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La Dea Merini diceva "chi tace spaventa" e, infatti, io non taccio mai! Sono di tutto un po' e un po' di tutto come il blog: curiosa, tendenzialmente felice, lunatica e con una gran voglia di fare cose, che la vita è una sola e non va sprecata. Il bicchiere è sempre mezzo pieno, anche perchè la parte vuota me la sono bevuta. Vegetariana e canara convinta: voi pellicce, non mi avrete mai! Nella vita avrei voluto fare la scrittrice, la personal shopper, l'organizzatrice di eventi, non faccio niente di tutto questo ma non sputo mai nel piatto dove mangio anzi, me lo lecco con gusto. Scrivo principalmente per far sapere quello che penso non per ottenere risposte, anche se pure quelle non mancano mai.

FrùFrù

Io ho questo strano vizio di dare un nome alle cose, oddio non a tutte le cose: non ci sarebbero nomi abbastanza per battezzare tutte le mie scarpe o i miei vestiti ma diciamo che quelle un po’ più importanti vengono nominate.

E così ho Junior, che è la mia macchina Micra ma che sembra una 500 per le botte che ha preso, forse perché ho sempre voluto una 500; ho la vespa che si chiama Audrey, perchè è color Tiffany ma chiamarla così mi sembrava troppo banale; ho avuto per un periodo un migliore amico, che avevo chiamato Paul, che attualmente è riposto nella sua splendida scatolina e chissà se avrà mai più la sua degna collocazione; ma, vi dico tutto questo perché ho appena battezzato un nuovo oggetto in mio possesso.

Non è stato facile perché: é rosa ed aveva bisogno di un nome femminile; è una cosa utile ma graziosa; ha le setole che fanno rumore ed è per questo che, dopo attenta riflessione, ho deciso di chiamarlo FrùFrù.

E cos’è FrùFrù, è quello che comunemente (e riterrei banalmente) viene chiamato Clarisonic, per i meno informati di voi si tratta di un rivoluzionario sistema di lavaggio del viso. Una cosa che desideravo da tanto avere e che puff si è materializzata a casa mia.

Quanto mi piace, diciamo che nella vuota vita che sto facendo di questi tempi i momenti più elettrizzanti della giornata capitano a ridosso del tramonto: corsa, lavaggio viso, libro.

UaU!!!

Preso FrùFrù mi sono documentata sul suo utilizzo e dove se non su Youtube che ha un tutorial per tutto?! Ne ho visti 7/8 e tutti più o meno si attestano sullo stesso utilizzo.

Bene, perché per me è fondamentale tovare subito un’abitudine nell’utilizzo altrimenti cadrei nell’errore e, da mulo quale sono, sarebbe difficile recuperare.

E così: strucca occhi; sciacqua viso; cospargiti di sapone detergente; prendi Frù Frù, salutalo; bagnalo e zac, accendilo.

E poi FrùFrù su fronte; FrùFrù su mento; FrùFrù su guancia uno; FrùFrù su guancia due. Quanto mi piace, quanto mi diverto, quanto mi sento pulita dopo. Solo che dura un minuto, forse poco più.

Peccato. Poi lo sciacquo e lo saluto… “a domani, FrùFrù”… anche se…
ho letto che potrei usarlo anche due volte al giorno, ma poi mi dico: dovesse diventare una droga più di quello che già non è; dovessi rischiare di affezionarmi troppo; forse troppe emozioni in un periodo così non fanno bene.

E allora va bene: “FrùFrù, a domani per un’altra entusiasmante avventura!”

Ragazze, a proposito di bellezza, provate un po’ a fare questo test… quanto ne sapete?!

https://it.surveymonkey.com/r/Nuxe

 

 

Loser

Dopo aver passato quasi tutta l’estate a leggere libri gialli, con due o tre distrazioni romanzesche, ho pensato che fosse necessario cambiare genere.

Così mi hanno consigliato Liminov di Carrère e l’ho preso.

Come al solito non avevo idea di cosa fosse perché, in tutta sincerità, se avessi saputo mai lo avrei approcciato.

Liminov è una biografia, e io odio le biografie, di un esponente non proprio pulito della politica russa.

Tanto per cominciare, lo scrittore francese, che racconta tutto in prima persona, si esprime come se raccontasse una cosa “per sentito dire” e non proprio per aver chiesto all’interessato e già questa cosa mi ha lasciato perplessa.

Ora, ripeto, non mi piacciono le biografie quindi non ne leggo e non ho idea di come vadano scritte ma, sinceramente, non immaginavo questo.

Liminov si vanta tanto (e ne vanta soprattutto l’autore) di questa fantastica vita avventurosa.

