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Una lettera per Sara

Eccolo qui: mi sono appassionata.

Vi ricordate la mia iniziale reticenza per le storie di Sara di De Giovanni? Me ne sono variamente lamentata poi, già dal libro scorso, ho cominciato ad appassionarmi e ora, appena finito l’ultimo, non vedo l’ora di leggerne un altro.

Mi è piaciuto molto Una lettera per Sara, moltissimo. Sarà che uscivo da una lettura faticosa e ritrovare un vecchio amico come De Giovanni é sempre un piacere.

Si cerca di risolvere un cold case con la brigata di sempre: Viola, Pardo e, immancabilmente, Sara. Ormai sono diventati una famiglia, scombinati ma pur sempre una famiglia e, quelle scombinate, penso siano le famiglie migliori.

Il cold case è triste, poetico. Già che sia legato ad una vecchia libreria fa tenerezza.

C’è molto in questo libro: c’è l’amore in ogni sfumatura filiale, passionale, materno; c’è l’intrigo con gli onesti costretti a diventare disonesti; c’è la malattia che porta via tutti; c’è un velo di speranza; e, alla fine, c’è la suspence, che ti fa chiudere il libro con la bocca aperta e con la necessità di aspettare il prossimo contanti minuti secondi.

Fa così De Giovanni: ti fa affezionare ai personaggi, te li presenta piano piano e poi ne tira fuori altro e hanno tutti un passato da scoprire, da apprezzare. Sono appassionati e appassionanti i personaggi di De Giovanni, pieni di amore e di amori. E poi ci sono legami nascosti, le possibilità di incontro che fanno capolino. Insomma, c’è tanto ed é per questo che… dovreste leggerne tutti.

Bianco letale

Dovete sapere che se un libro cartaceo fate conto consta di 800 pagine, quando lo scarichi sul Kobo diventano nmila… nella fattispecie erano circa 3000, una presa a male che non vi dico!

Comunque, ce l’ho fatta e l’ho finito.

Vi dirò di quelli di Cormoran Strike, scritto dalla Rowling sotto lo pseudonimo di Robert Gailbraith, è quello che mi è piaciuto meno.

Ho trovato poco avvincente ed abbastanza banale la storia, anche un po’ scontata.

Sicuramente una bella scrittura la sua e belli i personaggi protagonisti della saga ma il libro un po’ lento: troppe parole per concetti abbastanza immediati e poco strutturati. Troppe chiacchiere.

Troppe righe.

Troppe pagine, ma non a causa del Kobo proprio perché troppo poco da raccontare ma raccontato con trope parole.

Considerata la storia non c’era bisogno di scriverne un tomo, si poteva fare meglio e in meno tempo.

La scrittrice nelle note finali dice che è stato un libro faticoso ma il più belllo, non mi trova affatto d’accordo, ve lo dico.

Ad ogni modo la lettura non è stata pessima, l’aver lo finito ne è la prova.

Cormoran e Robin sono carini, non faccio spoiler su nulla ma sono molto carini. Bei protagonisti.

Il caso è quello di una ex ricca famiglia allargata. Non aggiungo altro.

Passo ad un mio grande amore, leggetene moderatamente.

Ragionevoli dubbi

Quando ho iniziato la serie di Guerrieri, un mio amico mi disse che per lui il più bello é Ragionevoli dubbi, il terzo della serie. Ora lui fa l’avvocato e, dopo aver letto il libro, capisco perché questo è il libro della serie che lui ha amato di più.

Per chi ha studiato giurisprudenza e fa l’avvocato di mestiere penso che questo libro sia la quintessenza della professione.

Chiedersi se il proprio assistito sia colpevole o innocente; avere il dubbio ma, soprattutto, istillarlo nei Giudici che devono decidere.

In questo libro ad un certo punto non ti chiedi più se sia colpevole o innocente il sig. Paolicelli, vuoi solo sapere dove arriva Guerrieri ad insinuare il “ragionevole dubbio” e, una volta fatto, se basta quello o se serve altro.

