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Fantapolis

Sono passata dalla quasi attuale è complicata politica russa alla fantapolitica del “Fattore M, lo strano caso del rapimento Vendola”.Che dire? Non é facile.

Io penso che sia complicato fare gli scrittori, trovare un’idea ed é per questo che, pur considerandolo il più bel mestiere del mondo, lo faccio fare ad altri.

Detto questo, quando leggi un libro con alla base un’idea tanto assurda da sembrare reale rimani piacevolmente colpito, direi.

Siamo in un anno X, non credo sia stato indicato o se c’é una data mi sono distratta;

Vendola sta per diventare primo ministro e, qualche giorno prima delle elezioni, in quella che non é più una Repubblica ma un Impero con la milizia dove vige il coprifuoco, viene rapito.

E i rapitori non sono neanche tanto teneri.

Indagini, proteste, coprifuochi, attuale primo ministro puttaniere, ex magistrato segnato dalla mafia, lesbiche, drogati, libri cartacei in museo, etc. etc. 

Insomma tanta roba, varia ed eventuale.

Certo seguire un filo non é proprio facilissimo ma la scrittura diretta aiuta.

Nel senso che già la storia é surreale se pure la scrittura lo fosse stata non se ne usciva. 

Invece no, lo scrittore non delude: delinea personaggi; descrive situazioni in maniera dettagliata; forse butta lí qualche personaggio di troppo che ad un certo punto pensi servirà alla storia e magari non serve.

Comunque io, che sono stata fan di Vendola, mentre leggevo pensavo che sarebbe stato bello averlo come primo ministro, salvo poi dover sopportare le sue supercazzole. 

La fantapolitica va bene; si legge che é una bellezza… ma forse trattasi di fantalibro, perché é proprio il libro il protagonista, il fattore M riguarda proprio lui, perché come recita l’undicesima regola di fisica quantistica o metafisica… oddio, liberatemi: Vendola rapito si é impossessato di me e sta partendo la supercazzola.

Compratevi il libro e liberatemi!

E ora?! 

Il mio Kobo ha questa cosa (non so se ce l’ha in generale o se è una funzione che si può togliere… ma vabbè) dicevo ha questa funzione per cui ti dice a che punto sei della lettura e quanto ti manca.

Che è un po’ come le pagine del libro no?! A mano a mano ne senti meno a destra e più a sinistra.

Ma con le percentuali di lettura forse mi fa più effetto.

Ad ogni modo, quando sono nel pieno di una saga e so che quello che sto leggendo è l’ultimo libro pubblicato, mi viene l’ansietta da fine! 

Soprattutto se ti rendi conto che non finisce proprio niente e che rimarrai con l’amaro in bocca perché il cerchio non si chiude… porca paletta! E rimani così a pensare: e quanto dovrò aspettare ora per sapere?!

Era di maggio è la naturale prosecuzione di Non è stagione. Poteva essere un libro unico anche perché la rottura di palle del decimo grado (il caso da risolvere) è lo stesso per i due libri.

L’avevo detto che era un impiccio. Trovare la ragazza non era la fine ma l’inizio di una cosa più grande: alta finanza, ndrangheta, traffici illeciti. UN MA-CEL-LO!!!!

Comunque il nostro Vicequestore lo sbroglia lavorando di fino e, al solito, non fermandosi alla prima verità.

Sullo sfondo: Lupa cresce; Anna sparisce; Italo e Caterina si lasciano; Stanlio e Ollio, a loro modo, tornano utili; i viaggi a Roma continuano e si trova il nome dell’assassino di Adele… che poi doveva essere l’assassino di Rocco.

La scrittura è sempre scorrevole, le scene sempre più realistiche, il commissario sempre più delineato… io sempre più affezionata! 

Ora ti aspetto Rocco, torna presto!!! 

Ci sono notti che non accadono mai

“E ora sto dietro al Commissario Ricciardi di De Giovanni, tra un po’ finisco e non so proprio a chi dedicarmi” e lui “Ma hai mai letto Missiroli?” E io “No” e lui “E allora inizia”. E così ho fatto.

E dato che non sapevo da dove cominciare, ho cominciato da Atti osceni in luogo privato perché mi piaceva la copertina, perché mi piaceva il titolo.

Non so come siano gli altri ma ho fatto molto bene.

