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30 secondi

Ho 30 secondi e vi devo dire URGENTEMENTE questa cosa.

Dunque, ieri sera girovagavo su Instagram, ufficialmente ormai il mio social preferito, e ho beccato un paio di starlette che seguo con una borsa di Pinko.

In particolare una diceva che stava andando all’evento #iPinkolove Bag.

E che faccio secondo voi, non vado a sbirciare?! E certo!

Scopro così che Pinko ha ideato una borsa che può essere personalizzata con il proprio nome, in realtà non una grande novità perché già alcuni brand lo fanno, ma mi è sembrata una cosa carina da approfondire.

Allora, premesso che a me Pinko non piace (ma quello è un fatto mio personale), l’idea di poter personalizzare con il mio nome una borsa mi ha troppo incuriosito. Mi sono messa a sbirciare nella pagina dell’evento per scoprire che la borsa in questione è di un brutto ma di un brutto che io non ve la posso raccontare… solo di seguito mostrare.

Bicolor (laddove l’abbinamento di colori è francamente imbarazzante); un modello inutile anziché no (né grande né  piccola… quelle misure che non sanno né di me né di te!); con due uccelli che chiudono un cerchio ad aprire la borsa.

Ora, voi sapete che per me le borse sono una cosa seria… scherziamo su tutto ma non sui sentimenti… e per me quando le hai detto BRUTTA le hai fatto un complimento.

Il tutto per una modica cifra che parte da 260€.

Ora, senza paura, ditemi che ne pensate e aiutatemi a dire BRUTTA!

Tanto vi dovevo, saluti.

 

 

Gli Oscar 2017

Sapete già…io non riesco, nei grandi eventi, a non andarmi a spulciare i look delle star.

Quale migliore occasione degli Oscar? Credo non ce ne siano altre.

Io quest’anno non sapevo neanche che fossero stanotte, ho proprio perso la cognizione del cinema mondiale quindi non ne so niente. Stamattina, però, come non andare a sbirciare tra i look delle star?! Chi sono io per tirarmi indietro?! Nessuno, infatti procedo.

Annotazione di massima: chi più chi meno mi hanno fatto abbastanza schifo! Non arriverò mai a capire come potersi presentare alla serata dell’anno impacchettate in abiti improbabili. Non lo capirò mai, ma andiamo con ordine.

La vincitrice: Emma Stone si presenta con un vestito dorato che “manco a li cani” ma come ti è venuto, cara la mia Mason Givenchy, di mettere il dorato ad una rossa, per giunta con un sacco di roba?! E c’è il dorato e c’è il pitonato e ci sono i ricami e ci sono le balze… e mancavano le piume e stavamo apposto!

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Sulla stessa linea dello scempio, i primi premi vanno a: la Biel, che è una gnocca infinita, in una carta da cioccolatini accollatissima di Kaufman Franco (e chi sa chi è alzi la mano!); Amy Adams in Tom Ford che si becca un perfetto e tondo tondo NO; così come un netto NO va a Scarlett Jhoansson con un prato fiorito addosso in un vestito che la valorizza ZERO; pure la mia adorata Charlize è riuscita a mettere troppo di tutto, in un Dior, pieno di pieghe, dal taglio piuttosto banale e con due lampadari all’orecchio di Chopard di cui si poteva fare tranquillamente a meno; ancora NO a Dakota Dornan in un Gucci, pure questo dorato (e non so che gli è preso quest’anno con l’oro!) che si è pure infiocchettato per l’occasione: PERCHE’?! Vi dico solo che mi ha deluso pure Armani Prive’ su Nicole Kidman: un centrino scolorito!

