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Vale il Santo!

Domani è San Valentino.Volevo ricordarvelo.

So che siete tutti snob e queste cose non vi piacciono, ma io vado contro tendenza e a me piace sempre San Valentino perché, in generale, mi piacciono le occasioni per festeggiare qualcosa.

E cosa meglio dell’amore?!

E lo so che l’amore si deve festeggiare tutti i giorni; e lo so che non sono certo un pacco di cioccolatini a dare un senso all’amore; e lo so, ma chi se ne frega. 

A me piace.

Domani per me, come altri 37 San Valentino della mia vita (ne ho tolti due perché sono stati speciali!), sarà un giorno come un altro ma per chi può, vi invito a regalare straBANALMENTE:

1) un fiore, un mazzo, una pianta insomma quello che cavolo vi pare… piacciono a tutti, conosco solo una persona che non gradisce riceverne e per ben altre ragioni, quindi che siate uomini o donne regalateli che fa sempre piacere riceverne;

2) cioccolatini, questi piacciono anche a quella persona che non ama i fiori perché la cioccolata è democratica e trasversale, non potete sbagliare; 

3) un pensiero d’amore, e questo copre anche gli scettici tra 1 e 2. Il pensiero però, fatelo e comunicatevelo, non tenetelo per voi che qua di stitichezza ne abbiamo abbastanza. Rendete felice il vostro amore, facendogli sapere cosa provate per lui. Non ci vuole molto, basta dire a parole quello che provate nel cuore e, se viene dal cuore, sarà facile! Provate. 

Ecco, non servono grandi gesti, bastano poche cose ma buone. 

Avete 24 ore, pensate.

Per me sempre Vive l’Amour!

PS: ricordate che è il santo dell’amore, per cui i vostri gesti fateli a chi amate e non a chi pensate “ti tromberei volentieri”

PS2: ho preso in prestito il cuore della ricerca sul cancro perché non c’è bisogno di dire perché! 

Perché Sanremo è…

Le vogliamo spendere due parole su Sanremo?!

E spendiamole va!

Si sa che io lo guardo solo per i vestiti.

La prima serata non l’ho vista, ho visto la seconda.

Poi la mattina dopo, per i vestiti, ho provveduto.

Bene, non mi è piaciuto nessuno a parte “spallucce strette con tettone e fianchi alla Loren”, che sarebbe la Madalina, vestita da Alberta Ferretti. Belli tutti e tre i vestiti, forse meno il leopardato ma son gusti.

Sempre per la prima sera, vi segnalo la Pausini, che per me non merita mai di essere menzionata e poi sembrava un porcellino d’india. Davvero un immenso: CAMBIATI!

Faccio finta di niente per Arisa, perché non mi piace sparare sulla Croce Rossa.

Sono stata presente, invece, ma solo fino alle 22.50 durante la seconda serata.

La tipa dei giovani con il Domopack non ho capito cosa mi volesse rappresentare e andiamo avanti.

Madalina era vestita come JLo ed infatti l’ha vestita lo stesso stilista (Zuhir Murad); Dolcenera pronta per il palio di Siena; Patti Pravo per essere messa su uno stendardo e portata in processione come la Madonna.

Chi proprio avrei preso a pizze è la Michelin, ma io dico: vanno bene i 20 anni, va bene che vuoi fare la moderna ma NON puoi, e sottolineo il NON , presentarti con una salopette altezza metà polpaccio e con camicietta a fiori (o qualcosa di simile) abbottonata come una suora. Il tutto sui toni del rosa salmone e del blu. Come se non bastasse coroni il cattivo gusto con un sandaletto tacco 3cm argentato e calzino. Ok, al cattivo gusto ci deve essere un limite e per quanto tu sia giovane, per quanto tu voglia fare l’alternativa, sempre sempre devi pensare che ti guardano milioni di persone e che se non ci arrivi da sola ti devi far aiutare.

Per il resto non so altro perché dopo che sullo schermo è apparso Ezio Bosso, che mi ha dato una stupefacente lezione di vita e mi ha riempito di brividi ed emozioni, ho ritenuto di dover spegnere la tv, perché la serata altro non mi poteva dare.

Bravo, bello, con una forza da eroe.

Un esempio da seguire, una forza a cui ambire, una frase da segnare “la musica come la vita si fa può fare solo in un modo: insieme”.

Per me Sanremo finisce qui.

eMAticons

A voi piacciono le emoticons?!

A me tantissimo, tengono viva l’adolescente che è in me.

