E non finisce mica il cielo

Per due giorni avere in testa una canzone che è spuntata così, senza motivo.

Per due giorni canticchiarla senza sapere perché.

Per due giorni dire “ora la sento” e poi non farlo mai.

Per due giorni e poi, finalmente, convincersi ed ascoltarla ed eccola lì che ti esplode nelle orecchie e poi nel cuore.

Mi succede ogni tanto e questa volta è toccata a E non finisce mica il cielo con la voce strabiliante di Mia Martini.

Vi invito a riascoltarla.

Dio santissimo: che voce, che melodia, che parole, che tutto.

Fuochi d’artificio che ti esplodono nelle orecchie e poi sul collo e poi i brividi in testa e nel cuore.

E a chi non è capitato di pensare che finisce il cielo se manca lui (o lei); a chi non è capitato di sentirsi perso nel mondo e, invece, poi capire che “non finisce mica il cielo anche se manchi tu” piano piano.

E poi ancora capire meglio che, non solo non finisce il cielo, ma che, aspettando, ci si riscopre “ancora sulla strada” e si ritorna in sé.

Ammazza, ragazzi, che storia. Ammazza che grande Fossati e che meraviglia quella Mia Martini.

E a chi oggi sta pensando che se manca lui (lei) finisce il cielo, ho la prova provata che non è così. Ho la prova provata che si sopravvive e poi si rinasce e poi si vive e poi si torna “ancora sulla strada” e mica lo dico solo io lo dicono pure Fossati con la Martini.

Se non vi fidate di me, fidatevi di loro.

Spegnete la musica

E poi arriva un tuo amico scrittore esordiente (per ora!) e ti dice: “Senti Nunzia (lo so lo so, è un nome di merda, non mi dite niente, ma io così mi chiamo!) non è che mi daresti una letta ad un paio di capitoli del nuovo libro e mi dici che ne pensi?”

E tu che fai?! Dici sì! E ti arrivano questa cinquantina di pagine e le stampi e le metti sul comodino e le prendi in mano, ne leggi una pagina e le riposi perché: è scomodo da tenere in mano, perché non hai fantasia, perché di fondo sai già come andrà a finire.

E passano i giorni, le settimane e i mesi. Lui lo sentì sempre meno, fino a che non ti ricontatta e, tra il serio ed il faceto, non ti cazzia dicendoti che solo un consiglio ti aveva chiesto. A quel punto ti senti un puntino di niente in un mare di tutto e lo riprendi in mano e che succede?! Quello che temevi, quello che sapevi sarebbe successo!

Succede che in 24 ore ti divori lo scritto; succede che ti innamori dei personaggi; del modo di scrivere che ha che parte ostico, complicato, e poi ti affascina e ti lega e ti trasporta dove vuole lui. Succede che ti appassioni, che ridi, che ti commuovi, che ti perdi nei vicoli delle digressioni; succede che ti ripeti “ma lo vedi che facevo bene io a tenerlo sul comodino!”.

E così, fino a che non lo pubblica, sarò costretta a rimanere in quella stanza, con Paolo e Vittorio, a danzare sulle note di Mina. Liberatemi!

 

I need an hug

Conoscete LaPresse? Come no? L’agenzia di stampa, eh quella.

Fantastico, contenta per voi se la conoscete ma non c’entra niente con quello di cui voglio parlare.

Perché “la press” può essere anche diminutivo di “la pressione”!

La pressione che si misura (e attenti a non averla alta!) e la pressione che puoi subire da qualcosa o qualcuno ma, soprattutto, da qualcuno.

Bene, in quest’ultimo periodo di “la press” ne ho subita parecchia, sarà che forse io sono diventata intollerante ma “la press” è una cosa che non sopporto.

Ma perché mi devi fare pressione?! Ma lasciami in pace?!

Vi potrei raccontare mille episodi ma ne basta uno.

Allora Aqaba, io e la mia compagna di viaggio conosciamo due gentilissimi ragazzi che ci portano in giro per la città nonché a mangiare in uno splendido locale dove il nostro vicino di tavolo si nutriva di cipolle e thè… molto divertente.

Era chiara la situazione per cui i due ragazzi si erano divise le pollastre.