Nasce povero, vuol emergere; diventa criminale poi poeta, poi sarto; si introduce al sesso, si innamora; lascia l’URSS e va a New York, pensando di non poter mai più far rientro in patria; qui vita da poveraccio, dissoluta; prova ad essere gay e scrive il fantastico libro ” Il poeta russo preferisce i grandi negri” (io boh!), poi diventa maggiordomo, poi scrittore; poi si innamora di nuovo; cade il muro; torna in Russia, combatte; fa parte dell’opposizione al governo di Eltsin con un gruppo di scalcinati; viene arrestato con accusa di terrorismo, ma non è vero; sconta 4 anni e lo liberano.

Fine della vita avventurosa.

Per carità, magari di cose ne ha fatte, di avventure ne ha passate ma non quelle che avrebbe voluto fare o dire lui.

Si presenta, o meglio lo presenta Carrère, fin dalle prime pagine come una specie di eroe, uno che ha intenzione di spaccare il mondo e poi? Un loser, ecco cos’è: un perdente. Ne esce fuori uno che parla parla ma alla fine non conclude niente, lui stesso della sua vita dice che é stata “una vita di merda”.

Fai lo scrittore e basta, mi verrebbe da dirgli che mi pare che per il resto non hai neanche troppo le idee chiare.

Mi ha urtato dal primo momento che è comparso nel libro, cioè da subito.

La cosa fantastica è che, secondo me, pure lo scrittore che ne scrive, non lo apprezza più di tanto. Ed è questo che mi ha lasciata perplessa.

Come minimo dovresti stimarlo uno per scriverne la biografia, o no?

Comunque, interessante il libro soprattutto per il quadro che dà della storia russa anche se pure qui: mi sembra tutto lisciato, tutto superficiale.

E poi Carrère si parla addosso, ci sono capitoli e capitoli sulla vita privata sua e della di lui madre che sinceramente “ma chi te l’ha chieste?”, “ma che c’entrano ai fini della storia?”.

Non capisco, ancora mi interrogo.

Intanto, il mio esercizio intellettuale pure per quest’anno l’ho fatto. Forse non sarò abbastanza all’altezza, per quanto mi riguarda è già tanto che l’ho finito.

E se io fossi Carrère ora mi dilungherei a raccontarvi i miei studi, le mie letture, quante volte vado al bagno, cosa mangio, cosa bevo ma grazie a Dio non lo sono quindi vi saluto e vado oltre.

Meno di un Tweet

Mi manchi. 

(Ogni riferimento a persone o cose NON é puramente causale, pertanto questo post é dedicato a chiunque si senta destinatario dello stesso).

(Amore) chimico 

Mi sono detta: “ok, hai letto in 15 giorni ben 8 libri gialli infarciti con qualche storia d’amore ma sempre di libri gialli si trattava quindi basta, ora hai bisogno proprio di una storia d’amore!” E così mi ha bussato alla porta Amore chimico di Davide Venticinque.

E l’ho iniziato, un po’ scettica perché va bene che nel titolo c’è la parola amore ma forse non basta. 

E infatti, siamo sicuri che ho letto un libro d’amore?! NI.

Comunque, inizio e vado avanti ed entro nella vita di Matteo: ragazzo ventitreenne, non si capisce bene di dove ma sicuramente appena laureatosi a Bologna, che cerca casa e la trova sulle colline, nella dependance di Lana e Marco.

Fidanzati felici: architetto lei, falegname lui.

Tutto va per il meglio.

Salvo che Matteo, bello e donnaiolo, é uno strafattone: apparentemente con una vita normale ma dedito a qualsiasi tipo di droga durante i fine settimana. 

Mentre leggevo pensavo che certo questo libro non si può pubblicizzare, dopo tutto quello che é successo quest’estate con i ragazzi in discoteca. Qui prendere pasticche, tirare di coca, farsi una canna è all’ordine di pagina e pensavo “manco la recensione posso fare!”.

Poi continuo e finalmente esce la storia d’amore (?) o almeno di sesso e tenerezza tra Lana e Matteo, il quale però (contemporaneamente) frequenta assiduamente un’altra ragazza laddove Lana resta con Marco, per cui nulla questio.

Dura 10 mesi la storia e io, da inguaribile romantica quale sono, immagino già l’happy end: lui che per amore viene salvato dalla tossicità che lo circonda; lei che molla lo smidollato di Marco.

E invece… non posso dirvi molto altro altrimenti vi faccio perdere il gusto della lettura.

