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Satyricon

Beccare due spettacoli buoni nell’arco di meno di una settimana non è cosa facile.

O forse sì se ti fai guidare dal teatro e dall’autore.

Nella fattispecie, il teatro è l’Argentina che, per chi è di Roma, di per se è già una garanzia mentre l’autore è Francesco Piccolo che proprio non è l’ultimo.

Così ho visto, e ne sono rimasta entusiasta, Satyricon.

Uno spettacolo molto particolare ma fatto benissimo: divertente, “urgente” e “necessario” mi verrebbe da dirvi.

La celebrazione dei luoghi comuni, conditi da buon cibo.

Musica, scenografia, testi perfetti.

Attori superlativi: bravi, coraggiosi, belli, simpatici, entusiasti.

All’inizio ti lascia perplesso e nei primi 5 minuti pensi “oddio” poi cominci a: ridere, pensare, distrarti; e sei sul palco e balli e ti siedi su una tazza dorata; ti spogli nudo in mezzo alla gente; e partecipi ad una festa anche se sai che hai rinunciato ad un’altra più interessante.

Uno spettacolo innovativo, esilarante, particolarmente vero.

Uno spettacolo che caldamente vi consiglio.

Buon teatro a tutti.

La vita bugiarda degli adulti

Ho acquistato il libro della Ferrante il giorno che è uscito perché mi sembra sempre una garanzia.

E lo è.

È sempre un piacere leggerla.

Solo che forse sono troppo legata alla quadrilogia dell’amica geniale e mi è sembrato di leggerne ancora.

Mi é sembrato tutto troppo simile a quanto già scritto, a quanto già letto.

Non ci sono Lenù e Lina ma c’è Giovanna con una serie di personaggi di contorno.

C’è l’adolescenza.

C’è Giovanna, bambina prima ed un’adolescente poi, studiosa, con due amiche del cuore.

Qui la famiglia della protagonista non vive in una zona povera ma più o meno al Vomero, salvo poi affacciarsi nella Napoli truce con la zia brutta e cattiva.

Quella del Vomero, dove poi le protagoniste dell’amica geniale comunque andranno a vivere, mi sembra l’unica grande differenza per il resto mi è sembrato tutto già letto.

Un bel leggere eh, perché è sempre, come posso dire, “arricchente” leggere la Ferrante. La trovo una lettura comunque appagante, istruttiva soprattutto nella forma. La trama però quella era e questa è.

Senza dubbio la Ferrante è ossessionata dagli adolescenti e dal mondo maschile; dal rapporto tra uomo e donna; dal modo in cui lo si vive; dalla sessualità; dall’approccio alla sessualità.

E alla fine queste ragazzine ne escono sempre male, vivono questo passaggio della verginità sempre come un dovere da compiere.

Ora io vorrei chiedere alla Ferrante, di cui non mi è mai interessato sapere chi sia: “ma scusa tu, che guaio hai passato? Che trauma hai subito? Che problemi hai?” e perché sennò non si spiega, qualcosa c’è stato.

In ogni caso la scrittura sempre piacevole, il libro forse un po’ meno perché sale sale e poi si chiude di botto.

Sicuramente mi aspettavo di più.

Sicuramente potete leggere storie più interessanti con una scrittura forse meno perfetta ma più varia.

Non mi sento di dirvi: leggetene tutti.

Mi dedico ad altro.

Cercami

Allora, ve lo dico subito: bisogna arrivare a pagina 209 (almeno del Kobo) per ritrovare l’autore di Chiamami con il tuo nome perché fino a quella pagina ho pensato di essermi sbagliata.

Non riconoscevo i protagonisti, il modo di scrivere, il modo di raccontare una storia d’amore. Per 200 lunghe pagine ho pensato di leggere un libro harmony. E ci vuole coraggio a non mollare 200 pagine eh, perché l’istinto mi avrebbe portato a fare quello.

Poi finalmente arriva Elio, che nomina Oliver, e tutto ritorna!

