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La Dea Merini diceva "chi tace spaventa" e, infatti, io non taccio mai! Sono di tutto un po' e un po' di tutto come il blog: curiosa, tendenzialmente felice, lunatica e con una gran voglia di fare cose, che la vita è una sola e non va sprecata. Il bicchiere è sempre mezzo pieno, anche perchè la parte vuota me la sono bevuta. Vegetariana e canara convinta: voi pellicce, non mi avrete mai! Nella vita avrei voluto fare la scrittrice, la personal shopper, l'organizzatrice di eventi, non faccio niente di tutto questo ma non sputo mai nel piatto dove mangio anzi, me lo lecco con gusto. Scrivo principalmente per far sapere quello che penso non per ottenere risposte, anche se pure quelle non mancano mai.

Quanta originalità!

E questo è uno di quei casi (rari, rarissimi!) in cui il film batte il libro.

Questo è il caso di Noi & la Giulia che batte 1300 Giulia & altri miracoli.

Secondo me la storia rende meglio sullo schermo del cinema che tra le pagine del libro. Sarà che a me il libro non era proprio piaciuto.

Poi, però, io sono di coccio: non mi piace il libro e vado a vedere il film: sono un fenomeno! E ma io dovevo capire, dovevo vedere, dovevo sbatterci la testa.

E l’ho fatto e vi dirò meno peggio di quanto credessi.

Il protagonista è Diego che, dopo la morte del padre, decide di abbandonare la sua monotona vita per trasferirsi in campagna e mettere su un agriturismo.

Quanta originalità!

Nel farlo si imbatte in altri due sfigati come lui: stessa età, stessa sfiga nella vita, stesso desiderio di cambiarla.

Quanta originalità!

Comprano una catapecchia, la rimettono su con l’aiuto di una disgraziata incinta e di un quarto deluso dalla vita pure lui.

Quanta originalità!

Sistemano tutto, stanno per partire con l’impresa e interviene la malavita a chiedere il pizzo e qui davvero parte l’originalità della storia perché il Che Guevara de noartri, interpretato da un Amendola in versione Mario Brega, si ribella e comincia il divertimento che non vi sto a dire perché vi rovinerei la storia.

I protagonisti: Argentero, Leo, Amendola, Foglietta, Fresi e Buccirosso sono carini, bravi, stanno nella parte. Un colpo vedere Amendola nei panni di Mario Brega, per chi come me è cresciuta con i film di Verdone, ma ci sta; così come un fastidio vedere la Foglietta con quel taglio di capelli: mezzi rasati e mezzi lunghi, che volevano essere da alternativa ma che a me facevano venire in mente solo un paio di forbici per pareggiare lo scempio.

Che dire, quindi?! Nì, senza infamia e senza lode ma d’altronde pure il libro era così secondo me… anzi, alcune scene rendono meglio viste che lette, come dicevo: tipo il ciccio che sviene al pensiero della violenza o i due ragazzini agli arresti o il criminale con la Giulia e la musica sotto terra.

Insomma, si fa vedere il film, si può vedere.

 

 

Libro nr. 1

Io seguo un gruppo su Fb che si chiama “Sto leggendo questo libro” e più di una volta mi era apparsa l’immagine di libri di Maurizio De Giovanni.

Visto che lo scopo principale del fatto che seguo il gruppo è proprio quello di trovare spunti di lettura, lo vedi una volta, due e tre, alla quarta lo compro.

Come al solito non mi informo prima, quindi non so che De Giovanni ha scritto 7 libri sul Commissario Ricciardi che seguono, più o meno, un ordine logico.

E quindi ne compro uno… fortunella io perché prendo proprio il primo “Il senso del dolore – l’inverno del commissario Ricciardi”.

E così entro nel favoloso mondo di questo commissario, che vive a Napoli durante il periodo fascista ma, in realtà, potrebbe essere qualsiasi altro periodo perché almeno da questo primo libro, a parte qualche piccolo accenno, la presenza del duce è sfocatissima.