E vabbè. Forse, è andata anche peggio a Salma Hayek in Alexander McQueen; Ginnifer Goqodwin (che mi chiedo cosa ci sei andata a fare dal momento che ti conoscevano in 2 e ora, a seguito del look, ti conosceranno in molti di più) e Chrissy Teigen in Zuhair Murad, che deve essersi ammalato gravemente per produrre ‘ste brutture; Octavia Spencer in Marchesa, ora ad Ottavia va senz’altro il “premio coraggio” ma io dico: hai la fisicità di una polpetta mi chiedo: “puoi mettere le piume a risaltare le forme?!” ma no, dico io, non si fa…il vestito pure bello ma non addosso a te: abbi pietà!

Vi butto lì la tematica “Meril Streep” che pare si sia rifiutata, perché voleva soldi per farlo, di indossare l’abito preparato per lei da Chanel, del valore di €100.000 . BAH!!! Si è presentata così… stava benino direi ma non sapremo mai cosa le aveva confezionato la mitica Mason:

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E ora, però, vi dirò le mie preferite… perchè qualcuna c’è stata: Viola Davis, perfetta in rosso Armani; Michelle Williams (che adoro per tutto, in primis per il taglio di capelli!) in Vuitton e Karlie Kloss in Stella Maccartney

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Vabbè, amici, mi fermo qui… potrei aprire una parentesi sulla capoccia di Halle Berry, in Versace ma la chiudo prima di aprirla, vi dico però che richiamava il marchio della casa di moda, guardare per credere…

Bene, all’anno prossimo… come dite?! I film?! Boh, che c’entrano i film?!?!

Sanremo’s look 

Quest’anno ho visto una sola serata di Sanremo, mercoledì, ed alle 23 ho mollato perché ho preferito il libro che sto leggendo. La stessa cosa ieri sera che, invece di vedere le due ore che mancavano per conoscere il vincitore, mi sono messa a letto per stare con Robecchi.Detto ciò, non potevo perdere l’occasione di svolgere il mio ruolo preferito ossia fare le pulci ai look delle cantanti e presentatrici.

Allora ho scoperto che:

1) Armani ha vestito Elodie (a me ignota) e Totti. Ora Totti era perfetto nel suo completo nero; Elodie un po’ meno nello smoking bianco che, francamente, non le rendeva giustizia l’ultima sera, poi il bianco sbatte con quel colore rosa di capelli;

2) Riccardo Tisci, stilista di Givenchy, ha cercato di abbigliare la De Filippi. Francamente, a parte un paio di look nel corso delle 5 serate, non mi è piaciuta: troppe trasparenze, troppo pizzo, troppo di tutto;

3) Antonio Grimaldi ha elegantemente rivestito il corpo (praticamente perfetto per una sessantenne che ha capito tutto della vita, dal momento che sta da 10 anni con uno che ne ha 30 meno di lei!) della Mannoia. Davvero Top per linea e colore l’abito dell’ultima sera;

4) Antonio Marras ha campanilisticamente vestito sia la Atzei che la Gucciari. L’esito non mi ha entusiasmato: la Atzei è bella e, secondo me l’ha coperta troppo e con troppa roba; la Gucciari ha puntato sul nero e va bene. Alla Artzei poi vorrei dire che gli anellini da falange, che ha messo sulle lunghe mani, esistono da almeno 10 anni, non ti sei inventata niente;

5) non so chi siano gli stilisti, ma preferisco ignorarlo, che hanno abbigliato: la Ferreri e le varie altre sconosciute che si sono succedute sul palco, soprattutto quelle in coppia… ne ho viste almeno un paio di cui assolutamente ignoro i nomi;

6) Vivetta ha vestito la Comello, non voglio dire niente perché francamente l’ha rovinata;

7) Chanel ha valorizzato la Mastronardi con la sua aria da perenne Biancaneve;

8) gli uomini non ve li commento perché nessuno, a parte Conti in Ferragamo e Totti in Armani di cui vi ho già detto, merita menzione. Forse Samuel l’ultima sera con il calzino rosso ma quel cappello di due taglie in meno lo trovo insopportabile;