Vi posso dire, però, che: 

1) lo spottone alle droghe si frantuma contro il vetro di un autobus;

2) pensavo trattavasi di solo romanzo d’amore e mi sono imbattuta in molto di più;

3) il finale, che proprio mai ti aspetteresti, é da applauso. 

Il libro corre veloce, la scrittura é fluida, misurata nonostante l’iniziale intoppo sull’andare avanti e indietro nel tempo: oggi, poi 5 anni fa, poi oggi, poi 3 anni fa. All’inizio ti viene il mal di male poi quasi vuoi uscire dal presente.

Finito di corsa e apprezzato.

Ora vorrei stare solo in Messico con Matteo o forse no, anzi sicuro no, meglio non immischiarsi!

L’autunno é alle porte 

Leggo un articolo su Repubblica sui must have della stagione che sta arrivando.Li leggo io così vi informo. Bene e questi se ne escono con:

1) la borsa a mano (ce l’ho… non una ma varie ed eventuali, diciamo) e loro te ne piazzano lí, come esempio, come se niente fosse, una di Valentino… Ma io dico, ragazzi, ma grazie al ciufolo che una borsa a mano di Valentino debba essere un must have ma avete idee di quanto costi?! Comunque tranquille che ne trovate centinaia anche tra Marche meno di lusso senza, vi prego, scadere nelle varie Zara, H&M perché vi ricordo sempre che la borsa é una cosa seria;

2) un tubino bicolor (ce l’ho!) qui loro ne mettono un bianco e nero di Mango, manco troppo carino, comunque si trova, state tranquille che si trova; 

3) un chiodo (ne ho due e uno verde smeraldo da domenica che solo io!), qui il più bello che ho visto (e comprato!) é di Zara quindi il low cost vi aiuta, anche se loro ne mostrano uno di YSL che non voglio manco immaginare;

4) pantaloni con risvolto (innumerevoli nell’armadio) e loro esemplificano con Cos, gran bella marca;

5) qualcosa con le frange (non ce l’ho e non ce l’avrò mai perché aborro le frange!). Quest’anno se non diventi Pocahontas pare che sei una poraccia ma vi prego di spenderci due € in più se proprio le volete, che già le frange sono orribili, le prendete pure rigide non ne usciamo;

6) open toe preziose e pure qui se ne escono con Miu Miu… capisco, é giusto. Trattasi di altro accessorio che se non di un certo livello fa subito funerale dei Casamonica, quindi per me non dovete per forza, ma se proprio volete, impegnatevi lo stipendio;

7) zainetto: no, no no… Non lo sopporto ripiombiamo subito nei mostruosi anni ’90. Vi prego desistete; 

8) stivale/ scarpa con tacco comodo ma senza plateaux che hai voglia ad avere tacco comodo ma se non lo aiuti un minimo il piede vedi le stelle; 

9) gonna a vita alta e pieghe, che vi prego di acquistare solo se tendete (naturalmente e non per malattia sia chiaro) all’anoressia;

10) sneakers con strappo, che fa tanto bambina delle elementari quindi tenetevi se potete a meno che non portiate un 35. Ok le sneakers ma siete capaci di allacciarli i lacci no?! 

E questo é tutto per ora. 

Cominciate ad attrezzarvi, coraggio. 

Brrr

A Napoli é arrivato un inverno gelido e con lui un duplice omicidio. 

Gelo per i bastardi di Pizzofalcone comincia così e capisci che di quel ragazzino di Buio non ne sapremo più niente… ma mannaggia la miseria dico io. 

Comunque, ho finito pure questo filone di Lojacono. 

Ora ditemi voi a cosa mi attacco. 

A Pizzofalcone sono sempre lí lí per essere chiusi ma la speranza é sempre l’ultima a morire ed é quella che guida il commissariato e i suoi Bastardi.

Duplice omicidio: due fratelli, fuori sede, calabresi, morti in casa. 

Nessuno ha visto, nessuno sa. Un padre galeotto ed una litigata. 

Sembra tutto facile ma, al solito, facile non é e Lojacono lo sa bene e, pure questa volta, grazie a lui, il Commissariato non chiude. 

Non solo ma i Bastardi, a parte un passo falso sul finale, fanno sempre più gruppo, sono sempre più uniti verso un unico scopo: non essere separati.

Rispetto agli altri libri qui il giallo interessa meno. 

I protagonisti sono più coinvolgenti, interessanti, delineati e invischiati nelle loro storie personali.

I loro amori sono i coprotagonista: quelli non corrisposti o almeno non ancora dichiarati (Aragona & Irina; Palma & Ottavia); quelli corrisposti e non ancora consumati (Lojacono & la Piras); quelli intensi ma in pericolo (Romano & la moglie); quelli consumati ma segreti ( Alex & la Marotta). 