Il Commissario è un uomo sui 30/35 anni, di bella presenza che pensa solo al lavoro, che vive con una tata e condivide le giornate con il brigadiere Maione, suo fedele compagno di lavoro.

Il giallo da risolvere qui è quello di uno scorbutico, fastidioso, odioso tenore, Vezzi, che muore dissanguato nel proprio camerino con almeno 5/6 possibili assassini.

La meticolosità del Commissario, ovviamente, eviterà di mettere in carcere un innocente o, meglio, di farcelo stare per più del dovuto.

La scrittura è scorrevole, i personaggi ben delineati, il giallo ingarbugliato al punto giusto ma senza esagerare.

Lui, Ricciardi, un protagonista da scoprire (d’altronde è solo il primo libro) ma fa tenerezza, suscita umanità e un sorriso per la passione nascosta che nutre da dietro alla finestra della sua camera, in vestaglia e retina. Immagine d’altri tempi che ispira tenerezza e che mi ha spinto a comprare il secondo libro prima ancora di finire il primo.

Perché la cosa che adoro delle “serie” (chiamiamole così!) è che il giallo passa, è un pretesto, ma il protagonista rimane e se è un bel protagonista va seguito… stay tuned.

La famiglia Benetton

Ho fatto gli straordinari questa settimana e, sempre per la rubrica “visto per voi”, sono stata a vedere Non sposate le mie figlie.

Tutt’altra storia rispetto a Birdman, diciamo che questa sì che è una passeggiata di salute.

Divertente, veloce, intelligente, immediato: ecco cosa mi viene in mente pensando al film.

Una famiglia francese, borghese e cattolica con quattro figlie da “maritate”. Le ragazze, tutte bellissime, fanno da sole e così le prime tre sposano: un musulmano, un cinese ed un ebreo.

Ne rimane una quarta per salvare il buon nome cattolico della famiglia e lei, effettivamente, un cattolico lo sceglie ma nero.

Apriti cielo.

La giá provata famiglia si trova a fare i conti con il massimo del minimo e, di fronte a tanto affronto, non si mettono di traverso solo mamma e papà ma anche le sorelle con i di loro mariti.

Bè, troppo divertente.

Prendere in giro i pregiudizi è l’unico modo per superarli e così: l’arabo si allea con l’ebreo contro il cinese; e poi tutti contro il nero.

Va bè: intelligente, sarcastico ironico. Davvero ben fatto, forse si potevano togliere una ventina di minuti centrali ma il film regge benissimo.

Bravi gli attori, tutti credibili. Soprattutto il papà dell’ultimo sposo: il militare africano.

È grazie a lui che si sbroglia la matassa; è grazie a lui che noi bianchi occidentali ci rendiamo conto di quanto non siamo il centro dell’universo; è grazie alla loro allegria che alla fine finisce tutto a tarallucci e vino.

Carino, godibile, assolutamente da vedere.

Attendo, senza paura, le vostre smentite perché non ce ne saranno!

Su e giù

Io sento la necessità di parlarvi dell’orlo dei pantaloni, perché voi non ci pensate ma potrebbe essere un problema. Anzi, lo è.

Dei geniali ragazzi di Bologna si sono scagliati contro il “risvoltino”. Contro quella moda, cioè, che vuole i ragazzi, così come negli anni ’80, con i pantaloni alla “zompa fosso”… e fin qui, ma vanno oltre: perché lo “zompa fosso” si realizza con i risvoltini. Allora questi geni hanno cominciato a girare per le strade di Bologna, con varia fortuna cazziando i ragazzi con tale orrore alle caviglie e, all’occorrenza, rigirandoglieli.

Bravissimi!

Io faccio parte del club “abbasso i risvoltini”. Gli unici ammessi, per me sono per le donne con jeans boy friend, perché non possono essere accorciati, vanno morbidi e ci sta anche col tacco.