Ovviamente non ve lo dico.

Guerrieri è fico, è solitario, è tristarello.

Ha un amico serio. Ha una segretaria degna. Ha un fascino latente che in questo libro viene inevitabilmente fuori.

Un po’ mi inquieta, mi lasciano sempre perplessa i troppo soli, gli asociali; sono così tanto distanti da me che da una parte mi incuriosiscono dall’altra mi innervosiscono.

Guerrieri comunque mi piace, continua a piacermi, dunque, vado avanti e voi leggetene tutti!

Ad occhi chiusi

Vedi che è un attimo: saga, inizi e poi non smetti più… non riesci a mollare.

Questo mi é piaciuto molto più del primo.

Ormai Guerrieri lo conosco, ha fatto il suo percorso, ha più o meno una fidanzata ed arriva il poliziotto Tancredi che gli fa affidare l’incarico di Avv.to di parte civile in un processo di maltrattamenti e percosse ad una ragazza. L’imputato è un figlio di… insomma le cose non sono facili. Al solito.

Allora, quello che mi piace di Guerrieri é la sua introspezione, il fatto che lui si autoanalizza; mi fa ridere quando gli fanno domande e lui risponde in testa come vorrebbe, ma fuori in modo diplomatico. Mi piace il suo modo di relazionarsi agli altri, di gestire le udienze, di prendersi del tempo per stare da solo.

Mi piacciono i processi, la storia e la procedura.

Di Carofiglio invece mi piace la scrittura pulita e veloce; i riferimenti culturali alla musica e all’arte: tipo “Era una scena molto triste, come certi silenziosi interni di Hopper”. La trovo bellissima e, come ha detto un mio colto amico “icastica”.

Bene, vado avanti, leggetene tutti.

Un diavolo per capello

Il 12 febbraio ero felicissima perché avevo appena finito un libro ed usciva quello di Lorenzo Marone, che io amo.

Prendo il libro nuovo di Marone, quindi, comincio a leggerlo e… una fatica ragazzi miei! Che big delusion, ma sapete proprio quando non riesci ad andare avanti?! Insisto per qualche giorno e poi ho cominciato ad imparare che è inutile insistere: ci sono troppi libri da leggere ed è inutile perdere tempo con un libro che proprio non ti prende.

Allora, nell’attesa di trovare un altro che mi interessasse, ho preso tempo con il questurino Sarti Antonio, che già avevo apprezzato in una precedente lettura.

Sarti Antonio è il protagonista dei libri di Loriano Macchiavelli. Un personaggio un po’ sfigato; un poliziotto neanche troppo perspicace; una figura positiva ma poverella.

Un furto di gioielli, una soluzione facile, un colpevole in galera, una verità da scoprire perché non basta quella apparente.

Insomma una lettura piacevole, facile, veloce.

Sarti é l’amico sfigatello ma piacevole, con Rosas coprotagonista “amico geniale”.

Insomma, come intermezzo non male.

Ora cerco altro, Marone mi scusi ma lo lascio lì.

La verità su Amedeo Consonni

È successo questo: giovedì dovevo andare a Catania per lavoro.

Ad un certo punto in macchina, già quasi all’aeroporto, mi rendo conto di non aver preso con me il Kobo.

Attimi di panico: tornare indietro impossibile, stare senza libro altrettanto.

Poi mi illumino, mi rendo conto che è il 9 gennaio e così penso che appena arrivo in aeroporto posso prendere il nuovo libro di Manzini, che esce proprio quel giorno.

Arrivo in aeroporto, passo i controlli e vado nell’unico negozio che, pur non essendo una libreria, so che vende dei libri.

Manzini non c’è. Rosico tantissimo.

Ci penso e ci ripenso e mi convinco sempre più che non posso passare un’ora ad andare ed un’ora a tornare senza libro ma tra quelli che hanno o li ho letti o non li conosco.