Gentili, gentilissimi fino al fastidio.

Ci offrono la cena, la birra e ci portano sulla terrazza di un albergo a vedere la città dall’alto e il tipo, a cui ero capitata in sorte io, mi invita a fare un giro e ci sediamo proprio di fronte alla Moschea.

Tutto molto, molto bello.

Ora succede che a me questo proprio non piaceva e a lui, invece, proprio piacevo io e dai che comincia un attacco serratissimo a cui io prontamente ho cercato di rispondere, battuta dopo battuta. Tipo: Io, dopo aver parlato dello scibile tutto: e sei figlio unico. Lui: no, ho 8 fratelli. Io: ah, e i tuoi? E lui: sono morti. E io: oh mamma, mi dispiace. E lui: e lo so, ho bisogno di un abbraccio… il tutto in inglese (I need an hug!), magari i suoi sono morti da 10 anni!

Ovviamente l’abbraccio non è arrivato, così come non è arrivato niente del resto ma io dico se una non ci sta, non si capisce tipo dopo una conversazione?! C’è bisogno che divento antipatica? E l’attacco è continuato e ho tirato in mezzo la Moschea…. pareva brutto di fronte ad Allah! E la sera dopo ho tirato fuori la sabbia sulla spiaggia e l’acqua che è bagnata.

Ma io dico come si fa a non capire quando “an hug” non è gradito, quando non c’è trippa per gatti, quando se una è gentile forse è solo gentile e non vuol dire che hai possibilità che diventi tua moglie.

Banalmente, è inutile fare “la press” perché tanto, amici, se a una piacete lo capirete prima di lei.

Fidatevi e dedicatevi al giardinaggio invece che alle agenzie di stampa, torna più utile.

Ultima chiamata per?

Da un paio d’anni c’è una nuova moda ed è whatsapp!
Fantastico, meraviglioso, geniale.
Ha rivoluzionato il modo di comunicare, non esistono più gli sms, non si parla più al telefono, si whatsappa!
Bello, bellissimo. Io lo adoro.
Si possono fare anche gruppi e pure questi sono simpatici, pratici, forse un po’ noiosi quando non ti interessano, ma basta lasciarli e si risolve alla radice il problema.
È facile, molto facile.
In uno dei mille aggiornamenti che hanno fatto, hanno introdotto la possibilità di non far vedere agli altri l’ultima volta che ti sei collegato.
Questa opzione non è usata quasi da nessuno tranne da quei due o tre amici che si devono distinguere; da quei due o tre contatti che devono fare gli snob! La motivazione alla base credo sia “non voglio che gli altri sappiamo i fatti miei!”.
Amici, con serenità vi dico: “ma chi vi caga?!
Ma cosa volete che freghi al mondo dell’ultima volta in cui vi siete collegati, ma rilassatevi!
Voi direte “e allora perché c’hai ‘sto fomento?!”. Giusta obiezione, a cui rispondo dicendo che ce l’ho perché io penso che una cosa o la fai e la fai come va fatta o non la fai!
Ma chi vi costringe a scaricare whatsapp?! Ma chi vi costringere a rispondere ai msg?! Credo nessuno, a parte l’educazione, e allora: ma che ve ne frega di sapere che gli altri sappiano a che ora vi siete collegati?!
Questo è come quelli che dicono che la gente commenta le cose che uno fa su Facebook e pure lì: “ma se i fatti vostri non volete farli sapere, non metteteli in piazza e cancellatevi dai social network!”.
Sarà che io non ho nulla da nascondere; sarà che non mi sono mai andata a guardare “l’ultima volta che uno si è collegato” (tranne il caso della mia amica incinta con contrazioni fuori tempo e lì l’ho guardato per tranquillizzarmi, perché ho pensato “se s’è collegata non sta in ospedale!”); sarà che lo trovo un mezzo di comunicazione e, come tale, lo uso; sarà che odio gli snob… sarà tutti questi “sarà” ma io ‘sto fomento ce l’ho, me lo tengo e ve lo rappresento… poi, al solito, fate un po’ come ve pare!

Must have

Va bè, sapete già tutti (e a chi non lo sa lo dico ora) che io volevo fare la scrittrice ed in seconda battuta (o forse in prima, dipende dalle giornate!) qualsiasi cosa attinente alla moda.