Mi é piaciuta molto la storia di Libero, il romanzo della vita di un uomo che va dall’adolescenza alla maturità.

Dal trasferimento a 13 anni da Milano a Parigi, con sciopero della fame di due giorni per impedirlo, al ritorno ed alla stabilizzazione su Milano dai 20 anni in poi.

É un bel libro per chi, come me, é affascinato dalla letteratura e dal cinema e dai turbamenti amorosi.

A 13 anni non sei nessuno, cominci piano piano a scoprire te stesso e poi gli altri: dal sesso all’amore, dall’insofferenza ad ogni cosa agli interessi per l’universo mondo; dai libri al cinema.

Libero é un bimbo intelligente prima, un uomo stabile e realizzato poi, ma per diventarlo deve passare, come tutti, in mezzo a mille e uno episodi.

La scoperta dell’onanismo prima e del sesso lo porteranno all’amore.

La voglia di giustizia prima e di altruismo poi segneranno la sua professionalità. 

Una famiglia come tante squartata dal migliore amico del papà. 

Un papà colto e un po’ depresso che lo introduce a Camus e Sartre e Buzzati E per finire con Rodari.

Un primo amore bellissimo e doloroso.

Una madre teatrale e affettuosa.

Un amico da tradire.

Un mondo letterario da scoprire e attuare nella vita di tutti i giorni.

Un’amica da preservare.

Una donna da sposare contro la propria coscienza.

Una Milano da conquistare.

Un Togliatti da seppellire.

Un’Alda Merini da incontrare e non riconoscere.

Una Parigi da lasciare.

Insomma, questo libro é tante cose: una scrittura veloce; una prosa semplice; un faticoso e affascinante nozionismo; un curioso sforzo di memoria.

Tante cose e piacevoli da immagazzinare anche se poi mentre divori il libro e stai lí e ti chiedi ma come l’hai già finito?!”, l’unica risposta che ti viene in mente é “eh sì, perché “Eravamo insieme, tutto il resto l’ho dimenticato””.

Liquore sì, premio no! 

Ma con quale criterio vengono assegnati i premi letterari?! In particolare quelli Strega?No, perché io mi faccio sempre fregare.

Nella mia ingenuità penso che un libro che riceve un premio abbia qualcosa da dirmi, una scrittura particolare, che ne so?!

E invece, puntualmente rimango fregata!

È successo così con Caos calmo (l’ho maledetto!); Canale Mussolini (che sta sul comodino da quando è uscito!) e ora con La ferocia.

Ora io scrivo questa cosa così me la ricorderò l’anno prossimo e il mio scopo è: non comprare più libri che vincono il premio Strega. 

Ecco.

Una storia banale, scritta male, senza capo nè coda. L’ho odiato e finito!

Una ragazza che cammina contromano su una strada statale, tutta sporca di sangue, che viene investita da uno che nell’incidente perde una gamba. Si scopre che la ragazza è figlia di una famiglia ricca e scompigliata di Bari. 

Si aprono certi altarini che era meglio tenerli chiusi: una madre depressa; una figlia piccola scema; un fratello genio ma puttaniere; un altro fratello che pare scemo ma che è più genio di tutti e che poi tanto fratello manco è; un padre traditore, intrallazzino, palazzinaro.

Di tutto un po’ ma una storia così banale, così già sentita, così poco interessante, così scritta in modo didattico e artefatto che davvero, ragazzi, non vale la pena.

Ma sulla base di che questo ha vinto un premio?! Perché gliel’hanno dato??? 

I misteri dell’editoria! 

Non li voglio scoprire, io mi voglio solo ricordare che l’anno prossimo NON devo comprare il vincitore del premio Strega. 

Lo ripeterò tipo mantra fino all’anno prossimo! 

Libro nr. 7

Mai tranquilli, neanche in una torrida estate fascista, con il sole che squaglia i marciapiedi si può stare tranquilli con il commissario Ricciardi.

Segui lo spettacolare volo di un Professore da un piano alto dell’ospedale.

Dici: è suicidio!

Ma secondo voi?! Con il Commissario che deve indagare, può essere mai suicidio?! E dai, su!

E infatti, suicidio non è.

