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I Guardiani 

Dice: “che hai fatto in questo lungo week end?!”Rispondo: “tutto quello che non riesco a fare normalmente ossia: andare in giro con gli amici; girare per negozi; andare al cinema; oziare sul divano e finire un libro in due giorni!” … ecco, fare tutto quello che piace a me! 

Ho letto I guardiani di Maurizio De Giovanni.

Voi sapete quanto io ami questo scrittore e quanto sia pazza di lui qualunque cosa scriva: Il commissario Ricciardi, Pizzofalcolne, i post di Facebook sul Napoli etc etc.

Si è cimentato, però, in un genere nuovo.

Ha scritto un romanzo, che farà parte di una trilogia, credo, che con tutto quanto scritto prima, per sua stessa ammissione, non c’entra niente.

La domanda che mi dovreste fare a questo punto è: ‘mbe, ti è piaciuto?! 

La risposta è: non lo so! 

Sicuramente l’ho finito e di questi tempi per meno è poco, dal momento che ne ho due iniziati e non finiti ma non so dirvi se mi è piaciuto.

Mi è piaciuta la scrittura, come al solito, la costruzione della storia, i personaggi, i protagonisti senz’altro ma io non sono proprio il tipo da mezza fantascienza, non è per me. 

Neanche vi sto a raccontare la trama perché è complicata e poi non finita ovviamente… rimane appesa perché il seguito ci sarà per forza.

Un misto di mitologia, archeologia, fantastico, fantascienza, thriller, di tutto un po’ ma forse un po’ troppo.

Sicuramente non è il mio genere e forse per questo non so apprezzarlo.

Ne acquisterò il seguito e, presumibilmente, vedrò la serie che ne seguirà ma per l’immenso amore e gratitudine che mi lega a De Giovanni… credo più per questo che per altro.

Comunque se vi piacciono le storie fantastiche è il libro per voi; a me resta De Giovanni e la sua infinita bravura sempre e comunque! 

Buona lettura.

I difetti fondamentali 

Dunque io non amo i racconti, non mi sono mai piaciuti perché hanno quella lunghezza che non mi permette di affezionarmi.Nonostante questo se un mio amico mi consiglia un libro non mi tiro mai indietro, soprattutto se non so che il libro in questione è proprio un libro di racconti.

Fatto sta che ho comprato, e letto, la raccolta di racconti intitolata I difetti fondamentali di Luca Ricci.

Ora il titolo mi piace assai.

Per quanto riguarda i racconti sono talmente tanti e di varia lunghezza che mentirei se vi dicessi che mi sono piaciuti tutti: alcuni moltissimo, altri poco, alcuni per niente; tutti però, nell’insieme, mi hanno permesso di capire che la scrittura di Ricci mi piace.

Scrive indubbiamente bene e mi verrebbe di consigliargli un racconto lungo quanto un libro ma ritengo a lui piacciano proprio i racconti, considerati i continui richiami che fa fare ai suoi personaggi prima per vari scrittori che si sono dedicati ai racconti: Buzzati prima Savinio, che ho scoperto essere De Chirico, poi.

Il filo conduttore di tutti i racconti è la scrittura o, meglio, sono gli scrittori, per lo più aspiranti tali, dal momento che in ogni racconto c’è uno di loro: in difficoltà, eccitato, solitario, pazzo, etc. etc.

Riassumendo ho trovato: bello, dolce e delicato il racconto dello scrittore che chiama quotidianamente la casa editrice per sapere del suo libro; cattivo quello dell’amico dello scrittore che gode dell’insuccesso dell’altro; misterioso quello del Premio Strega; inutile quello di Carlo Bo ed il sesso; triste Il Suggestionato con lo scrittore che subisce una metamorfosi alla Kafka ma, invece di diventare un insetto, diventa donna; fastidioso, ma per la rabbia che ti fa venire il protagonista maschile, quello della scrittrice donna che si mette con il critico letterario; commovente quello dello scrittore che regala libri antichi.

Alla fine, Ricci mi ha permesso in parte di ricredermi sui racconti. Non mi convincerò mai fino in fondo: ho bisogno di affezionarmi a personaggi e luoghi e questo non mi riesce con i racconti ma ora so di poterli leggere soprattutto per l’immediatezza con cui si arriva nel cuore della storia, per una come me che odia i preamboli.

Esperimento riuscito, ora torno al libro però in attesa che Ricci decida di scriverne uno.

Chi è costei?! 