A parte tale problema, però, l’orlo dei pantaloni non è facile; o meglio: lo sarebbe fin troppo ma la gente non tutta capisce.

In linea generale, io dico sempre “meglio un cm più lungo che uno più corto” (e non siate maliziosi!).

In particolare, vi elenco 3 tipologie di orlo che detesto:

  • pantaloni a palazzo donna. Se portati con tacco devono essere a filo del pavimento: io la scarpa non la voglio vedere. Quella gamba larga alla fine, a metà tacco, mi manda al manicomio. Se i pantaloni sono troppo corti, mettete delle scarpe basse che, diversamente, siete ridicole;
  • i jeans non vanno MAI accorciati. Vi prego: MAI. Perdono completamente la linea, se sono troppo lunghi desistete, non li comprate. Mettetevi a dieta a cercate di arrivare alla taglia precedente così da avere jeans giusti. Poi, se proprio dovete fare l’orlo, rifatelo fare esattamente com’è, non mi fate vedere pecionate;
  • i pantaloni da uomo, i vestiti da uomo: già vi dissi in precedente post ma sento di dover ribadire la mia assoluta contrarietà al pantalone corto del vestito. Lo detesto, mi fa orrore e così voi che lo portate.

So che in genere mi lancio su 5 tipologie ma me ne sovvengono solo 3 stavolta, accontentatevi!

Non sta bene

E dunque, io ho visto Birdman.

Bene, vorrei aprire la rubrica “visti per voi”. E io ho visto questo.

E che vi dico?! Ma la prima cosa che mi viene da dire è che “Inarritu, non sta bene; è un genio che non sta bene”.

Ogni volta che vedo un suo film penso questo perché dico “ma come gli vengono in mente ‘ste cose?!”… e poi “ma quanto sta impicciato di capoccia questo!”.

E che è?!

Questa volta si parla di un attore, incastrato in un ruolo da supereroe che l’ha reso famoso che tenta il riscatto a teatro, a Broadway: un po’ come se Stallone, stufo di Rambo e Rocky che l’hanno reso famoso, decidesse di buttarsi su Brecht in teatro con Rambo e Rocky sulla spalla, però.

Comunque, Michael Keaton (BRAVISSIMO) interpreta questo ruolo dell’attore frustrato con una figlia drogata, un’ex moglie, una nuova compagna ed il supereroe “birdman” che gli sta addosso, vive con lui, dorme con lui, nella sua testa, sulla sua spalla.

Con Keaton c’è un Edward Norton incredibile, straordinario, meraviglioso come sempre ; e poi Naomi Watts… insomma, tutti clamorosamente bravi in un film ambientato in un teatro e con 5 personaggi in tutto e tutti ripresi in un unico “piano sequenza (l’ho cercato su google!) “cioè senza che ci siano mai stacchi della cinepresa per mostrare – per esempio – un controcampo”. Chiaro no?!

Comunque: il rapporto padre/figlia; lo scontro generazionale tra attori; l’attacco spudorato contro i social network che creano e distruggono, che si basano su niente, che enfatizzano un incidente di percorso ignorando il lavoro vero dell’attore, tutto questo ho visto nel film che non si può definire proprio “una passeggiata di salute” perché di fondo sono tutti profondamente, irrimediabilmente, drammaticamente infelici.

D’altronde tutti i film di Innaritu sono così.

Non posso non vederli e, dopo che l’ho visti, ci devo pensare ore e ore prima di realizzare che “Inarritu, non sta bene; è un genio che non sta bene”.

E boh, questo. Io l’ho visto, non lo rivedrei ma l’ho visto.

Andate, poi fatemi sapere.

Perchè Sanremo è…

Mi hanno chiesto di dire la mia sul Festival di Sanremo e io come posso esimermi dal farlo?!

Infatti non mi esimo e ne parlo.