9) Francesco Scognamiglio ha enfatizzato il corpo, perfetto, di Marica Pellegrini e di Giorgia con, ovviamente, diverso risultato. La Pellegrini può indossare anche un saio e risultare comunque perfetta, Giorgia è un’alice, l’ha mortificata con un vestito che le cadeva da tutte le parti;

10) Stella Mccartney, l’unica e sola, la mia preferita ha reso perfetta una Paola Turci che perfetta non è. Bellissimo il tailleur (che il odio come concetto) bianco, ma super super top, elegantissima è perfetta, la jumpsuit dell’ultima sera. Io amo Stella e lei non mi ha deluso e ha fatto vincere il mio premio “eleganza” alla Paoletta.

Una menzione speciale va ad una dei giovani con una capoccia di ricci esagerata, eliminata subito, che si è presentata con un lineare e perfetto tailleur H&M, premio al coraggio.

Come dite?! Le canzoni?! Ah, perché a Sanremo cantano pure?! Lo ignoravo.

La settimana della moda 

Niente, non ce la faccio a tacere. Vi devo TROPPO dire.

Dunque, io seguo su Instagram tutte ‘ste starlette. Lo so, delusione, ma vi assicuro che servono per vedere come si muovono le masse e per scoprire in anteprima mode che poi sbocceranno.

Ok, al di là della solita Ferragni, sulla quale io non voglio pronunciarmi perché già più o meno sapete, vi posso solo dire che, parafrasando la scena del cult Pretty Woman, per me lei rappresenta quella “gran culo di Cenerentola” laddove il principe sono tutte le borse che possiede, ma dicevo, al di là della Ferragni ci sono le varie Marcuzzi, Canalis, Corvaglia, Santarelli etc. etc.

Ora, circa un mesetto fa, poco meno, tutte hanno cominciato ad indossare un maglioncino di vari colori che, come caratteristica principale, ha scritto sul davanti il giorno della settimana in inglese.

Tutte, rigorosamente, l’hanno indossato nel giorno scritto e tutte hanno, rigorosamente, taggato Alberta Ferretti.

Ora voi mi dovete spiegare cosa ci sia di più banale di un maglione con su scritto il giorno della settimana; vi aggiungo anche che il maglione non è neanche particolarmente bello, nel senso che non è stretto, non è largo, non è avvitato, non è lungo, non è corto: è un cazzo di banalissimo maglione di lana che se io metto mia zia a fare a maglia me lo fa in una settimana. I mix di colore poi sono  imbarazzanti: la tristezza del grigio della Domenica è da premio Oscar.

Però, vabbé, pensi: magari la Ferretti ha sparato una capsule collection per i comuni mortali, vedrai che costa niente; e allora, vai sul sito e leggi il prezzo con la bocca aperta perché l’inutile e informe maglioncino costa la modica cifra di 440€!

Avete letto bene: 440€.

E la cosa ancora più drammatica è che alcuni giorni della settimana sono “out of stock” vale a dire FINITI!

A parte che mi piacerebbe sapere con quale criterio uno sceglie il giorno della settimana da indossare, ma mi viene da dirvi una cosa: ragazze tutte, io capisco che si tratta della Ferretti, ma se la Ferretti fa una cosa brutta, e peraltro costosa, io non mi sentirei di assecondarla.

E poi tu, Alberta, sicuro non hai problemi di soldi né di farti conoscere: mi sai dunque spiegare qual è stata la motivazione che ti ha spinto a produrre tale obbrobrio?!

Non ne voglio fare una questione di soldi perché chi mi conosce sa che per me, laddove si hanno, spenderli in vestiti è un investimento ma spendeteli meglio perché se una cosa è orribile ed inutile lo è anche se firmata Alberta Ferretti.

Ecco, ve l’ho detto, poi fate voi.

People watching

A voi piace il people watching? A me un sacco.

Mi é capitato, per due sere di fila, di avere un po’ di tempo e di passarlo guardando le persone.