Cercami, il seguito di Chiamami con il tuo nome, inizia dunque a pagina 209 (almeno del Kobo).

E’ apparso Elio ed è tornato il piacere di ritrovare questa storia, che ti accompagna anche quando non tieni il libro in mano.

E’ una bella storia d’amore ma soprattutto è un bel protagonista, poi ora che ha il viso di Timothée Chalamet mi sembra ancora tutto più bello.

Perché la prima parte non mi è piaciuta? Perché l’ho trovata assurda e banale. Ma più che altro inutile, un po’ messa lì a riempire pagine. Se il protagonista è Elio perché dovrebbe interessarmi di sapere di qualcun altro e badate bene che sto facendo una fatica a non spoilerare che non potete neanche immaginare.

Con Elio è tutto più poetico, meno banale, più possibile anche se poi pure qui possibile possibile non sembra ma almeno è bello sperarlo.

E Oliver?! Considerate che già vi ho detto troppo, ve lo leggete se volete sapere.

Vi dico quattro cose però:

1) Chiamami con il tuo nome altra storia;

2) lo scrittore sa raccontare meglio amori omosessuali che etero, come se poi ci fosse una differenza;

3) non ci sarà mai un terzo libro della serie… almeno non per me;

4) è sempre bello leggere storie d’amore per una romantica come me!

In ogni caso, leggetene con moderazione direi che il primo amore non si scorda mai.

PS: ma quanto è bello avere il lusso di leggere di giorno, quando non ti si chiudono gli occhi per la stanchezza… niente volevo dirvi anche questo perché il libro mi ha accompagnato per parte di un volo di andata e per tutto il volo di ritorno da un viaggio e la trovo una cosa bellissima, che ti regalano solo le lunghe giornata in spiaggia e che ho adorato riassaporare.

PS2: auspico che Guadagnino non si faccia afferrare dalla solita “guadagninite” ed eviti di rovinarmi anche questo libro con un film inutile.

Ode al punto e virgola

First of all: ho fatto un nuovo tattoo.

Non lo avrei mai pensato ma vi devo dire che é vero quello che si dice, ossia che quando cominci vorresti continuare.

Ora non pensate a me come una di quelle che si tatueranno una patacca ovunque ma dei piccoli significativi tattoo, in qualche punto particolare del corpo, li trovo proprio i miei.

Ora, nella fattispecie, dopo quello di cui vi ho già parlato e che potete rileggere qui: https://kiukylandia.com/2017/12/12/tattoo /ho tatuato un punto e virgola, microscopio ovviamente, quasi sul polso destro.

Mi piace tantissimo.

E mi é piaciuto farlo con 6 persone speciali che a loro volta hanno tatuato lo stesso punto e virgola in altrettante e diverse parti del corpo.

Perché il punto e virgola?!

Perché è un segno della punteggiatura che mi é sempre piaciuto.

Non ha la pretesa di essere definitivo, non ha la superbia di essere definitivo, definisce un elenco di cose ma cose compiute non elenco banale di aggettivi.

Il punto e virgola é un simbolo, un’indicazione: la voglia di chiudere una parte, un momento, una situazione ed andare avanti.

Ho letto poi che trattasi di simbolo di lotta alla depressione, francamente non so e non mi interessa. La depressione sicuramente non mi appartiene e penso che ognuno dia ai simboli il proprio significato in un determinato momento della propria vita.

E allora perché l’ho tatuato ora?! Perché era il momento giusto, con quelle sei personcine a modo, pulite, generose, sincere, era il momento giusto per la nostra amicizia.

Era il momento giusto per me, non solo perché c’erano loro, ma perché me lo sentivo.

Era ed è stato un altro momento giusto.

Quindi, direi: punto e virgola e vado avanti; e continuo a vivere un elenco di episodi compiuti che solo altri punti e virgola, senza la pretesa di essere definitivi, continueranno a punteggiare.