Faccio, allora, l’unica cosa che posso fare, tra quelli non letti mi fido della casa editrice non conoscendo l’autore e così prendo il libro di Recami: La verità su Amedeo Consonni.

E che bel libretto mi sono letta.

Parte da una storia non so se già raccontata in libri precedenti, ma devo immaginare di sì anche se non molti sono i richiami, per arrivare ad una serie di storie parallele divertenti e, in parte, avventurose.

Tutto si svolge tra Camigli (adoro!) e Milano intorno ad una casa di ringhiera di quelle milanesi dove i vari condomini si trovano invischiati in una torbida storia di tratta di ragazze dell’est.

Vari sono gli inquilini: il vecchietto; la disabile; la famiglia; la comunità peruviana, quella cinese; una donna bella quanto una dea, insomma varie ed eventuali.

Mi sono divertita tanto a leggere di Amedeo e del nipotino Cipolla; della compagna Angela e dell’ammiratore segreto Augusto; del vecchio Luis e del cagnetto Max.

Insomma, per essere la prima lettura (già conclusa!) del 2020, non mi posso proprio lamentare.

Divertitevi anche voi, leggetene tutti.

Cambiare l’acqua ai fiori

E ieri sera, 25 dicembre, ho finito di leggere il libro più bello di quest’anno.

Vi rendete conto?! Per il rotto della cuffia.

Una si fida di un consiglio, si mette lì a metà dicembre e, leggendo leggendo, si rende conto di avere in mano il libro più bello che ha letto quest’anno e non sono proprio pochi.

Cambiare l’acqua ai fiori è un libro bellissimo.

Bellissimo.

Vorrei che tutti lo leggeste perché vi mette in pace con il mondo.

È un libro talmente ben scritto, carico di colpi di scena, di spunti emozionali, che non ti lascia mai. Stai lì che lo divori e, al tempo stesso, non vuoi che finisca mai.

È un gran bel libro.

Lo scetticismo iniziale è d’obbligo: Violette, la protagonista, fa la custode di un cimitero in un paesino della Francia. La assistono cani e gatte e poi i necrofori, il proprietario delle pompe funebri e il parroco del paese. Ora so che, detta così, penserete: “questa è matta, che consiglio ci dà?!” E invece no… cioè io un po’ matta mi ci sento ma non quando consiglio libri!

Violette ti conquista a pagina 1, è una protagonista pulita, delicata, sorprendente, una donna che vorresti come amica.

Non c’è banalità, nulla è scontato, l’autrice ha costruito il libro in maniera direi perfetta. La storia è quella della protagonista ma anche quella dei suoi “ospiti”. La tristezza della morte sfuma, ti accompagna ma con discrezione.

La storia è mille storie; i generi si mescolano e così abbiamo un romanzo d’amore, un giallo, una storia con mille storie dentro.

È un libro bello, appassionante.

È il miglior libro che ho letto quest’anno.

Leggetene tutti, cortesemente.

Nozze

Aspetti aspetti aspetti ed esce il nuovo libro di De Giovanni.

Leggi leggi leggi ed è finito il nuovo libro di De Giovanni.

Questa é la triste storia.

Durano troppo poco perché all’inizio vai veloce poi, per quanto puoi rallentare, li finisci subito.

Mi è piaciuto, sebbene abbia scoperto l’assassino subito, mi è piaciuto.

Perché non è che leggi De Giovanni per leggere un giallo, lo leggi per i protagonisti, per l’ambientazione, per gli incisi per il modo di scrivere che ha.

Lo leggi perché é delicato, dolce, poetico.

Se vuoi leggere un giallo fatto bene leggi Agatha Christie.

Comunque, la storia c’è: una morta, il giorno prima delle nozze; una morta tanto brava, senza alcun segreto… forse!

