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La Dea Merini diceva "chi tace spaventa" e, infatti, io non taccio mai! Sono di tutto un po' e un po' di tutto come il blog: curiosa, tendenzialmente felice, lunatica e con una gran voglia di fare cose, che la vita è una sola e non va sprecata. Il bicchiere è sempre mezzo pieno, anche perchè la parte vuota me la sono bevuta. Vegetariana e canara convinta: voi pellicce, non mi avrete mai! Nella vita avrei voluto fare la scrittrice, la personal shopper, l'organizzatrice di eventi, non faccio niente di tutto questo ma non sputo mai nel piatto dove mangio anzi, me lo lecco con gusto. Scrivo principalmente per far sapere quello che penso non per ottenere risposte, anche se pure quelle non mancano mai.

Che problemi hanno?

Che problemi hanno quelli che:

⁃ spariscono senza motivo da un giorno all’altro, siano essi: mariti, compagni (e magari ne hanno pure un qualche straccio di motivo, sebbene dopo tanto amore forse qualche chiacchiera serve); amici (e pure qui sparire va bene per un po’ poi una qualche spiegazione è gradita); nessuno (nel senso nessuno nella vita dell’essere umano da cui spariscono, che sparite a fare se non ci siete mai stati?);

⁃ cancellano o bloccano sui social network, ma che avete due anni?! Secondo me è un comportamento che manco alle elementari ve lo giustificano più;

⁃ dicono “ci vediamo domani a pranzo” e non solo per il pranzo dell’indomani non si fanno vivi, ma non si fanno vivi proprio più… ma chi v’ha mai chiesto niente?!

⁃ Si fidanzano con il grande amore della propria vita e non si sentono più, salvo poi tornare quando si accorgono che l’amore non era poi così grande;

⁃ non rispondono ai messaggi quando uno fa loro una domanda, li invita fuori o simili, ma quanto tempo può rubate scrivere “ciao” o “scusa non posso” o “grazie”, non ci si mette più tempo a fare finta di non aver visto?

⁃ Inventano scuse per riagganciare un rapporto quando la cosa migliore è sempre la verità: “mi mancavi”, “avevo voglia di risentirti”… sono frasi che si possono dire eh, non vi arresta nessuno!

Io purtroppo, o per fortuna, sono dell’idea che le menate da adolescenti non reggano più. Ci vuole maturità o, banalmente, un minimo di coraggio, se così si può definire, nell’affrontare le cose.

Per esempio:

1. se ci sentiamo tutti i giorni per mesi e poi, senza motivo, decidi di sparire, io te lo faccio notare perché non c’è un motivo valido per dileguarsi; penso non ci sia mai ma, se c’è, ritengo giusto che l’altra parte lo sappia. O no?!

2. Se mi dici “a domani” per me se non è domani è dopo domani ma ti fai sentire perché me l’hai detto tu, nessuno te l’ha chiesto.

E potrei continuare ma mi fermo.

Ci tengo anche a precisare che ogni riferimento a persone o cose o è puramente casuale o avete la coda di paglia, vedete voi.

MET GALA

Avete sentito mai parlare del Met Gala? Sicuramente sì.

Per quei due o tre che non lo sanno, trattasi di una festa che si tiene ogni anno a New York, e più precisamente al Metropolitan Museum of Art’s Costume Institute, per la raccolta fondi proprio di questo istituto. E’ un’occasione, però, che serve a celebrare la moda e gli stilisti di tutto il mondo. Al di là dei vari red carpet che si susseguono nel corso dell’anno, il Met Gala serve a liberare l’estro degli stilisti, a volte anche troppo e tra l’altro gli stilisti sono presenti di persona, con le loro creazioni quindi è interessante anche per questo.

Ora perché ve ne parlo quest’anno? Perché quest’anno ho visto una tale quantità di brutture che avevo piacere a condividerle con voi. Dal momento che il tema  era il rapporto tra moda e religione cattolica (se mai poi ce ne sia uno), gli stilisti si sono sbizzarriti nell’effetto: “santi addobbati a processione”. 