Vi siete resi conto che lo facciamo sempre meno?! Perché se arriviamo prima ad un appuntamento, se dobbiamo aspettare ormai ci viene istintivo prendere il telefonino in mano e guardare quello.

Vi assicuro che non è tanto divertente ed istruttivo come guardare le persone che ci passano davanti.

Vi assicuro che é interessante, divertente, emozionante.

A prescindere dal fatto che io adoro la moda e mi incuriosisce sempre guardare come sono vestite le persone, osservarle é una cosa che va al di lá dell’aspetto fisico.

In fatto di moda ho, così, scoperto che:

1) se su un invito c’è scritto “cena di gala” la gente (soprattutto le donne) impazziscono. Tacchi glitterati meravigliosi; vestiti lunghi bianchi e neri; stole argentee; minigonne di pizzo rosso… cose che voi umani non potete immaginare. L’unica cosa che ho pensato a seguito di questo “people watching notturno” è stata “Less is more!”;

2) la moda giovane maschile è aberrante. Questi pantaloni leggins corti con il risvolto stanno male anche a Brad Pitt, ragazzi astenetevi! Il sabato pomeriggio è un continuo passeggio di tali individui, fieri, con le proprie ragazze al fianco, alle quali vorrei disinteressatamente dire “ma fateli cambiare, che state con dei soggetti ridicoli!”.

Al di là della moda, però, mi intenerisce guardare le giovani coppie, quelle affiatate, quelle incazzate. 

Mi incuriosisce osservare quelli che vanno di corsa, o stanno al telefono o si fermano in attesa di qualcuno. È stimolante. 

E poi anche inquietante e terribile guardare che se si passa davanti a Tiger (negozio di “cazzate” a basso costo) chiunque alla fine vi entri. Con una libreria accanto si entra da Tiger. Non lo capisco e non lo accetto ma lo osservo.

Ora posate il telefono, guardatevi intorno e troverete me… che vi guardo.

Be careful!!! 

Semplicemente fantastiche 

E mi si chiede: “Ma tu dove ti vesti, che hai un sacco di cose carine?!” E io: “Ho trovato questa “bottega” che ha cose troppo sfiziose, marche sempre nuove e originali. Insomma, dovete provare e venire anche solo per come si chiama”; “Come?”; “Cosa mi metto!”.

E così da mesi, oltre a comprare quanto posso, faccio tour organizzati con le mie amiche, anche perché sta dietro casa mia.

Quindi il pomeriggio tipico è: arrivano, andiamo, provano, comprano, torniamo a casa ed offro thè e pasticcini, a seconda poi del periodo dell’anno.

Ora di “botteghe” è pieno il mondo.

Di negozietti trendy idem, ma la vera differenza la fanno la proprietaria e la/e sua/e collaboratrice/i.

Dopo 10 minuti ti sembra di stare a casa.

Ma c’è di più, perché le belle persone si capiscono subito e hai voglia a dirmi “vabbè ma devono vendere, grazie!” e non è così perché si vede la differenza tra chi deve vendere per forza e chi ama il suo lavoro.

Ora io sono di parte, e vabbè (e giuro che non me ne entra niente) ma quando poi vedi iniziative come quella che vi sto per illustrare, vi sfido a venirmi a contraddire.

Terremoto. Tutti ci sentiamo disperati al pensiero. Tutti vorremmo fare qualcosa.

Pochi la fanno concretamente.

Cosa mi metto è tra quelli che, nel loro piccolo, qualcosa provano a fare.

La “bottega” di Francesca per tutto il mese di settembre donerà 2€ (1 da parte della bottega ed 1 da parte della cliente), su ogni acquisto effettuato in negozio, alle popolazioni colpite dal terremoto del 24 agosto u.s..

Ora, ragazze, io lo so che tanto non resisterete alle nuove collezioni, all’arrivo del primo freschetto, lo so, quindi perché non farlo con l’occhio a chi in questo momento sta passando un brutto periodo.

