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Libro nr. 4

Che vi avevo detto?! Che il libro nr. 3 era stato il mio preferito?! Ok, sbagliavo.Dopo aver letto il quarto penso che sia questo il mio preferito… Il che mi fa capire che più leggo del Commissario Ricciardi e più lo adoro.

Trattasi di Il giorno dei morti. L’autunno del Commissario Ricciardi.

Ma andiamo con ordine: finita l’estate inizia il piovoso autunno. In prossimità del giorno dei morti si trova il cadavere di un bambino e giá ti parte da dentro una tristezza che levati.

Ma qual è la novità?! Bé, la novitá é che Ricciardi non lo vede, non lo sente, non ne coglie il messaggio prima della dipartita. E allora che fa?! In una Napoli pronta ad ospitare il Duce, che ha bisogno di tranquillità e ordine e che vuole catalogare la morte del piccolo come un incidente, il Commissario Ricciardi non ci sta e decide di mettersi in ferie per cercare il bambino, per cercare il suo messaggio di morte.

É bellissimo questo libro, bellissimo! 

Meno intensa, ma sempre presente, la vita privata del protagonista: qui il protagonista é davvero l’omicidio e la ricerca dell’assassino del piccolo balbuziente con una vita di inferno ed un unico amico, il cane.

Non ci si può pensare, un groppo in gola ogni volta che appare sulle pagine Matteo Diotallevi, angustiato dai compagni, povero e infelice tranne che con il suo “Angelo”, la dama di carità che lo accudisce.

Un groppo in gola tutte le volte che Ricciardi, il vero Tette, arriva in un luogo e non lo trova e si deve ricominciare da capo. 

Dovete leggere, non vi posso raccontare, dovete leggere: l’angoscia della pioggia, che cade incessantemente; la tristezza e poi la gioia sincera del bimbo nei suoi momenti di libertà con l’Angelo; la frustrazione di Ricciardi, che indaga in ferie per non essere ostacolato dall’arrivo del Duce; il lento avvicinamento del Commissario ad Enrica e quello più veloce a Livia; la pressione del cane; lo schifo del prete; lo sconcerto della fine della storia e della scoperta dell’assassino.

Non vi posso dire tutto questo, meritate di leggerlo.

PS: vi avverto che c’è un capitolo, sulla domenica di pioggia autunnale, che nei miei sogni di scrittrice vorrei aver scritto io. Fatemi sapere. 

Finish

E ci siamo, sono finite!
Non ci posso pensare, sono finite!
Sono passate quasi due settimane e voilà, puff: FI NI TE!
Volevo fare un’ode a loro… alle FERIE, che sono finite!
Mo’ è arrivata quella stronza della Befana e se le porta via. L’ho sempre odiata quella vecchia sulla scopa!
Dice “e che hai fatto in due settimane?! Sei partita?”
Ma pensate forse che sia matta a partire tra Natale e capodanno?! Per poter vedere 4 capitali europee in un anno nei week end, io parto quando non parte nessuno, è ovvio! Per spendere metà della metà di quanto avrei speso in questo momento… va bè poi rischi di trovare meno 17 gradi a Varsavia ma questa è un’altra storia.

E comunque che ho fatto?! Quello che va fatto durante le ferie:

1) ho visto tanti amici, mi sono fatta un sacco di risate, ho apprezzato ed avuto tempo per la loro compagnia e li ho adorati;

2) ho portato tutti i giorni fuori la mia cana, nel suo parco preferito, per vederla felice e mi sono fatta coccolare da lei, che lo fa pure se la vedi 5 minuti al giorno ma stavolta me le sono meritate le sue coccole;

3) sono stata al cinema spesso ed era tanto che non mi facevo catturare da “emozioni visive”, diciamo, anche se, come sapete, non sempre è andata bene;

4) ho fatto un po’ di shopping, sempre troppo poco!

5) sono stata in palestra la mattina il che dovrebbero metterlo come istituzione, dovrebbe far parte della giornata lavorativa! Bellissimo!!!