Dunque, partendo dal presupposto che “Less is More”: Rhianna si è presentata vestita da San Gennaro, come ha avuto modo di far notare qualcuno:

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Maison Margiela Artisanal by John Galliano

La Perry è diventata un angelo del purgatorio e Sara Jessica Parker una madonna delle fratte addobbata a festa (e male!) con addirittura una gabbia per uccelli in testa:

Ora io mi chiedo: perché?! Cioè, puoi essere bellissima e ti fai trasformare in una cozza dorata, che al porto di Olbia se ne vedono di meglio. Mi sfugge proprio il motivo.

Per esempio si poteva essere bellissime, rivisitando la figura dell’angelo, come hanno fatto loro in: bianco, oro nero. 

 

Perché non trattare poi il tema cardinalizzio o sarebbe  meglio dire perché trattarlo se il risultato è questo…

Poi c’è chi se n’è proprio fregata del tema o voleva essere una di quelle corone di fiori che si usano per i funerali e si è fatta vestire così (ma io lei non la sopporto e non faccio testo):

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Potrei stare qui ore ma vi faccio giusto: dare un’occhiata a Gesù, in due comode alternative (prima e dopo la resurrezione) accompagnati dalla Maddalena con il cuore sacro

met-gala-michele-lana-del-rey-jared-leto-643x748ed  alla coppia più bella del mondo, per farci rimettere in pace con l’universo:

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Per il resto mi sento di sintetizzare tutto l’ambaradan come ha fatto Cattelan in Gucci:

 

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Al prossimo MET, speriamo con un tema più adeguato!

Strani fenomeni

Vorrei 5 minuti soffermarmi su questo strano fenomeno che è LA TUTA.

Ora la definizione di tuta da vocabolario è: “Indumento, composto in genere di un camiciotto e pantaloni uniti, di solito di tela, usato da operai, meccanici, aviatori; anche, il completo usato dagli atleti sopra la tenuta da gioco per mantenere costante la temperatura del corpo, prima e dopo la gara” quella che, però, noi tutti conosciamo è latuta da ginnastica (o tuta sportiva)”, che sarebbe quell’indumento composto “da casacca e pantaloni di tessuto morbido, tale da consentire ampia libertà di movimenti”. 

Bene, chi mi segue sa che sono più volte intervenuta sull’argomento e con il post Io Confesso  e con questa immagine:

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Ciò detto, voi mi dovete spiegare perché ci tocca assistere e questo strano fenomeno dell’uomo adulto, intendo essere umano maschile, che nei giorni festivi (sabato, domenica e feste comandate) si aggira con la “tuta sportiva” in ogni tipo di esercizio commerciale o per strada.

Ho attenzionato il fenomeno a partire da Pasquetta, che ho trascorso a Napoli. Beh, lì si potevano contare gli uomini che non avevano indosso la tuta, più facile che contare quelli che la indossavano: praticamente tutti!

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Napoli

Poi, sono andata allo stadio qui a Roma e stesso risultato, addirittura in combo:

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Roma – Stadio Olimpico

Analizzando la definizione voi mi dovete dire quale “ampia libertà di movimenti” doveva compiere il signore che andava allo stadio, data la stazza e considerando che i calciatori già stavano in campo (tra l’altro questo camouflage grigio asfalto io vorrei sapere dove l’ha comprato, per poi denunciare non solo lui ma anche chi gliel’ha venduta!).

Non so voi ma tra le cose che mi ammazzano ogni forma di attrazione nei confronti di un essere umano maschile in prima battuta c’è sempre il borsello, a seguire (ma tipo che fanno la staffetta) c’è la tuta.

Foste almeno dei fichi dici “vabbè, passi” ma uno fico la tuta non se la mette ed ecco lì che il cane si morde la coda e tanti saluti.

Sono orribili le tute in giro per la città a meno che non facciate parte di una squadra di calcio, di pallavolo, di pallacanestro, di qualsiasi sport di squadra ma da atleti non da accompagnatori.

Le ammetto solo: in palestra ed in casa, perché lì sì è l’unico momento che ammetto mi si dica “ma la tuta è comoda” perché altrimenti mi rientra nella categoria dello “sticazzi”, la comodità è un concetto che non vi deve appartenere; il buongusto non conosce comodità, manco di moda vi parlo ma di buongusto e rispetto nei confronti di chi vi guarda.