Sono veloci, pratiche, immediate.

E così: non devi stare a scrivere “ok, va bene!” perché puoi mettere il pollice in su; non devi stare a digitare “un bacio” perché c’è la faccetta con il bacetto a cuore (dolce dolce); non devi stare a sforzarti di registrare “oh, porca la paletta, ma che veramente?!” perché c’è il geniale Urlo di Munch in versione gialla (la mia preferita!).

Non sono mai arrivata al punto di scrivere un’intera frase con le emoticons ma sono indispensabili, secondo me, anche per dare il senso ad una frase.

Che ne so, se per esempio, vi stanno girando le scatole dopo aver letto un messaggio e vorreste mandare la persona a quel paese ma vi dite  “vabbè, magari è meglio di no?!” Che fate?! Rispondete sempre a tono, come se ce la state  mandando, ma poi con una faccetta riequilibrate la situazione.

Pensateci, sono geniali. Un “Bravò” a chi le ha inventate.

Bene ma c’è un ma… c’è sempre un  ma.

Tra tutte le 2000 emoticons che riempiono la tastiera, ce n’è una, una soltanto che ha il potere di farmi salire il sangue al cervello, la odio e vorrei fare una petizione per eliminarla. E’ quella stronza che fa la linguaccia con l’occhietto.

Ora io vorrei chiedere al suo ideatore: ma tu cosa cavolo mi volevi rappresentare con questa faccia?!

Ma tu che simbolismo le volevi dare?!

No perché le altre mi sembrano piuttosto semplici: le scimmiette sono “non vedo, non sento non parlo”; le gote rosse sono l’imbarazzo; la macchina è la macchina; il cuore è il cuore; rido tanto, ti abbraccio, sono infuriato, sono nervoso, sono perplesso, sono muto, sono stupito e così via dicendo ma quella linguaccia con quell’occhietto cosa cazzo mi rappresenta?!

Vi sfido, ditemelo.

Io la odio e quando ne sono la destinataria mi viene un modo di rabbia che devo lanciare il telefono per calmarmi perché mi verrebbe da, nell’ordine: chiudere la conversazione, eliminarla, bloccare il contatto, bruciare il telefono.

Mi sapete illuminare? Nel dubbio evitate di farmela rivedere e la linguaccia con l’occhietto (che poi è pure umanamente impossibile!) valla a fare a tua sorella, stronza/o?!

Così è se vi pare

E’ un po’ che volevo dirvi la mia sull’amore.

Ci penso, ci ripenso, poi non scrivo.

E non scrivo perché ne penso troppe sull’amore ma c’è una cosa sulle altre che mi spinge a raccontarvi.

Io non credo ai vari “lo faccio per te”, “io non voglio tenere legato nessuno”(ma manco ti lascio andare), “ti lascio andare perché ti amo”… io penso che tutto questo sia una cazzata.

Una grossissima cazzata.

Io penso che l’amore sia fondamentalmente egoismo.

Sì, egoismo.

Sano egoismo ma pur sempre egoismo.

Se una persona la ami con lei vuoi stare “nella buona e nella cattiva sorte”; se una persona la ami non ti metti nella condizione di rischiare di perderla; se una persona la ami non la lasci andare via.

L’altruismo in amore esiste solo se sei un malato, fisico o mentale non importa, ed in quel caso dimostri amore allontanandoti; ma se sei una persona mediamente equilibrata e sana di mente questa storia non regge.

Se sei una persona mediamente equilibrata e sana di mente il tuo unico desiderio, quando sei innamorato, è stare accanto alla persona che ami. E quando dico “accanto” non intendo nella stessa casa o nello stesso letto ma nella stessa vita, che può avere mille sfumature di colori: tutte le varianti dei grigi e tutte le gradazioni del rosa.

Oh, detto questo, per piacere: SIATE CORAGGIOSI.

Se non amate più, nessuno vi potrà mai dir niente, l’amore finisce… può succedere, ma abbiate il coraggio di dirlo. Non tenete le persone appese perché questo sì, non è amore; questo sì è brutto egoismo; questo sì è trasformarsi in cacca di cane.

E’ necessario essere coraggiosi perché ci vuole sempre il rispetto delle persone che, per un tratto più o meno lungo, hanno accompagnato la vostra vita.

Ed avere rispetto vuol dire renderle libere da voi che più non le amate perché se non amate più, nessuno vi potrà mai dir niente, l’amore finisce…può succedere!

