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Ce ne fossero di queste catastrofi

Ve lo dico con il cuore: acquistate questo libro.

E’: esilarante, tenero, comico, drammatico. E’ da leggere.

Di che libro parlo? Di Mia madre e altre catastrofi di Francesco Abate.

Ok, io ho una passione per lui. Lo trovo adorabile. E’ vero, non lo posso negare, ma questo libro fa morire dal ridere.

Seguendolo su Facebook avevo avuto già modo di apprezzare questi dialoghi surreali tra lui e quella santa donna della mamma e devo ammettere che me li andavo a ricercare se li perdevo di vista, ma leggerli tutti insieme è davvero esilarante.

La mamma di Francesco è una donna tutta d’un pezzo, è marxista neocatecumenale… riuscite ad immaginare due caratteristiche più lontane tra loro?! No, ma vi assicuro che nella sig.ra Mariella si miscugliano perfettamente.

Moglie devota di Gabriele, che perde troppo presto; madre di tre figli, uno dei quali (quello malato e scapestrato) è proprio Francesco Abate.

Ora in una famiglia con chi te la puoi prendere se non con quello che ti dà più pensieri sia da un punto di vista fisico che mentale?! Ne sono nati dei dialoghi assolutamente surreali, ma reali di fatto, che trasposti in un libro ti rendono meravigliosa la lettura, piacevole, veloce, come tutti i libri di Abate, del resto.

Gli episodi saranno un centinaio e divisi per argomenti tipo: la malattia, il cimitero, la redazione; e ognuno regala delle chicche imperdibili.

Ora per chi non ha proprio 20 anni, come non immedesimarsi nell’avere una mamma come quella di Checco che: intervalla le tue affermazioni con un “lo so già” o “lo so io”; considerava il battipanni uno strumento educativo; “il motorino è pericoloso, già sei sfigato di tuo”; non ti accompagnava a scuola manco a 6 anni perché sei capace di farlo da solo (e per questo sempre lunga vita alle nostre mamme che ora neanche un genitore basta, ne servono due per portare i pargoli a scuola… e con due macchine separate!).

Ora, dato che non c’è proprio una trama, non voglio rovinarvi la sorpresa perché sarebbe un peccato non farvi leggere questo libro che è proprio quello che ci vuole in una piovosa giornata di marzo; ve la renderà più allegra e vi dimenticherete che sta piovendo.

Solo un altro paio di cose:

  • anche se alcuni dialoghi possono ingannare, non c’è niente di superficiale in questo libro. La comicità nasconde, a volte, una tragicità grave; la risata un pianto a dirotto; la durezza delle parole una dolcezza infinita;
  • come se non fosse già abbastanza comica la situazione del libro sono stati creati degli sketch, visibili via web, che sono altrettanto irrinunciabili, con Piera degli Esposti che interpreta la sig.ra Mariella. E scusate davvero se è poco!

Non finirò mai di dire: bravo Checco!  🙂

 

Ci sono notti che non accadono mai

“E ora sto dietro al Commissario Ricciardi di De Giovanni, tra un po’ finisco e non so proprio a chi dedicarmi” e lui “Ma hai mai letto Missiroli?” E io “No” e lui “E allora inizia”. E così ho fatto.

E dato che non sapevo da dove cominciare, ho cominciato da Atti osceni in luogo privato perché mi piaceva la copertina, perché mi piaceva il titolo.

Non so come siano gli altri ma ho fatto molto bene.

Mi é piaciuta molto la storia di Libero, il romanzo della vita di un uomo che va dall’adolescenza alla maturità.

Dal trasferimento a 13 anni da Milano a Parigi, con sciopero della fame di due giorni per impedirlo, al ritorno ed alla stabilizzazione su Milano dai 20 anni in poi.

É un bel libro per chi, come me, é affascinato dalla letteratura e dal cinema e dai turbamenti amorosi.