La stilista non era per me di sicuro, non essendo in grado di fare nulla con una matita in mano se non giocare a tris; così come non sarebbe stato nelle mie possibilità fare la modella, date le mie nane misure; ma, a parte questo, diciamo che sono attratta da tutto quello che rimane: giornalismo, personal shopper, stylist e quant’altro.

Per esempio, io adoro quegli articoli che ti parlano dei Must Have della stagione e adoro fare un giro per capire cosa è necessario avere: questo è il periodo migliore dell’anno perché è tutto un pullulare di must have dell’autunno/inverno.

Oggi ho sbirciato quello di Repubblica. Bene, molto bene, benissimo perché io di quello che si DEVE AVERE per Repubblica non voglio niente e questa cosa, inevitabilmente, mi consola!

Detto questo, a parte il gusto, che rimane personale, ma mi potete mettere come Must have di stagione un maglione con una scritta infantile alla modica cifra di 795€!!! E questi sono i must have dei milionari, e che cavolo. Pensate pure a quelli che per spendere 795€ per un maglione devono lavorare una vita e non basta. Peraltro, il maglione è davvero ed oggettivamente brutto… e pure qui: meglio.

Per farvi una sintesi, facciamo come per le spose, nella prossima stagione si dovrà avere: qualcosa a righe, per forza, e anche molto colorato; una gonna lunga e possibilmente a campana, un po’ anni ’50; le stan smith, ve le ricordate?! Ecco, rivanno, così come la muta Carhartt; i mocassini; le borsette a tracolla; decoltè tacco basso; maglioni informi; leggins di variegata fattura e qualcos’altro, poco altro, forse un po’ di fiori sparsi.

Praticamente se uno seguisse il vecchio adagio di “non buttare niente perché la moda gira” non avrebbe bisogno di comprare niente quest’anno, rispolverando gli orrori anni ’90. Anche se poi, sapete che vi dico, che le uniche cose che si devono avere sono quelle che piacciono ma che, soprattutto, stanno bene addosso, perché io posso pure spendere € 795 per un maglione, che mia zia sa fare meglio, ma se sembro pure un sacco di patate indossandolo, permettete che con quei soldi vado e torno, vado e torno, vado e torno n volte da una capitale europea, tipo Varsavia a Gennaio che il biglietto l’ho pagato 40€ e dopo l’assideramento ho capito pure perché… va bè, ma questa è un’altra storia.

 

 

E non finisce qui…

Tutte le mattine salgo sulla vespa e mi parte una filippica su chi circola per strada: automobilisti; pedoni; motociclisti; scooteristi; ciclisti.
Tutte le mattine scendo dalla vespa e mi scordo la filippica ma oggi siete fortunati, perché me la sono ricordata.
Allora, ho bisogno di dare qualche “indicazione stradale”.
Cominciamo.
1) A voi che circolate su strada hanno insegnato l’uso della freccia di direzione?! Sapete cos’è quella lucetta che lampeggia quando girate a destra o a sinistra?! No, perché è una delle prime cose che ti insegnano quando si prende la patente ma mi pare anche una di quelle cose che si scordano più facilmente! Ma io dico: cosa vi costa muovere quella levetta e indicare dove minchia state andando??? Che cosa vi costa???
2) Cari amici motociclisti, avete mai notato che la vostra BMW in realtà non è una moto ma ha la larghezza di una Smart?! Ecco, è inutile che cercate di infilarvi dove mai potreste entrare, così non solo non passate voi ma manco tutti quelli che vi stanno dietro. (Stesso discorso vale per i vari scooter con seduta in poltrona -vedi Tmax!).
3) Tu vecchietto che porti la macchina come facessi una passeggiata, abbi pietà di noi ed esci alle 3 di pomeriggio quando le strade sono vuote, non quando puoi creare un trenino che manco a capodanno!
4) Va bene l’ecologia, va bene l’inquinamento da combattere, ma Roma è una metropoli e la pista ciclabile è troppo corta quindi: o prendete la bici per fare passeggiatina su ciclabile a tempo perso o VI SEGNALATE perché se voi volete morire non è che il guaio lo posso passare pure io solo perchè di notte non vi siete segnalati e siete più neri del nero sulla vostra bicicletta!
5) Se trovate parcheggio, segnalate che state parcheggiando!!! Non inchiodate sulla carreggiata e… SBRIGATEVI, che non ci si puoi mettere un’ora per entrare in un parcheggio!
6) Ricordo che la doppia fila NON è un parcheggio; NON si possono tenere sequestrate le persone perché voi dovete comprare il pane!
7) A Roma c’è traffico, si sa, che senso ha suonare quando stiamo tutti incolonnati in fila indiana;
8) vi ricordo quanto già detto: la SMART non è un motorino, vedi punto 2);
9) l’auricolare è in dotazione con il telefono, è comodo, si sente meglio e vi permette di non distrarvi mentre guidate… cosa caxxo vi costa indossarlo??? Cosa???
10) le strisce pedonali esistono, usatele, da pedoni non vi buttate alla cieca in mezzo alla strada… corriamo il rischio di evitarvi quando sarebbe giusto aiutarvi nel suicidio. Maledetti!
(To be continued…)