I protagonisti sono sempre “amici”, li rivedi volentieri, ti ci diverti, li segui, li anticipi, li accompagni.

Aragona fa troppo ridere e anche la sua interazione con Pisanelli; la Piras ed il Cinese ormai coppia; la nuova arrivata e l figlia, direi bei nuovi personaggi; Hulk in crisi ma con un’unica certezza; Palma e Ottavia… poveri!

Visto che siamo sotto Natale, affrettatevi a regalarne uno, magari partite dall’inizio però… alle Nozze ci si può arrivare con il tempo.

Leggetene tutti!

Satyricon

Beccare due spettacoli buoni nell’arco di meno di una settimana non è cosa facile.

O forse sì se ti fai guidare dal teatro e dall’autore.

Nella fattispecie, il teatro è l’Argentina che, per chi è di Roma, di per se è già una garanzia mentre l’autore è Francesco Piccolo che proprio non è l’ultimo.

Così ho visto, e ne sono rimasta entusiasta, Satyricon.

Uno spettacolo molto particolare ma fatto benissimo: divertente, “urgente” e “necessario” mi verrebbe da dirvi.

La celebrazione dei luoghi comuni, conditi da buon cibo.

Musica, scenografia, testi perfetti.

Attori superlativi: bravi, coraggiosi, belli, simpatici, entusiasti.

All’inizio ti lascia perplesso e nei primi 5 minuti pensi “oddio” poi cominci a: ridere, pensare, distrarti; e sei sul palco e balli e ti siedi su una tazza dorata; ti spogli nudo in mezzo alla gente; e partecipi ad una festa anche se sai che hai rinunciato ad un’altra più interessante.

Uno spettacolo innovativo, esilarante, particolarmente vero.

Uno spettacolo che caldamente vi consiglio.

Buon teatro a tutti.

La vita bugiarda degli adulti

Ho acquistato il libro della Ferrante il giorno che è uscito perché mi sembra sempre una garanzia.

E lo è.

È sempre un piacere leggerla.

Solo che forse sono troppo legata alla quadrilogia dell’amica geniale e mi è sembrato di leggerne ancora.

Mi é sembrato tutto troppo simile a quanto già scritto, a quanto già letto.

Non ci sono Lenù e Lina ma c’è Giovanna con una serie di personaggi di contorno.

C’è l’adolescenza.

C’è Giovanna, bambina prima ed un’adolescente poi, studiosa, con due amiche del cuore.

Qui la famiglia della protagonista non vive in una zona povera ma più o meno al Vomero, salvo poi affacciarsi nella Napoli truce con la zia brutta e cattiva.

Quella del Vomero, dove poi le protagoniste dell’amica geniale comunque andranno a vivere, mi sembra l’unica grande differenza per il resto mi è sembrato tutto già letto.

Un bel leggere eh, perché è sempre, come posso dire, “arricchente” leggere la Ferrante. La trovo una lettura comunque appagante, istruttiva soprattutto nella forma. La trama però quella era e questa è.

Senza dubbio la Ferrante è ossessionata dagli adolescenti e dal mondo maschile; dal rapporto tra uomo e donna; dal modo in cui lo si vive; dalla sessualità; dall’approccio alla sessualità.

E alla fine queste ragazzine ne escono sempre male, vivono questo passaggio della verginità sempre come un dovere da compiere.

Ora io vorrei chiedere alla Ferrante, di cui non mi è mai interessato sapere chi sia: “ma scusa tu, che guaio hai passato? Che trauma hai subito? Che problemi hai?” e perché sennò non si spiega, qualcosa c’è stato.

In ogni caso la scrittura sempre piacevole, il libro forse un po’ meno perché sale sale e poi si chiude di botto.

Sicuramente mi aspettavo di più.

Sicuramente potete leggere storie più interessanti con una scrittura forse meno perfetta ma più varia.

Non mi sento di dirvi: leggetene tutti.

Mi dedico ad altro.