E scopri che: il prof. è un “figlio ‘e ‘ntrocchia” per dirlo alla napoletana, con moglie figlio e amante; arrivista ed arrivato sulla pelle altrui; luminare ma non senza macchia, per qualche errore di troppo. E indaghi e scopri insieme al Commissario l’assassino, che mai e poi mai ti aspetteresti, ve lo dico!

Al solito, però, sullo sfondo succede di tutto.

Vi avevo anticipato che nel sesto libro succedeva qualcosa che non mi piaceva e, infatti, qui se ne vedono le conseguenze: Enrica parte; Livia resta e insiste; Alfredo Maria non capisce una mazza, lasciatemelo dire.

E continua a capire ancora meno quando la tata si ammala. E questo è il primo momento, dopo 6 libri e mezzo, in cui Ricciardi mostra un sentimento vero, vero e manifesto. Diventa un bambino al cospetto della tata nel letto di ospedale.

Tata che ha lasciato il testimone a Nelide, sua nipote.

Tata che parla con la mamma morta del “signorino”.

Tata che lotta tra la vita e la morte.

Ricciardi, con l’aiuto del sempre presente Maione, scopre l’assassino mentre: Livia organizza una festa; la tata è in ospedale; Enrica si lascia corteggiare da un altro e lo stesso Maione è alle prese con il peggiore dei sospetti: il tradimento della moglie.

Ed è la gelosia che scuote Ricciardi ma non ancora abbastanza, mannaggia a lui.

Avvincente, godibile, scorrevole, delicato, fresco, esilarante,

Tutto questo e molto altro ci assicura De Giovanni, del quale (ahimè!) inizio l’ultimo della serie… già mi manca.

PS: mio malgrado, non avendo fatto in tempo ad andare in libreria, ho letto il libro su kindle ma sto andando in libreria a comprare anche il cartaceo. State senza pensiero.

Libro nr. 6 

E stavolta non vi dirò che è il mio libro preferito della serie perché L’inverno rimane L’inverno!Ma non posso non continuare a consigliarvi di leggere; non posso non consigliarvi di andare avanti nella lettura delle storia di questo super Commissario; non posso non dirvi che continuerete ad innamorarvi di lui; ecco non posso, quindi lo faccio. 

Leggete anche questo: Vipera, nessuna resurrezione per il Commissario Ricciardi.

Stavolta il contesto storico esce fuori, il fascismo fa capoccetta ed esce fuori, i compari del duce si mostrano per tutto il loro orrore. 

Ma andiamo con ordine…

L’omicidio è quello di una puttana, inutile usare mezzi termini, proprio di una puttana: bellissima, ambita, amata. Erano ancora attivi i bordelli e l’omicidio avviene lì, in Paradiso! 

Vari i potenziali assassini; varie storie che si intrecciano; vari, e sempre deliziosi, i retroscena. 

Ad un certo punto, peró, non si cerca più l’assassino della Vipera, non ci si districa più tra le varie ipotesi. Nè il lettore, nè il commissario si applicano più perché tutti gli sforzi si concentrano nel liberare dai fascisti il buon dottor Modo. 

Signori miei, che ansia; che tenerezza infinita quel cagnolino abbandonato; che strazio per il commissario, impotente di fronte a tali poteri! 

E la situazione la risolve chi?! Vi dico, per chi crede nelle storie d’amore romantiche (come me!), non è soddisfatto di questo questa soluzione! E perché?! Ma facile, perché è il preludio di qualcosa che probabilmente accadrà, che comincia ad essere nell’aria e che non mi piace, non mi può piacere. 

Cos’accadrà?! Lo scopriró solo leggendo il settimo libro, per cui scusatemi: ora ho da fare! 

Libro nr. 5

Eccoci qua… finito pure il quinto, già sulla scrivania il sesto e provo un “friccico” al cuore nel pensare che stanno per finire perché l’amore per il commissario Ricciardi inesorabilmente cresce!

E’ vivo e lotta con noi, il commissario Ricciardi nel libro che ne descrive il Natale.

E’ vivo e, come se non avesse vinto lui stesso contro la morte nel finale del quarto libro, fa tutto quello che faceva prima… e anche di più.

E’ vivo e continua a combattere con i fantasmi che gli parlano e quelli che non gli parlano.

E’ vivo e, come al solito nello svolgere il suo lavoro, cerca di mediare tra quello che sente, quello che vede, quello che vorrebbe e non vorrebbe.