E allora, coraggio, parlate!

2015—>2016

Sono giorni che provo a scrivere qualcosa su questo 2015.Impossibile, non ce la faccio. 

Troppe cose, troppa roba, troppo da dire.

E allora sto zitta e mi auguro che l’anno nuovo sia pieno di vita come questo che sta andando.

Pieno di cose: belle, soprattutto, ma serve tutto così come mi sono servite tutte quelle del 2015 per capire, crescere, apprezzare.

E così, di questo anno che va via, terrò: le amicizie e gli amori; le gioie e i dolori; le scarpe e i vestiti; i libri letti; i film visti; gli abbracci dati e quelli ricevuti; le litigate, le delusioni; le risate; gli sguardi di complicità; le nuove passioni; le vecchie fedi; i pianti fatti e quelli che avrei dovuto fare ma non ho fatto; le cose scritte e quelle dette; tutto perché tutto valeva la pena di essere vissuto.

Che l’anno nuovo sia per voi, cari lettori, Felice e che questa felicità possiate condividerla con chi amate. 

Lo auguro a Voi, come a me, perché la felicità è l’unica cosa che conta ed è vera solo se condivisa.

Happy New Year! 

STripAdvisor

No vabbè, ma veramente bisogna sentire e leggere qualsiasi cosa se si aprono i giornali.

L’ultima che ho letto è che i ristoratori/albergatori offrono denaro per far cancellare le recensioni su Tripadvisor, ma veramente?! Ma questa cosa è fuori dalla grazia di Dio, per chi ci crede!

Allora, premetto che su tripadvisor ci sono dal 2010 quando ce lo filavamo in pochi e che scrivo recensioni vere.

Tanto vere che quando un mio parente prossimo, molto prossimo, mi ha chiamato per chiedermi di modificare la recensione che avevo fatto al ristorante di un suo amico, ho disconosciuto il rapporto di parentela e mantenuto la recensione perché poi brutta non era e dava solo un consiglio di aerazione.

Quindi non mi venite a dire “da che pulpito!”.

Io penso sia assurdo perché parto da un’assoluta buona fede e poi perché ritengo che proprio perché nessuno ti paga ma chi te lo fa fare a scrivere?!

Capisco che il rischio di venire denigrati c’è ma basterebbe sfruttare le recensioni, anche quelle negative, a proprio favore, invece di cercare di cancellarle.

A me è capitato che mi abbiano scritto i gestori per:

  • ringraziarmi, per la recensione positiva; oppure ringraziarmi per quelle in cui davo consigli che poi, vedi albergo in Amman, hanno prontamente seguito;
  • risentirsi, per la recensione negativa, cosa che non mi ha smosso di una virgola perché se la rimostranza era sul preconto al quale non è seguito il conto, la recensione te la tieni e se potessi ti manderei pure la Finanza.

Mai uno che mi abbia voluto offrire un centesimo per cambiare la recensione, non che lo avrei accettato, ma io i soldi proprio non sono destinati a farli al di fuori del mio dignitoso lavoro!

Tra l’altro l’sms (vedi foto in evidenza) che è arrivato al tipo per chiedergli di cancellare la recensione negativa dietro ricompensa di ben 150€ è così grammaticalmente scorretto che prima di preoccuparsi della recensione negativa dovrebbe preoccuparsi del suo livello di istruzione elementare, manco media.

Ovviamente io ci credo: leggo le recensioni su Tripadvisor, faccio una media tra quelle negative e positive e mai ho sbagliato. D’altro canto continuerò a scrivere le mie dicendo la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità e a chi mente che peste lo colga.

 

Lezione di vita

Niente, io non ho avuto niente da dire sui fatti di Parigi.

Ma non che non volessi parlare, troppe cose ci sarebbero da dire.

E quando le cose sono troppe io penso che sia meglio tacere.

Quindi ho taciuto e taccio.

Ma c’è una cosa in questi giorni che mi spinge a scrivere due parole, che non mi fa trattenere, ed è il viso dei genitori di Valeria Solesin.

La dignità che hanno mostrato queste due persone, che hanno subito il peggiore dei dolori che un essere umano possa subire nella vita, mi ha colpito, affascinato, incuriosito.

In questi giorni se ne sono lette e sentite di ogni e gli unici che, forse, avevano qualcosa da dire ci hanno dato una lezione di umanità che poche volte ho avuto modo di apprezzare.

Meravigliosi nel loro silenzio.

Struggenti nel loro dolore.