Insomma, c’è n’è per tutti.

Anche con il freddo, anche con il gelo che taglia le gambe e le mani e che blocca il respiro e spinge a stare in casa, loro si amano. 

L’omicidio sul finale viene risolto, ovviamente. il Commissariato per ora si salva.

Non ti lascia col cuore in gola come Buio ma, come al solito, lo divori perché vuoi: seguire il Presidente con la strana fissazione del “suicidatore”; accompagnare Marinella nel suo primo appuntamento; cogliere tra le righe quell’errore che fregherà l’assassino; consolare Letizia nel suo tentativo di conquista.

Insomma, non lo molli… finito questo, però, i Bastardi mollano te e chissà per quanto.

Che disdetta! 

Sbrighiamoci, di grazia, De Giovanni, sbrighiamoci! 

Fotografie

Perché perché perché sbattere quella foto del povero bimbo morto a Bodrum in ogni dove?

Perché perché perché mostrare quell’orrore? 

Perché perché perché?

Pensate forse che cambi qualcosa?

Io dico di no.

Non serve la foto di un Bimbo morto per cambiare le cose, purtroppo non serve e non basta.

Quando vedo quella foto penso al dramma di un padre, di una famiglia che ha dato peso zero alla propria vita, disposta a morire in mare pur di avere una speranza. 

Una sola speranza.

Se guardo quella foto penso al dramma di un padre che ha perso moglie e di figli per essersi preso la responsabilità di regalare loro una vita diversa. 

Se guardo quella foto penso a quanto sia inutile guardarla.

Quella foto non dobbiamo guardarla noi, dovrebbero guardarla i governi, quelli conniventi con questo genocidio.

E non serve comunque una foto a cambiare le cose.

Non serve una foto.

Basterebbe costringerli a passare un giorno sul molo di Lampedusa o in un campo profughi.

Basterebbe ragionare. 

Pensare. 

Concentrarsi per trovare una soluzione, insieme che da soli é evidente non ci si riesce.

Se guardo quella foto penso ad una vita ancora non nata e già spezzata.

Se guardo quella foto penso a quanto siamo fortunati noi e i nostri figli e a quanto stiamo sempre a lamentarci.

Se guardo quella foto penso ad un sorriso che non ci sarà mai più.

Se guardo quella foto penso a quanto sia inutile guardarla. 

Urlo di Munch!

No ma dico, de Giovanni, mica sarai pazzo?!

Ma che si finisce così un libro?! Ma che mi lasci con il cuore in gola con questa storia del bambino che non voglio immaginare neanche come va a finire?!

E ti credo che, prima di Ricciardi, facciano una fiction con Lojacono perché sembra di vedere un film quando leggi.

E che cavolo.

Buio per i bastardi dì Pizzofalcone é un film.

Le descrizioni sono così accurate che stai nel libro.

I personaggi così delineati che li potresti disegnare.

E però non si fa così, non si lascia il lettore con questa angoscia terribile.

Dodo, 10 anni, viene rapito durante la gita in un museo.

Una famiglia ricca e disastrata lo cerca, spera di trovarlo, si dispera.

Mamma, padre, nonno cattivo, compagno della madre inutile, segretaria del nonno strega, tutti (alla fine) legati da un unico interesse: Edoardo, detto Dodo.

Non si trova, lui accucciato in una stanza buia con il suo Batman in attesa che quel grandissimo eroe di suo papà lo venga a recuperare.

Povero Dodo, poveri Bastardi alle prese con un caso che sembra più grande di loro ma che non lo é perché loro fanno gruppo.
Ognuno dei bastardi si mette al servizio dell’altro per trovare una soluzione, per cercare un colpevole e anche il nostro Lojacono, che sembra interessato ad un altro caso, avrà il suo peso.

Non vi posso dire quanto sono sconvolta dalla fine di questa storia, non vi posso dire quanto mi ha lasciato con l’amaro in bocca e benedico il Kobo che mi ha permesso di comprare il libro successivo senza manco dover uscire di casa.

Non ci posso pensare a che impiccio sta intorno al povero Dodo.

Non si fa così, però caro il mio Maurizio De Giovanni, non si lasciano i lettori appesi ad un filo prendendosi anche la libertà di divagare sul mese di maggio e sul buio e sulla notte.
Non si fa.
Non é corretto.

E niente, non mi riprendo… scusatemi, devo buttarmi nel successivo  con la speranza di capirne qualcosa di più.
Vi aggiorno.

Boule de cristal

La cosa più bella di queste “vacanze romane” é stata senz’altro poter leggere come e quando mi va e non solo la sera, stanca, prima di mettermi a letto.