Personalmente non mi è mai interessato chi fosse Elena Ferrante.Non ho mai pensato che fosse una di quelle notizie che mi potessero cambiare la vita, l’anno, il mese, la giornata.

Personalmente ho sempre ritenuto che la Ferrante fosse solo una brava, bravissima scrittrice che mi ha allietato molte ore. 

Uomo o donna, giovane o vecchia, non ho mai pensato che potesse influire sul suo modo di scrivere che è bello, bellissimo.

La sua quadrilogia, prima un po’ lenta, poi travolgente mi ha stregato ed ora che ne conosco il vero nome e cognome non cambia una virgola di quello che ho provato leggendo.

Se è possibile mi aiuta solo ad amarla di più perché solidarizzo con lei e con la sua voglia di non volere “rotture di palle”. 

Un certo tipo di giornalismo non arrivo a capirlo. Questo sciacallaggio sulla ricerca del nome, dei conti corrente, non mi può interessare.

E questo perché uomo, donna, bambino la Ferrante rimarrà sempre quella che mi ha tenuto incollata con la bava ai suoi libri; che mi ha emozionato per la sua scrittura pulita, per il suo mondo di amicizia; che ha permesso alla mia migliore amica, dopo anni, di riappassionarsi ad una lettura ed allora scusate ma glielo voglio dire:

 “Elena, chiunque tu sia, per me rimarrai sempre Elena, colei che mi ha regalato infinite emozioni. Grazie!”.

That’s it!

Il 7 lo compri e il 9 lo finisci

E pure stavolta: aspetti, aspetti, aspetti poi arriva il momento. Hai in mano il libro.

Lo apri ed entri in un vortice per cui, dopo i famosi due giorni, il libro è finito! 

7.07.2007 è l’ultimo libro di Manzini con protagonista Rocco Schiavone ed io l’ho finito.

E ora?! E niente, potrei ricominciare.

Rocco non si batte nel suo essere scanzonatamente romano anche nella nordica Aosta.

In realtà in questo libro torniamo a Roma.

Non vorrei spoilerare ma un paio di cose devo dirvele. 

Siamo a Roma, nel luglio 2007 (e questo ce lo dice pure il titolo). Marina è viva; lui e Marina litigano; Marina se ne va; lui ha a che fare con un omicidio; lui cerca di scoprire i colpevoli; lui e Marina fanno pace; Marina muore. 

Ora quello che succede nel mezzo io non ve lo dico perché non è giusto ma quello che vi posso dire è che in questo libro si capisce tutto di Rocco. 

Si capisce il perché ed il per come è diventato così diciamo disinteressato alla vita. Lo sarebbe chiunque.

Rocco ha perso l’amore della sua vita e, sebbene questo si percepisca in tutti i libri, solo in questo si capisce il perché; solo in questo si capisce che legame avevano lui e Marina.

Delicato, coinvolgente, travolgente l’amore dei due ed il libro. 

Lui & Marina così diversamente compatibili che fanno tenerezza. Si amano e punto. 

E poi c’è tanta indissolubile e spietata amicizia tra queste pagine. Bella.

Manco ve lo sto a dire che resti a bocca aperta, che ti cade la lacrima, che ti fai un sacco di risate, che non riesci a posarlo finché non leggi la parola “Fine”.

MANCO VE LO STO A DIRE che dovete comprarlo prima di subito e, a quei due o tre che ancora non si sono appassionati a Schiavone: “siete fortunati, perché avete tanto da leggere!”.

Un’ultima annotazione a Manzini. 

Lo dico a te, come l’ho detto a De Giovanni: “troppe cose appese, confido del tuo buon cuore per leggere, PRESTO, il seguito. Daje Anto'”.

Ce ne fossero di queste catastrofi

Ve lo dico con il cuore: acquistate questo libro.

E’: esilarante, tenero, comico, drammatico. E’ da leggere.

Di che libro parlo? Di Mia madre e altre catastrofi di Francesco Abate.

Ok, io ho una passione per lui. Lo trovo adorabile. E’ vero, non lo posso negare, ma questo libro fa morire dal ridere.

Seguendolo su Facebook avevo avuto già modo di apprezzare questi dialoghi surreali tra lui e quella santa donna della mamma e devo ammettere che me li andavo a ricercare se li perdevo di vista, ma leggerli tutti insieme è davvero esilarante.

La mamma di Francesco è una donna tutta d’un pezzo, è marxista neocatecumenale… riuscite ad immaginare due caratteristiche più lontane tra loro?! No, ma vi assicuro che nella sig.ra Mariella si miscugliano perfettamente.