Sono stata abbastanza chiara?! Mi auguro di sì.

Saluti.

 

 

Sara al tramonto

Dunque, se ci metto circa un mese a leggere un libro di uno dei miei scrittori preferiti c’è qualcosa che non va. Sicuramente c’è qualcosa che non va in me (ma questo lo so da tempo) e però anche nel mio scrittore preferito, forse.

Identica sorte era toccata a I Guardiani, ugualmente ci ho messo una vita. Lì però era proprio l’argomento che non mi piaceva, una specie di paranormale che proprio non mi appartiene; qui il genere mi piace, sempre omicidi, noir, ma c’è qualcosa che non è andato come avrebbe dovuto.

Prima di tutto: lo scrittore è Maurizio De Giovanni ed il libro è Sara al tramonto.

Guardate, non è che sono io restia a nuove tematiche affrontate da scrittori che hanno creato delle serie di successo: per dire Manzini ha scritto uno dei miei libri preferiti Orfani bianchi e non c’entra niente con Rocco Schiavone, quindi mi sento tranquilla, non ho pregiudizi.

Ciò detto, ho approcciato al libro in modo neutro e ma, ragazzi, che vi devo dire: non mi è piaciuto. Dispiace eh, ma non mi è piaciuto.

Allora, Sara è una tristona che a 100 pagine dalla fine non si capisce ancora che cazzo di guaio ha passato; o meglio,  si capisce che: ha avuto un grande amore, che lui è morto, che per il suo grande amore ha abbandonato il marito ed il figlio, che è morto pure il figlio (roba che  o questa ha una grandissima sfiga o la porta lei!), che non vuole più lavorare ma che lavora poi alla fine, che è un’artista nel capire le persone anche solo leggendo il loro labiale o guardando la postura, diciamo che fa la profiler per usare un termine alla CSI.

Uno muore ma sembra che la cosa più di tanto scivoli nell’indifferenza; c’è una bambina che non sta bene, ma pure questo accennato; la mamma della bambina in galera; boh.

Io ve lo devo dire: a me Sara m’ha urtato da subito. Ho capito che hai passato una serie di guai ma una tinta dal parrucchiere credo non ti ruberebbe tanto tempo, cara Sara. C’è questo latente “uggly Betty” nell’aria: il fatto che sia bella sotto ma non si curi che mi ha dato fastidio da subito, la sciatteria MAI e sì che il suo amore, prima di morire, le ha anche detto “Stai molto attenta, amore, quando sarai senza di me, a non dimenticare quanto sei bella”. Ecco, ricordatelo Sara, fatti una cazzo di tinta in testa.

Comunque, il libro si legge eh, non è che lo lasci sul comodino ma non ti affezioni… non puoi fare a meno di leggerlo quando ti metti a letto…. poi magari sul finale ti ritrovi anche un minimo interessata e De Giovanni ti regala sempre una dolcezza finale che ti spingerà a non mollarlo mai ma aspetto Ricciardi con ansia per riappassionarmi.

Ora passo ad altro.

Buona lettura a voi.

Perché?!

Immaginate di essere dei bambini di tre anni che stanno scoprendo il mondo.

Avete immaginato? Bene.

Ora immaginate di guardarvi intorno e di osservare delle cose.

Avete immaginato? Bene.

Ora chiedetevi, di tutto quello che state vedendo il perché delle cose che non capite.

Io l’ho fatto, vediamo se le vostre cose sono le stesse che non capisco io.

