore non corrisposto o di un odio pettegolo. 

Facile, troppo facile… Per tutti ma non per Lojacono che rende utile anche la presenza in questo mondo letterario di quello che sembra l’inutile Serpico Aragona. 

E così i bastardi possono continuare a vivere ed indagare e regalarmi ancora deliziose ore su questo rosso divano.

Grazie, ragazzi! 

Tutta la vita davanti 

E ora sono un po’ in difficoltà per due motivi.

Il primo é che mi ero ripromessa di iniziare tra un po’ un’altra saga letteraria, per disintossicarmi, diciamo così. E quindi, pur avendo già acquistato due dei libri dei quattro di cui é composta la saga di Lojacono di De Giovanni, ci ho messo un po’ ad iniziare. 
Poi, un po’ perché il libro che stavo leggendo mi faceva orrore, un po’ perché ho letto che Lojacono avrà il volto di Gassman nella fiction televisiva, non ho potuto aspettare oltre e finalmente l’ho cominciato e finito in una mattinata.

Il secondo motivo di difficoltà é che sono stata accusata da un mio amico di scrivere che i libri li leggo di un fiato, o che mi lasciano senza fiato, e allora ora non so come esprimere a parole le modalità di lettura di questo che é, a tutti gli effetti, un giallo.

Il libro é Il metodo del coccodrillo di Maurizio De Giovanni, che ho imparato ad amare grazie al Commissario Ricciardi.

Qui protagonista é, appunto, l’ispettore Lojacono mandato diciamo “al confino”, per una brutta storia, da Agrigento a Napoli: lontano da moglie, figlia, affetti vari che comunque lo hanno ripudiato.

E così si trova da solo in una città di mare ma ostile rispetto alla sua a giocare al solitario del Pc, in compagnia del compagno di stanza Giuffré, in quanto allontanato dalle indagini attive.

Fino a che non arriva una telefonata proprio mentre sta facendo il turno di notte e le cose cambiano. 

Lojacono esce piano piano: burbero ma non troppo; stropicciato ma piacente; silenzioso ma aperto. 

Un buon poliziotto che non può non fare il suo lavoro quando gli si presenta l’occasione, subito colta da chi dirige le indagini: la bella dott.ssa Laura Piras, sarda e con un passato non proprio felice alle spalle.

E così, passo dopo passo, ricostruiscono il puzzle e scoprono il coccodrillo. 

Brutta e triste storia. Tanto dolore, tanta sofferenza, tanto amore che porta ad una spietata vendetta. 

É avvincente seguire le indagini che De Giovanni segue più direttamente e in maniera più dettagliata che con il Commissario Ricciardi: lí c’é più cuore nel descrivere; qui il cuore c’è sempre ma le indagini sono più precise, cercare l’assassino é più necessario, più urgente.

Ovviamente mi é piaciuto, ma deve essere proprio che mi piace come scrive De Giovanni e non lo dico tanto per piaggeria, lo dico perché scrive in un modo secco, pulito, senza troppe sbavature, senza troppi giri di parole, dritto al punto che é poi quello che si richiede quando si deve risolvere un giallo. No?! O almeno io la vedo così. 

E non voglio essere il Fazio delle recensioni ma semplicemente se un autore non mi piace non gli do più di tante possibilità.  Per esempio, il libro che stavo leggendo, di Carrisi, hai voglia a rimanere sul comodino, perché non so se avrò mai voglia di finirlo ergo scriverne male. Non ne vale la pena.

Vale, invece, la pena di consigliare questo, di spingervi a lasciarvi catturare da una corsa al colpevole che non é detto vi farà arrivare in tempo… Mannaggia i contrattempi, tipo i reality… Capite a me! 

Libro nr. 8 

Ci ho messo tanto a finire questo libro perché sapevo che, per ora, é l’ultimo della saga del commissario Ricciardi che mi ha accompagnato negli ultimi 4 mesi.