Take your time

É una settimana ormai che è iniziato settembre ed è da una settimana che sento e leggo i buoni propositi da iniziare con questo mese, partito, peraltro, di lunedì quindi meglio di così si muore!

Non so perché settembre, o meglio, lo so: è un po’ come gennaio che è un “inizio” ma settembre di più; è sempre stato un “nuovo inizio”. Non so bene perché, sicuramente c’entra il retaggio scolastico, sicuramente c’entra il fatto che uno torna dalle vacanze; fatto sta che tutti sono pronti a ricominciare di slancio in questo nono mese dell’anno.

E io?! E io… boh! Io…

  • cerco di sopravvivere;
  • mi attacco al Dio delle piccole cose per ricominciare nella mia routine, tipo cercare di ricordarmi che sulla vespa ci vuole il casco e cercare di ricordarmelo prima di salirci, il che, vi assicuro, non è facile;
  • faccio liste e le disfo;
  • cerco di farmi piacere lo svegliarmi la mattina inventandomi nuovi look per andare in ufficio. In particolare, cercando di trovare nell’armadio tutte le sfumature di colore da abbinare alla nuova borsa di Cruciani, arrivata a fine luglio e poco usata;
  • mi sforzo di farmi venire la voglia di tornare in palestra, ipotizzando attività fisiche mai provate che mi aiutino a riattivare i muscoli in beato relax;
  • mi ingegno a trovare soluzioni, che purtroppo non ci sono, per aiutare le mie amiche del cuore a superare momenti difficili e impazzisco perché non ci riesco, perché non sempre c’è una soluzione, perché bisogna solo aspettare che “passi la nottata”;
  • ipotizzo il prossimo viaggio, le prossime ferie, il prossimo week end e simulo andate e ritorno da Marte;
  • faccio i miei buoni propositi, tra cui quello di stare lontano da persone che ti chiamano e non ti chiedono manco “come stai?” perché sono troppo prese da sé;
  • esigo di mantenere la mia tranquillità e la mia voglia di essere libera di decidere di dire un sì oppure un no;
  • tengo fede al motto giordano del “take your time” che poi è l’unica cosa che conta. Provateci anche voi e vedrete che, alla fine,  non serve molto altro per ricominciare… o almeno è quello che mi ripeto da 8 giorni :-)!

Borsello NON è BELLO

Io voglio conoscere chi ha ripristinato l’uso del borsello da uomo.
Lo voglio conoscere e poi gli voglio menare.
Ma fargli male!
Già l’uomo (qua tocca generalizzare!) ha problemi con la moda… e va bè pure alcune donne ma diciamo che a gran parte degli uomini manca proprio il gene della moda, poi se neanche li aiutiamo succede una tragedia!
E la tragedia nella fattispecie è il borsello!!! Di pelle, di tela, firmato, figlio di nessuno:

È BRUTTO!!!