Moglie devota di Gabriele, che perde troppo presto; madre di tre figli, uno dei quali (quello malato e scapestrato) è proprio Francesco Abate.

Ora in una famiglia con chi te la puoi prendere se non con quello che ti dà più pensieri sia da un punto di vista fisico che mentale?! Ne sono nati dei dialoghi assolutamente surreali, ma reali di fatto, che trasposti in un libro ti rendono meravigliosa la lettura, piacevole, veloce, come tutti i libri di Abate, del resto.

Gli episodi saranno un centinaio e divisi per argomenti tipo: la malattia, il cimitero, la redazione; e ognuno regala delle chicche imperdibili.

Ora per chi non ha proprio 20 anni, come non immedesimarsi nell’avere una mamma come quella di Checco che: intervalla le tue affermazioni con un “lo so già” o “lo so io”; considerava il battipanni uno strumento educativo; “il motorino è pericoloso, già sei sfigato di tuo”; non ti accompagnava a scuola manco a 6 anni perché sei capace di farlo da solo (e per questo sempre lunga vita alle nostre mamme che ora neanche un genitore basta, ne servono due per portare i pargoli a scuola… e con due macchine separate!).

Ora, dato che non c’è proprio una trama, non voglio rovinarvi la sorpresa perché sarebbe un peccato non farvi leggere questo libro che è proprio quello che ci vuole in una piovosa giornata di marzo; ve la renderà più allegra e vi dimenticherete che sta piovendo.

Solo un altro paio di cose:

  • anche se alcuni dialoghi possono ingannare, non c’è niente di superficiale in questo libro. La comicità nasconde, a volte, una tragicità grave; la risata un pianto a dirotto; la durezza delle parole una dolcezza infinita;
  • come se non fosse già abbastanza comica la situazione del libro sono stati creati degli sketch, visibili via web, che sono altrettanto irrinunciabili, con Piera degli Esposti che interpreta la sig.ra Mariella. E scusate davvero se è poco!

Non finirò mai di dire: bravo Checco!  🙂

 

5 sono poche

Che belle le certezze.

Che bello quando apri un libro e sai che non ti deluderà, che non potrà deluderti.

Che bello quando leggi Manzini e Rocco Schiavone.

Che bello.

E che peccato che il tutto duri troppo poco, anzi è durato anche più del previsto perché, al solito, quando stava per finire ho allungato il brodo: mi sono distratta con il telefono, ho cominciato a chattare con le amiche, mi sono fatta  venire sonno.

E così, le vicende romane (pre Aosta) di Rocco se ne sono andate in un baleno.

Quanto è divertente, come è scorrevole la scrittura, quanto mi piace ‘sto Rocco.

Poi, leggerlo sapendo già che ci sarà una fiction interpretata, peraltro, da Giallini, che è uno dei miei attori preferiti, mi ha reso il tutto ancora più appetitoso.

Dei racconti che vi posso dire?

Sono ben strutturati, brevi ma: omicidio, assassino, indagini, vita di Rocco, storia passata, storia futura, amici di Rocco, coprotagonisti del vice-questore; Roma, le Clarks, accenno ad Aosta dove sarà trasferito, le canne, Marisa… e tutto c’è, tutto il mondo di Rocco che poi diventerà protagonista dei libri.

La scrittura è pulita, non arzigogolata, lineare; c’è il dialetto ma non troppo, c’è la risata e il dramma. C’è tutto e tutto mi piace.

Solo un grande difetto: troppo breve, tutto troppo breve; 5 indagini sono davvero troppo poche.

Io su che mi butto ora?!

Mannaggia la paletta, Rocco torna presto!

2015—>2016

Sono giorni che provo a scrivere qualcosa su questo 2015.Impossibile, non ce la faccio. 

Troppe cose, troppa roba, troppo da dire.

E allora sto zitta e mi auguro che l’anno nuovo sia pieno di vita come questo che sta andando.

Pieno di cose: belle, soprattutto, ma serve tutto così come mi sono servite tutte quelle del 2015 per capire, crescere, apprezzare.

E così, di questo anno che va via, terrò: le amicizie e gli amori; le gioie e i dolori; le scarpe e i vestiti; i libri letti; i film visti; gli abbracci dati e quelli ricevuti; le litigate, le delusioni; le risate; gli sguardi di complicità; le nuove passioni; le vecchie fedi; i pianti fatti e quelli che avrei dovuto fare ma non ho fatto; le cose scritte e quelle dette; tutto perché tutto valeva la pena di essere vissuto.