  1. Perché i pedoni non camminano sul marciapiede, quando è stato costruito apposta e devono camminare in mezzo alla strada rischiando la vita loro e la nostra che potremmo ammazzarli?
  2. Perché le donne mettono i tacchi con le gonne lunghe quando non sono invitate e nessun matrimonio, né devono presenziare alla prima a Cannes?
  3. Perché la gente che legge libri deve criticare quelli che non lo fanno, ma la gente sarà libera di investire il proprio tempo libero come meglio ritiene opportuno?
  4. Perché si è deciso nel mondo di iniziare ad interloquire verbalmente con il prossimo prima delle 10 del mattino?! Se ci riflettete si può fare tutto senza parlare prima di quell’ora: colazione, l’amore, guidare, prendere il secondo caffè, salutare.
  5. Perché, se sono stati inventati i bicchieri, la gente si attacca alla bottiglia, per giunta di due litri, che quella da mezzo non basta?
  6. Perché esistono persone, donne per lo più, che decidono di uscire di casa pur non essendosi lavate i capelli? E poi se ne escono con la frase “scusate, ho i capelli sporchi, non ho fatto in tempo a lavarli!” e quanto ci vorrà mai a lavarsi i capelli?! E se non hai fatto in tempo, stattene a casa che l’olio serve solo per l’insalata e tu ti trovi il tempo di lavarteli.
  7. Perché esistono i maleducati che quando entrano in una stanza, in palestra, dal medico ovunque non dicono un banale “buongiorno/buonasera”?
  8. Perché la gente chiude le frasi con la parola “dai”?! Dai che cosa?!?! Non aggiunge e non toglie, perché metterla!
  9. Perché l’attimo prima di scrivere un post ho 1200 “perché” e quando finalmente mi metto a scriverlo mi fermo a 8?
  10. Perché non mi aiutate e continuate voi?

Le tre del mattino

Io avevo comprato questo libro e poi l’ho lasciato sul comodino per un po’ perché non mi convinceva.

Carofiglio mi fa un po’ questo effetto: lo compro e poi lo tengo lì in attesa dei tempi in cui mi venga voglia di leggere.

Poi è arrivato quel momento e mi sono convinta. Ho letto: Le 3 del mattino.

Che dire?! Mi aspettavo di leggere di un omicidio e invece no. Ho letto una storia di un padre ed un figlio devo dire davvero niente male ambientata a Marsiglia, per giunta, che è un luogo che secondo me si presta bene a storie letterarie di qualsiasi tipo. Non so se  è per la cupezza della città, per la “sporcizia” non in senso letterale ma metaforico, per il porto, il mare, non so ma i libri che ho letto ambientati a Marsiglia mi sono sempre piaciuti e, soprattutto, ho trovato l’ambientazione “giusta”.

Comunque, siamo negli anni ’80, abbiamo un figlio che durante l’adolescenza ha una crisi epilettica. Portato a Marsiglia dal migliore, gli viene prescritta una cura con la promessa di tornare di lì a 3 anni. Quindi, abbiamo un ragazzo accompagnato a Marsiglia dal padre dopo 3 anni e da qui parte l’avventura, di cui non vi dirò altrimenti non avreste motivo per leggere il libro che, invece, merita la vostra attenzione.

Quanto è dura la privazione del sonno?! Tutte le mamme lettrici qui mi diranno: Troppo dura! E dipende poi da quello che hai da fare perchè se devi occupare il tempo qualcosa da fare si trova sempre.

Mi è piaciuta la figura del padre, molto. E’ ben delineata quella del figlio, sia da adolescente che da giovane uomo. La scrittura è coinvolgente, crea la giusta suspance: pensi sempre che dietro l’angolo ci sia qualcosa che stia per succedere e magari succede, o forse no.

Questo è uno di quei libri alla Stoner che mentre lo leggi dici “e quindi?!” e poi ti lascia qualcosa.

Ed è bello scoprire il rapporto che hanno padre e figlio insieme a loro, mentre lo scoprono loro.

Insomma, mi è piaciuto molto ed alla fine ci è scappata pure la lacrimuccia.

Mi verrebbe da dirvi: “Enjoy!” ma fa troppo Gianluca Vacchi che mi ha rovinato una delle mie espressioni inglesi preferite, quindi “buona lettura”!

 

Un ragazzo normale

Allora, Lorenzo Marone è uno scrittore adorabile, nel senso che:

  1. lo adoro;
  2. è ” adorabile” da definizione: “eccezionalmente grazioso, ammirevole sotto tutti i punti di vista; affascinante, delizioso, incantevole”.

Ecco.

Ho appena finito di leggere il suo ultimo libro: Un ragazzo normale, che mi è piaciuto talmente tanto da cominciare a rallentare nelle ultime pagine.