Ho guardato pochi servizi in tv, ho letto ancora meno. Odio la tv e le notizie del dolore; odio quel giornalismo di circostanza che esce fuori per asciugare le lacrime ma loro due non ho potuto non osservali, loro due sono una lezione per tutti.

Quelle due parole che hanno detto ai microfoni; quelle poche immagini che li vedono accanto alla bara della figlia ti fa capire quanto non ci sia religione che tenga per affrontare, con tale dignità, la morte della propria figlia.

Il papà, giustamente, non ha voluto sapere neanche come sia morta Valeria. Ha ragione. Cosa cambia saperlo? Il risultato è che Valeria non c’è più, il come non ci sia più è irrilevante.

Quello che penso da giorni è che non ci sia modo di fermare il terrore o meglio, il modo ci sarebbe, ma non interessa a nessuno.

Siamo andati oltre e non dovrebbe servire un attacco in una capitale europea, in un qualunque venerdì sera, per farcene rendere conto.

Si muore da anni in Siria, si muore da anni con le nostre armi.

Quindi, è meglio non dire, è meglio non sapere quali soldi hanno armato quelle mani che hanno spezzato la vita di Valeria.

Ha ragione il papà che vuole “tenersi lontano dalla contingenza del dramma”.

Inutile sapere.

A loro va il mio pensiero, la mia stima incondizionata; a loro, che dalla morte ci stanno dando un’enorme lezione di vita.

Valeria era una ragazza fortunata.

 

 

Si sta come 

Ma io tutto sommato pensavo di rivalutare l’autunno.
Sì, pensavo che non è carino proprio demonizzarlo perché, in fondo in fondo, potrebbe avere anche il suo lato positivo.

Se arrivi dopo l’estate parti senz’altro svantaggiato ma non bisogna esagerare perché un suo perché lo potremmo anche ritrovare.

Questa considerazione mi è venuta fuori sabato ma dopo aver fatto, senza dire niente a nessuno, senza scocciare il prossimo mio, il cambio di stagione.

Perché quello è in assoluto la cosa che mi fa odiare, più del resto, l’autunno.

Comunque, l’ho fatto: mi sono messa lì, sono scesa in cantina, ho tirato fuori gli 8 scatoloni; me li sono caricati per 2 rampe di scale; ho svuotato l’armadio, l’ho riempito di nuovo ed ho svuotato e riempito gli scatoloni; sono scesa e li ho riposti, rifacendomi le due rampe di scale; poi ho preso le scarpe (non so quantificare le scatole) e di nuovo su e giù.

Tutto molto bello. E dopo aver compiuto ‘sto massacro, mi sono guardata intorno ed ho visto il mondo intorno a me con altri occhi, più rilassati ed ho pensato che quel giallo ai piedi degli alberi non era poi così malaccio.

No, no.

Sicuramente i colori autunnali sono bellissimi: un po’ malinconici ma bellissimi. Giallo e verde predominanti e devo dire che li considero belli in sé e belli abbinati.

Poi c’è quell’odore di legna bruciata ogni tanto per le strade e quella piacevole sensazione di calduccio quando ti infili sotto le coperte e poi le castagne e la zucca e le zuppe e le sagre e le sciarpe e le giacchette in ecopelle.

Dai, non è così male.

Certo, poi c’è pure l’ora legale o solare (inutile essere precisi perché tanto quando ho smesso di scrivere già me lo sono scordato!) e un’ora di luce in meno, per me che non mi sveglio all’alba, e però c’è il cioccolatino la sera per coccolarsi o la tisana del salutista o tutti e due per chi è un po’ e un po’.

E poi pare che New York sia bellissima in autunno ma pure Roma non scherza, vabbè ma Roma è sempre bella.

Vi basta tutto questo?! Vorrei fare di più per consolarvi ma non mi viene altro e comunque mi sembra già abbastanza, state sempre a lamentarvi, proprio come “d’autunno, sugli alberi, le foglie”.

Sembra poco ma non è

Oggi pensavo che non bisogna sottovalutare quelle che sembrano piccole cose ma che in realtà non lo sono.

Oggi pensavo agli abbracci.

A quanto uno pensi “e vabbè, che è?! Un abbraccio!”.

Ma non scherziamo con i sentimenti, per cortesia.

Un abbraccio può essere più di un bacio, più di una notte d’amore; un abbraccio può essere come l’acqua per il cioccolato (che è uno dei miei film preferiti e solo chi l’ha visto può capire!).