Che l’anno nuovo sia per voi, cari lettori, Felice e che questa felicità possiate condividerla con chi amate. 

Lo auguro a Voi, come a me, perché la felicità è l’unica cosa che conta ed è vera solo se condivisa.

Happy New Year! 

Lingua indigena

Prima di raccontarvi del libro, vi racconto una storia di campanilismo campano.

Martedì 1° dicembre (perché la data è importante!) ero a Napoli; prima di partire entro da Feltrinelli, tappezzata dai Cuccioli di De Giovanni, e chiedo l’ultimo libro di Manzini. Il signore alle informazioni mi guarda e mi fa: ”Antonio chi?” e io: “Antonio Manzini, dovrebbe essere uscito l’ultimo libro Sull’orlo del Precipizio” e lui: “no, non è uscito!” e io “come non è uscito?” e lui “in realtà doveva uscire il 26 novembre ma non è uscito!”; non ho fatto una piega e sono uscita perché mi veniva troppo da ridere.

Il libro è uscito sicuramente il 26 novembre ma a Napoli arriverà con qualche giorno di ritardo perché Manzini è romano e di fronte a De Giovanni o De Silva non ce n’è.

Comunque, io il libro l’ho poi comprato, o meglio me lo hanno regalato, a Roma e l’ho letto e finito in un paio di ore perché è troppo divertente ma del resto come tutto quello che scrive Manzini.

Uno scrittore di successo finisce, finalmente, il suo capolavoro. Piace a tutti. La casa editrice deve pubblicarlo. Si gode una settimana di vacanza, torna e nulla è più come prima.

La casa editrice è diventata un colosso dell’editoria; chi c’era prima non c’è più e il nuovo che avanza è quanto meno fuori di testa.

A casa del nostro Giorgio Volpe arrivano due loschi figuri che gli stravolgono il romanzo, “moccizzandolo” diciamo. Giorgio cerca di trovare una soluzione ma non è facile. Ci riuscirà o dovrà piegarsi ai nuovi eventi?

E se ve lo dico vi tolgo il gusto della lettura, quindi taccio; vi dico, però, che il libro è inquietante ma divertente. Tanto divertente.

Vi consiglio di prenderlo perché, laddove non riempie di angoscia, è davvero esilarante.

La narrativa che diventa “comunicazione in lingua indigena”; i canoni di scrittura; il numero di fellatio per rendere un libro interessante; la “ristrutturazione”, diciamo così, di Guerra e Pace di Toltoj, che diventa solo pace;  e de I promessi sposi di Manzoni , che al posto dei bravi hanno due coatti.

Ho promesso di non dire la fine perché già ho detto troppo ma quando leggo queste cose capisco perché io rimarrò legata solo a questo blog senza potermi mai permettere una storia più articolata. Non che mi dispiaccia ma quando leggo queste storie non posso non pensare: ma come cavolo gli vengono ‘ste idee a questi?! Io non ce l’ho questa fantasia!

Bello, bravo, divertente, giusto il romano Manzini: e qua scatta il campanilismo romano! E Daje!.

Cucciolandia

Io seguo una persona su twitter a cui mando le mie recensioni e lui è tanto caro da retwittarmi anche quando è in disaccordo con me!

Per esempio siamo in disaccordo ogni volta che io professo il mio amore per De Giovanni con i suoi libri sul Commissario Ricciardi e su I bastardi di Pizzofalcone perché lui ritiene trattasi di libri “seriali”, stile soap opera che fidelizzano il lettore, pur magari non avendo più molto da dire.

Io non sono assolutamente d’accordo e forse ho bisogno di essere fidelizzata.

Nonostante questo, però, reciprocamente ci stimiamo. Penso.

Vi racconto questo perché ho letto l’ultimo libro della serie I bastardi di pizzo Falcone, appunto, I cuccioli.

E io che vi devo dire? Lo adoro! L’ho appena finito e già vorrei immergermi di nuovo nella vita di questi bastardi.

Già mi mancano.

Mi piace troppo. La scrittura è travolgente, veloce, giusta.

Anche questa volta la storia un po’ tosta e soprattutto riguarda bambini e cuccioli in generale e i bastardi danno prova di essere,  oltre che bravi, anche dolci ed attenti.

Anche il nostro Serpico, Aragona, riesce a mostrare il suo lato umano.