Sapete che devo fermarmi a 5 ma ci sarebbero un’infinità di altre cose che mi spingono ad odiare quella bacucca della Befana che arriva sempre troppo in fretta… ‘sta stronza!

E a quelli che hanno fatto il conto alla rovescia per tornare alla quotidianità della vita lavorativa dico solo “FATEVI UNA VITA!”.

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Libriamoci

Ho proprio un problema con i libri io.

Se sto per finirne uno e sul comodino ne non ho almeno un altro da leggere, devo correre in libreria.

Se ne ho prestato uno, lo devo riavere: presto più facilmente e senza pensiero i vestiti, che possono anche non tornare, ma i libri no, i libri devo riaverli!

È per questo che quando a fine anno leggo le statistiche che dicono che in Italia si legge una media di un libro all’anno mi vengono i brividi.

Non so come sia possibile e invece lo è!

Allora ho contato quanti ne ho letti io nel 2014 e sono 31. A me sembrano pochi, troppo pochi eppure rapportati alla media sono abbastanza direi.

Sento di dovermi comunque giustificare.

Per esempio, quello scempio di Shantaram mi ha rubato almeno due mesi ed il viaggio estivo di quest’anno è stato impegnativo, ho letto meno di quanto avrei dovuto!

Come vi ho già detto, però, ho scoperto e adorato la Ferrante, Abate e Vitali. Ho approcciato Carofiglio.

Ho maledetto quello di Shantaram; la ragazzina de La ladra di libri; l’inutilità di Maledetta primavera e dell’ultimo della Mazzantini (Splendore); sono rimasta delusa dal mito di King (Nell’erba alta); ho ritentato con Don Winslow ma, dopo la meraviglia de Il potere del cane, deve passare un altro po’ di tempo.

Mi sono divertita con Viola Veloce e i suoi Omicidi in pausa pranzo; mi sono commossa fino alla lacrime con Fontana e la morte del suo uomo felice ma anche con il bimbo di Molto forte, incredibilmente vicino; ho avuto il piacere di leggere due novità scoperte su Twitter (Giovanni Venturi e Giulia Madonna); ho tribolato nello scoprire il responsabile dell’omicidio di Quebert.

Insomma in questo, come negli anni precedenti e come nei prossimi, mi sono emozionata e ho vissuto mille vite insieme ad i miei libri, forse è per questo che ci sono tanto legata perché per me sono una garanzia di sicura emozione, nel bene e nel male, sono portatori sani di risate, lacrime, entusiasmo, stupore, fastidio, rabbia.

È per questo che non li voglio abbandonare, che li devo tenere con me e loro, senza nulla chiedere in cambio, non mi deluderanno!

Ok, ho proprio un problema con i libri io.

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Io confesso

Ok, sono passate più di 48 ore.
Sono una persona abbastanza forte e posso raccontarvi quello che é successo l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata.

Cominciamo: Io confesso.

Allora, mi sveglio abbastanza tardi (è festa!!!) so che devo andare a recuperare l’albero di Natale in cantina ma traccheggio fino a che vado.
Lo prendo, con tutti gli annessi ed i connessi, e, mentre chiudo noto una cavalletta gigante sulla porta!
Chiudo di corsa e ne resto profondamente turbata.
Secondo me questo è stato il punto in cui è iniziata la fine!

Salgo su, mi rendo conto che si è fatto tardi, perché dovevo andare a pranzo dai miei, e comincio solo a montare l’albero.
A quel punto s’é fatto tardissimo e allora che faccio mi infilo una TUTA e vado.

(Ora lo so che vi ho detto 1000 volte che con la TUTA manco a pisciare il cane – e faccio bene a dirvelo – ma ho pensato “vado da mamma, vado a CASA MIA… c’è il cane che mi lecca, vado tranquilla!”. Ho pensato male).

Arrivo a casa, assalto di Margie e papà che mi viene incontro tutto caruccio e pettinato (maglioncino e camicia!) gli dico “ti sei messo elegante per il pranzo!” e mentre dico la frase noto uno scintillio strano in salone… mi giro e vedo una tavola apparecchiata per n persone tutta tempestata di cristallo; arriva mia mamma e pure lei tutta caruccia e pettinata.