Comunque, volete che vi faccia qualche esempio?! Volete che ve ne descriva qualcuno e vedete se vi ci ritrovate?! Volete un elenco per capire quanti tipi ce ne sono e come possono lasciarci?!

Procedo.

Ti riempie di lacrime di gioia quell’abbraccio dato sul lettino di una sala di ospedale quando chiudi il cerchio di una terapia un po’ lunga e che dice, per tutta la stretta: “Amica, ce l’abbiamo fatta!”.

Ti fa schifo quello di circostanza: dato con freddezza, magari con la mano dietro che fa le pacchette, avete presente?! Bleh, ma che lo date a fare?!

Ti fa bene al cuore l’abbraccio di mamma, papà, sorella, fratello, amica, parente prossimo quando ti senti uno schifo e senti che ti arriva quell’ondata di “andrà tutto bene” che ti fa stare subito meglio.

Ti entusiasma l’abbraccio a seguito di un successo.

Ti consola quello ricevuto dopo un insuccesso.

Ti strega quello energico di persone carismatiche.

Ti stimola quello di chi ti piace.

Ti premia quello di gratitudine.

Ti fa inorridire quello dei falsi come Giuda.

Ti intenerisce quello dei bambini.

Ti dá coraggio quello dato prima di una cosa che ti fa paura.

E poi…

… ti lascia senza fiato quell’abbraccio sull’uscio di casa dato ad una persona che non vedi da sei mesi e con la quale hai “chiuso un po’ così”. Ti lascia senza fiato, ti colpisce allo stomaco, ti spacca il cuore, ti dà quella sensazione di benessere, di tranquillità, di pace, di amore, di felicità, che solo ritrovare una persona che ami può darti.

 

Blogger we want you

Scena: a cena da una mia amica con altre amiche.

Una di loro mi dice: “Sai sto al libro nr. 6 di De Giovanni, come da te consigliato sul blog”;

un’altra mi fa: “Dopo aver letto di FrùFru abbiamo fatto un ordine collettivo di Clarisonic online”;

un’altra ancora: “Senti ma quest’anno le borchie vanno o non vanno più e che ne pensi delle ballerine?!”.

A questo punto mi si dice: “ma perché non partecipi al concorso “Blogger we want you” di Grazia.it per avere il bollino?!”.

Ehhhhh?! Che cosaaa?! E come si fa?!

Ed è così che prima ancora di prendere il caffè, quindi con poca cognizione del mio nome e cognome, stamattina sono approdata sul sito dove leggo il regolamento per poter partecipare.

Ok.

Subito l’intoppo: decidere a quale categoria appartenere perché qui, lo dice lo stesso sotto pancia del blog, si parla “di tutto un po’ e un po’ di tutto”.

Quindi, non è facile ma ci provo.

Adoro i libri, e si percepisce dalla quantità di recensioni postate e soprattutto adoro consigliarli. Se solo lo 0.99% di chi mi legge ne ha comprato uno perché da me consigliato, mi sento una persona felice (e lo so mi ci vuole poco); idem con patate (ma al forno, che fritte fanno male) per il cinema, anche se ultimamente sono poco diligente. E lo so, recupererò è che, ragazzi, in 6 mesi mi sono successe tante di quelle cose che lo potrei girare io un film… ma questa è un’altra storia… andiamo avanti.

La mia passione smodata per la moda la conoscono pure i sampietrini. La rubrica, sempre attiva qui sopra e che ricordo ai più distratti vadobenecosì, di cui all’omonimo post, non è cosa da lasciar passare in cavalleria. Non dimentichiamoci mai che ogni occasione richiede un suo preciso outfit e che io sono pronta ad alzare la paletta per dire sì o no ma senza la pretesa di giudicare, semmai di aiutare su un legittimo dubbio.

Ancora, qui si parla di sentimenti (i miei per lo più e ultimamente meglio che mi lego le mani con una catena, la chiudo con un lucchetto di cui butto le chiavi per non scrivere quello che mi passa per il cuore); e poi di grammatica, di galateo, di social network; di amicizia; di politica; di uomini e di donne; sicuramente non leggerete di cucina ma per il resto, ragazzi, impossibile catalogarmi… direi che la categoria lifestyle ( così come presente nella sezione di grazia:  http://www.grazia.it/stile-di-vita ) é quella che mi si addice di più.

Bene, e ora?! E ora pensateci voi!!!

http://blogger.grazia.it/blogger?id=1913

Seguitemi.