Alla fine, se sto a casa, lo guardo per n motivazioni e la prima tra tutte, come potete immaginare, sono i vestiti delle vallette e dei cantanti.

Solo in un secondo momento sono le canzoni, anche perché, diciamocelo, a parte che non siano capolavori non basta un solo ascolto per apprezzarle ed io, fino ad ora, di capolavori non ne ho sentiti.

E quindi, veniamo a noi.

La prima sera ne ho visti sì e no 15 minuti: giusto il tempo per apprezzare il fatto che Conti (devo dire classico ma elegantissimo in Ferragamo!) non si è perso in chiacchiere e sono partiti subito con la musica.

La prima a cantare è stata Chiara, mi pare che si chiami così la roscia di X Factor. E come si presenta Chiara?! Con uno splendido vestito di Stella Mccartney GIALLO! Cazzo, Chiara, sei roscia… e dai! Mi rovini pure il vestito che fa a cazzotti con la tua chioma e la tua fisicità. Bocciata.

Poi arrivano le “vallette” che, diciamocelo, è proprio una brutta parola. Comunque, arriva Emma, vestita da sposa con acconciatura laterale e bianco che le sbatte; Arisa, infiocchettata nel colore pantone 2015, il marsala; e Rocìo splendida in Armani Privè. Ovviamente, per me, vince lei ma fin troppo facile: la collezione Armani Privè è l’ottava meraviglia; lei, avrà pure la voce da trans, ma ha un fisico da modella… vado sul sicuro. Fine della prima puntata per me.

Seconda serata. Emma, vestita da spagnola con un rosso, un’acconciatura e due orecchini che manco una zingara ad una sagra di paese. Ha migliorato con lo smoking nero del secondo cambio: ecco, diciamocelo, Emma, sei giovane, tendenzialmente carina ma sei coatta dentro, è inutile che ti metti i vestitini, scegli qualcosa di più adatto a te e forse quei pantaloni lo erano. Arisa NON mi piace. Rocìo secondo giorno in Cavalli e va be, niente di eccezionale, sempre uguale a se stesso. Menzione della seconda sera per Nina Zilli. Lei è fica e solo lei può permettersi Vivienne Westwood che è davvero davvero impegnativa.

Terza sera: Emma, per carità di Dio. E’ evidente che tu e lo stilista non vi siete capiti. Hai ancora due sere, approfitta e cambialo. Ti ha infagottata nella carta di un cioccolatino, ti ha messo una cinta alta che sembrava fossi incinta; ti ha stretto le braccia in manichette che manco a Roìo sarebbero state bene. Ma perché imbruttirsi dico io. E poi quel color oro: tu sei bionda, ma te lo devo dire io?! E su. Che poi mi dispiace perché “ma quando ti ricapita????”.

Arisa in nero con collana da mercatino e rossetto psicadelico è un altro no per me.

E Rocìo in Ferretti altro spudorato sì, in blu notte, bellissimo.

Quella di ieri (la terza) è la serata che ho seguito di più. Quindi posso dire la mia anche su: Atzei, in Marras, brava e bella. Lei sarda che sceglie uno stilista sardo, mi piace anche se forse troppo campanilismo ma Marras è bravissimo e lei bella anche in culotte.

Tatangelo, non mi va di sprecare un pensiero perché una manco trentenne che si presenta nella forma migliore di una cinquantenne per me non merita mezza riga.

Chiara ha finalmente capito che si deve vestire di nero, vestito discutibile ma colore ok.

Raf, Raf, Raf… ma dove l’hai trovata quella giacchetta?! E la voce?! Dove l’hai lasciata?! Stesso discorso voce va fatto per Alex Britti che, però, era notevole. Fico Nek, anche se per buoni 10 minuti non mi sono ricordata che canzone avesse mai cantato in passato, ma fico in stile rock e rifatta bene pure Se telefonando, infatti mi pare che abbia vinto lui la sfida sulle cover.