Una bimba abbandonata, una mamma morta.

Chi è stato? Chi può essere così crudele da uccidere una mamma che ha appena partorito ed abbandonare una piccola  (che poi diventerà Giorgia perché i nomi sono importanti) appena nata?!

E ancora: chi può rapire e far sparire cuccioli randagi di cane e di gatto?! Chi?! E, soprattutto, perché?!

Ora quest’ultimo fatto lo scopre il bravo Serpico/Aragona; mentre la squadra, al solito compatta, arriva a scoprire l’assassino/a/i della mamma della piccola Giorgia.

Il tutto è poi condito: dal lento avvicinamento tra il Commissario e la Mammina del gruppo; dal diniego di Alex a fare outing con i genitori, nonostamte l’amore per la bella e bionda Dott.ssa della scientifica; da Lojacono, sempre più preso dalla Piras, ma in contrasto con la figlia e la bella locandiera; e dal povero Romano a cui tocca l’ingrato compito di trovare e poi seguire la piccola neonata malata suscitando anche le ire della moglie, finalmente!

C’è tanto altro, però, ecco perché io adoro De Giovani perché scrive una storia, facendoti sempre di più affezionare ai personaggi, ma poi ci mette tanto altro tipo le pagine sulla notte che è femmina e nella quale ognuno, soprattutto personaggi non menzionati prima nel libro, raccontano la loro.

Appassionatevi… tra l’altro, visto che siamo vicini al Natale, per chi non li ha letti ma sapete che bel dono riceverli tutti insieme sotto l’albero di Natale?! Solo solo 5. Pensateci, per qualcuno, non per me che già li ho letti tutti. Per me pensate ad altro, grazie!!!

Blogger we want you

Scena: a cena da una mia amica con altre amiche.

Una di loro mi dice: “Sai sto al libro nr. 6 di De Giovanni, come da te consigliato sul blog”;

un’altra mi fa: “Dopo aver letto di FrùFru abbiamo fatto un ordine collettivo di Clarisonic online”;

un’altra ancora: “Senti ma quest’anno le borchie vanno o non vanno più e che ne pensi delle ballerine?!”.

A questo punto mi si dice: “ma perché non partecipi al concorso “Blogger we want you” di Grazia.it per avere il bollino?!”.

Ehhhhh?! Che cosaaa?! E come si fa?!

Ed è così che prima ancora di prendere il caffè, quindi con poca cognizione del mio nome e cognome, stamattina sono approdata sul sito dove leggo il regolamento per poter partecipare.

Ok.

Subito l’intoppo: decidere a quale categoria appartenere perché qui, lo dice lo stesso sotto pancia del blog, si parla “di tutto un po’ e un po’ di tutto”.

Quindi, non è facile ma ci provo.

Adoro i libri, e si percepisce dalla quantità di recensioni postate e soprattutto adoro consigliarli. Se solo lo 0.99% di chi mi legge ne ha comprato uno perché da me consigliato, mi sento una persona felice (e lo so mi ci vuole poco); idem con patate (ma al forno, che fritte fanno male) per il cinema, anche se ultimamente sono poco diligente. E lo so, recupererò è che, ragazzi, in 6 mesi mi sono successe tante di quelle cose che lo potrei girare io un film… ma questa è un’altra storia… andiamo avanti.

La mia passione smodata per la moda la conoscono pure i sampietrini. La rubrica, sempre attiva qui sopra e che ricordo ai più distratti vadobenecosì, di cui all’omonimo post, non è cosa da lasciar passare in cavalleria. Non dimentichiamoci mai che ogni occasione richiede un suo preciso outfit e che io sono pronta ad alzare la paletta per dire sì o no ma senza la pretesa di giudicare, semmai di aiutare su un legittimo dubbio.

Ancora, qui si parla di sentimenti (i miei per lo più e ultimamente meglio che mi lego le mani con una catena, la chiudo con un lucchetto di cui butto le chiavi per non scrivere quello che mi passa per il cuore); e poi di grammatica, di galateo, di social network; di amicizia; di politica; di uomini e di donne; sicuramente non leggerete di cucina ma per il resto, ragazzi, impossibile catalogarmi… direi che la categoria lifestyle ( così come presente nella sezione di grazia:  http://www.grazia.it/stile-di-vita ) é quella che mi si addice di più.

Bene, e ora?! E ora pensateci voi!!!

http://blogger.grazia.it/blogger?id=1913

Seguitemi.