Il primo settembre è dopodomani, loro vi aspettano ed io con loro.

Cercatele su FB, su IG, Everywhere.

Loro ci sono, io pure.

Forza ragazze, buono shopping!

#semplicementenoi

Cos’è il coraggio 

Storia breve di un potenziale dramma.

Domenica 24 gennaio.

“Allora ragazze, ci vediamo per un thè nel  posto x. No shopping, solo chiacchiere e thè (che manco mi piace ma vabbè!)”.

Arrivo, parcheggio proprio davanti ad un negozietto niente male. Guardo distratta e vado avanti.

Chiacchiere e thè.

Dopo 3 ore “ragazze, ho parcheggiato davanti a quel negozio, entriamo 5 minuti?”.

Fatali.

Vedo una eco pelliccetta/piumino double face, viola.

Primo giro la ignoro.

Secondo giro mi avvicino e vedo la taglia.

Terzo giro mi avvicino e vedo il prezzo.

Quarto giro la provo.

Carina, tanto. Ma che dico carina? Bellissima!

Mi serve? No, non mi serve niente.

Certo però è tutta ecologica

Ma ho questo colore? No.

Certo peró è da signorina vera.

Ma ho questo modello? No.

Certo però ha il 40% di sconto.

Ok, ce la posso fare: non mi serve; ha le maniche tre quarti e vado in vespa e ho freddo; è viola, dove la metto?

La guardo, la saluto, esco dal negozio.

Cos’è il coraggio?!

Sono le 19.30 di domenica 24 gennaio.

Dalle ore 19.31 di domenica 24 gennaio un unico pensiero: devo avere quella pelliccetta.

Il negozio è lontano da casa e non posso andare lunedì; la mia amica si offre di andare per me e io “se deve essere mia, la troverò il prossimo week end!”.

Cos’è il coraggio?!

Martedì, mercoledì, giovedì: dormo, mi sveglio, mangio, lavoro, vado in palestra, esco con gli amici e penso a lei, solo a lei!

Parlo di lei pure al portiere. E tutti: ma valla a prendere?! No. Devo resistere!

Cos’è il coraggio!

Mi aspetterà?! Resisterà lei?! Altri milioni di persone resisteranno a non averla?!

Venerdì quasi cedimento, sto per andare ma penso: no, ho fatto 30 faccio 31.

Vado domani.

Cos’è il coraggio?!

Sabato 30 gennaio, ore 16.30.

“Allora, ti vengo a prendere, ma prima di andare dove dobbiamo andare, passiamo in quel negozio, parcheggio in seconda fila che dobbiamo stare 2 minuti netti e LA PRENDO!”.

E se non c’è più?!

Cos’è il coraggio?!

(Il piano B é già pronto: trovati 30 siti internet dove posso trovarla a prezzo pieno ma la trovo!).

Entro, non vedo lo stand, penso al peggio; vago nel negozio in preda al panico,mi giro e… la vedo.

Era lì, bellina, in attesa. La riprovo per scrupolo, vado alla cassa e la sorpresa: non solo mi ha aspettato ma si è fatta ridurre del 50%. La amo. La pago. La indosso.

Cos’è il coraggio?!

Ciao, mi chiamo Nunzia, e ho un problema con lo shopping.

Lieto fine.

Semplicemente noi

L’altro giorno parlavo con una  mia amica la cui figlia ha quasi superato l’adolescenza ma non si piace.

Strano.

Poi stavo a cena con delle amiche e l’argomento ricorrente, mentre mangiavamo, era la dieta che avrebbero cominciato il giorno dopo.

Strano.

Poi mi guardo allo specchio e non mi piaccio

Strano.

Poi ho cominciato a riflettere: ma quale donna si piace? Ma quale donna si accetta per quello che è, almeno fisicamente?! Nessuna.

Strano.

Io sono convinta che anche se parlassi con Gisele o Irina, il top delle top per me, si troverebbero il difetto che nessuno viene.