Dodici rose a settembre

De Giovanni é sempre sempre una garanzia per me e lo sapete.

Ha scritto un “piccolo libro blu” che si intitola Dodici rose a settembre e che ci ho messo una vita a leggere (considerata la mini mole del libro) ma non perché non meritasse anzi, in altre condizioni lo avrei finito in due ore, ma per la stanchezza della sera e poi perché un po’ volevo godermelo.

C’è una nuova protagonista in questo libro, una donna, un’assistente sociale che ovviamente vive a Napoli e che salva vite altrui e viene, a sua volta salvata.

Non voglio spoilerare ma vi posso dire che il libro é davvero divertente, al solito ben scritto, con un intreccio degno di De Giovanni e dei noir che piacciono a me.

Mina, la protagonista, é affiancata dall’arcigna mamma (a dire poco insopportabile che non so come riesce a tenere a bada!); dal collega di studio bello come il sole, Domenico detto Mimmo; da Rudy che mi ricorda tanto Ferribotte dei soliti ignoti; e dalle amiche di lei alla Sex and the city.

Sicuramente è un “piccolo Libro blu” scritto anche per ringraziare il Maestro Camilleri ma che vale la pena di essere letto per la delicatezza della storia e la gioia di conoscere una nuova protagonista di De Giovanni che spero, Io orfana di Ricciardi, di ritrovare presto.

Leggetene tutti.

La lettrice scomparsa

La lettrice scomparsa , che è il libro che ho appena finito di Fabio Stassi, viene prima di Ogni coincidenza ha un’anima.

L’ho scoperto dopo.

In questo Vince Corso decide di intraprendere la carriera di biblioterapeuta che, effettivamente nell’altro libro è già, diciamo, ”affermata”.

Stassi sa proprio scrivere, mi piace molto.

Ci sono dei punti un po’ faticosi, dei tratti di libro in cui il protagonista si parla un po’ addosso, un po’ di pedanteria, non so come dire. Il protagonista è un super colto o almeno uno che ha letto un sacco di libri e che decide di curare la gente con questi. Ok, solo che poi non è che ci devi per forza per pagine e pagine stare a raccontare trame di altri romanzi, che li conosci lo sappiamo: hai deciso di diventare biblioterapeuta!

Ecco, questo è.

Sono riuscita a spiegarvi il fastidio a tratti che può suscitare il libro?!

Tolto questo però è originale, anche divertente nel senso che alla base della ricerca di una lettrice scomparsa le varie “pazienti” che frequentano lo studio di Vince sono divertente, interessanti e rendono il libro variegato.

Al solito non vi spoilero nulla della trama perché vale la pena di leggerlo per come è scritto, per l’originalità della trama etc etc.

Leggetene tutti, saluti.

Il confine

L’ho finito.

Ho finito l’ultimo libro della mia saga preferita.

Ho finito l’ultima delle 900 pagine che compongono il terzo libro di Don Winslow sul cartello della droga di Sinaloa.

Sicuramente ci ho messo più del previsto e questo da una parte é dipeso dalle vacanze, dal poco tempo a disposizione  ma dall’altra (che è la predominante) dal fatto che io non la volevo chiudere questa storia perché lo sappiamo tutti che io mi affeziono e quest’estate ho già dovuto dire addio al Commissario Ricciardi, ora pure ad Art Keller… insomma io sono una personcina sensibile, a modo, dal cuore di panna: due addii in un’estate sola sono un po’ troppi ma ce l’ho fatta.

Intanto, non spoilero nulla, non vi posso dire nulla (anche perché inavvertitamente l’ho già fatto mentre leggevo il libro e so quanto qualcuno di voi possa rimanerci male… anche se poi non è stata proprio colpa mia… se uno fa lo zoom della pagina al 110% la colpa è la sua non la mia!) quindi un libro stupendo e tanti saluti.