E’ vivo e ci accompagna a scoprire il brutale assassinio di due genitori, che lasciano una bimbetta di 6 anni, e che vengono uccisi nella loro casa con una ferocia che sembrerebbe attribuibile addirittura a due responsabili.

Siamo nel periodo natalizio quando si dovrebbe essere tutti più buoni e, invece, si scopre un efferato omicidio nella casa di una, sembrerebbe, rispettabile famiglia senza niente da nascondere… ma, come al solito, non è tutto oro quello che luccica. Così i buoni non sono poi tanto buoni; i cattivi lo sono sempre troppo; il Presepe ci parla; i sospettati si confessano; i poveri puzzano di pesce; i ricchi lo sono sulle spalle dei poveri che puzzano di pesce; gli insospettabili diventano sospettabili etc etc.

Come al solito è intricato il giallo e con un colpo di scena finale che ti lascia a bocca aperta.

E poi, nel mezzo del giallo, ci sono le ben note figure di:

Maione, alle prese con un altro giallo ma con se stesso. Ed è sempre una bella figura, innamoratissima della famiglia e dei figli e poi BUONA di una bontà che forse, per pregiudizio, non ti aspetti da un poliziotto.

Bambinella, che fa una tenerezza infinita che gioca quando vorrebbe essere seria, che piange per un piccione che muore di freddo quando vorrebbe farlo per altro;

Livia, che non molla;

La Tata Rosa, che sta cedendo all’età con tutto quello che ne consegue ed infine lei…

Enrica, che combatte contro se stessa e contro il suo amore che però, per fortuna, vince su tutto.

Ah, che bravo Ricciardi a scoprire i colpevoli e ah che bravo De Giovanni a scrivere di Ricciardi che scopre i colpevoli… io continuo, voi cominciate se ancora non l’avete fatto!

Libro nr. 3

Volete sapere perché ci ho messo così tanto a recensirvi il terzo libro?! Semplice, perché non avevo tempo di andare a comprare il quarto e ho traccheggiato all’inverosimile, roba che verso la fine ho letto 5 pagine a sera?! S’è mai visto?! No!

Sono pazza?! Può darsi!

Comunque, ora ho l’Autunno sul comodino e, di conseguenza, ho finito, l’estate del Commissario Ricciardi. Ad oggi, Vi dico, il mio preferito!

Ma quanto mi piace?! Quanto?! Di più e sono contenta di aver trasmesso questo mio entusiasmo a molte persone che conosco che, su mio consiglio, si sono appassionate al Commissario, senza cappello, Ricciardi.

E’ estate, quindi, a Napoli fa caldissimo e Maione combatte con la sua pancia che non si tiene più nella giacca estiva e lo costringe ad indossare la giacca invernale della divisa e a sottoporsi allo stress di un’inutile dieta.

Muore una discutibile contessa, diventata tale per un matrimonio con un nobile allettato, il di cui (?!) figlio la odia. Amante, non nascosta, di un padre di famiglia giornalista e in vista nella città, e non solo di lui. Diciamo un personaggio discutibile. Non troppi i sospettati ma tutti con un movente più che valido tipo la gelosia dell’amante o la rabbia del figlio del conte.

Anche in questo libro, però, scoprire il colpevole è un pretesto.

Ad un certo punto ti scordi quasi della contessa, quasi fino alla fine perché quando tutto sembra ormai risolto la caparbietà di Ricciardi capovolge le carte in tavola e scopri un insospettabile!

Comunque, al centro della scena ci sono: Ricciardi conteso tra due donne (faccetta urlo di Munch!); Maione che, ho già detto, combatte con la sua gelosia e la sua pancia; la prima ingombrante presenza dei fascisti che finalmente fanno capolino, perché sempre in ventennio siamo, ma pare non accorgersene nessuno; c’è un amore clandestino ed omosessuale… insomma tanta carne al fuoco… d’altronde, si sa, d’estate l’amore trionfa!

E poi c’è Enrica, che alla veneranda età di 24 anni non si è ancora sposata!!! La vogliamo sistemare?! E dai, su! E con chi?! Ma con un benestante figlio di papà, tal Sebastiano! Vero, commissario, la chiudiamo così con lei?!