Marone mi piace perché ha questa capacità di raccontare, descrivere, immedesimarsi in figure apparentemente marginali che ti chiedi: ma come fa?! Ma come può essere prima un vecchietto, poi una ragazza disadattata, poi un adolescente di 12 anni e riuscirci così bene?!

Qui, nella fattispecie, è Mimì un prenerd di 12 anni che vive al Vomero a Napoli ma perché figlio del portiere. Convive con madre, padre, sorella e nonni all’inizio e poi con un altro amico che non vi posso svelare. Mimì è un piccolo genio: uno di quelli secchioni, che però legge e studia per curiosità, non per mettersi in mostra; saccente a sua insaputa, ma sopportato e supportato dall’ignorante mondo che lo circonda.

Mimì ha un grande amico, che è Sasà; una ragazzina di cui si innamora, che è Viola; un mito supereroe a cui ispirarsi, che è Giancarlo Siani. Sì, proprio lui, quel Giancarlo Siani: giornalista, napoletano, giovane eroe, ucciso dalla camorra negli anni ’80 per le sue inchieste. La storia è proprio ambientata a ridosso dell’uccisione di Siani, che Mimì considera una specie di supereroe. Siani vive nel palazzo di Mimì e ne diventa “amico” (per quanto un dodicenne possa essere amico di ventiseienne), proprio nell’estate precedente alla morte del giornalista.

Io non ve la posso descrivere la delicatezza, dolcezza, bontà, ingenuità di questo ragazzino che sta scoprendo il mondo (anche quello brutto); che fa tutto il genietto e poi non capisce la morte anche perché ha “sentito dire che finché si rimane nel cuore anche solo di una persona, non si muore mai”; che usa termini forbiti in una Napoli da dialetto; che ama supereroi dove sta nascendo il mito di Maradona; .

E’ bello Mimì nella sua innocenze ed è bravo, bravissimo Marone a raccontarcelo.

Sasà è bulletto; Viola è viziata; Bea, la sorella di Mimì, è divertente; Siani è Siani, che vive da “ragazzo normale” una normalità che non esiste.

Dire che mi è piaciuto è riduttivo, dire che è un libro che ho adorato (vedi prima riga) forse rende più l’idea.

Ora isolatevi e leggetelo, non ve ne pentirete.

 

Follia maggiore

Ma che brutto quando finisce un libro con Carlo Monterossi.

Quanto mi piace.

Ci ho messo un po’, avrebbe meritato meno tempo, ho appena finito Follia maggiore di Robecchi.

Ve lo devo dire, a me lo scrittore sta cordialmente antipatico ma come scrive di Carlo Monterossi mi piace troppo ed ogni volta che ne finisco uno penso: e ora?!

Ecco, e ora?! Ne ho preso un altro ma intanto vi dico di Carlo.

Tanto romanticismo in questo omicidio. Tantissimo.

Muore una donna, mamma di una promessa della lirica. E Carlo che c’entra?! Eh, Carlo c’entra sempre.

Poi in questo libro va via come il pane: piace a tutte… e ti credo, aggiungo io!

Al solito, l’omicidio è solo il pretesto per raccontare tante altre storie: quella di Sonia, la figlia della deceduta; quella di Federica, la dama di compagnia; quella di Arturo Serrani, ricco faccendiere. E poi cercare di capire meglio quelle di Oscar e di Ghezzi; di Carlo e Bianca… insomma sempre più amici diventiamo.

Dopo un po’ che lo leggi ti distrai proprio e pensi: ma chi é che hanno ammazzato?! Carlo, in questo libro, ci porta in un mondo romantico, fatto di soldi e bei vestiti ma anche di arte, di lirica e amore, tanto tanto amore.

Infatti lui ci si trova un po’ spaesato, va detto! È piacevole accompagnarlo: spettatori, come lui, inconsapevoli di quello che accade.

Alla fine fa anche tenerezza perché quando ci arrivi, come lui pensi: “ma che veramente?!”.

Insomma è la solita piacevolissima lettura ed, in attesa della sua successiva, io mi butto su altro.