Basta, ho visto questi perché poi io mi annoio. Ad un certo punto il libro chiama e gli altri vestiti li vedrò sul giornale perché sto impelagata in un giallo e non mi posso troppo perdere in canzoni… che tanto poi, se lo vedi stasera, uguale a ieri sera sarà ma come fai perderlo?! D’altronde: Sanremo è Sanremo.

Burdel!

“E dove vai stavolta?”

“A Marsiglia”

“Ma dai, allora ti devo troppo regalare la trilogia di Jean Claude Izzo che è ambientata lì, vedrai che ti piacerà!”

E così il mio amico mi ha regalato il primo libro della trilogia di Izzo, Casino totale, e… mi è piaciuto assai.

L’ho cominciato a Marsiglia e finito a Roma e devo dire che è andata bene così, nel senso che leggendo ho capito di più ed odiato di meno quella città, la quale non mi ha particolarmente affascinato ma, come dice Izzo, tipo a pagina 3 del libro: “Marsiglia non è una città per turisti. Non è una città da fotografare”.

E’ una città da vivere o la si odia o la si ama, ci si deve schierare. Ed io penso abbia ragione.

Leggendo il libro ho imparato ad apprezzarla di più, l’avessi letto prima forse l’avrei vissuta meglio.

Ma non parliamo di Marsiglia, parliamo del libro anche se non si può parlare dell’uno senza comprendere l’altra perché Marsiglia è in tutte le pagine, in tutti i discorsi. Raramente mi è capitato di leggere un libro in cui l’ambientazione è essa stessa racconto, non si può prescindere da essa.

Comunque, storia di delinquenza, brutta delinquenza.

Il protagonista, Fabio Montale, è un francese di origini italiane che, dopo aver avuto un’adolescenza turbolenta, diventa poliziotto e cerca di combattere quello che inizialmente assecondava.

Nel fare questo si scontra con il suo vecchio mondo, con lo schifo della delinquenza, con la sporcizia della città, con l’orrore della violenza.

In primo piano c’è un giallo da scoprire, un colpevole da trovare ma il racconto è tale per cui ci si infila in talmente tante storie e tanti personaggi che all’inizio si fa un po’ fatica a stargli dietro.

Fabio, però, riesce a sbrogliare le matasse: raccontando, descrivendo, portandoci in ogni angolo di Marsiglia, accompagnandoci tra prostitute e brave ragazzi, tra delinquenti e persone per bene.

Ad un certo punto pensi che non si arriverà mai a trovare il colpevole perché tutto troppo ingarbugliato: chi può fidarsi di chi?! Non si capisce niente e poi, nelle ultime 20 pagine, colpi di scena a gogò. E rimani a bocca aperta e pensi, cazzarola, devo andare a comprare il resto della trilogia anche se è un libro completo che non fa presumere un seguito.

Tra l’altro il burbero poliziotto, con finto cuore d’acciaio, nonostante i morti ammazzati, le violenze sessuali, le botte, i tradimenti, ci regala anche una speranza alla fine del libro perché “il mondo si stava rimettendo in ordine. Le nostre vite. Tutto quello che avevamo perso, sbagliato, dimenticato, trovava finalmente un senso. Con un solo bacio. Quel bacio”…ora ditemi voi, a me che sono l’ultima delle romantiche, come poteva non piacermi questo libro?!?!??!?!?!?

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Cupidiamoci

Penso che dovrei dirvi qualcosa su San Valentino.

E quindi ve la dico.

Come già sa chi mi seguiva sull’altro blog, io non sono contraria. anzi, proprio favorevole.

Mi spiego: per me tutto ciò che porta ad un festeggiamento, allo scambio di un dono o, più ancora, di un pensiero va bene. Può essere celebrato, deve essere celebrato.

Poi per l’ultima delle romantiche, quale io sono, che c’è di meglio che festeggiare l’Amore con la A maiuscola.

Quindi celebrate e per farlo servirà un dono, un presente, un pensiero.