Lì mi si comincia ad accendere una lampadina e dico “ma forse non so qualcosa che dovrei sapere” e mamma, candidamente: “bè, vengono tuo fratello con la fidanzata e i genitori e la sorella ma te l’abbiamo detto” “che cosaaaaaaaaaaaaaaa?! Me l’avete detto?! E quando?! Quando io stavo a casa mia e voi a casa vostra?! Quando non mi prendeva il telefono?! Quando?!?!? Ma dico vi pare che se avessi saputo mi presentavo IN TUTA (che manco a piscia’ il cane?!)”…
Comunque non mi perdo d’animo, sbatto la porta, mi lancio dalla rampa delle scale… se non fosse che… li becco sotto casa! E che posso fare?!

Confessare: io confesso.

Mi umilio: gli dico, scusate io non sapevo sareste venuti e sono venuta IN TUTA ma rimedio subito, vado a casa e mi cambio.
E loro, carucci tanto carucci: “ma no, siamo di famiglia; ti pare che ti preoccupi che stai in tuta!”

E mi preoccupo sì… sto IN TUTA (che manco a piscia’ il cane!).

Comunque risalgo con loro e loro pure erano tutti carucci, tutti pettinati e io sempre IN TUTA.
Dicono: “dai, vedrai pure tuo fratello verrà IN TUTA”, che non mi
sembrava una consolazione ma almeno.
E quello che fa?! Tutto caruccio, tutto pettinato pure lui!

Dico: “meno male che almeno ho abbinato felpa a scarpe. ME NO MA LE!”

Che pranzo che ho passato, ragazzi, qualsiasi cosa succedeva pensavo “Ah Nu’, stai IN TUTA ma LMT”.

Finalmente finiscono l’antipasto, il primo, il secondo, i dolci; mi umilio per un’altra oretta e trovo il coraggio di andarmene con la promessa che a Natale sarò decisamente più elegante (e vabbè che rispetto alla TUTA ci vuole poco!) quantomeno con un vestito nuovo per l’occasione… devo pur rimediare all’immensa figura tapina che ho fatto! O no?!

Ecco, io confesso: proprio io che la TUTA manco a pisciare il cane, ho passato un imbarazzante giorno di festa… sicuramente per colpa della cavalletta che mi ha turbata o, più probabilmente, dei miei che hanno taciuto.

Com’è, come non è, Amici & amiche, per una volta NON seguite il mio esempio e ricordate sempre, stampatevelo ed attaccatevelo sull’armadio, che “la TUTA, manco a pisciare il cane”… me ne sarete grati, molto grati! Vi assicuro.

La grande bellezza

Allora ieri nei miei trasbordi vespa/macchina/macchina/vespa ho incrociato un labrador con il suo padrone ed ho pensato: “La grande bellezza”!

Allora ho cominciato a catalogare tutte le cose che per me rappresentano “La grande bellezza”… vi farò uno dei miei soliti elenchi: siete contenti?!

  • Le feste di Margie quando mi vede, che sembra sempre che è da una vita e magari ci siamo viste due ore prima;
  • il sorriso di gratitudine di un bimbo quando lo cavi da un impiccio, che per te è una cosa banale ma per lui è un ostacolo insormontabile;
  • il cuore che ti si ferma per 5 secondi quando lo rivedi dopo tanto tempo;
  • Roma;
  • il sollievo nella voce di un’amica alla fine di una telefonata dopo averti chiamata disperata;
  • la collega che ti blocca sul corridoio e ti mostra, con le lacrime agli occhi, l’anello che le ha regalato lui (e le lacrime vengono anche a te!);
  • i vecchietti di Bilbao che girano per osterie e bere cicchetti e cantare canzonette;
  • la tracolla di Chanel (da ieri anche quella di Stella McCartney);
  • la complicità tra amici;
  • la sposa bellissima e felice in mezzo ai suoi invitati;
  • avere nella stessa sala di un museo: Pollock, Rotkho, Kandisky, Picass, Klein;
  • gli occhi di una persona innamorata;
  • mamma e papà contenti per un tuo successo;
  • il divano dopo una giornata di giri;
  • trovare un libro che ti appassiona;
  • il sabato e la domenica senza sveglia;
  • il mare;
  • il mare;
  • il mare… che è?! Non mi sono incantata è che per me “la grande bellezza” del mare merita almeno 3 punti in classifica;
  • le scarpe di Jimmy Choo