A 13 anni non sei nessuno, cominci piano piano a scoprire te stesso e poi gli altri: dal sesso all’amore, dall’insofferenza ad ogni cosa agli interessi per l’universo mondo; dai libri al cinema.

Libero é un bimbo intelligente prima, un uomo stabile e realizzato poi, ma per diventarlo deve passare, come tutti, in mezzo a mille e uno episodi.

La scoperta dell’onanismo prima e del sesso lo porteranno all’amore.

La voglia di giustizia prima e di altruismo poi segneranno la sua professionalità. 

Una famiglia come tante squartata dal migliore amico del papà. 

Un papà colto e un po’ depresso che lo introduce a Camus e Sartre e Buzzati E per finire con Rodari.

Un primo amore bellissimo e doloroso.

Una madre teatrale e affettuosa.

Un amico da tradire.

Un mondo letterario da scoprire e attuare nella vita di tutti i giorni.

Un’amica da preservare.

Una donna da sposare contro la propria coscienza.

Una Milano da conquistare.

Un Togliatti da seppellire.

Un’Alda Merini da incontrare e non riconoscere.

Una Parigi da lasciare.

Insomma, questo libro é tante cose: una scrittura veloce; una prosa semplice; un faticoso e affascinante nozionismo; un curioso sforzo di memoria.

Tante cose e piacevoli da immagazzinare anche se poi mentre divori il libro e stai lí e ti chiedi ma come l’hai già finito?!”, l’unica risposta che ti viene in mente é “eh sì, perché “Eravamo insieme, tutto il resto l’ho dimenticato””.

Vorrei, vorrei…

Ho pensato che, alla soglia di un compleanno importante, fosse necessario scrivere.

Ho pensato che, in vista dei 40 anni, fosse necessario dire la mia.

Ho pensato che, per il 19 luglio 2015, fosse necessario esprimere dei desideri.

Inciso: è incredibile come l’età si e ti relativizzi. Mi spiego: a 20 anni avevo le idee chiarissime su quello che volevo fare e su dove sarei stata a 40 anni; a 30 ho cominciato ad avere dei dubbi; a 40, invece, ho capito che non è importante tanto dove devo arrivare ma con chi lo faccio.

E proprio per questo vorrei, per questo compleanno e per la vita futura, intanto ringraziare i Miei (mamma, papà, fratello e cana!), sempre e comunque, per tutto quello che hanno fatto per me e che continuano a fare; per esserci in ogni momento della mia vita con le loro parole ed i loro silenzi; per avermi reso una persona equilibrata, stabile, felice perché se sono così è solo merito loro.

E poi vorrei…

… vorrei che la persona che mi sta accanto si svegliasse tutte le mattine con la gioia di svegliarsi accanto a me, con l’entusiasmo del primo giorno, lo stesso che provo io svegliandomi accanto a lui; vorrei che mai mi facesse sentire trasparente, inadatta, inutile ma sempre speciale come un giorno in Camargue;

… vorrei che i miei amici (TUTTI) stessero, prima di tutto bene, fossero sani: mai un dolore, mai una sofferenza e, laddove ci fosse, vorrei poterla superare con loro; e li vorrei sempre felici, come davanti a un piatto di tagliolini all’astice in Sardegna; emozionati, come davanti al Tesoro di Petra; allegri, come ad una cena in terrazza da loro; rilassati, come davanti un tramonto a Sabaudia;

… vorrei che i bimbi delle mie amiche crescessero felici, perché i bimbi solo questa preoccupazione devono avere per essere degli adulti sani;

… vorrei mai dovermi pentire delle scelte fatte;

… vorrei mai più sentirmi dire (anche se mi è successo una volta sola, ma una sola è già troppo!) che sono una che “non si occupa degli altri”, “bipolare” e ” superficiale”  oppure, pur sentendolo, vorrei immensamente FOTTERMENE e non starci male come faccio;

… vorrei un Amore per le mie amiche single ma di quelli puri, sinceri, semplici come solo gli amori felici sanno essere;

… vorrei continuare la mia strada con le vecchie e solide amicizie ma anche con quelle nuove che sembrano vecchie;

… vorrei chiedere scusa a chi non amo abbastanza, a chi non curo abbastanza, a quelli per cui ho poco tempo, a quelli che in questo momento sto odiando con tutta me stessa, a chi ho fatto del male volontariamente o involontariamente;

… vorrei avere più pazienza;

… vorrei, banalmente, essere sempre felice e che voi tutti lo foste con me.