Ne ho scelto qualcuno per voi.

E’ un po’ che sbircio sui giornali, anche per la rubrica dell’Almanacco degli @indivanados su Twitter e, sicuramente, la palma del regalo più originale va alla Happyness che si è inventata le magliette di coppia: una maschile ed una femminile con dei messaggi abbinati. Togliendo il meno romantico che ha stampato sulla maglietta di lui la frase “nella vita non importa con chi vai…” e sulla maglietta di lei “…ma con chi vieni”; c’è la deliziosa “Single on tour” barrato e amo lei, scritto con la vernice e sulla maglietta di lei la vernice. Prezzi modici. Insomma, troppo carina.

La stessa cosa l’ha fatta la Puro per le cover iPhone, anche queste carine anzichè no ma presuppone che i due abbiano lo stesso telefono. ATTENZIONE!

Tra le cose più costose: molto carino il braccialetto in pelle ed argento di Ferragamo o il pinguino di Pomellato; o l’anello Love di Tiffany, che rimane sempre sempre sempre gradita.

Carine le ballerine argentate con la placca a cuore e la scritta love di Roger Vivier.

Devo pensare pure agli uomini?! Ehm, vediamo… ma l’amore non lo celebrano meglio le donne?! Non sono più contente dei regali le donne?! Non so, mi pare.

Una cosa carina potrebbe essere il versamento a Save the children con il quale si aiutano i bambini nel mondo oppure le calze Gallo create per l’occasione, originali e divertenti.

Io poi sono sempre per i fiori ed i cioccolatini. Dite: banali?!

Bè no, se non scegliete le solite rose rosse e le sostituite con margherite di campo o i baci con messaggi personalizzate, e poi questi sono unisex.

Tanto è il pensiero quello che conta, no?!

Evitate, se potete, di regalare anelli di fidanzamento o fare proposte di matrimonio proprio in questa data perché veramente “ce viene ‘na carie”!

Avete una settimana di tempo per personalizzare il vostro Ammore: sbizzarritevi!

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Premiata ditta

“Questo week end c’è una festa. Vieni?!” e io “No, questo week end vado a Marsiglia.”

“A Marsiglia?! E perché Marsiglia?!” e allora io: “prima di tutto: perché no?! E poi il biglietto costava 35€ andata e ritorno, che facevo?! Non ci andavo?!” e il mio interlocutore “bè, certo!”.

Questo fate conto 10 volte la settimana scorsa. Alla parola “Marsiglia” tutti la stessa reazione ed, effettivamente, dopo averla vista vi potrei dire “ma anche si può evitare!”… certo, dopo averla vista. Perchè proprio questo è il punto: le città, i posti, i paesaggi si devono vedere per poter dire “non mi piace”.

Io questo faccio.

E allora capita che dopo aver visto le città più famose, più note, più celebrate, decidi di investire questi 35€ (andata e ritorno: insisto!) per valutare un’altra località che tra l’altro è da tanto che volevo vedere, eh!

E come faccio spendere solo € 35 per un biglietto aereo?!

Intanto parto al di fuori dei periodi convenzionali. Mai mi vedrete in giro per il mondo nei ponti comandati… questo mi ha portato a visitare Varsavia con meno 17 gradi l’anno scorso, ma se “turista intelligente vuoi apparire un po’ devi soffrire”.

Poi comincio a fare simulazioni e, come ben dice la mia socia, “la meta la fa il prezzo”!

E questa ricerca può essere fatta anche (e forse soprattutto) a partire da un mese e mezzo/due dalla partenza, roba che se non te lo segni te lo scordi pure che devi partire.

Poi, fermato il volo, pensi all’albergo. E qui: mentre per il volo conviene andare a cercare sul sito delle compagnie aeree, per l’albergo no: i motori di ricerca sono migliori. Il mio preferito è booking e sicuramente ci sono delle offerte che gli alberghi da soli non fanno. Quindi prenoto e cerco di trovare quelli che consentono la cancellazione senza addebito fino a 24 ore prima, così se ci ripensi, se ne vuoi un altro sei libero di cancellare la prenotazione.