Che tenerezza, che poesia, che gioia leggere le traversie di questo Commissario.

Adorabile, delicato, unico.

Mi piace sempre e sempre di più. 

Il numero 8 é Anime di vetro e protagonista indiscusso é l’amore.
Tutto lui fa.

É l’amore che spinge una donna a chiedere nuove indagini al commissario per la liberazione del marito che ha confessato un omicidio che, secondo lei, non ha commesso.

É l’amore per il proprio lavoro e per le sue donne – quello sofferente per la donna che ha perso (tata Rosa) e per la donna che vorrebbe ma teme di aver perso (Enrica)- che lo spinge a distrarsi seguendo le indagini.

É l’amore che causa la confessione falsa e scontata di questo omicidio che scontato non é.

É l’amore di quella “simpaticona” di Livia che rischia di mettere nei guai Ricciardi.

É l’amore di Falco per Livia che ci fa temere per il nostro eroe e potrebbe farci scoprire qualcosa di losco sul tedesco Manfred. 

É l’amore di Maione per la moglie che ci fa ancora credere che una relazione “normale” esiste.

É l’amore di Enrica che ci fa infuriare con il commissario.

É l’amore per Napoli “l’unico posto al mondo dove si può essere completamente felici” che spinge Enrica a ribellarsi a Manfred. 

É l’amore per la vita che aiuta Bianca a salvare il nostro commissario. 

É l’amore che permette a Ricciardi di indagare e soffrire e incontrare Enrica e finalmente parlarle della sua anima di vetro. 

É l’amore che ti fa finire il libro con il cuore in gola e pensare all’ultima riga “e adesso?!”.

Libro nr. 7

Mai tranquilli, neanche in una torrida estate fascista, con il sole che squaglia i marciapiedi si può stare tranquilli con il commissario Ricciardi.

Segui lo spettacolare volo di un Professore da un piano alto dell’ospedale.

Dici: è suicidio!

Ma secondo voi?! Con il Commissario che deve indagare, può essere mai suicidio?! E dai, su!

E infatti, suicidio non è.

E scopri che: il prof. è un “figlio ‘e ‘ntrocchia” per dirlo alla napoletana, con moglie figlio e amante; arrivista ed arrivato sulla pelle altrui; luminare ma non senza macchia, per qualche errore di troppo. E indaghi e scopri insieme al Commissario l’assassino, che mai e poi mai ti aspetteresti, ve lo dico!

Al solito, però, sullo sfondo succede di tutto.

Vi avevo anticipato che nel sesto libro succedeva qualcosa che non mi piaceva e, infatti, qui se ne vedono le conseguenze: Enrica parte; Livia resta e insiste; Alfredo Maria non capisce una mazza, lasciatemelo dire.

E continua a capire ancora meno quando la tata si ammala. E questo è il primo momento, dopo 6 libri e mezzo, in cui Ricciardi mostra un sentimento vero, vero e manifesto. Diventa un bambino al cospetto della tata nel letto di ospedale.

Tata che ha lasciato il testimone a Nelide, sua nipote.

Tata che parla con la mamma morta del “signorino”.

Tata che lotta tra la vita e la morte.

Ricciardi, con l’aiuto del sempre presente Maione, scopre l’assassino mentre: Livia organizza una festa; la tata è in ospedale; Enrica si lascia corteggiare da un altro e lo stesso Maione è alle prese con il peggiore dei sospetti: il tradimento della moglie.

Ed è la gelosia che scuote Ricciardi ma non ancora abbastanza, mannaggia a lui.

Avvincente, godibile, scorrevole, delicato, fresco, esilarante,

Tutto questo e molto altro ci assicura De Giovanni, del quale (ahimè!) inizio l’ultimo della serie… già mi manca.

PS: mio malgrado, non avendo fatto in tempo ad andare in libreria, ho letto il libro su kindle ma sto andando in libreria a comprare anche il cartaceo. State senza pensiero.