…e potei continuare per ore ma mi fermo perché non voglio tediarvi anche se “la grande bellezza” sarebbe anche….curiosi eh?! Mo’ vi lascio così, in attesa.

 

 

Occhio alla buca!

Nonostante il post di ieri ho deciso di uscire comunque ieri sera perché avevo voglia di cinema e così, tra i tanti film che ho voglia di vedere, ne ho scelto uno.
Che ho scelto? La buca di Ciprì e per tutte le due ore che dura mi sono chiesta: perché?!
Aiutatemi a dire “brutto”, ma assai!
Lo capisci dai titoli di testa: ma avete mai visto al cinema un film che parte con una sigla tipo Mery Poppins coi fumetti; almeno un film che non sia un cartone animato?! Io no e la prossima volta che dovesse capitare una cosa del genere usciró prima dell’inizio del film. Giuro.
3 personaggi ed un protagonista: il cane, l’unico davvero degno di nota. L’unico.
Se tu guardi gli interpreti ti devi fidare: Papaleo, Castellitto e Bruni Tedeschi, e che vuoi di più?! Ecco, di più vuoi un film non una pseudo favoletta con la morale.
In sintesi: Castellitto avvocato azzeccagarbugli, in cerca di soldi si imbatte in Papaleo, appena uscito di galera per un reato non commesso; il primo ravvede nel secondo una fonte di soldi e comincia la farsa. L’unica donna, ovviamente, aiuta i due a capirsi e ad apprezzarsi. Comunque:processo, riconoscimento innocenza, niente soldi. Che c’entra la buca direte voi?! Niente, rispondo io anche se nel finale ha un ruolo.
Non mi è piaciuto niente: ambientato in una strada che sembra Londra nei primi del ‘900 (perché?!); scenografie scure e pesanti (perché?!); personaggi, nonostante la bravura degli attori, forzati e fuori ruolo… tutti a parte il cane (perché?!); il Giudice di Cassazione che pensa alla partita di calcio, macchietta inutile (perché?!); l’happy end d’obbligo pure quello forzato e, più che altro, con una brutta morale: gli onesti diventano disonesti (perché?!).
Forse su tutto questa è la cosa che mi ha dato più fastidio. Ma che mi rappresenta?! Ma che mi vuoi dire, Ciprì?! Va bene il surrealismo; va bene la favoletta; va bene l’ambientazione improbabile, va bene tutto, può piacere o non piacere, ma, per piacere, la morale distorta no! Abbi pietà, se devi fare la favoletta falla fino in fondo.
Che fastidio, che nervi soprattutto perché pensavo: ci sono almeno dieci film che voglio vedere e mi sono decisa per questa inutilità!
Che fastidio, che nervi, che buca clamorosa che ho preso!

I’m so sorry

Mi chiedevo se anche a voi capita di dire “mi dispiace”; a me capita spesso ma magari non agli altri, a me stessa, nella mia testa.

Lo dico di continuo, perché penso a delle cose ed eccolo lì il “mi dispiace”.

Volete sapere quando, perché e di cosa mi dispiaccio? Ve lo dico.