Cheers!

 

Libro nr. 4

Che vi avevo detto?! Che il libro nr. 3 era stato il mio preferito?! Ok, sbagliavo.Dopo aver letto il quarto penso che sia questo il mio preferito… Il che mi fa capire che più leggo del Commissario Ricciardi e più lo adoro.

Trattasi di Il giorno dei morti. L’autunno del Commissario Ricciardi.

Ma andiamo con ordine: finita l’estate inizia il piovoso autunno. In prossimità del giorno dei morti si trova il cadavere di un bambino e giá ti parte da dentro una tristezza che levati.

Ma qual è la novità?! Bé, la novitá é che Ricciardi non lo vede, non lo sente, non ne coglie il messaggio prima della dipartita. E allora che fa?! In una Napoli pronta ad ospitare il Duce, che ha bisogno di tranquillità e ordine e che vuole catalogare la morte del piccolo come un incidente, il Commissario Ricciardi non ci sta e decide di mettersi in ferie per cercare il bambino, per cercare il suo messaggio di morte.

É bellissimo questo libro, bellissimo! 

Meno intensa, ma sempre presente, la vita privata del protagonista: qui il protagonista é davvero l’omicidio e la ricerca dell’assassino del piccolo balbuziente con una vita di inferno ed un unico amico, il cane.

Non ci si può pensare, un groppo in gola ogni volta che appare sulle pagine Matteo Diotallevi, angustiato dai compagni, povero e infelice tranne che con il suo “Angelo”, la dama di carità che lo accudisce.

Un groppo in gola tutte le volte che Ricciardi, il vero Tette, arriva in un luogo e non lo trova e si deve ricominciare da capo. 

Dovete leggere, non vi posso raccontare, dovete leggere: l’angoscia della pioggia, che cade incessantemente; la tristezza e poi la gioia sincera del bimbo nei suoi momenti di libertà con l’Angelo; la frustrazione di Ricciardi, che indaga in ferie per non essere ostacolato dall’arrivo del Duce; il lento avvicinamento del Commissario ad Enrica e quello più veloce a Livia; la pressione del cane; lo schifo del prete; lo sconcerto della fine della storia e della scoperta dell’assassino.

Non vi posso dire tutto questo, meritate di leggerlo.

PS: vi avverto che c’è un capitolo, sulla domenica di pioggia autunnale, che nei miei sogni di scrittrice vorrei aver scritto io. Fatemi sapere. 

Nanna Moretti

Io ora mi dovrei mettere qui a farvi la critica del film di Moretti, Mia madre.

Lo so, dovrei ma… che vi posso dire se io, per tutti i 146 minuti del film, ho pensato:

“Gesù, che palle!”.

E forse non sono intellettualmente in grado di capire, forse non sono umoralmente in grado di capire, forse non sono in grado e basta ma ribadisco il concetto:

“Gesù, che palle!”.

Margherita Buy è Nanni Moretti, fa la regista di un film strampalato, inutile, e accompagna la mamma nei suoi ultimi giorni di vita, insieme al fratello (lo stesso Moretti) che fa, invece, l’ingegnere (in aspettativa).

La mamma in ospedale, loro che si alternano al suo capezzale.

Ora questa cosa che, ahimè, capita a tanti si poteva raccontare in mille modi, in mille e uno forse ma, raccontato alla Moretti, scusate, diventa un mattone dalle bibliche dimensioni.