E allora io sottoscrivo l’hashtag del mio negozio di fiducia, o bottega, come lo chiama la proprietaria, che si è inventata la formula #semplicementenoi, che dovrebbe essere proprio uno stile di vita secondo me.

Ragazze, è inutile: se uno nasce tondo non può morire quadrato; se sei nata con i fianchi pronunciati non puoi far finta di non averli; se sei secca un chiodo, senza forme, non te le puoi inventare; se sei nanetta, inutile tentate di stiracchiarti.

E’ molto semplice, ci si deve accettare per quello che si è: possibilmente evitando i leggins se si hanno le gambotte o la mini girof se non si hanno più 20 anni; oppure scegliendo un maglione che copra la pancia invece di mostrare l’ombelico.

Insomma, basta prendere delle piccole accortezze che ti permettono di fare pace con te stessa ed entrare nel favoloso mondo del #semplicementenoi.

Poi, certo, va da sé che se hai la fortuna di abitare dietro la botteguccia di Cosa mi metto, viene più facile (anche se le genie fanno spedizioni in ogni dove).

Per esempio: ieri, giornata un po’ così. Mi sentivo un po’ moscetta con saudade a livelli esponenziali; allora ho pensato “bè, magari, puoi andare a dare un’occhiata ai saldi di Cosa mi metto!” e infatti, lì trovi conforto…trovi Francesca, o Maddalena, o Veronica che si mettono lì e pazientemente realizzano il tuo desiderio: tirando fuori proprio quel maglioncino, esattamente quel paio di jeans; giusto appunto quel paio di scarpe che zac, improvvisamente, per 10/15/20 minuti, un’ora ti fanno sentire semplicemente in pace con te stessa nonostante i  difetti, che ognuno ha, perché la perfezione, grazie a Dio, non esiste: RASSEGNAMOCI, RASSEGNATEVI!

Non pretendo di convincervi, non pretendo di non farvi venire quel momento di sconforto che tanto arriva ma vi do la possibilità di riflettere sul “semplicemente” normale che si nasconde in ognuna di noi e contro il quale è inutile combattere; usatelo, piuttosto, come punto di forza.

Pensateci.

Io, intanto, ieri dopo la seduta “a bottega”, sono tornata a casa senza saudade, più serena per essere entrata in quel paio di pantaloni o in quella maglietta e se quel vestito proprio non entra è quella data marca che fa i vestiti strani non è mica colpa dei miei difetti perché quelli sono normali sono semplicemente parte di  noi!

 

The name

Mi piacerebbe sapere chi dà il nome ai modelli delle scarpe. No perché, secondo me, sarebbe interessante saperlo.Poi soprattutto per una come me che ci manca che dia il nome alla carta igienica!

Ci avete mai pensato? Io sì.

Allora, ve ne indico solo 3 che vanno molto di moda in questo momento e che magari vi sarà capitato di sentire.

Mary Jane: sono le scarpe con il tacco del momento. Per le meno attente trattasi di quelle tendenzialmente con il tacco, punta arrotondata e cinturino. Tutte gli stilisti le hanno reinventate: Laboutin, D&G, MiuMiu, Repetto e chi più ne ha più ne metta. Le trovo belle, molto belle. Ovviamente non tutte le versioni e comunque non penso siano facili da indossare nel senso che il piede deve essere tendenzialmente perfetto: no a forma di panino, no alluce valgo, no collo tropo alto. Insomma, tendenzialmente perfetto. Comunque, belle.

Le ho viste milioni di volte ma non avevo idea si chiamassero così e il nome mi piace molto e così ho scoperto che risale all’inizio del XX secolo e deriva da Mary Jane, la sorella di Buster Brown, personaggio principale del fumetto creato da Richard Outcault nel 1902. E se ci pensate ci sta perché sembrano davvero le scarpe delle donne disegnate nei fumetti.