Dopo di che metti da parte tutto ed una settimana prima della partenza cominci dire “No, questo week end non posso, devo andare a Marsiglia!” e quello “A Marsiglia?! E perché Marsiglia?!” … e si ricomincia… buon viaggio!

PS: il post è scritto in prima persona ma tutto questo è possibile anche perchè ho una degna socia con la quale condivido questa follia. Onore al suo merito, sempre.

Mi corre l’obbligo

Ma vogliamo un po’ parlare del look dei parlamentari durante le 4 votazioni per eleggere il Presidente della Repubblica?! E perché no?!

In fondo è una cosa che adoro: sbirciare tra le foto per andare a vedere come si è conciato chi.

Non posso non cominciare con la vice presidente del Senato. Bè, ragazzi, che coraggio, che folta chioma rosso finto, che spettacolo di cofana!

Ma come può venire in mente ad una donna, per giunta di una certa età, per giunta con un ruolo istituzionale di andare da un parrucchiere e scegliere quel colore e decidere per quell’acconciatura. E ancora: come ha potuto trovare un parrucchiere che mettesse in atto quella folle scelta. Io veramente rimango basita certe volte dal non gusto delle persone. E sempre penso “devi essere una persona fondamentalmente sola, mi dispiace per te” perché diversamente un congiunto che ti dica “ma vai da un parrucchiere bravo che non ti si può guardare!” lo DEVI avere.

La Boldrini, caruccia, sobria e classicamente elegante. Diciamo senza infamia e senza lode.

La Boschi sempre la più fashion con varia fortuna. Casto il tubino grigio a maniche lunghe della prima votazione; da bocciare quello blu da ragazzina della seconda (se c’hai un po’ di sedere quel modello non ti può donare, te lo dico!); più adatto alla sua età quello dell’elezione con giochi geometrici e colori più sgargianti; elegante quello del giuramento .

La Madia non si commenta: è triste in tutte le sue manifestazioni, con boccolame da dama dell’ottocento annesso.

La Finocchiaro: classe.

La Meloni: perchè?! Cosa mi rappresentava quel vestitino da bimba alla prima comunione nero con stivale testa di moro?! Cosa mi rappresentava?!

La Bindi: non classificabile. Ma ti pare che vai al giuramento del presidente della Repubblica con il maglioncino lupetto grigio/beige. Roba da vergognarsi. Poi dice che berlusconi ti fa le battute… e ma come ho già detto “c’è pure un limite ad Uggly Betty!”.

Sugli uomini che vi dico?! Il grigio ha spopolato; e quello troppo chiaro di Vendola anche “no grazie!”; sorvolo sul jeans di Calderoli perchè solo un pietoso velo si può stendere e sarebbe necessario stenderlo su di lui; il bluette di Di Maio, ormai è stato sdoganato da Renzi alla marcia francese, che gli puoi dire?! Il più elegante Scalfarotto.

Perquanto riguarda il Presidente, fossi stata nella figlia per il giorno del giuramento gliene avrei consigliato uno blu. Poi, però, vedendo la figlia, ho capito pure perché il grigio scuro che indossava il padre. Gesù Maria, quanta infinita tristezza lookaiola si celava su quegli scanni della Camera alla sezione “famiglia del Presidente!”.

Andrò oltre, per carità, ma l’occhio vorrà pure un minimo la sua parte?! O no?!

PS: al ministro dell’economia greco che se ne va in giro per l’Europa con quel look finto scanzonato da buttafuori in discoteca dico: “lo scanzonato lascialo a casa, mettiti una cazzo di cravatta ed una camicia bianca! Devi andare in giro a parlare di economia, magari la discoteca nel week end e se t’avanza tempo!”.