Nessuno per me è paragonabile all’inizio dell’avventura ossia al Potere del cane ma: che storia, che violenza, che intreccio, che bravo Don, che cuore Art, che bella Mari; che schifo la droga, che piaga la povertà, che brutti i soldi e la lotta al potere; che intrecci spietati e quanto sono brevi 900 pagine quando ti piace quello che leggi.

Di Winslow io adoro questa capacità di prendere a raccontare una storia da quando è nato Gesù, di tirare dentro dei personaggi dal nulla, di inquadrarne il mondo perfettamente, di raccontarne la storia al millimetro, di inserirli in un contesto che proprio non é il loro e di farceli calzare perfettamente.

Mi mancherà.

Mi mancheranno le storie, la violenza, la crudeltà; mi mancherà affezionarmi a dei personaggi e commuovermi per il loro destino; mi mancherà tifare per i buoni e sperare per la brutta fine dei cattivi; mi mancherà rifugiarmi in un mondo spietato con la sensazione di sollievo che non è il mio.

Mi mancherà Art, mi mancherà Marisol e mi mancheranno le loro dichiarazioni d’amore perché:

“⁃ Sono orgogliosa di te;

⁃ davvero?

⁃ Te amo Arturo;

⁃ Io también te amo, Mari”

seppur banale trovo che sia una bellissima dichiarazione d’amore.

Leggetene tutti.

Il pianto dell’alba

Prima di parlarvi del libro ho bisogno di sfogarmi.

Dunque, è universalmente noto che De Giovanni esce con un libro della serie di Ricciardi a giugno.

Si sa, é universalmente noto.

Si sapeva anche, o almeno lo sa chi lo segue, che quello di questo giugno 2019 sarebbe stato l’ultimo libro della serie.

Si sapeva, si sa, é universalmente noto.

Ora, per questa ultima ragione lo scrittore, e la casa editrice, sono stati anche piuttosto bravi a creare una certa suspence intorno all’evento.

E poi succede che due giorni prima dell’uscita del libro (dico due giorni prima!), pubblichino un articolo sul Corriere della Sera che fa il super spoiler del libro stesso… ora io vi chiedo: ma ad una lettrice super fan della serie come me possono girare un po’ le palle, pur non avendole?!

Ma io dico proprio di sì!

E tanto mi sono girate che non ho acquistato il libro il giorno che é uscito ma ben 4 giorni dopo, per protesta contro un giornalista ed un giornale che si sono completamente rincoglioniti.

Ecco, e questo é l’antefatto.

Veniamo al fatto: ho finito Il pianto dell’alba, l’ultimo libro di De Giovanni e della serie del Commissario Ricciardi.

Ora, se io mi fossi rincoglionita come il Corriere della Sera, mi dovrei mettere qui a raccontare: della storia; di quello che succede; di come De Giovanni abbia deciso di lasciar andare il suo personaggio più longevo nel suo ultimo libro; di come lo abbia accompagnato in questa dipartita; di come mi senta così sconvolta da questo addio ma io non mi sono (ancora del tutto) rincoglionita e non lo farò.

Non vi dirò niente.

Vi dirò solo della sensazione di vuoto che già provo perché se una storia finisce rimane la mancanza.

La dolcezza e l’inquietudine di Ricciardi, che dà fastidio a molti, per me era una certezza, un appuntamento annuale e romantico che mi coccolava.

Mi mancherai Alfredo Maria e con te mi mancheranno: la bruttezza di Nelide; la simpatia di Maione; la rudezza di Modo; la stranezza di Bambinella; la paura del fascismo, dei morti che parlano; l’eleganza di Bianca; la disperazione di Livia, la bellezza di Napoli.

Mi mancherete tutti ma proverò a “non dimenticarmi di voi”.

E anche se in alcune pagine quest’ultimo libro mi è sembrato un po’ retorico, leggetene tutti perché De Giovanni riesce sempre a stupire e, soprattutto, ne vale sempre la pena.

Blue tango

Tra il libro (meraviglioso) di Marone che ho finito domenica e quello di De Giovanni, che usciva martedì, avevo bisogno di qualcosa di poco impegnativo che mi occupasse le serate di lettura.