Non me ne frega niente che non sapete dove mettere le chiavi: buttatele; fatevi una donna e mollate a lei le chiavi, il portafogli, i fazzoletti… quello che vi pare ma NON, ripeto NON, usate il borsello! È inguardabile e lo diventate anche voi … anche se siete Brad Pitt diventate Ugo Fantozzi!
Mi è capitato: conosci uno, ti viene a prendere la prima volta, scende dalla macchina e zac il borsello… Noooooooooooooo! Per non mollarlo e tornare subito a casa mi sono dovuta concentrare tutta la sera sul suo viso che, seppur notevole, non mi ha permesso di dimenticare del tutto che mentre parlavamo il mostro era lì, appeso allo schienale della sedia!
Dopo esserci liberati, e non del tutto, del marsupio, come faremo a liberarci del borsello???
Se fosse un paese normale il nostro in cui le leggi si fanno, proporrei un disegno di legge ma non è un paese normale il nostro se ci sono ancora uomini che usano il borsello, che

NON è BELLO!

Forever Friends

Io penso che viaggiare sia la cose che prima al mondo mi riempie il cuore.

Prima di partire ho sempre la sensazione del “chi me lo fa fare?! Sto tanto bene a casa mia” poi vado e mai vorrei tornare. E questo è quello che succede sempre, ma quest’anno di più.

Prima per me i viaggi erano un’evasione: nessuno (a parte i miei, ovvio!) mi aspettava al rientro e stare fuori mi faceva sentire più viva; poi ho cominciato a viaggiare con i fidanzati e quello che volevo me lo portavo dietro, quindi era bello anche tornare; ora i fidanzati sono andati e di nuovo evado ma non mi serve stare fuori per sentirmi viva, ora davvero ho imparato ad apprezzare i viaggi per quello che sono: una scoperta!
Ogni volta che torno so di essermi arricchita negli occhi e nel cuore e la Giordania, credetemi, in questo è superiore.

Non è che proprio io sono stata a casa in vita mia ma questo viaggio vince il premio come il miglior viaggio mai fatto.

Ho analizzato e capito che questo dipende: un po’ dal fatto che siamo state trattate da principesse con tanto di guida ed autista ed alberghi perfetti e tour studiato in un crescendo di emozioni; un po’ perché siamo riuscite a fare cose per turisti pur non stando mai con i turisti; un po’ perché si tratta di una terra ricca di ogni cosa dal mare alla montagna alla seconda delle sette meraviglie; un po’ perché la gente è gentile e ospitale e disponibile da metterti imbarazzo; ma, forse e soprattutto, perché la mia compagna di viaggio era felice quanto me e questo è fondamentale.
Per alcuni versi mi ha ricordato la Namibia ma lì ero felice solo io di stare in quella terra meravigliosa: chi era con me non era con me e questo ti fa vivere le cose in maniera diversa.
L’ho capito in Giordania, dopo tre anni, che non basta trovarsi dall’altra parte del mondo e vedere cose meravigliose per esserne felice; bisogna stare con qualcuno che apprezzi quello che vede tanto quanto lo apprezzi tu, perché è inconfutabile che la felicità è vera solo se condivisa.

È inconfutabile, Stefania, che vedere la Giordania con te è stato il valore aggiunto di questa vacanza.
È inconfutabile doverti dire: mille grazie, amica mia.

X y z

Nonostante in quindici giorni abbia girato la Giordania; nonostante non avessi un attimo di tempo; nonostante la stanchezza mi chiudesse gli occhi la sera sono riuscita a leggere tre libri, il che mi sembra un’ottima cosa!
Dei primi due già sapete, il terzo l’ho preso perché già per me Andrea Vitali è una garanzia e, nel dubbio, mi piace immergermi nel ventennio fascista e scoprire qualche mistero che poi magari mistero non è.
Il libro in questione è Quattro sberle benedette e siamo alla fine degli anni 20.
Solito freddo nord; solito bordo lago e al solito abbiamo: il prevosto, i carabinieri, la perpetua ed un mistero misterioso da risolvere.
Il morbillo, un casino, delle lettere anonime, un trasferimento in sospeso, un bimbo che nasce, una salma da riesumare, celebrazioni del ventennio da rispettare, festa dei morti da onorare tutto condito da una prosa spassosa e colorita.
Insomma, Vitali mi diverte e mi piace scoprire che le lettere anonime le scrive “x” perché vuole che si sappia di “y” dal momento che è uno scandalo che si vada a “z”… Chiaro no?!

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