To be continued…

Libro nr. 2

Vi avevo detto di essermi innamorata del Commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni, no?!

Mi sono innamorata e, quindi, dopo l’inverno sono corsa a comprare la primavera del Commissario.

Siamo sempre a Napoli, ovviamente, sempre nel ventennio fascista, sempre sulle orme di un assassino.

Vi devo dire, però, che mai come in questa saga la ricerca dell’assassino non è null’altro che un pretesto per entrare sempre più profondamente nella vita dei personaggi che sono tutti, inevitabilmente, meravigliosi.

Il Commissario lascia un po’ di spazio a Maione, il suo prode aiutante, ed al medico legale, che fanno decisamente ridere, non prima, però, di mostrarci come vede i morti ammazzati in ogni angolo della città.

L’omicida da smascherare è quello di una vecchia cartomante e strozzina.

Immaginate il numero dei sospettati, vari ed eventuali. Il più divertente senz’altro il 65enne che sta aspettando che la mamma muoia per convolare a giuste nozze con la “fidanzatina” di sempre, più grande di lui di circa 3 anni, per poter mettere su famiglia. Manco a dirlo si recava dalla cartomante proprio per capire quando sarebbe schiattata la vecchia, senza ottenere grossi risultati. Esilarante il racconto.

Parallelamente alla storia principale una defilata ma non meno interessante che vede la bellissima sig.ra Filomena sfregiata e che coinvolge Maione in un’indagine parallela ma, soprattutto, in un’inevitabile amicizia. Scoprire il colpevole dello sfregio a Filomena è inquietante e bellissimo per la metafora della volpe che cerca la libertà.

Solo un pretesto davvero scoprire il colpevole perché in mezzo c’è tantissima roba: il commissario con il suo primo ed imbranato approccio con Enrica; Lucia, la moglie di Maione, e la lotta contro la depressione; il medico legale e l’ironica amicizia con il commissario; i morti per le strade e la vecchia con il suo proverbio; l’ingombrante bellezza di Filomena ed i suoi spasimanti, insomma di tutto e di più tanto da dovervi lasciare per scappare a comprare l’estate.

PS: dimenticavo.. l’assassino è… paura eh!

 

Libro nr. 1

Io seguo un gruppo su Fb che si chiama “Sto leggendo questo libro” e più di una volta mi era apparsa l’immagine di libri di Maurizio De Giovanni.

Visto che lo scopo principale del fatto che seguo il gruppo è proprio quello di trovare spunti di lettura, lo vedi una volta, due e tre, alla quarta lo compro.

Come al solito non mi informo prima, quindi non so che De Giovanni ha scritto 7 libri sul Commissario Ricciardi che seguono, più o meno, un ordine logico.

E quindi ne compro uno… fortunella io perché prendo proprio il primo “Il senso del dolore – l’inverno del commissario Ricciardi”.

E così entro nel favoloso mondo di questo commissario, che vive a Napoli durante il periodo fascista ma, in realtà, potrebbe essere qualsiasi altro periodo perché almeno da questo primo libro, a parte qualche piccolo accenno, la presenza del duce è sfocatissima.

Il Commissario è un uomo sui 30/35 anni, di bella presenza che pensa solo al lavoro, che vive con una tata e condivide le giornate con il brigadiere Maione, suo fedele compagno di lavoro.

Il giallo da risolvere qui è quello di uno scorbutico, fastidioso, odioso tenore, Vezzi, che muore dissanguato nel proprio camerino con almeno 5/6 possibili assassini.

La meticolosità del Commissario, ovviamente, eviterà di mettere in carcere un innocente o, meglio, di farcelo stare per più del dovuto.

La scrittura è scorrevole, i personaggi ben delineati, il giallo ingarbugliato al punto giusto ma senza esagerare.

Lui, Ricciardi, un protagonista da scoprire (d’altronde è solo il primo libro) ma fa tenerezza, suscita umanità e un sorriso per la passione nascosta che nutre da dietro alla finestra della sua camera, in vestaglia e retina. Immagine d’altri tempi che ispira tenerezza e che mi ha spinto a comprare il secondo libro prima ancora di finire il primo.

Perché la cosa che adoro delle “serie” (chiamiamole così!) è che il giallo passa, è un pretesto, ma il protagonista rimane e se è un bel protagonista va seguito… stay tuned.