Ho scelto la seconda indagine di Radeschi di Paolo Roversi, Blue tango.

Poi ci ho messo un po’ di più perché il Corriere della Sera mi ha fatto

Imbestialire su De Giovanni e dovevo prendermi i miei tempi, ma questa é un’altra storia che vi racconterò.

Comunque, l’ho letto.

Ve lo dico subito: mi é piaciuto meno del primo, ma leggeró sicuramente anche il terzo.

Mi fa simpatia il protagonista Radeschi, giornalista di nera con il cane Buk in onore di Bukowski; mi sta simpatico il vicequestore; mi piace l’ambientazione.

Un po’ debole il giallo però qui, mi sembra un po’ buttato lì niente di strutturato, il primo mi aveva colpito di più.

Abbiamo prostitute che vengono ammazzate e, nel più classico dei cliché, l’assassino è… paura eh?!

Non ve lo dico.

Radeschi e il vicequestore ci arrivano insieme ma per strade separate ed è questa la forza di questa serie che vivi due indagini, due modi diversi di risolvere lo stesso problema.

Comunque veloce, ben scritto, facile facile.

Un fantastico passatempo per me in attesa dell’ultimo Ricciardi.

Leggetene tutti.

Tutto sarà perfetto

Lorenzo Marone è uno di quegli scrittori che ti mette in pace con l’universo.

Uno di quelli che ti crea delle situazioni talmente dolci e delicate nei suoi libri, che non vedi l’ora di trovare il tempo di andare avanti nella lettura.

Uno di quei pochi che riescono a delineare così bene i protagonisti che diventano amici tuoi, che nel corso della giornata ti trovi a pensare “ma che staranno facendo Andrea e Ondina?!”.

Uno di quelli che quando finisci un suo libro, senti un senso forte di mancanza.

Ecco, vi ho dichiarato il mio amore per lo scrittore e ora posso parlarvi del libro.

Il libro é Tutto sarà perfetto.

Marone, dopo averci raccontato nei libri precedenti, di un anziano, una ragazza e di un bambino, qui ci parla di Andrea, un quarantenne fotografo dissennato – ovviamente napoletano, ma più precisamente di Procida – che torna alla casa paterna ed è costretto a passare un week end con il padre malato.

Potete vagamente immaginare cosa comporta per il bel quarantenne tornare indietro alla sua infanzia, riaffrontare i suoi mostri.

Riportato con l’inganno sull’isola dove, insieme alla sorella ed alla mamma (per un certo periodo di tempo) ha vissuto meno della metà della sua esistenza, affronta il passato costruendosi il futuro.

Ci sono troppe cose da dire su questo libro che, intuirete, mi é piaciuto moltissimo.

I protagonisti sono: Marina, sorella di Andrea, super organizzata, che si trova costretta a lasciare il padre al fratello per un fine settimana; Andrea, protagonista, che si trova a riscoprire il rapporto con il padre, che non ha mai vissuto con loro perché imbarcato su una nave; il Comandante, papà di Marina e Andrea, malato che organizza la sua dipartita; Ondina, grande amore; Augusto, il cane tiranno; la mamma belga; Ciccio, che tutti vorremmo come amico.

Qualsiasi cosa dica sarebbe rovinarvi la sorpresa di leggere un libro delicato, poetico, dolce, pulito.

Un libro di affetti e di emozioni; di risate e di lacrime; di amore a trecentosessanta gradi, verso tutti: dal cane al mare.

Un libro che mi ha messo voglia di andare a Procida; che mi ha dato una bellissima definizione del mio fiore preferito, le margherite: “con il sole al centro e tutto che ruota intorno”; che racconta di un quaderno dove Andrea descriveva le foto che non poteva fare; che ti commuove fino alle lacrime; che lo finisci e pensi: “NO!!!”.

Un libro che dovete assolutamente leggere.