  • Mi dispiace quando vedo un maledetto parcheggiato davanti allo scivolo dei disabili e non posso rigargli la macchina;
  • mi dispiace che non mi ami;
  • mi dispiace che sono tornati di moda gli anni ’80 (spero finisca presto!);
  • mi dispiace non poter passare più tempo con la mia meravigliosa cana;
  • mi dispiace che Gigi D’Alessio abbia successo;
  • mi dispiace che non sia sempre estate;
  • mi dispiace non poterti dimostrare quanto ti amo io;
  • mi dispiace che esistono le Hogan;
  • mi dispiace che questo blog non valga 8 milioni di € come quello della bocconiana;
  • mi dispiace non avere la possibilità di rispondere come vorrei sempre a chi voglio;
  • mi dispiace non poter spendere tutti miei soldi in abbigliamento e accessori;
  • mi dispiace vederti cambiare in poche ore e non capirne il motivo;
  • mi dispiace non essere stata in grado di lanciare l’hashtag #giannininudo e vederlo così in trasmissione;
  • mi dispiace non poter uccidere tutti quelli che maltrattano i cani e i bambini;
  • mi dispiace che c’è la crisi;
  • mi dispiace che ci sono le guerre;
  • mi dispiace che c’è la fame nel mondo;
  • mi dispiace non potermi sfondare di nutella;
  • mi dispiace non poter picchiare delle persone che reputo insopportabili;
  • mi dispiace che alcune persone non si lavano e puzzano;
  • mi dispiace non potermi “pelare” di nuovo…

ma soprattutto…

mi dispiace dover dire MI DISPIACE!

Il perfetto potere del cane

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Io: “ciao, caro amico, mi consigli un libro?” Lui: “hai mai letto Il potere del cane? Compra questo”. Ho resistito a questo consiglio per un paio di mesi anche perché il “caro amico” è lo stesso che mi ha consigliato 1300 Giulia etc e avevo (secondo me pure giustamente) qualche resistenza. HO FATTO MALE perché Il potere del cane è il libro più bello che abbia letto almeno negli ultimi 10 anni, e non si può dire che io non legga!
Non vi documentate, non serve, perché qualsiasi cosa leggerete di questo libro vi scoraggerà: storia di narcotraffico dal 1977 al 2004; 714 pagine… non vi documentate, rinuncereste e NON dovete farlo! Questo libro VA letto!!!
All’inizio pensi di non farcela: 300 personaggi; 3000storie; da subito non sai di chi puoi fidarti e così devi “fidarti dello scrittore” come mi ha consigliato Andrea Vianello quando gli ho scritto che stavamo leggendo lo stesso libro.
Ed aveva ragione.
Cominci, continui, vai avanti e tutto si srotola con ordine… tutto va al suo posto. I buoni con i buoni e i cattivi con i cattivi… anche se non sembra … perché i buoni sono pure cattivi e i cattivi, va bè, tentano di redimersi ma non ce la possono fare, almeno non tutti!
Mi sono appassionata al libro dal capitolo di presentazione di Nora, che sembra non c’entri niente con il resto… e invece. Una puttana geisha, con una vita difficile, una macchia di colore giallo (biondo) in un mondo brutto e sporco di sangue. Lei, bellissima, che ama, inganna, redime un mondo di criminali fatto di mostri che di fronte a lei cedono, si fidano, crollano! Lei che “tienes l’alma” del cane “en su manos” e che lo fa barcollare e poi crollare.
Ma che poi: che è ‘sto potere del cane? Mi sono documentata, è menzionato in un salmo della bibbia e Don Winslow, mentre scriveva, si è accorto che parlava proprio del potere del cane ossia del potere dei ricchi sui poveri. E qui il potere è quello dei soldi, della Chiesa, della droga, del governo, tutti con tutti e tutti contro tutti. Un groviglio infinito, con tanti personaggi che si mischiano, si incrociano, si incastrano, si amano, si tradiscono. Mai avrei sperato che, leggendo di narcotraffico, mi ritrovassi a commuovermi per una storia d’amore, a tifare per un lieto fine.
Tutto questo è Il potere del cane, anche se poi, da canara quale sono, non mi piace quest’idea malvagia del cane ma in questo lo scrittore non c’entra niente, dovrei prendermela con la Bibbia e non mi sembra il caso.
Ricapitolando, fatevi e fate un regalo. Questo è perfetto.