E cosi: la sera a letto, la mattina sul divano o sul lettino al mare. Sempre e comunque: leggere é stata la parola d’ordine ed é stato bellissimo.

Così come é stato bellissimo seguire queste saghe poliziesche e infilarmici dentro, libro dopo libro senza interrompere il filo logico che le lega.
Prima mi sono fatta catturare dal vicequestore Rocco Schiavone di Manzini; ora sono in compagnia dell’Ispettore Lojacono di De Giovanni.

E così, ho finito pure il secondo: I bastardi di Pizzofalcone.

L’Ispettore é stato trasferito, a malincuore abbiamo perso la simpatica figura di Giuffré e troviamo altri 6 colleghi che, come lui, sono stati trasferiti nel commissariato di Pizzofalcone, sporcato da poliziotti corrotti che l’hanno trasformato in un luogo da denigrare.

Così, per salvare la faccia ed il commissariato, la questura invia a Pizzofalcone i “peggiori” poliziotti del circondario, più che peggiori quelli di cui volersi liberare, dati piccoli incidenti di percorso.

Lojacono é uno di questi e si ritrova con il Persico de noartri ad investigare sull’omicidio della moglie di un noto e facoltoso notaio della città.

Insieme a loro: il commissario alla Obama; la casalinga frustrata; il vecchietto ossessionato; il Bud Spencer, buono e iroso; la lesbica pistolera. Dei “bastardi” appunto che, però, riescono a far gruppo tanto da risolvere l’omicidio e spingere la questura a non chiudere il Commissariato.

A parte Giuffré, restano ma un po’ defilate la locandiera Letizia e la Sarda Piras.

Il giallo scorre, scritto sempre in maniera impeccabile ma stavolta intervallato dalla presentazione delle vite dei “bastardi” che, devono dire, rendono la lettura sempre più curiosa e veloce.

Delineati i personaggi non si può che chiudere con la soluzione del caso che lascia, come al solito, interdetti perché è facile fermarsi all’apparenza di oggetti rubati o di un marito traditore o di un amore non corrisposto o di un odio pettegolo. 

Facile, troppo facile… Per tutti ma non per Lojacono che rende utile anche la presenza in questo mondo letterario di quello che sembra l’inutile Serpico Aragona. 

E così i bastardi possono continuare a vivere ed indagare e regalarmi ancora deliziose ore su questo rosso divano.

Grazie, ragazzi! 

Memo

Sapete chi penso siano i più infelici di tutti o quelli che, tendenzialmente, sono destinati a rimanere tali? Per me sono i “vorrei ma non posso”. 

Sono quei personaggi che:

1) hanno fatto un certo percorso di studi e magari non l’hanno concluso; 

2) vorrebbero fare il salto di qualità, di classe sociale (se ancora esistono); 

3) hanno un determinato budget e vorrebbero avere molto ma molto di più. 

Per fare qualche esempio: volevi la laurea e sei rimasto al diploma, hai la laurea e volevi il master; ti puoi permettere un 4 stelle e vuoi sempre stare in un Luxury; hai la possibilità di mangiare in un buon ristorante ma vuoi quello stellato. 

Vi dico una cosa: così non va bene perché ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa in più rispetto a quella che avete voi; si può sempre migliorare, per carità, ma non é detto che il posto dove state non sia già il migliore del mondo. 

Dovreste pensarci: non é che se spendete 50€ per andare ad una cena, quando ve ne potreste permettere una da 30, poi starete meglio; non é che se passate una settimana in un Luxury Hotel, dovendo poi stare attenti per tutto l’anno anche a quello che respirate, vi farà vivere meglio.

Io penso che ognuno spende i soldi come e quanto vuole, ma i soldi che si hanno non quelli che non si hanno e, tendenzialmente, se fai parte della categoria dei “vorrei ma non posso” i soldi non ce li hai, quei posti non puoi permetterteli. 

Ma che problema c’è?

Non é il posto che fa la differenza, sei tu.

Se tu non stai bene con te stesso o con quello che hai, o che potresti avere, non serve fare finta, perché é peggio; perché la frustrazione aumenta. 

C’è e ci sarà sempre qualcuno che ha qualcosa più di te. C’è e ci sarà sempre quindi accontentati, che poi é un brutto verbo, ricomincio: goditi (ecco questo mi piace) quello che hai e vedrai che vivrai meglio, molto meglio. 

E non parlo di sana ambizione parlo di poveracci che pensano solo all’apparenza e non alla sostanza! 

Dice: ecco, hai scoperto l’acqua calda. Sicuro, ma ogni tanto un memo serve!