A me Moretti piace, tanto, ma qui non c’è niente dei suoi precedenti film.

Non c’è la surrealtà, né la disperazione che, per dire, c’era nella Stanza del figlio c’è una linea retta costante, senza picchi in su o in giù. Forse una cunetta la realizza Turturro (FANTASTICO: fico fico fico!),che è l’unico a regalare la risata, la lacrima, la simpatia, l’antipatia… insomma, l’unico a fare qualcosa che sia di Moretti!

Per il resto: la Buy brava ma un personaggio non suo, non mi sembra manco credibile nei panni della regista; Moretti, quasi simpatico rispetto alla Buy, ma proprio invisibile; la mamma brava ma poverella, così nel letto di ospedale; la figlia della Buy e nipote di Moretti caruccetta; e basta, perché, tolto Turturro, sono finiti.

Una cosa, però, la devo dire: la scena che da sola vale l’ingresso al cinema è Turturro che balla, un po’ alla Pulp Fiction, con la truccatrice: beh, bravo lui e brava lei, scena pure questa un po’ avulsa dal contesto ma divertente, ben fatta, ridanciana.

Ecco, questo glielo dovevo poi NO NO NO, niente: sbuffi e noia.

Salvatevi e, Nanni, scusa, lo sai ti voglio bene e lo so che è la tua storia ma la prossima volta facciamo che ci riparli del papa o della nutella o cose simili?! Grazie!

 

 

 

Libertè

E poi imbattersi in un capolavoro,
in uno di quei film perfetti che ti prendono il cuore, te lo strappano dal petto, te lo centrifugano e te lo rimettono a posto.
Uno di quei film che ne fanno uno su un milione.
Bello, delicato, perfetto.
Mommy è questo.
Vedetelo e non ve ne pentirete.
Vedetelo e mi ringrazierete.
Vedetelo e capirete cos’è il talento, perché uno che produce questo è quanto meno uno bravo. Bravissimo!

La Mommy in questione é Diane, una signora volgare nell’aspetto che, anche se apparentemente non sembra, mette la sua vita al servizio del figlio Steve, che è un ragazzo “problematico” diciamo!
Dopo aver fatto un casino in un istituto, glielo rimandano a casa e qui comincia la difficile vita a due che ben presto diventa a tre per l’intervento di una altrettanto problematica vicina di casa, Kyla.
Dal momento in cui i tre si incontrano entri nel loro vite e ti scordi del resto.

É così intensa la storia e sono così bravi loro (tutti) che vorresti cominciare a piangere a metà del film e fermarti domani.
Perché quello che fanno Diane, Steve e Kyla lo fai tu; perché se ridono, ridi con loro; se piangono, sei con loro disperata; se mangiano, hai fame; se ballano, ti muovi anche tu; perchè sono tre “disadattati” che si riadattano a modo loro, insieme, ed è bellissimo.

La voglia di libertà di Steve; l’amore e la disperazione della mamma; la depressione straziante della vicina Kyla; la perfetta ambientazione; la musica strappa emozioni; le scene che tolgono il fiato come la corsa con le bici, la tragedia al supermercato,  il karaoke con Bocelli,  la lotta tra Steve e Kyla: tutto questo è Mommy.

Intenso, meraviglioso, emozionante come solo l’amore di una mamma per il figlio può essere; un amore che non può cambiare, può solo aumentare anche se non sempre si riesce a dimostrarselo ma che poi “Mamma, noi ci amiamo sempre?”, “Certo, Steve, è la cosa che ci riesce meglio!”.

Applausi.

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Se (e sottolineo se)!

È un po’ che vorrei scrivere qualcosa su Loris, il suo orrore e la sua mamma.

È un po’ che ci penso, che inizio un post e poi mi fermo.

È un po’ che mi dico “ma cosa si può scrivere al riguardo?!”.

Questa storia di Loris mi ha turbato molto e da subito!