Maria cucina punto it

L’altro giorno apro Facebook e tra le notizie leggo un post della mia amica Maria, la quale pubblica una delle tante ricette che conosce.

Mi metto lì, leggo la ricetta e (al di là del fatto che io non mangio il pesce) le seppie con humus (e non ricordo quale altro ingrediente) sembrano, magicamente, la cosa più facile da fare nella vita.

Ecco Maria, come tutte le cuoche, ha questa capacità del “che ci vuole”…cioè ti propone la torta a mille strati, la caponata di ogni tipo di vegetale, il riso in crosta di parmigiano, in 10 minuti.

Maria, per fortuna vostra, ha un blog di cucina che vi invito a consultare e si chiama mariacucina.it .

Ora, il mio spottone è legato al fatto che io la sua cucina l’ho provata.

Circa dieci giorni fa mi ha invitata a cena e che facevo?! Non ci andavo?!

A differenza di quello che si può immaginare lei non pesa 200kg e ti accoglie con la parannanza no, lei è secca un chiodo, apre la porta in minigonna e ti imbandisce una tavola che manco ad un pranzo di nozze!

Vegetariana io, vegetariana lei mi ha fatto assaggiare giusto due cose che tanto “che ci vuole”: crostini con burrata; guacamole preparato da lei; pasta pomodorini secchi e zucchine; felafel e caponata; e, per finire, creme caramel!

Ma che vi devo raccontare di più?! Dei felafel forse che, su tutto, mi hanno conquistata… perché la genia li ha fatti come vanno fatti, ossia con le fave, e non con i ceci.

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Ora, facciamo così: voi vi fate un giro sul blog, sperimentate le ricette, le mettete a punto e mi invitate; io confido nella magnanimità e nelle porzioni take away di Maria.

Daje, che squadra che siamo!

 

La bastarda di Istanbul

Allora, scusate, è da stamattina che voglio raccontarvi dello spettacolo teatrale che ho visto ieri sera ma non ne ho avuto il tempo,

Devo dire che questa settimana non ho avuto un attimo per fare nulla perché da una parte si lavora e dall’altra si esce. Tutte le sere.

Comunque, ripartiamo dall’inizio: ieri sera sono stata a vedere La bastarda di Istanbul.

Questa volta sono andata alla prima, con tante aspettative, perché ho pensato che se mi fosse piaciuto avreste potuto vederlo anche a voi.

Ecco: io ho visto spettacolo, era la prima, a me lo spettacolo non è piaciuto e potrete evitare di andarlo a vedere.

Una cosa buona l’ho fatta comunque.

Allora, forse le aspettative erano troppe: forse proprio questo è stato il problema.

È uno dei miei libri preferiti, l’ho trovato sempre un libro perfetto, abbastanza impegnativo, ma perfetto.

Mi aspettavo, non dico tanta perfezione, ma almeno una situazione all’altezza e invece no.

Tra l’altro tra le interpreti c’è anche una delle mie attrici preferite, che tutti conosciamo per Ozpetec, e che è Serra Yilmaz.

Forse lei l’unica cosa interessante dello spettacolo, per il resto più o meno da dimenticare.

Le attrici, quasi tutte, sembravano quelle della parrocchietta in particolare potrei esagerare su un paio di loro, ma preferisco non sparare sulla Croce Rossa.

La messa in scena in realtà è una lettura, neanche troppo divertente, del libro.

Una noia mortale, una lunghezza infinita che ha portato, la mia compagna di teatro, a schiacciare qualche pisolino.

Io non l’ho fatto solo perché quando vedo queste cose mi si muove dentro una rabbia, un fastidio, un voglia di andarmene, che mi fa scalpitare tipo tarantolata sulla sedia.

La cosa più inquietante è che, finito lo spettacolo, è partito un applauso lunghissimo. Io, nella mia immensa cattiveria, ho pensato che, essendo la prima, ci fosse anche la maestra delle elementari delle attrici sul palco perché diversamente non me lo spiego. L’alternativa è che io non capisca proprio niente di teatro e volendo anche questa può essere un’interpretazione.

Quindi, fate sentitevi liberi di decidere, io vi ho avvertito, se andate fatemi sapere.