Kitten shoes: sono quei décolleté con tacco mini, massimo 1 cm e mezzo. Delicatissime. Le trovo carine e vanno benissimo per look raffinato ma non impossibile da gestire per un’itera giornata come il tacco 12. Il nome fa riferimento alla piccolezza del tacco chiamato “gattino” e sono state resi celebri dalla mitica Audrey Hepburn: come non ricordarla davanti a Tiffany nel suo tubino nero Givenchy e le scarpe “gattino” nere ai piedi! Occhi a cuore.

Oxford Shoes: sono le scarpe da uomo tipo Curch’s. Basse: con lacci, duilio o lisce. Mi piacciono tantissimo, le vorrei di tutti i colori e stanno bene sotto a tutto secondo me: dal vestitino lezioso ai jeans ai tailleur eleganti. Belle. Vabbè qua il nome parla perché il riferimento è proprio quello dell’Università.

Stavate bene pure senza avere queste nozioni? Probabilmente sì ma la prossima volta che sentirete parlare delle Mary Jane (perché capiterà, ahhhh se capiterà!) non mi venite a chiedere niente perché io il mio l’ho fatto!

Saluti.

Blogger we want you

Scena: a cena da una mia amica con altre amiche.

Una di loro mi dice: “Sai sto al libro nr. 6 di De Giovanni, come da te consigliato sul blog”;

un’altra mi fa: “Dopo aver letto di FrùFru abbiamo fatto un ordine collettivo di Clarisonic online”;

un’altra ancora: “Senti ma quest’anno le borchie vanno o non vanno più e che ne pensi delle ballerine?!”.

A questo punto mi si dice: “ma perché non partecipi al concorso “Blogger we want you” di Grazia.it per avere il bollino?!”.

Ehhhhh?! Che cosaaa?! E come si fa?!

Ed è così che prima ancora di prendere il caffè, quindi con poca cognizione del mio nome e cognome, stamattina sono approdata sul sito dove leggo il regolamento per poter partecipare.

Ok.

Subito l’intoppo: decidere a quale categoria appartenere perché qui, lo dice lo stesso sotto pancia del blog, si parla “di tutto un po’ e un po’ di tutto”.

Quindi, non è facile ma ci provo.

Adoro i libri, e si percepisce dalla quantità di recensioni postate e soprattutto adoro consigliarli. Se solo lo 0.99% di chi mi legge ne ha comprato uno perché da me consigliato, mi sento una persona felice (e lo so mi ci vuole poco); idem con patate (ma al forno, che fritte fanno male) per il cinema, anche se ultimamente sono poco diligente. E lo so, recupererò è che, ragazzi, in 6 mesi mi sono successe tante di quelle cose che lo potrei girare io un film… ma questa è un’altra storia… andiamo avanti.

La mia passione smodata per la moda la conoscono pure i sampietrini. La rubrica, sempre attiva qui sopra e che ricordo ai più distratti vadobenecosì, di cui all’omonimo post, non è cosa da lasciar passare in cavalleria. Non dimentichiamoci mai che ogni occasione richiede un suo preciso outfit e che io sono pronta ad alzare la paletta per dire sì o no ma senza la pretesa di giudicare, semmai di aiutare su un legittimo dubbio.

Ancora, qui si parla di sentimenti (i miei per lo più e ultimamente meglio che mi lego le mani con una catena, la chiudo con un lucchetto di cui butto le chiavi per non scrivere quello che mi passa per il cuore); e poi di grammatica, di galateo, di social network; di amicizia; di politica; di uomini e di donne; sicuramente non leggerete di cucina ma per il resto, ragazzi, impossibile catalogarmi… direi che la categoria lifestyle ( così come presente nella sezione di grazia:  http://www.grazia.it/stile-di-vita ) é quella che mi si addice di più.

Bene, e ora?! E ora pensateci voi!!!

http://blogger.grazia.it/blogger?id=1913

Seguitemi.