Da subito ho pensato che era una cosa orribile: prima la scomparsa, poi il ritrovamento di questo bimbo con la faccia simpatica, che ci hanno subito fatto conoscere con i capelli dritti in testa e la tuta da Karate immagino.

Doveva essere simpatico, Loris; aveva lo sguardo sveglio, divertente.

Quindi, già un orrore averlo perso; già una disperazione ritrovarlo morto; ma orrore nell’orrore, disperazione nella disperazione immaginare che a farlo sia stata la mamma.

Io non credo nei processi sommari; non credo nei processi mediatici; voglio credere, però, nella magistratura e penso che se un magistrato arriva a fermare, e poi convalidare il fermo, di una mamma, bè uno straccio di prova deve pur averlo, sebbene lei professi la sua innocenza.

E io, da quando ho saputo del fermo della mamma, non posso non pensare alle ultime ore di vita di Loris.

La mamma è per tutti l’unica certezza che abbiamo da quando veniamo al mondo; non me ne vogliano i padri, ma credo che il legame che lega i figli alle mamme sia il legame più forte e viscerale che esista.

Non si può spiegare a parole.

Ecco, e allora non posso non pensare cosa deve aver pensato il piccolo Loris negli ultimi istanti di vita, quale livello di disperazione, di paura… se (e sottolineo se) è stata la mamma.

Non me lo so immaginare.

Non me lo voglio immaginare.

Non lo voglio sapere cosa sia passato per la testa della mamma.

Non me lo voglio nè posso immaginare, se (e sottolineo se) è stata lei.

Penso solo che se arrivi a fare questo non meritavi di avere un figlio; probabilmente non meriti di vivere dopo aver fatto quello che hai fatto, ma io nn sono ora (nè sarò mai) a favore della pena di morte.

E quindi, se (e sottolineo se) è stata la mamma, la peggiore delle pene penso che sia convivere con la colpa di quello che ha fatto: alzarsi tutte le mattine e rivedere, nella testa, gli occhi di chi ti amava più della sua stessa vita mentre gliela toglievi.

Vivere il resto della tua vita con questo orrore è molto peggio di morire.

Se (e sottolineo se) è stata la mamma, io le auguro questo e niente comunque sarà anche solo paragonabile a quello che ha fatto passare al piccolo Loris.

Se (e sottolineo se) è stata la mamma perché se poi non é stata lei…

 

Doniamoci (famiglia)

Mi sento in dovere di dare qualche dritta, o meglio, non dritta anche per i regali di famiglia, diciamo collettivi che spesso sento fare. Bè, non sono d’accordo mai: il regalo è soggettivo e non può, né deve, mai essere collettivo. Quindi:

  • Arredamento, includendo in esso anche le televisioni, per dire. Io capisco la crisi ma, ragazzi, quelli non sono regali: sono acquisti più o meno necessari. Se vi serve un divano dove poggiare il sedere mentre guardate la televisione, che non avete, bè non si tratta di un regalo ma di una necessità. Ok, comprateli ma non me li chiamate regali. Reciprocamente regalatevi anche un paio di mutande ma abbiate qualcosa da scartare sotto l’albero, perché se al Natale togliamo pure questo mi dite che cosa cavolo lo teniamo a fare?
  • Animali domestici. Cani & gatti & affini non sono cose. Cani & gatti & affini possono essere meravigliosi cuccioli che poi cresceranno ed hanno, e avranno, bisogno di attenzioni, di molte attenzioni. Non cedete alle richieste dei vostri figli se non siete pronti o non ve la sentite. Quando poi ad agosto dovrete andare in vacanza non vi voglio sentire. Dal momento in cui entreranno in casa vostra ricordatevi che avrete un essere vivente in più a cui badare e non potrete far finta di niente. Vi è sufficientemente chiaro?! Non prendete decisioni affrettate sull’onda dell’entusiasmo. Fermatevi e riflettete e poi ricominciate a riflettere e solo quando sarete assolutamente certi di quello che state facendo, fatelo perchè non potrete tornare indietro. Ecco.
  • Viaggi. Sono gli unici regali collettivi che approverò sempre su tutta la linea. Viaggiare è sempre un dono per mamma, papà, figli, animali domestici, zia, zio e nonna, per tutti. Viaggiate e vi arricchirete sempre e comunque.
  • Arte. Io penso sia una buona soluzione. Scegliere un abbonamento famiglia o per due magari in un luogo di esposizione. Crea una buona aggregazione familiare e passerete ore liete. L’arte è come i viaggi arricchisce senza impegnare e crea discussioni, curiosità. La approvo sempre.
  • Love Love Love. In realtà in famiglia basta questo. E’ il regalo più bello che possiate farvi: resistere ad amarvi :D!

 

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Domandandocivi

A volte mi chiedo, quando ho un po’ di tempo e magari sto in taxi o in treno o in aereo, come ora, ecco a volte mi chiedo:

Stai bene?

Stai male?

Sei raffreddato?

Quanto sei innamorata del tuo ometto?

Mangi? Bevi? Dormi?

La fai la cacca?

Sei sempre vegetariana?

Ti manco?

Mi pensi?

Sono già bis zia?

Ti ricordi di noi 2?

Hai voglia di cinese?

Ma come si fa a fidarsi di nuovo?

Sei stanco?

La odi sempre la Pausini?

Come sarebbe stata la nostra vita se fossimo rimasti insieme?

Ti bastano ancora i vestiti che ti ho fatto comprare?

Lo leggi questo blog?

E i completini li fai ancora?

Che ne pensi di Renzi?

Ma lo sai che non ho ancora la tracollina di Chanel?

Ecco, così, a volte di chiedo questo… e altro …. ma soprattutto mi chiedo: sei felice? Perché se sei felice, io sto a posto così!

 

 

 

Categorie protette

Ragazzi, ve lo dico: io mi sono stufata di far parte di una categoria protetta.
E, a maggior ragione, mi sono stufata oggi di far parte di una categoria protetta nella categoria protetta.
Già m’era preso un embolo con la storia delle “quote rosa”, perché per me il fatto che vengano elette delle donne non può essere un obbligo di legge, nè una garanzia di risultato.
Il mio principio é: trattatemi in maniera uguale agli uomini; non mi agevolate, non mi penalizzate e andremo d’accordo. E questo non lo deve dire la legge ma il buon senso. Tra l’altro il fatto di essere donna non ti deve dare punti in più per sederti al potere.
E questo va bè, l’ho assorbito.
Poi sento che i famosi 80€ verranno dati alle neo mamme.
Ecco, qui proprio non ci posso/voglio stare!
Perché?! Ma come perché!
Intanto i motivi per cui una non è mamma sono nmila. Ve ne elenco solo qualcuno per non dilungarmi.
Le donne possono non avere figli perché: non hanno trovato un uomo degno con cui farli; non li vogliono; non li possono avere; non hanno abbastanza soldi per andare dall’altra parte del mondo per provare ad averne uno. C’avete pensato?!
Ecco io sì, perché sono donna e NON mamma e non trovo giusto che al discrimine assurdo del sesso aggiungiamo pure l’aggravante della maternità.
Già qui se sei donna devi essere: gentile ma non troppo da sembrare oca; decisa ma non troppo da sembrare in prossimità del ciclo; ben vestita ma non troppo da risultare provocante.
Ora a tutto questo aggiungiamo pure il dover essere mamma. Ma BASTA! Io dico NO!!!
Ma mica siamo tornati al medio evo, è finito da un pezzo, se proprio volete tornare all’antico leggetevi l’art 3 della costituzione: “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, religione etc etc. “.
Capisco la propaganda elettorale ma ritengo pure che per trovare un criterio trasversale non ci voglia uno scienziato, provassero a chiedere a me che ho più di mille idee!